La nostra alleanza con i radicali è contro Berlusconi. Lo sapevano tutti...
De Michelis attacca: Boselli deve parlare con me e non con Bobo. De Michelis sospetta: qualcuno ha lavorato per far andare così il nostro congresso... E Boselli? Il segretario dello Sdi, dopo la quattro giorni di fuoco, è il simbolo della pazienza. «Continua a non essermi chiaro cosa vuole De Michelis, eppure ci siamo parlati anche oggi (ieri ndr), lui sa che ho lavorato per settimane per evitare una conclusione del genere. Così ci facciamo del male tutti...»
Appunto, on. Boselli, Bobo Craxi viene con voi, ma una parte del nuovo Psi non si sa. È un guazzabuglio che mette in difficoltà il progetto di unità socialista con Pannella?
La scelta di far nascere una nuova forza socialista-radicale-laica liberale noi l’abbiamo fatta e il progetto non si ferma. Noi abbiamo rallentato in attesa del congresso del Nuovo Psi, per evitare che decidesse a cose già fatte. Certo questa spaccatura pone nuovi problemi. Però ci siamo visti con Pannella e il gruppo dirigente dei radicali, e loro sono determinati quanto noi ad andare avanti. Noi vogliamo far nascere questa nuova forza politica. Stiamo nel centrosinistra, vogliamo contribuire alla sconfitta di Berlusconi, vogliamo difendere nel prossimo parlamento tante conquiste civili e la laicità dello stato, che è in grave pericolo.
Ma se De Michelis non si accorda con Bobo Craxi, che accade?
Il problema è che De Michelis è stato ambiguo, non si può chiedere di discutere con noi, di fare una lista contro Berlusconi, e contemporaneamente stare al governo con Berlusconi. Non ha avuto il coraggio di sciogliere in modo chiaro il nodo, avrebbe dovuto dire esco dalla Cdl, vengo con voi. Invece ha solo fatto intendere, mentre Bobo Craxi è stato molto più limpido. Detto questo non c’è alcun dubbio che il congresso doveva concludersi in un altro modo. Evidentemente non mi sono fatto capire.
La vostra collocazione nell’Unione è chiara. Ma nel centrosinistra c’è chi non si fida di Pannella. Non è che questa operazione rischia di rendere difficili i rapporti con l’Unione?
I radicali hanno fatto una scelta molto chiara a sostegno del centrosinistra. Di lì non verranno problemi. Era chiaro del resto che un’alleanza con lo Sdi comportava una scelta di campo netta a favore del centrosinistra, anche perché, e lo dico senza polemica, noi quella scelta l’abbiamo compiuta 12 anni fa, prima di molti altri. Dopo di chè l’Unione è un’alleanza plurale, dove ciascuno mantiene la propria identità. Il problema è trovare una sintesi e questo è il compito affidato a Romano Prodi. Ma noi nei suoi confronti ci siamo mossi con grande lealtà.
Però la novità è che l’Ulivo sembra rinato. Voi ne siete tra i fondatori, perché non vi attrae più?
Sull’Ulivo il ragionamento è più impegnativo. Io in questa scelta della Margherita e dei Ds di ritrovarsi in una lista unitaria, in vista di progetti ancora più importanti, ci vedo il rischio della scorciatoia elettorale. Una scelta tattica, buona per queste elezioni.
Cosa non la convince?
La conversione mi sembra troppo repentina. E credo che se non si riflette sulle ragioni per cui la Margherita mise in crisi l’Ulivo cinque mesi fa, impedendo la presentazione di una lista unitaria, si rischia davvero di non far rinascere nulla. La Margherita allora fece un ragionamento molto semplice che stabiliva una divisione dei compiti tra centro e sinistra. Il centro, disse, è l’area di espansione nostra, la sinistra faccia la sinistra. Ora, per la storia di questo paese, se si




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