Maurizio Blondet
12/10/2005
POLO NORD - Il 29 agosto scorso, la nave di ricerca russa «Akademik Fyodorov» è arrivata al Polo Nord: senza essere preceduta da un rompighiaccio.
E' la prima volta nella storia, e mostra la rapidissima avanzata del «riscaldamento globale».
Sia a causa dell'inquinamento o per uno storico ciclo astronomico- geologico, il riscaldamento della Terra sta liberando dai ghiacci perenni un mare, prima intransitabile, grande cinque volte il Mediterraneo.
Almeno d'estate.
E questa nuova estensione ha sollecitato avidità plurime.
Tanto per cominciare, si ritiene che il 25% delle riserve petrolifere non sfruttate stia oltre il circolo polare artico.
Così, nell'isola norvegese di Spitsbergen è nata come d'incanto una stazione di ricerca di Pechino, che ha mandato là anche il suo rompighiaccio «Drago delle Nevi», che di solito incrocia in Antartide.
Il ministro indiano dell'Energia ha fatto la sua prima visita ufficiale ad Oslo.
Ad Hammerfest, sempre in Norvegia - fino a ieri un villaggio di pescatori - abita ormai una folla di russi, asiatici e lavoratori europei altamente specializzati che stanno costruendo un gigantesco complesso, chiamato Snohvit (in inglese «Snow White», Biancaneve) che dovrà ricevere il gas naturale estratto dal mare di Barents e liquefarlo, per poi portarlo con navi-cisterna ai mercati occidentali.
La Norvegia, che è il terzo esportatore di greggio e gas dopo l'Arabia Saudita e la Russia, sta spendendo cifre enormi per Snohvit, che già è costato 8,8 miliardi di dollari, il doppio dei preventivi originari.
Ma i profitti promettono di essere superiori.
Dal 2007, il primo gas liquido artico dovrebbe arrivare in Maryland.
Non a caso l'ambasciatore USA ad Oslo, John Doyle Ong, è un ex grande manager petrolifero.
Il suo scopo è assicurare agli USA, in modo permanente, le forniture dalla Norvegia, Paese più stabile dell'area petrolifera medio-orientale.
Ong sta anche trattando con la Russia per un'ampia zona del mare di Barents di incerta sovranità.
Si tratta di sfruttare un giacimento russo di gas di nome Shtokman, a 350 chilometri a nord della penisola russa di Kola, che si ritiene nasconda più del doppio delle riserve del Canada.
La Gazprom, il gigante statale moscovita, ha selezionato cinque imprese petrolifere straniere (le norvegesi Statoil e Norsk Hydro, la francese Total, le americane Conoco e Chevron) per lo «sviluppo» di Shtokman.
Il costo previsto è sui 20 miliardi di dollari.
L'ambiente resta proibitivo, forse anche più di prima: lo scioglimento della calotta polare moltiplica gli iceberg.
Ma anche la Russia è politicamente più stabile dell'Arabia.
In Alaska, salmoni e granchi giganti già colonizzano da dieci anni fiumi prima impraticabili perché ghiacciati, che si gettano nello stretto di Bering e nel mar di Chukchi, 150 chilometri più a nord.
Nuove aree di pesca si aprono, anche se alcune si chiudono: ad esempio il grande granchio artico tende ad abbandonare l'Alaska americano e a migrare verso le coste più fredde della Russia.
Perché naturalmente l'apertura al commercio di zone prima perennemente gelate solleva una quantità di problemi politici e di sovranità.
Oltre mezzo secolo fa, Stalin segnò una linea tra Murmansk, il Polo e il mare di Chukchi e la dichiarò «area polare sovietica»; senza suscitare reazioni.
Oggi la zona verrà ridefinita da una commissione internazionale e dalle rilevazioni scientifiche sull'orografia sottomarina.
In quell'area, la sovranità dei Paesi che vi si affacciano si estende per 230 chilometri dalla costa, ma può essere ampliata se i Paesi dimostrano che il fondo marino è un'estensione del loro zoccolo di terraferma.
Per esempio la Danimarca tende a dimostrare che la catena di Lomonosov, una fila di montagne subacquee lunga 1500 chilometri, è parte dello zoccolo della Groenlandia, provincia semiautonoma.
Molte dispute stanno già nascendo, e si aggraveranno in futuro.
Il Canada punta a farsi riconoscere proprietario di una via marittima, il leggendario «Passaggio a Nord Ovest» mai prima trovato, e che adesso si sta aprendo: una rotta commerciale essenziale che accorcia di giorni la navigazione tra Europa ed Asia.
Murmansk, la città oltre il Polo di 350 mila abitanti che ha perso molta importanza dalla caduta dell'URSS, spera di beneficiare della nuova rotta: il suo porto è il solo libero dai ghiacci tutto l'anno, perché vi arriva la corrente del Golfo.
Prima era la base artica della marina da guerra sovietica, ora potrebbe essere una destinazione turistica.
Murmansk si trova in situazione migliore di Churchill, un porto militare canadese nel Manitoba, gelato per oltre otto mesi l'anno e quindi abbandonato.
Un imprenditore privato, Pat Broe, l'ha acquistato per 10 dollari canadesi, e vi ha speso 100 milioni di dollari per l'acquisto di un tracciato ferroviario e la costruzione di infrastrutture.
Aspetta il caldo, quando Churchill diventerà il porto principale del passaggio a Nord Ovest, e lui guadagnarà – spera – 100 milioni di dollari l'anno.
Maurizio Blondet
(Fonte: New York Times, 10 ottobre 2005).
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