IL PRESIDENTE DI TUTTI
di Marco Lombardo
Mercoledì sera, vigilia della nona d'andata. Sugli schermi di Sky si appalesa la figura di Adriano Galliani e purtroppo in questo caso la tv satellitare omette di far passare la scritta con le generalità dell'intervistato.
Perché si sarebbe voluto sapere se Galliani stava parlando da presidente della Lega calcio oppure da vicepresidente del Milan.
La distinzione non è oziosa: l'argomento della discussione infatti era il calo vertiginoso di presenze allo stadio, di grande attualità proprio perché largamente dibattutto su più fronti dallo stesso Galliani.
Comunque, in sintesi, alla fine questo è stato il suo pensiero.
1) In Italia il fenomeno del calcio in tv è di gran lunga superiore al resto dell'Europa. Quindi, verrebbe da dire, overdose di pallone su tv satellitare, digitale terrestri, internet, telefonini.
2) Gli stadi sono scomodi.
3) I biglietti, lo ammetto, sono un po' cari. Fino a qui poco da dire, anche se nel caso del punto 1 è il vicepresidente di società che rimprova il manager che ha venduto i diritti (per servizi che gli utenti, magari è bene ricordarlo, comunque pagano), mentre nei casi 2 e 3 è il manager della Lega che richiama il dirigente di società alle sue responsabilità. Che poi i due in questo siano la stessa persona è ormai di poca e stucchevole importanza.
Ma più soprendente è il punto 4, quello che ha concluso il discorso di Galliani: Con tutto il rispetto per Ascoli e Treviso, se fossero venute in serie A Torino e Genoa ci sarebbe stato un diverso bacino d'utenza. Ecco dunque i colpevoli: quelli che portano poco pubblico nei loro stadi antiquati. Detto dal presidente di Lega - il presidente di tutti cioè - suona un po' strano, visto che tra l'altro proprio al Treviso recentemente è stata la deroga per giocare all'impresentabile (in serie A) Omobono Tenni. Ma tant'è, la situazione è grave e dunque Galliani deve giustamente lanciare l'allarme. E allora noi, nel nostro piccolo, avremmo però anche un
punto 5, quello che Galliani sembra non vedere: non sarà che la gente - dopo un campionato in cui hanno giocato due squadre e uno in cui dopo solo nove giornate sta giocando una squadra sola - sa già come andrà a finire ed è stufa di buttare via soldi per niente? Modestamente attendiamo risposte, magari dal presidente della Lega.




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