Prodi critica la partecipazione dell'Italia alla guerra in Iraq, però ancora alla kermesse dell'Unione a Roma non ne ha chiesto l'immediato ritiro. Critica la controriforma costituzionale e la devolution, senza dire nulla sulla "riforma" del titolo V della Costituzione che spalancò la porta al federalismo. Evidenzia il mostruoso conflitto di interesse di Berlusconi: ma non spiega come mai il governo da lui diretto non fece la legge per stabilire le norme di comportamento. Sottolinea la precarizzazione del lavoro, senza ricordare il "pacchetto Treu" varato dal suo governo di "centro-sinistra". Denuncia l'ulteriore smantellamento del welfare, evitando anche qui una doverosa autocritica del "centro-sinistra" per aver sostenuto politiche tendenti a ridurre l'impegno dello Stato sul sociale. Rileva la perdita del potere d'acquisto dei salari e delle pensioni, come se i governi del "centro-sinistra" avessero fatto diversamente. E così sulla scuola, l'università, la ricerca, la cultura, l'ambiente e altro ancora.
Ma dove Prodi non convince per nulla è sul giudizio che dà di Berlusconi e del suo governo, che ritiene "inetto", "inadeguato", "incapace". Evitando così di denunciarne la natura neofascista. Non si azzarda a identificare Berlusconi come il nuovo Mussolini. Cosa che invece hanno fatto nel tempo, sia pure in modo parziale, magistrati, giornalisti, sindacalisti, intellettuali, attori antifascisti. Non ha nemmeno detto niente sulle crescenti ingerenze della chiesa cattolica, del papa Ratzinger e di Ruini sugli affari politici e legislativi dello Stato e sulla scandalosa esenzione dal pagamento dell'Ici per gli immobili della chiesa cattolica con funzioni commerciali.
Non condividiamo inoltre Prodi quando insiste sulle vere o presunte divisioni della Casa del fascio, sulla perdita di controllo di Berlusconi sulla sua maggioranza e soprattutto quando dà per scontata la sua caduta per via elettorale. Un modo questo per far abbassare la vigilanza e per chiudere con la mobilitazione e le manifestazioni di strada Anche la sua critica alla "riforma" elettorale in discussione cui contrappone la difesa del sistema maggioritario uninominale, con sviluppi verso il presidenzialismo, non la condividiamo. E a proposito della Finanziaria. già dice che bisognerà mettere a posto i conti pubblici, cioè tagliare la spesa sociale, bisognerà sostenere le aziende e la competitività del sistema produttivo, bisognerà ripristinare la "politica dei redditi" e della concertazione sindacale che vede i salari subordinati ai profitti e dopo, bisognerà fare qualcosa, dice, per aiutare le famiglie, senza specificare come.
Quando Prodi sostiene che L'Unione ha un programma adeguato, un gruppo dirigente capace per governare e per risollevare l'Italia capitalistica dalle secche in cui è stata portata negli ultimi cinque anni manda un messaggio anzitutto alla grande borghesia e al grande capitale perché appoggino il suo disegno governativo.
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