Una segnalazione ed una domanda.
La segnalazione è il seguente articolo da www.effedieffe.com:
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Il cardinale nigeriano Francis Arinze
CITA' del VATICANO - In data 22 ottobre 2005, il vaticanista Andrea Tornielli, su «Il Giornale», ha rivelato l'esistenza di un documento, ancora riservato, di sette cartelle, firmato dal cardinale nigeriano Francis Arinze, prefetto della Congregazione per il Culto Divino e dal suo numero due, l'arcivescovo Domenico Sorrentino, che suggerisce al Papa di «rallentare o persino bloccare» una maggiore generosità nell'applicazione dell'indulto (1984 - 1988) concesso da Giovanni Paolo II, e, a maggior ragione quindi, di non procedere alla tanto attesa liberalizzazione della santa Messa di san Pio V, che sarebbe la misura necessaria per portare armonia e unità perfette nella Chiesa e un passo fondamentale per la soluzione del problema del cosiddetto, per molti alti prelati inesistente, «scisma» di monsignor Lefebvre.
Ciò perché, a parere di Arinze, il messale di san Pio V è stato abrogato e pertanto il rito romano Antico non è più un rito della Chiesa cattolica.
Più volte ci siamo occupati di questo argomento nel bollettino «Una Voce dicentes», consultando e discutendo documenti di numerosi alti ecclesiastici, canonisti e cardinali, anche a noi diretti.
La conclusione di tutti costoro è che il messale preconciliare non è mai stato abrogato e, pertanto, se ne deduce che il suo uso non avrebbe neppure bisogno dell'approvazione dell'«ordinario», come invece impone l'indulto il quale, purtroppo, dalla stragrande maggioranza dei vescovi viene clamorosamente, dispoticamente ed immotivatamente disatteso.
La gravissima ed inaspettata offensiva di Arinze contraddice clamorosamente, oltre ad alcuni suoi atteggiamenti che facevano ben sperare (ad esempio la presidenza dei Vespri tradizionali a Colonia e la saltuaria celebrazione della santa Messa tridentina), quanto sostenuto più volte dal cardinale Castrillon Hoyos, presidente della Commissione «Ecclesia Dei» per il quale l'antico rito è sempre in vigore ed ha pieno diritto di cittadinanza nella Chiesa cattolica: in questi termini si espresse solennemente il 23 maggio 2003 nell'omelia in occasione della celebrazione della santa Messa antica in Santa Maria Maggiore a Roma.
La posizione del cardinal Ratzinger è nota, essendo stata inequivocabilmente esplicitata in varie opere: severo il suo giudizio sul «Novus Ordo», sugli abusi liturgici e soprattutto sulla rottura con la tradizione liturgica perpetrata da Paolo VI, la quale, invece, ai suoi lungimiranti occhi rappresenta un'immensa ricchezza e non un ostacolo nella vita della Chiesa.
Non per nulla, fra l'altro, dettò una laudativa introduzione ad un bel libro di monsignor Klaus Gamber («Tournés vers le Seigneur», edizione francese 1992), liturgista, da lui assai stimato, estremamente critico verso il rito paolino (si veda il suo «La Réforme liturgique en question», edizione francese 1992, con prefazione del cardinale Oddi).
Il cardinale Jorge Arturo Medina Estevez, in una lettera del 21 maggio 2004 a noi inviata e pubblicata in «Una Voce dicentes» (luglio - dicembre 2004) dichiarava: «ribadisco il mio personale pensiero nel senso che non è provata l'abrogazione del messale di san Pio V, e posso aggiungere che nel Decreto, da me firmato, con la promulgazione della terza edizione tipica del Messale Romano, non c'è alcuna clausola di abrogazione della forma antica del rito romano. Dico 'della forma antica' perché non ci sono due 'riti romani', bensì due 'forme' di questo rito, il quale ha una sostanziale unità. E poi posso aggiungere che l'assenza di qualsiasi clausola di abrogazione non è casuale, né frutto di dimenticanza, ma voluta».
Quando il porporato cileno firmò il decreto di cui sopra era prefetto della Congregazione del Culto Divino, predecessore, dunque, di Arinze.
Come membro dell'«Ecclesia Dei» rimane dello stesso parere e ha manifestato la sua opinione in numerose interviste su fogli internazionali.
Ma già nel 1986 Giovanni Paolo II aveva incaricato di occuparsi della delicata questione una commissione cardinalizia composta dagli eminentissimi Ratzinger, Mayer, Oddi, Stickler, Casaroli, Gantin, Innocenti, Palazzini, e Tomko.
Alla Commissione furono sottoposte due precise domande:
1) il papa Paolo VI ha autorizzato i vescovi a proibire la celebrazione della santa Messa tradizionale?
2) il prete ha il diritto di celebrare la santa Messa tradizionale in pubblico e in privato senza limitazioni, anche contro la volontà del suo vescovo?
Alla prima domanda la Commissione rispose, con 8 voti a favore ed 1 contrario, che il Papa Paolo VI aveva proibito la celebrazione della santa Messa secondo il rito tradizionale; alla seconda, e questa volta all'unanimità, che i preti non potevano essere obbligati a celebrare la santa Messa secondo il nuovo rito; i vescovi non potevano proibire, né porre limitazioni, alla celebrazione della santa Messa secondo il rito tradizionale, sia in pubblico sia in privato.
Purtroppo bisogna anche riconoscere che nella stessa «Ecclesia Dei» non mancano contraddizioni e tendenze discordanti.
Fra l'altro essa sembra tendere non tanto ad appoggiare le richieste dei fedeli che amano il rito di san Pio V, quanto piuttosto, aggirando i documenti di Giovanni Paolo II in materia (la lettera «Quattuor abhinc annos» ed il «motu proprio» «Ecclesia Dei adflicta») che, sia pur per via d'indulto, permettono l'utilizzo del messale del 1962, a promuovere un nuovo rito raffazzonato, un indigesto «mix» di messale di san Pio V e di quei messali del 1965 e del 1967, sempre opera di Papa Montini, i quali, sulla base di una falsa ed interessata interpretazione della «Sacrosanctum Concilium», il venerando rito adulterano, stravolgono, offendono con tagli ed introduzione di elementi che quel rito non può assolutamente comportare: sperimentazioni che porteranno al «Novus Ordo».
Qualcuno, poi, pensa addirittura di limitarsi ad «offrire» ai «tradizionalisti» un rito paolino qua e là rivisto e migliorato nelle sue carenze più evidenti.
Ora, il cardinale Arinze sembra appartenere a questa corrente se alza barriere di tal fatta, sempre che risponda a verità quanto riferito dal Tornielli, che è giornalista solitamente ben infornato.
E questo crea tormentosi problemi spirituali ai fedeli che vedono nella santa Messa di sempre lo strumento più valido per la loro santificazione, e si trovano ancora una volta posti davanti a quella dolorosa «necessità di opzione» sottoscritta dai cardinali Ottaviani e Bacci presentando al Papa il «Breve esame del Novus Ordo Missae».
Cosa farà Benedetto XVI?
Il cardinale Ratzinger, il 4 ottobre 2003, così ci scriveva:
«Illustrissimo professore,
ho ricevuto la Sua stimata lettera del 30 maggio u.s. con gli allegati, e La ringrazio.
I due numeri della Sua rivista 'Una Voce' contengono articoli molto interessanti sulla situazione dei fedeli cattolici legati al rito romano antico in Italia e specialmente in Toscana. Purtroppo, la Sua constatazione si avvicina molto alla verità, che i fedeli attaccati alla tradizione liturgica latina 'incontrano spesso ostilità e resistenza', e Lei aggiunge non senza amarezza 'anche nell'Episcopato'.
Desidero, però, assicurarLe che la Santa Sede si è impegnata da tempo a cambiare quella situazione, chiedendo il rispetto delle giuste aspirazioni di questi fedeli. Naturalmente, un tale cambiamento prende forma soltanto lentamente, anche perché suppone un cambiamento di mentalità, che, in tutti i campi - come Lei sa bene - prende molto tempo.
Il paziente lavoro dei gruppi di UNA VOCE e altri raggruppamenti finirà a far accettare i provvedimenti della Santa Sede in materia, che forse si faranno ancora più pressanti in futuro.
Mando volentieri la mia benedizione sul Suo gruppo di Firenze, sulla Sua famiglia e la Sua persona della quale mi confermo con distinto ossequio»
Suo nel Signore
Joseph card. Ratzinger
A questa lettera dell'attuale sommo Pontefice, che abbiamo riprodotto due volte in «Una Voce dicentes» (numeri luglio-dicembre 2003 e gennaio-giugno 2005), noi fedeli integralmente cattolici ci attacchiamo, come a tanti suoi saggi pronunciamenti, per nutrire la nostra speranza di vederci accogliere come veri figli e non figliastri (nella Chiesa non esistono cittadini di serie B, ci assicurò in Santa Maria Maggiore il cardinale Castrillon Hoyos), e soprattutto confidiamo nell'assistenza dello Spirito Santo che saprà guidare il Vicario di Cristo sulla via del definitivo paterno abbraccio che, dopo tanti forti segnali precedenti, non ci potrà negare per l'amore che porta alla Sposa di Cristo della cui gloria ed esaltazione - che comportano la perfetta unità interna - è responsabile davanti a Dio ed alla storia.
Dante Pastorelli
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La riflessione. Intanto mi piacerebbe sapere da qualcuno più esperto di me se davvero nel 1986 una commissione pontificia stabilì che la messa antica era stata proibita da Paolo VI, chè si tratterebbe di fatto gravissimo.
Poi sarei curioso di sapere cosa farebbero gli amici indultisti nel caso di ritiro dell'indulto, o (cosa secondo me assai peggiore) uscisse fuori un orrendo mix di "novus" e "vetus" ordo come nuovo rito ufficiale della Chiesa Cattolica, con conseguente messa al bando definitiva del rito vecchio.
Cordiali saluti
Idefix
p.s. prevengo in anticipo le critiche alla fonte, so che i "si dice" non sono mai affidabili, ma mi interessa discutere del possibile scenario che l'articolista delinea, non del fatto che questo possa manifestarsi o meno.




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