Risultati da 1 a 7 di 7
  1. #1
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    Predefinito Ma Che Razza Di Articolo E' Questo?

    ormai non mi stupisco più di niente..ma sto pappagone è rimbambito, ma dove cazzo vuole andare? Ma chi si crede di essere? Secondo me ai capoccia il ragazzo è scappato di mano, leggetevi soprattutto l'ultima parte dell'articolo:

    VINCE SEMPRE IL MODELLO ELVETICO


    GIANLUIGI PARAGONE
    --------------------------------------------------------------------------------
    Se Umberto Bossi sceglie le telecamere della tv svizzera, è un segnale preciso. È un segnale che manda a quella Rai che non cambierà mai. A quella Rai che vorremmo parlasse un po’ di più la nostra lingua, che raccontasse le nostre storie, le nostre tradizioni, la nostra economia. Una Rai a trazione più settentrionale.
    Ma la Rai che ci dobbiamo sorbire è espressione di quel romanocentrismo che è riuscito pure a “sporcare” le Cinque Giornate di Milano, l’unica fiction che avrebbe dovuto raccontare un po’ di storia padana. Di quel romanocentrismo difficile - ma non impossibile - da erodere. Di quella Rai che sforna Un posto al sole e ora Capri con il contributo della Regione Campania e che permette a Bassolino di dire che la Campania deve diventare una fabbrica di tv. Napoli sì e Milano no?
    Nel frattempo allora non ci resta che guardare la migliore delle tv padane: la tv svizzera italiana. La tv dei nostri fratelli maggiori: una tv non urlata, una tv piena di documentari sulle proprie radici, una tv la cui informazione non ha bisogno di par condicio perché basta la professionalità dei colleghi giornalisti, i quali non vanno alle feste dell’Unità a presentare un leader. I quali non usano un braccio per alzare il pugno e l’altro per scrivere l’articolo.
    Una tv che non si vergogna a mandare in prima serata il teatro dialettale, facendo peraltro grandi ascolti… Una tv che ha i film in prima visione, bruciando Rai e Mediaset. Che fa vedere la Champions League. Una tv che ha i suoi giochi a premi e i suoi spettacoli di intrattenimento ma li fa con stile, senza sbracare mai. Una tv che nelle valli insubriche fa gli ascolti che mancano alla Rai, perché i conti dell’auditel tornino. E peccato se in alcuni punti non si vede, altrimenti… bye bye inutile Mamma Rai.
    Una tv per cui non si paga il canone. E questa è un’altra grande lezione che la Rai dovrebbe imparare.
    Ci dispiace che nel Veneto, nel Piemonte, nel Friuli, in Emilia, in Romagna, in Toscana e in Liguria non si possa vedere questo gioiellino di televisione. La Rai federalista che immaginava e che ancora immagina il Senatur è lì, è in quel palinsesto dove spettacolo e informazione, cultura e intrattenimento vanno a braccetto con ordine. Dove le previsioni del tempo si avverano quasi sempre. Dove le belle ragazze ci sono e, forse, sono ancora più belle di alcune galline che, invece, invadono il nostro piccolo schermo.
    È a quel modello che la Lega pensa quando “chiede” una rete Rai per il Nord. Un modello che non è né di destra né di sinistra, dove non ci sono i martiri “alla Santoro” o “alla Socci” perché è una tv che forse non interesserebbe né all’uno né all’altro. Non è una tv per cui Romano Prodi scriverebbe una lettera al Corriere della Sera per piagnucolare sugli spazi che la Rai non concederebbe.
    La tv del popolo. E non della ggente. Sarebbe quella tv per il pubblico che non si ritrova più nei quizzoni, nei pacchi, nelle alici e nei ballarò, nelle fiction maddecche aò…
    Sono trascorsi quasi cinque anni da quando Umberto Bossi e la Lega chiesero che Milano avesse una rete Rai federalista, con suoi studi, centri di produzione e doppiaggio, scuole di cinema e altro. Qualcosa si è mosso ma siamo decisamente in ritardo sul ruolino di marcia, segno che Roma non ne vuole sapere di federalizzare la tv di Stato.
    In tanti hanno cercato Umberto Bossi per i loro talk show, per i loro salotti televisivi: il Senatur, evidentemente, in questa Rai non si sentiva a casa. Ecco perché ha detto immediatamente sì alla richiesta della Tsi. Con il bravo e discreto collega Claudio Moschin, Bossi si è aperto parlando di tutto: di politica, della sua malattia, del federalismo, di televisione e persino di vela.
    Credo che non sia un caso se il Guerriero di Gemonio stia sempre più guardando alla Svizzera: qui scelse la clinica per la riabilitazione, a Lugano fece la sua prima uscita pubblica andando alla casa di Carlo Cattaneo. E del Canton Ticino sono i microfoni e le telecamere per la prima chiacchierata televisiva. Potrei anche ricordare che nella prima intervista come direttore della Padania Bossi mi confidò che il suo sogno era quello di portare la Padania nella Svizzera anziché in Europa.
    «Parliamo la stessa lingua; c’è affinità», disse pensando soprattutto alla sensibilità federalista, all’attenzione verso le diverse identità di cui la Svizzera ha fatto tesoro. Questa è la grande lezione dei federalisti, questa è la grande novità che Bossi portò in Parlamento oltre vent’anni fa.
    Un vento di cambiamento che soffia ancora oggi nonostante i colossali interessi a smorzarlo e chiuderlo in una gabbia.
    Ps. Nei giorni scorsi è uscita una notizia per cui io sarei stato tra i consulenti di un programma della Rai. L’ho appreso dall’Ansa e poi l’ho letto su Repubblica. Anzi, la giornalista del giornale di Scalfari dice che basta sparare sulla Rai terrona che poi ai direttori della Padania danno sempre un posto. Poi, dovendo registrare la mia smentita sul coinvolgimento del sottoscritto al programma di Andrea Pezzi, ha scritto: non importa, sarà per la prossima volta.
    Alla curatrice della rubrica, Alessandra Longo, mi permetto di dire: benedetta figliola, ma figurati se l’ego del direttore della Padania può dirsi appagato dalla collaborazione o consulenza in un programma tv… Figùrati se mi accontento di entrare in Rai dalla finestra, al buio, come se fossi un ladro. Alla signora Longo, anticipo (ma è una minaccia...) che io in Rai entrerò dalla porta principale e con i galloni di generale, proprio in quanto direttore di giornale di partito. Come l’attuale presidente Petruccioli (ex direttore dell’Unità), come i consiglieri di amministrazione Rizzo Nervo (ex direttore di Europa, Margherita; nonché direttore del Tg3), Curzi (ex direttore di Liberazione, quotidiano di Rifondazione Comunista; nonché ex direttore del Tg3), Malgeri (ex Secolo d’Italia e poi l’Indipendente; nonché direttore Rai) e tanti altri dirigenti e giornalisti di Mamma Rai provenienti chi dall’Unità chi da Lotta Continua chi dal Secolo. Non credano dunque di cavarsela dando le briciole al sottoscritto: ecco perché - tanto semplicemente - avevo già detto di no a chi mi chiedeva se fossi disponibile a collaborare per una trasmissione.
    Il giorno in cui entrerò in Rai, lo farò o da presidente o da direttore generale o da direttore: il resto non mi interessa. Ah, dimenticavo: quel giorno in Rai sarà la rivoluzione.
    GIANLUIGI PARAGONE
    --------------------------------------------------------------------------------


    [Data pubblicazione: 11/10/2005]

  2. #2
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    Predefinito Re: Ma Che Razza Di Articolo E' Questo?

    In origine postato da grilloparlante

    Il giorno in cui entrerò in Rai, lo farò o da presidente o da direttore generale o da direttore: il resto non mi interessa. Ah, dimenticavo: quel giorno in Rai sarà la rivoluzione.
    GIANLUIGI PARAGONE
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    [Data pubblicazione: 11/10/2005]
    oh mio dio.....

  3. #3
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    Predefinito

    Il giorno in cui Paragone dovesse entrare in Rai come direttore tutto rimarrebbe come prima, più di prima.
    La rai cambierà quando non esisterà più come ciò di cui è emanazione e strumento di propaganda..
    Ovviamente confidiamo in tempi celeri.
    TIOCH FAID AR LA'

  4. #4
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    Predefinito Re: Ma Che Razza Di Articolo E' Questo?

    [QUOTE]In origine postato da grilloparlante
    [B]ormai non mi stupisco più di niente..ma sto pappagone è rimbambito, ma dove cazzo vuole andare? Ma chi si crede di essere? Secondo me ai capoccia il ragazzo è scappato di mano, leggetevi soprattutto l'ultima parte dell'articolo:

    VINCE SEMPRE IL MODELLO ELVETICO


    GIANLUIGI PARAGONE

    Alla curatrice della rubrica, Alessandra Longo, mi permetto di dire: benedetta figliola, ma figurati se l’ego del direttore della Padania può dirsi appagato dalla collaborazione o consulenza in un programma tv… Figùrati se mi accontento di entrare in Rai dalla finestra, al buio, come se fossi un ladro. Alla signora Longo, anticipo (ma è una minaccia...) che io in Rai entrerò dalla porta principale e con i galloni di generale, proprio in quanto direttore di giornale di partito. Come l’attuale presidente Petruccioli (ex direttore dell’Unità), come i consiglieri di amministrazione Rizzo Nervo (ex direttore di Europa, Margherita; nonché direttore del Tg3), Curzi (ex direttore di Liberazione, quotidiano di Rifondazione Comunista; nonché ex direttore del Tg3), Malgeri (ex Secolo d’Italia e poi l’Indipendente; nonché direttore Rai) e tanti altri dirigenti e giornalisti di Mamma Rai provenienti chi dall’Unità chi da Lotta Continua chi dal Secolo. Non credano dunque di cavarsela dando le briciole al sottoscritto: ecco perché - tanto semplicemente - avevo già detto di no a chi mi chiedeva se fossi disponibile a collaborare per una trasmissione.
    Il giorno in cui entrerò in Rai, lo farò o da presidente o da direttore generale o da direttore: il resto non mi interessa. Ah, dimenticavo: quel giorno in Rai sarà la rivoluzione.
    GIANLUIGI PARAGONE
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    Credo che la risposta di Paragone sia una replica in chiave paradossale, ad una altrettanto inverosimile notizia.

  5. #5
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    peccato che la replica si presti a dubbie interpretazioni...e questo pappagone dovrebbe saperlo...i lettori della PADANIA non vengono dalla Svizzera...
    che stupidaggini senza senso

  6. #6
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    In origine postato da grilloparlante
    peccato che la replica si presti a dubbie interpretazioni...e questo pappagone dovrebbe saperlo...i lettori della PADANIA non vengono dalla Svizzera...
    che stupidaggini senza senso

    ognuno da una personale interpretazione a qualsivoglia pensiero, fosse anche il Vangelo...........
    personalmente non mi preoccupo più di tanto, Paragone a risposto a modo suo agli esegeti della moralità............
    altrui.

  7. #7
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    Predefinito Re: Ma Che Razza Di Articolo E' Questo?

    [QUOTE]In origine postato da grilloparlante
    [B]ormai non mi stupisco più di niente..ma sto pappagone è rimbambito, ma dove cazzo vuole andare? Ma chi si crede di essere? Secondo me ai capoccia il ragazzo è scappato di mano, leggetevi soprattutto l'ultima parte dell'articolo:

    Il giorno in cui entrerò in Rai, lo farò o da presidente o da direttore generale o da direttore: il resto non mi interessa. Ah, dimenticavo: quel giorno in Rai sarà la rivoluzione.
    GIANLUIGI PARAGONE
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    grilloparlante!

    bisogna riconoscere che la dirigenza leghista non ha capito che nè la RAI nè Medinaset le daranno voce mentre potrebbe averne di più se riuscisse a fondarne una con l'imprenditoria medio.piccola del Nord est.
    Riguardo alla TV Padania credo che non abbia conduttori briosi e capaci:sono troppo seriosi ,involuti nel linguaggio e poco sicuri nel gestire gli imprevisti della conduzione televisiva.
    Bisognerà ravvivarla.

 

 

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