NELLA ROSSA FIRENZE
Vu’ cumprà in cattedra per insegnare comunicazione
carlo passera
Posto sia corretto affidare a una prostituta una cattedra universitaria di sessuologia, o un corso di diritto penale a un rapinatore, non ci sorprendiamo più di tanto nello scoprire come l’Ateneo di Firenze abbia deciso di far insegnare “Teoria e tecnica della comunicazione” a due venditori ambulanti senegalesi. Immaginiamo siano le nuove frontiere dell’apprendimento. Esperti in materia, in qualche modo, lo sono: «Mi ha colpito la loro tecnica comunicativa, la loro capacità di contrattare, di insistere ma con rispetto», spiega il docente ideatore dell’iniziativa, del quale taciamo pietosamente il nome. Il tutto fa parte di un progetto assai più ampio dal titolo “Le strade della comunicazione”; Matar e Ibou, come tanti loro “colleghi” (sigh), conoscono bene entrambe: cioè sia la comunicazione, che le strade. Quindi, licenza o non licenza, permesso o non permesso, perché impedire loro di poter esclamare: “Vu’ imparà”? Nei tempi gloriosi, la Penisola si faceva forte delle capacità inimitabili dei suoi mille artigiani, le botteghe dei quali erano come tante scuole pubbliche dell’arte e della tecnica; i loro studenti-apprendisti erano continuatori non solo di un’attività economica, ma di una cultura del Bello. Le tante Italie sono state grandi per questo, ancor oggi noi ne godiamo l’eco lontana e qualche suo frutto. Ora, il mondo cambia. Ma davvero servirà tutta la comunicatività di Matar e Ibou per farci credere che l’iniziativa dell’università fiorentina sia una cosa seria.




Rispondi Citando
