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Discussione: NO al Ponte!

  1. #11
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    Originally posted by Ichthys
    Esatto. Rientra nell'ambito di un progetto europeo di integrazione della Sicilia in una vasta rete di scambi grazie all'attivazione del cosiddetto "corridoio" Berlino-Palermo che arriva anche in Nord Africa e che, come un tempo, porrebbe la Sicilia all'avanguardia negli scambi con il Levante.
    Vuoi andare da Berlino a Palermo, e da lì in Asia, su ruota gommata o strada ferrata?! Questo tipo di scambi può incentivarli solo una classe politica seria, motivata, onesta. Non un ponte che recherà danni definitivi. L'attuale classe politica, che ci propina barzellette come quelle in cui anche tu, purtroppo, credi, ci sta portanto TOTALMENTE IMPREPARATI all'area di libero scambio euromediterranea. Per stare appresso alle leggi elettorali (siciliana ed italiana), alle leggine su misura, ad un ponte tecnicamente irrealizzabile (rimaarrà un'incompiuta o una struttura inagibile per tanto, troppo, tempo) perché anche i singoli giunti vanno realizzati ad hoc, e troppo spesso nel progetto vi sono errori grossolani. E dalla mafia di stato (strumento di oppressione coloniale) e da un noto costruttore edile (l'attuale Presidente del COnsiglio dei Ministri italiani) cosa ci si poteva aspettare? Attenzione per le infrastrutture interne alla Sicilia? Qui si va ancora a binario singolo fra Catania e Palermo! La loro filosofia è :«divide et impera»! Siciliani uniamoci e riapriamoci al mondo! Leggete qui: http://www.report.rai.it/2liv.asp?s=117

  2. #12
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    Sono convinto che ci sia una nociva disinformazione a sfavore del ponte! Le grandi opere pubbliche sono un incentivo anche per le infranstrutture incomplete, infatti con la realizzazione del ponte gli effetti su occupazione, settori produttivi, miglioramento delle strutture carenti saranno più che ottimi:

    Il numero medio degli occupati diretti negli otto anni di cantiere sarà pari a circa 4.600 unità annue (2.600 per l'opera di attraversamento e 2.000 per i collegamenti stradali e ferroviari); l'indotto occupazionale sull'intero sistema economico locale e nazionale sarà di 9.250 unità annue per l'intera durata dei cantieri.

    Più ancora, durante tutta la gestione dell'opera saranno impegnate circa 500 unità tra l'esercizio e la manutenzione, con un indotto di ulteriori 450 unità medie per anno, che darebbero occupazione a quanti oggi sono impiegati nell'esercizio dei traghetti.

    Si deve rilevare che detta occupazione nella fase di esercizio non deve essere considerata come sostitutiva del personale attualmente impegnato nel traghettamento: esperienze passate (Lisbona, Istanbul) confermano come, anche in presenza di un ponte, l'attività dei traghetti sia stata parzialmente mantenuta con diverse forme e modalità operative.

    Il notevolissimo contenuto tecnologico del progetto e la dimensione dell'intervento prefigurano importanti possibili ricadute per vari settori produttivi, non solo in termini di occupazione e ricavi, ma anche in termini di rivitalizzazione e rilancio d'immagine in ambito internazionale per:

    - siderurgia ed industria dei semilavorati metallici;
    - carpenteria metallica;
    - montaggi meccanici;
    - opere civili;
    - trattamento dei terreni;
    - opere marittime;
    - opere stradali;
    - impiantistica.

    Un incentivo anche per il risollevamento idrico dell'acqua.
    Opportunità unica e di grande valore, che può fin d'ora essere utilizzata in ambito internazionale con vantaggi economici e di prestigio.

    Infine Lo sviluppo non può essere bloccato da qualche sogno romantico di sapore medioevale!

    SI AL PONTE.

    Salutamu picciotti
    2010:

  3. #13
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    La disinformazione semmai è a favore del ponte.

    Cito da Roberto Della Seta e Fulco Pratesi:

    «Tre chilometri di asfalto che sfigurerebbero uno degli ecosistemi più belli e pregiati d'Italia e sotterrerebbero la possibilità di dare al Mezzogiorno un sistema di trasporti efficiente e pulito. Questo in sintesi sarebbe il Ponte sullo Stretto di Messina, questa la ragione per cui Legambiente, Italia Nostra e Wwf, insieme a molte altre associazioni, promuovono a Messina oggi 12 marzo (l'appuntamento è alle 14 davanti alla Stazione centrale) una manifestazione nazionale per denunciare agli italiani, e in primo luogo ai siciliani e ai calabresi, l'insensatezza di questa opera "tormentone".

    Un'infrastruttura, appunto, insensata. Insensata per l'impatto ambientale e territoriale che determinerebbe su un'area come lo Stretto considerata a livello internazionale di primario interesse naturalistico; insensata perché insisterebbe su una delle zone a più elevato rischio sismico (e anche a più alta ventosità) dell'intero Mediterraneo; insensata, infine, se si confrontano gli oltre 5 miliardi di euro preventivati per la sua realizzazione con la cronica indisponibilità di risorse per affrontare i drammatici problemi di mobilità del Mezzogiorno. Oggi per andare in treno da Palermo a Messina (poco più di 200 chilometri) occorrono almeno tre ore di viaggio, per raggiungere Potenza da Reggio Calabria ce ne vogliono cinque o sei, e su 1450 chilometri di ferrovie siciliane solo 105 sono a doppio binario e quasi la metà non è elettrificata. Se a questi dati si aggiunge il pessimo stato di manutenzione delle reti sia stradali che ferroviarie e la qualità più che scadente dei servizi di trasporto pubblico, si ottiene una fotografia attendibile del collasso della mobilità nel Sud: rispetto a una situazione così degradata, che costituisce oltretutto uno degli ostacoli principali sulla via del rilancio economico delle regioni meridionali, il Ponte sullo Stretto non migliorerebbe le cose di una virgola, anzi le peggiorerebbe assorbendo molti miliardi di soldi pubblici. E qui veniamo all'altro punto dolente. Per anni i principali sponsor del Ponte hanno ripetuto fino alla noia che l'opera non sarebbe costata una lira allo Stato. Ora la verità è venuta a galla: l'ipotesi dell'investimento privato integrale non è praticabile, e almeno metà dei 5 o più miliardi di euro necessari a costruire il Ponte (lievitazioni in corso d'opera a parte) proverrà dalle casse pubbliche sotto forma di aumento di capitale garantito da Fintecna, Anas e Ferrovie, della Società Stretto di Messina. Inoltre, le Ferrovie si accolleranno la bolletta più alta, obbligate dal Governo a pagare un canone annuo di 100 milioni di euro (che col passare del tempo diverrà sempre più caro) come "pedaggio" forfetario per il passaggio dei propri treni sul Ponte. Complessivamente le Ferrovie dovrebbero così sborsare circa 4 miliardi di euro in 30 anni e, come non bastasse, cui si deve aggiungere il costo di tutte le opere di collegamento, interamente a loro carico, e la rinuncia a 38 milioni di euro l'anno che ricevono oggi per svolgere il servizio di traghettamento dei convogli (e che saranno intascate dalla Società Ponte sullo Stretto di Messina). Che bell'affare, eh? Come faranno le Ferrovie, se questo scenario si dovesse davvero realizzare, a investire sul resto della rete, sul completamento del raddoppio delle linee ferroviarie Palermo-Messina e Messina-Catania ad esempio, è davvero difficile da immaginare. E come farebbe il Governo a giustificare questi aiuti pubblici di fronte all'Europa, che non li consente?

    Un altro "leitmotiv" molto caro alla "lobby del Ponte" è che l'opera porterebbe molto lavoro: anche in questo caso, però, i dati mostrano una realtà tutta diversa. Con l'apertura dei cantieri arriverebbero, è vero, alcune migliaia di posti di lavoro "a tempo", ma quasi altrettanti se ne perderebbero stabilmente nel settore dei collegamenti via mare, senza contare che a parità d'investimento la costruzione di opere pubbliche ex-novo produce un vantaggio occupazionale molto più basso che non la manutenzione e l'ammodernamento delle infrastrutture esistenti.
    Oggi queste realtà sono diventate evidenti. Oggi il sì al Ponte è tra i simboli più efficaci di scelte fallimentari nel settore delle infrastrutture, non sostenute da alcuna seria e intellegibile politica dei trasporti e che rendono sempre più forte il predominio della mobilità su gomma, allontanandoci sia dall'Europa (non c'è in nessun altro grande Paese europeo un tale predominio del trasporto su gomma) e sia dall'approdo a sistemi di mobilità più sostenibili (senza un forte rilancio delle ferrovie, l'Italia non potrà conseguire quella sensibile riduzione dei consumi energetici indispensabile per centrare gli obiettivi di stabilizzazione del clima che ci impone il Protocollo di Kyoto).

    Realizzare il Ponte sarebbe una decisione inconciliabile con l'obiettivo, che tutti a parole indicano come prioritario, di rendere il nostro Paese, e il Mezzogiorno in particolare, più moderni e più efficienti. Quest'opera che qualcuno ancora agita come una sorta di panacea per i mali del Sud, non proietterebbe la Sicilia e la Calabria verso il terzo millennio, semmai sottrarrebbe le risorse agli investimenti veramente utili per queste due regioni e le inchioderebbe a perpetuare definitivamente la peggiore "italietta" del passato. »

  4. #14
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    Ancora con questa storia dell'area dello Stretto considerata a livello internazionale di primario interesse naturalistico... ? Ancora con questo campanilismo? Un'area come la nostra non è la prima nè l'ultima nel mondo... basti pensare al bellisimo stretto del Bosforo e al suo ecosistema nel quel è mirabilmente inserito uno dei ponti più importanti d'Europa.

    Il ponte è fondamentale anche per la tutela dell'ambiente... non farlo sarebbe peggio. Il Ponte separa i vari flussi di traffico canalizzando quelli di attraversamento e riconducendo quindi la viabilità locale alla funzione originaria. Di conseguenza la realizzazione del Ponte rappresenta un'opportunità strategica per la riqualificazione dei tessuti urbani, periurbani o costieri, attualmente penalizzati, degradati o sottoutilizzati. Lo studio ha espresso la possibilità del recupero e del riuso dell'ingente patrimonio di aree che, liberate dalle funzioni di traghettamento che attualmente le occupano, possono innescare la riqualificazione delle città che si affacciano sullo Stretto.
    Infine il ponte è un vero toccasane per l'ambiente per vari motivi, ma soprattutto perché la soluzione Ponte supera brillantemente il confronto con l'alternativa marittima in termini di riduzione di emissioni (atmosferiche ed acustiche), esprimendo benefici netti nel raggiungimento dell'obiettivo globale di contenimento della produzione di gas nocivi per l'ambiente terrestre e marino (si consideri che le emissioni atmosferiche dello scenario marittimo sono 10 volte superiori a quelle dello scenario Ponte).
    Solo un pazzo farebbe proliferare i porti e aumenterebbe il traffico navale sullo stretto.

    Altra sciocchezza propagandata dai sottosviluppati è la perdita e la provvisorietà dei posti di lavoro.
    E la perdita dove avverrebbe? Nelle navi da traghettamento? E perché? Conviene al gestore delle navi ridurre il personale e quindi far scadere ancor di più il servizio mandando all'aria la concorrenza col ponte? Non mi pare proprio.

    Quanto agli operai impiegati nei lavori dal ponte c'è da dire che costoro verrano utilizzati ancor per ulteriori anni nell'opera di ammodernamento delle strutture adiacenti all'opera... e a lavoro finito risulterebbero "manodopera specializzata" facilmente riutilizzabili altrove.

    Salutamu MESSINA CON IL PONTE!!!
    AL ROGO WWF & C.
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  5. #15
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    Originally posted by Ichthys
    Ancora con questa storia dell'area dello Stretto considerata a livello internazionale di primario interesse naturalistico... ? Ancora con questo campanilismo?
    Campanilismo? Ma se sono gli stranieri che dicono che abbiamo un tesoro e sarebbe un errore IRREPARABILE stuprarlo con il calcestruzzo? Noi non siamo, comunque, campanilisti, ma SICILIANI orgogliosi d'esserlo e realisticamente consapevoli dei propri tesori.

  6. #16
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    Originally posted by Ichthys

    AL ROGO WWF & C.
    Non mi sembra una affermazione da "moderatore"...non è un'opinione, ma un'offesa. Rifletti prima di offendere chi si preoccupa del futuro del nostro ecosistema.

  7. #17
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    Originally posted by Nicheja
    Campanilismo? Ma se sono gli stranieri che dicono che abbiamo un tesoro e sarebbe un errore IRREPARABILE stuprarlo con il calcestruzzo? Noi non siamo, comunque, campanilisti, ma SICILIANI orgogliosi d'esserlo e realisticamente consapevoli dei propri tesori.
    D'accordo siamo SICILIANI, ma proprio per questo non devono essere gli stranieri a dirci quello che dobbiamo e non dobbiamo costruire. Il patrimonio naturale ce lo sappiamo gestire da noi, SE LO VOGLIAMO FARE, e non sarà un ponte, perfettamente in regola con i parametri di un armonioso impatto ambientale, a provocare dissesti territoriali. Il non voler fare il ponte serve come scusa per "coprire" altri interessi e mi sembra inutile andare in particolare per non fare nomi ! Riguardo gli stranieri, i ponti a casa loro se li fanno fare ed anche bene. Non mi sembra che abbiano avuto problemi di dissesto ambientale o altre frottole del genere. E' proprio il voler dire "NO al ponte" a tutti i costi come partito preso, chissà per ordine di chi, ad alimentare ciò che ormai è diventato un malcostume ed una sottocultura.
    Se ad una parte dell'opinione pubblica estera piace l'idea di una Sicilia senza ponte e con scarso sviluppo tecnologico, con la scusa del disesto ambientale (?),
    evidentemente vedono ancora la nostra isola solo come un territorio di conquista per le loro "esigenze". Un'idea antica e dura da eradicare.
    Siculamenti
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  8. #18
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    Originally posted by Nicheja
    Non mi sembra una affermazione da "moderatore"...non è un'opinione, ma un'offesa. Rifletti prima di offendere chi si preoccupa del futuro del nostro ecosistema.
    Suvvia, non per questo non farò il moderatore.
    Tralasciando qualche sincero naturalista, credi forse che i signori del WWF non si riempano le tasche sfruttando il terrorismo psicologico? Ti informo che uno dei "capoccia" dell'associazione anti-ponte di Villa S. Giovanni, facente capo al WWF, non fa 10 metri se non prende il suo gippone che consuma come una locomotiva, inoltre va a caccia ogni autunno con la scusa che così fa il controllo demografico di certe specie infestanti.
    Altri con le bandiere del WWF (ma anche della Pace e di Rif. Comunista) per protesta sono arrivati perfino a bruciare copertoni in riva al mare a Capo Peloro.
    Io vorrei capire i reali scopi di questi signori, chi li paga, chi li finanzia... colgo l'occasione anche per domandarmi dove questa gentaglia trova i fondi per stampare centinaia e centinaia di magliette, bandiere, striscioni, adesivi di materiale costoso e per nulla ecologico e per utilizzare vari mezzi di propaganda a stampa, telematici o di piazza.

    Come molti possono notare, i sostenitori del ponte, invece, hanno materiali spesso prodotti in proprio e in certi casi di qualità inferiore... questo a dimostrazione che non ci finanzia nessuno, nemmeno la Stretto di Messina.

    Vorrei capire, invece, chi è che foraggia queste persone... chi è che passa loro soldi. Forse le compagnie di traghettamento (che ogni minuto gettano nell'aria tonnellate di nafta combusta e liquida in mare) che temono la concorrenza del ponte per essere libere di imporre il prezzo del biglietto quanto gli pare e piace? O chi altro?

    Questa associazione infame e anti-umana ama presentarsi in modo accattivante all’opinione pubblica italiana e mondiale, grazie al complice atteggiamento dei mass-media, quale un ritorno alla natura, alla vita agreste semplice dei nostri padri. Non è affatto così. Le loro battaglie (ma anche quelle di altri presunti ambientalisti) sono molto variegate, ma animate da un unico obiettivo, che rimonta all’ideologia regressista loro propria: l’odio contro l’uomo, ritenuto l’unico animale che sia causa di disastri ecologici. E odio contro il suo istinto e contro le sue aspirazioni di avvalersi di questa natura - comunque malvagia e spietata - per il soddisfacimento dei propri bisogni materiali.

    Questi individui mirano (per gli altri, non certo per loro) ad esaltare e a tornare alla natura selvaggia com’era prima dell’intervento ordinatore e civilizzatore (per gli ambientalisti perturbatore e distruttore) dell’uomo; se proprio esseri umani ci devono essere, siano quelli primitivi, pensano gli ambientalisti, aggregati in tribù incivili, secondo l’ideale del buon selvaggio risalente a Jean-Jacques Rousseau, padre dei totalitarismi moderni.

    Affermazioni pubbliche fatte da esponenti di rilievo dell’ecologismo internazionale come il Presidente del WWF mondiale, Principe Filippo d’Edimburgo, il quale ebbe a dichiarare testualmente: “Se rinascessi, mi piacerebbe essere un virus letale per contribuire a risolvere il problema dell’eccessiva popolazione umana”, oppure come quelle del famoso ambientalista terrorista James Lovelock, ad avviso del quale per garantire un giusto equilibrio ambientale gli uomini su tutta la terra non dovrebbero superare il numero di 500 milioni di persone per non disturbare le altre specie animali, cifra elevata a 700 milioni di anime, bontà sua, dal celebre esploratore Jacques Cousteau, confermano l’odio ecologista contro l’umanità a favore di quel demone spietato che è la natura.

    E poi sotto le bandiere dell’ecologismo radicale militano inoltre diversi rampolli blasé di una nobiltà che, dimentica del suo passato di classe dirigente custode delle più gloriose tradizioni della civiltà classico-cristiana, si è gettata a capo fitto in varie attività zoofile e naturiste... ma anche figli di papà e mantenuti vari col culo pieno che prima se la son spassata e ora rompono le palle a gli altri.

    2010:

  9. #19
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    Predefinito Precisazione

    È giusto che io spieghi molto rapidamente il mio concetto di natura che, da gnostico quale sono, è diverso da quello comune.

    Normalmente la gente indentifica la Natura con le piante (foreste, boschi, etc.) e con gli animali che vivono e interagiscono in un determinato ecosistema. Io invece per Natura intendo quell'insieme di forze cieche, spietate e impersonali che costringono piante ed animali a danneggiarsi e a parassitarsi a vicenda per sopravvivere... ergo piante e animali non costituiscono, per me, la Natura, ma sono VITTIME della Natura.
    Detto questo gli esseri viventi sono per me oggetto di compassione tant'è vero che sono contro la caccia indiscriminata, la vivisezione e contro il maltrattamento in genere di animali o piante... e non è certo il ponte di Messina che arreca loro sofferenza così come i vari ponti sparsi per il mondo non hanno arrecato danno alcuno. È solo propaganda infame e terrorista.
    2010:

  10. #20
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