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Dieci idee per poter cambiare
PAOLO NEROZZI*
Cambiare si può. O meglio: cambiare si deve! Perché le grandi e piccole miserie di cui l'inizio del millennio è pieno, impongono a tutti noi di abbandonare le «vecchi strade battute», di ripensare un modo di essere forze sociali in campo, di aggredire con idee forti e terribilmente concrete i punti nevralgici di uno sviluppo che ha reso più povera la democrazia, più incerta l'esistenza dei molti, più insicuro il mondo. Un gruppo di persone e di organizzazioni sociali ci provano: con dieci proposte, sicuramente parziali, che hanno il vantaggio di essere tanto concrete quanto dal forte valore simbolico e valoriale. Dieci proposte che rappresentano il meglio di quanto espresso in questi anni dai movimenti, dall'Arci, dal sindacato, dalla Cgil, dalle tante realtà - organizzate e non - che hanno convinto due italiani su tre che la guerra è ingiusta, sbagliata, un non senso; che hanno rivendicato un'idea diversa di bene comune, di solidarietà, di «destino»; che hanno ricordato a tutti, politica in primis, che nel lavoro si esercita il massimo possibile di emancipazione o di sfruttamento. E proprio alla politica dei partiti, all'Unione ci si rivolge: oggi per condizionarne il programma, domani per «controllare» che tutto vada nel verso giusto. Soprattutto ci si rivolge a chi si candida non solo a governare, non solo a battere Berlusconi, ma a cambiare questo paese. Perché battere Berlusconi - e tutti noi ci auguriamo che ciò accada, nonostante trucchi e trucchetti che la destra mette in campo - deve essere soprattutto una grande occasione per costruire un paese e un'Europa nuovi, svuotando quei giacimenti di rassegnazione, di odio, di egoismo che nonostante il destino personale di questo o quel leader non verranno meno. Siamo tutti impegnati allora - nella differenza di ruoli e funzioni - a fare delle prossime settimane una grande occasione per la sinistra e per l'Unione di rimettersi in «sintonia» con le speranze e i sentimenti profondi di parte del paese: di quei due terzi che a fine mese non ci arrivano; di quei due terzi condannati ad avere un figlio, un nipote, un amico schiavo delle moderne catene della precarietà. Non sono dieci proposte estremiste: anzi sono sanamente moderate. Perché estremista è avere due milioni di persone in carne ed ossa con un contratto precario a meno di 800 euro al mese; perché è estremista morire per un'operazione di appendicite a tredici anni; perché è estremista spendere mille miliardi di dollari per armi quando con un decimo di questi si potrebbe debellare la fame nel mondo; perché è estremista uccidere per il petrolio; perché è estremista costruire vere e proprie carceri per punire chi scappa dalla guerra o dall'Aids.
Dieci idee moderate quindi: per misurare la capacità di rappresentare i veri bisogni della gente da parte dell'Unione; per continuare ad erodere il consenso sociale della destra italiana e mondiale; per cambiare un mondo che così come è non andrà troppo lontano. Un milione di firme: questo è l'obiettivo di una campagna che chiede solo ciò che è giusto e sensato. Per maggiori informazioni e per firmare: www.cambiaresipuò.it
*Segretario Nazionale Cgil




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