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el cuntadin
nelle Alte Marche forse continueranno a votare a sinistra, ma credo che la maggioranza dei cittadini siano d'accordo con Cancellieri.
Corriere Adriatico - dal 1860 il quotidiano delle Marche
“No a quel velo che umilia le donne”
Ancona Niente intolleranza, figuriamoci se poteva trattarsi di xenofobia. Sono le donne a scuotere la sensibilità del sindaco di Fermignano, Giorgio Cancellieri, che lancia nello stagno glocal il macigno di un’ordinanza anti-burqa. Poco male se qualche schizzo prende la tangente elettorale: l’unico primo cittadino marchigiano leghista è anche candidato alla presidenza della Provincia di Pesaro-Urbino. E lui, da medico di base e capopopolo di un paesone di 8.670 abitanti, il 14,7% dei quali immigrati, conosce bene i meccanismi della comunicazione. Guai a dire propaganda.
Un’ordinanza per ribadire un concetto che si potrebbe dedurre per legge. Quel voler vietare l’accesso a “edifici scolastici e comunali, banche ed esercizi commerciali e alle manifestazioni pubbliche con indosso qualsivoglia copricapo, anche a carattere religioso, che copra il volto e renda difficoltoso il riconoscimento” in fondo viene da lontano.
“E’ vero, avrei potuto raggiungere lo stesso obiettivo tentando di applicare norme già esistenti”.
E allora?
“Semplice, ho voluto ammantare la questione di principi, cultura, ideali”.
Andiamo per ordine. I principi.
“Di fronte a una donna col volto coperto, nascosto, provo un profondo senso di pietà perché ritengo che sia obbligata in quell’oblio”.
Gli ideali.
“Le donne vanno rispettate: hanno sensibilità e conoscenze per emergere in una società come la nostra, ancora maschilista lo ammetto”.
La cultura.
“E’ una cultura aberrante che da noi non esiste, un simile integralismo era sconosciuto persino nel Medioevo. I maschi che obbligano le loro compagne di vita, mogli, sorelle e madri, a cancellarsi dietro quei veli”.
E se fosse intolleranza, e se fossero contente così.
“In cuor loro sono d’accordo con me, ne sono convinto”.
Crede?
“Posso dire quello a cui non volevo credere: la scoperta che quattro o cinque musulmane girano per il paese con il velo integrale”.
Scusi se insisto: ma lei fa mai i conti con la tolleranza?
“Quelle esistenze celate non ci appartengono, rappresentano un modo di intendere la vita diverso dal nostro. Non lo accetto, la mia posizione politica non lo contempla”.
Sarebbe sufficiente non respingere la diversità.
“Chi desidera stare a casa nostra deve sposare costumi e tradizioni locali. In un mondo dove tutto è globale e permesso si devono pur mettere dei paletti”.
Più che paletti sembrano frontiere.
“Vogliamo chiamarle regole, semplici regole? Chi viene da fuori deve considerarsi un ospite”.
Anche se lavora, produce e paga regolarmente le tasse?
“Anche se paga regolarmente le tasse non può paragonarsi a un italiano che alla stessa pratica si dedica da generazioni”.
Con proclami del genere non teme l’effetto disordine?
“Sono tre anni che governo una paese che fa i conti con 37 etnie e mi vanto di essere riuscito a ottenere un buon equilibrio”.
Nell’ impresa “società senza fratture” non ritiene di essere stato spalleggiato da un tasso di occupazione sostenuto? L’integrazione passa sempre e comunque dalla porta principale del benessere.
“Il teorema valeva ieri, oggi un po’ meno. Gli extracomunitari avevano tutti la garanzia di un lavoro, poi l’emergenza economica ha sconquassato gli scenari. E il prezzo più alto lo hanno pagato proprio quelle genti venute da mondi che sono altro da noi”
Sindaco, tiriamo le somme: dalla parte delle donne, non certo degli uomini che le costringono, molto poco da quella degli immigrati. Qual è la società che vorrebbe?
“Meritocratica . Ben vengano i bravi”.
E se l’eccellenza che lei va cercando avesse il volto di uno straniero? Passa o non passa?
“Passa”.
Ma resta un ospite.
“S’intende”.
MARIA CRISTINA BENEDETTI,