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  1. #1
    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    Unhappy Bosnia, la pace «tradita»Cattolici ancora emarginati



    IL FATTO

    La guerra ha cambiato la demografia, provocando 285mila morti e un milione e 200mila profughi. La pulizia etnica ha quasi eliminato le comunità miste, urbanizzando gli abitanti delle montagne. Dimezzata la presenza dei fedeli della Chiesa di Roma

    Bosnia, la pace «tradita»
    Cattolici ancora emarginati

    A dieci anni dagli accordi di Dayton, che hanno frazionato la regione, restano aperte le fratture razziali e religiose

    Dal Nostro Inviato A Sarajevo Paolo Lambruschi

    Lierka ha 63 anni, da due è tornata con il marito Ivan nella fattoria sulle colline di Sanski Most, 80 chilometri a nord ovest di Banja Luka. Siamo nel cuore della Republika Srpska, l'entità serba creata dai criminali di guerra Milosevic e Karadzic che, con la federazione croato musulmana, costituisce la Bosnia Erzegovina disegnata dagli accordi di pace di Dayton nel 1995. Proprio dieci anni fa, la coppia con i suoi due figli, cattolici e croati, vennero cacciati dai serbi e fuggirono a Spalato. «Furono anni duri, per vivere vendevamo crostate in strada». In Bosnia, Lierka e Ivan avevano ettari di frutteto. Nel 2003, sovvenzionati da Zagabria, hanno ricostruito la casa, la Caritas italiana ha finanziato la piantagione di alberi di mele con un progetto di rilancio agricolo. Oggi li aiutano tre disoccupati serbi. Solo pochi giorni fa ha riavuto l'elettricità dopo una lunga lotta con il sindaco musulmano nazionalista che non vorrebbe i croati.

    Nel frattempo la pulizia etnica ha ridisegnato la geografia umane del Comune e gli accordi di Dayton lo hanno diviso in due. A Sanski ora vivono i musulmani e alcune famiglie croate. Nella confinante nuova cittadina di Ostra Luka, che significa villaggio tagliato, risiedono invece i serbi e pochi croati. In piccolo è il quadro della Bosnia del 2005.

    Ora Lierka si batterà per avere l'acqua corrente e il macadam, la terra battuta sul sentiero che collega la casa alla strada. E poi convincerà a tornare i due figli quarantenni, uno emigrato in Texas e l'altro a Pola, per aprire un agriturismo. Sulle montagne boscose sopra Jaice, capitale dell'alluminio, nella federazione croato musulmana, vivono 200 famiglie cattoliche, concentrate nel villaggio di Dobreticje. Sfollate in pianura durante il conflitto, sono tornate alla fine degli anni '90, quando la Caritas italiana ha fornito loro mucche, stalle e un serbatoio per la raccolta del latte gestito da Marko, 42 anni, che qui è nato e vive con moglie e figlio. «Il villaggio produce 1000 litri di latte al giorno che vendiamo a una latteria tedesca di Bihac».

    Guadagnano 10 centesimi di euro il litro, il necessario per vivere. Si potrebbe fare di più, ma sulle piste è difficile spostarsi a 1200 metri di quota in inverno. Il cantone di Travnik, da cui dipendono, a maggioranza musulmana, non vuole trovare i fondi per asfaltare la via che sale al villaggio croato. Per fortuna gli americani hanno portato la corrente in zona e una parte delle famiglie è riuscita ad allacciarsi. «Si fa fatica a resistere, ma che alternative abbiamo? - chiede Marko - i giovani però non torneranno mai». Storie comuni in Bosnia dove nel 2005 la pulizia etnica continua con la politica, la pace va ancora costruita e la povertà crescente scalda il fuoco sotto la cenere.

    La discriminazione colpisce soprattutto la minoranza croata.

    E quando la guerra compare in questa terra dove convivono da secoli le religioni del Libro, rischia di infettare il mondo. Molti si chiedono cosa accadrà se tra pochi mesi verrà data autonomia dalla Serbia al Kosovo. Lungo la strada che porta alla Republika Srpska, quasi 200 chilometri da Sarajevo a Banja Luka, in mezzo ai boschi colorati dall'autunno, i villaggi e le città colpite della guerra e degli orrori dei primi anni '90 sembrano tranquilli. Le case sono state quasi tutte ricostruite grazie ai 5,4 miliardi di dollari pagati da Usa, Ue e dalle Ong.

    Tutto come prima? No, quasi una casa su due è vuota e lo rimarrà: chi è fuggito si è rifatto una vita all'estero oppure ha paura di tornare a vivere in un ambiente ostile. La guerra ha cambiato la demografia, provocando un milione e 200mila profughi e 285mila morti. La pulizia etnica ha quasi eliminato le comunità miste, urbanizzando gli abitanti delle montagne, cioè contadini, minatori e operai dei vecchi apparati industriali comunisti. Sono i più arrabbiati, occupano le case dei profughi e non se ne andranno più. I musulmani si sono concentrati nella zona centrale e i serbi nella Republika Srpska.

    Metà della popolazione cattolica resta intanto in Croazia o nel Nord Europa.

    Lo ha denunciato il cardinale di Sarajevo Vinko Puljic al Sinodo di Roma: è a rischio la Bosnia multietnica e multireligiosa,
    i cattolici sono senza diritti, faticano a professare la fede e progressivamente vengono emarginati .

    In Bosnia Erzegovina nel 1991 erano 800mila, oggi sono 385mila. La popolazione di Sarajevo. Gerusalemme d'Europa, prima del conflitto era metà musulmana, un quinto cattolica e il resto serba ed ebrea. Oggi è all'85% musulmana. I segni dell'islamizzazione sono evidenti nella federazione, testa di ponte per l'Europa per i sauditi. Che hanno fatto spuntare ovunque moschee e minareti cancellando di recente alla Bosnia i debiti di guerra.

    Paddy Ashdown, Alto rappresentante delle Nazioni unite, ha appena bloccato l'intitolazione dell'aeroporto di Sarajevo al defunto presidente di guerra Alia Izetbegovic, teorico dello stato islamico e accusato di crimini di guerra dai serbo bosniaci. La federazione ha dato cittadinanza ai mujaheddin iraniani che difesero la capitale nei 43 mesi d'assedio e oggi nessuno Stato europeo concede il visto ai suoi cittadini. E il prossimo muftì ha promesso di introdurre la sharia.

    L'opinione pubblica cattolica e serba accusa Washington di voltare la testa per farsi perdonare dai musulmani la guerra in Iraq.

    Anche nella Repubblica dei serbi di Bosnia 9 cattolici su 10 sono fuggiti per violenze e persecuzioni. Nel 1991 erano 80mila, oggi solo 8mila. «Veniamo discriminati ad esempio nei programmi scolastici - spiega il direttore della Caritas di Banja Luka, monsignor Miljenko Anicic - nella zona serba i libri di storia vengono scritti a Belgrado, e in quella musulmana si comincia dall'invasione turca del 1500». Ma i serbi come si comportano con chi vuole rientrare? «Le autorità ostacolano i profughi croati e musulmani con ritardi burocratici nella ricostruzione, negando gli allacciamenti di corrente e acqua e non riconsegnando la case perché occupate. Rientrano solo gli anziani».

    Il dramma è la mancanza collettiva di prospettive. «Nella Srpska - prosegue monsignor Anicic - la disoccupazione tocca il 60%, l'assistenza sanitaria si paga, i politici sono corrotti e pensano solo alla propria etnia. Gli speculatori di guerra si stanno prendendo terreni, fabbriche e banche». La speranza è sempre l'Europa, ma con il tipico umorismo locale si dice che la Bosnia vi entrerà il giorno prima del giudizio universale. Di pomeriggio, però.

    www.avvenire.it
    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

  2. #2
    spirito libero
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    Scusa la domanda fuori argomento ma riesci a leggere qualcosa di diverso da Avvenire e Famiglia Cristiana ( con tutto il rispetto per i due giornali)
    non sarà mai possibile con la ragione pervenire a qualche verità assoluta

  3. #3
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    Lo ha denunciato il cardinale di Sarajevo Vinko Puljic al Sinodo di Roma: è a rischio la Bosnia multietnica e multireligiosa,
    Chissà perchè in Bosnia è bello essere multietnici e multiconfessionali, mentre nella "vecchia" Jugoslavia questo non andava bene e se ne pianificò la sua (sanguinosa) dissoluzione.

    Considerato che durante la II^ G.M. le maggiori carneficine interetniche si ebbero proprio in Bosnia (con molti dei protagonisti ancora vivi), veramente qualcuno pensava alla favola della Bosnia multi-etnica senza il supporto della Jugoslavia parimenti multietnica ?

    E' inutile illudersi niente tornerà come prima, dalla Krajne croate i serbi sono stati cacciati così come nelle "repubblichette" bosniache (croata-mussulmana e serba) ognuno ha scacciato la propria minoranza, nessuno escluso.

    Fra l'altro, visto che siamo in tema, qualcuno è a conoscenza della situazione del porto di Neum ?

  4. #4
    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    Originally posted by simplicio
    Scusa la domanda fuori argomento ma riesci a leggere qualcosa di diverso da Avvenire e Famiglia Cristiana ( con tutto il rispetto per i due giornali)
    Famiglia Cristiana NON la leggo proprio solo se so che c'è qualche articolo interessante
    Avvenire lo leggevo.poi stroncai quando visse un periodo molto strano.......direi quasi in discordanza con la CEI
    da quando ha cambiato alcuni soggetti..bè......leggilo sul serio e non solo per i titoli...e poi ne riparliamo...

    Poi leggo: Topolino........mi piace da matti Paperino.......

    amo comunque romanzi d'avventura come ad esempio "il messaggio in bottiglia" dove Costener è stato il protagonista nel film

    e poi bè si.la mia malattia..il Magistero
    mi piace confrontarmi molto sui libri storici.........e mi piace fare come un sorcio da biblioteca: CERCO.......

    altri quotidiani? se sono dal medico leggo Gente, Oggi.....
    altrimenti insomma...anche il Corriere della Sera lo leggo......

    a dimenticavo....anche l'Osservatore Romano mi leggo, all'interno contiene sempre due intere pagine di storia cattolica alternata a storie di Santi.........

    e poi?? bè si insomma.......come riviste mi piace "Storia Illustrata".......e poi dipende...leggo sempre i sommari per vedere qualche titolo interessante.......
    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

 

 

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