Da Corriere.it

Calderoli: né rischi né scandali

«Il federalismo aiuterà il Paese»

La tentazione di replicare a Claudio Magris facendo riferimento ai contenuti del suo articolo è stata forte, ma sarebbe stato come cadere nel voluto trabocchetto della sua provocazione, che nasce dall’ideologia e non dai contenuti. L’editorialista appartiene a quel tipo di mondo, così diffuso nella sinistra, che vorrebbe che la terra fosse considerata ancora piatta, e che le streghe venissero bruciate. La realtà è che la terra è una sfera, ancorché imperfetta, e il cambiamento dello Stato e delle sue istituzioni non sono streghe da bruciare, ma una necessità ineludibile. Lo dimostrano i conti pubblici, l’inefficienza di una macchina pubblica paralizzata dalla sua antistorica macrodimensione, l’insoddisfazione dei cittadini del Nord e del Mezzogiorno, le difficoltà delle famiglie di arrivare alla fine del mese, il rischio della cancellazione delle tante identità e diversità che rappresentano il patrimonio di questo Paese, eccetera eccetera... La nostra riforma è una risposta a tutti questi problemi, anche se è solo il primo passo di un lungo cammino.

La proposta iniziale della Lega Nord è stata la devoluzione tanto odiata da Magris. Come ha ricordato il presidente Ciampi, «devoluzione» è una bella parola, che appartiene a pieno titolo alla lingua italiana. Spiace vedere come Magris la confonda con il soggetto di un film di Alberto Sordi: forse vi è una eccessiva preferenza per i film comici rispetto alla storia ed alla politica... «Devoluzione» significa che le regioni possono legiferare in una serie di materie e che lo possono fare perché questo è l’interesse dei cittadini.

Non si comprende davvero cosa ci sia di rischioso o di scandaloso nel far decidere ai livelli più bassi rispetto a quelli dello Stato riguardo a materie che meglio si prestano ad essere gestite da istituzioni più vicine ai cittadini e da loro più controllate. È esattamente ciò che avviene in Germania, negli Stati Uniti, nel Regno Unito, in Spagna. Avviene anche nell’Austria tanto amata da Magris. È davvero così scandaloso che una regione, per esigenze di assistenza, possa mantenere aperto un ospedale tra le montagne, quando lo Stato ne imporrebbe la chiusura in base a freddi parametri economici e statistici? È così scandaloso che si possa decidere a livello regionale se aprire, in una delle mie valli, un liceo artistico piuttosto che un liceo scientifico?

È così dirompente che i nostri ragazzi studino anche la storia del loro territorio, la sua identità e le sue tradizioni? È così scandaloso che le regioni si dotino di una propria polizia amministrativa, così come hanno già fatto comuni e province, nell’esclusivo interesse dei cittadini? Il recente caso di Locri dimostra, purtroppo, che la criminalità può essere combattuta nel modo migliore solo con il coinvolgimento del territorio, diversamente lo Stato centrale rischia, talvolta, di essere troppo distante per essere veramente efficace. I numeri parlano chiaro: i Paesi a struttura federalista sono più ricchi di quelli a struttura centralista e il costo della loro macchina pubblica è inferiore. Tanto più un Paese è federalista e tanto maggiore è il suo sviluppo, con una crescita più forte proprio nelle aree meno avanzate. Non si comprende perché questo non dovrebbe accadere anche a casa nostra, con particolare riguardo alla questione meridionale. Se qualcuno volesse sostenere che il Federalismo fa bene al Nord ma fa male al Sud offenderebbe il Mezzogiorno stesso. Perché Federalismo vuol dire autogoverno, vuol dire far decidere ai cittadini. Negare questa possibilità al Sud significherebbe considerarlo come inferiore, come incapace di decidere il proprio modello ed il proprio destino.

Al contrario di quanto scrive Magris, il Federalismo non mette affatto in pericolo l’unità del Paese, proprio perché riconosce le identità e le rende complementari in un sistema armonico di poteri. La Lega ha, a suo tempo, rinunciato al progetto secessionista accettando la sfida della trasformazione in senso federalista dello Stato. La nostra riforma costituzionale va oltre la realizzazione della devoluzione, riducendo il numero e l’età dei parlamentari; ha posto fine al bicameralismo «perfetto», affidando le questioni dello Stato alla Camera dei Deputati e quelle delle regioni e quindi del territorio al Senato federale, con enorme risparmio di tempo e conseguentemente di denaro dei cittadini; fa sì che chi viene indicato dai cittadini per governare il Paese lo possa fare senza ricatti e ribaltoni orditi dal palazzo.

Questi sono solo alcuni degli elementi fortemente positivi presenti nella nostra riforma. Avremo tempo e modo, nella campagna referendaria, di illustrare tutto questo ai cittadini. E magari nel frattempo Magris avrà avuto il tempo di leggere il testo della nuova Costituzione evitando così di fare brutte figure, sostenendo il contrario di quello che invece è scritto davvero nella nostra riforma. Verba volant, scripta manent.

Roberto Calderoli

Ministro per le Riforme Istituzionali e la Devoluzione