Noi amiamo l’Iran, la sua cultura, la sua storia, la sua religione, la sua sofferenza, la sua nascosta allegria e gran voglia di vivere, la febbre democratica dei suoi giovani e della maggioranza assoluta di quel popolo.
Non amiamo il regime teocratico che lo governa dal 1979.
Non amiamo la sua complicità con il terrorismo internazionale, la sua violenza antioccidentale e antiamericana, e il suo tentativo di procurarsi l’arma nucleare ci spaventa, ci angoscia.
Sappiamo che la spinta del fanatismo profetico rende tutto possibile.
E abbiamo sentito dalla viva voce di Mahmoud Ahmadinejad, il capo di una classe dirigente plebiscitaria che vorremmo veder sostituita da una democrazia costituzionale, che il suo governo dei mullah e degli ayatollah non vuole rovesciare la politica di Ariel Sharon, non vuole negoziare, vuole semplicemente “eliminare Israele dalla carta geografica”, cioè dalla faccia della terra.
La nostra risposta è altrettanto semplicemente NO.
In una grande capitale europea come Roma, in un paese che promulgò le leggi razziali contro gli ebrei, in una città in cui si è scherzato con il fuoco dell’antisemitismo, ma si è anche intrecciato un grande dialogo interreligioso e laico con le ragioni di Israele, popolo e focolare nazionale dei dispersi e dei salvati, si deve sentire questo NO.
E lo si sentirà alto, rocccioso come roccioso è Israele, giovedì prossimo 3 novembre, davanti all’ambasciata della Repubblica islamica d’Iran.
Con gli iraniani, contro la violenza del regime, a difesa come sempre del diritto di Israele ad esistere in sicurezza e in pace accanto agli altri popoli e stati della regione mediorientale.
Giuliano Ferrara
saluti




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