Parigi, luglio 05

L’ITALIANO DI INIZIO SECOLO

L’Italiano all’inizio XXI secolo é l’unico europeo:

- che accetta di vivere nella confusione e nell’incertezza come condizione normale di vita;
- che adatta la sua attività di lavoro agli interessi personali o di clan;
- che ha spesso un doppio ruolo nella vita sociale, quello che formalmente dovrebbe svolgere e quello che, senza troppo rumore, gli conviene inventarsi;
- che ha talmente abbassato il livello di guardia dei comportamenti accettabili, che accetta senza commenti qualsiasi comportamento dagli altri. In compenso puo’ permettersi qualsiasi azione, anche scorretta, di sua scelta.

Nella vita sociale il secondo ruolo (interessi privati o di clan) diventa per molti preponderante. Una conseguenza: nei media e nella vita sociale lo schierarsi, lo accusarsi, il reagire contro un’altro schieramento, é divenuta un’attività prioritaria. Abbiamo ancora i guelfi e i ghibellini, la destra e la sinistra. In politica e sui media si dedica tanta attenzione ed energia alle evoluzioni negli schieramenti, che la risoluzione dei problemi di tutti i giorni sembra quasi divenuta un’attività secondaria (é il più deteriore dei caratteri latini, da terzo mondo).

L’Italiano si é adattato negli ultimi anni a vivere spesso alla giornata, non per sua colpa, ma per via delle incertezze e confusioni della vita sociale. Non ha più un grande interesse per il futuro del Paese e per le evoluzioni sociali in corso. Privilegia i fatti proprii. Non si meraviglia affatto se, in ambito sociale, gli obiettivi raggiunti o mancati sono diversi dalle primitive dichiarazioni di intenzioni. Cio’ che capita abbastanza spesso, non sorprende più.
Questa insensibilità sociale (nella forma di divaricazione completa fra stato e cittadino, che vanno per sentieri diversi o opposti) é probabilmente tanto vecchia da rimontare ai tempi lontani, quando i “gestori” dello stato erano: i Goti, i Francesi, gli Austriaci, gli Spagnoli, etc

Il processo avvenuto nel sistema Italia, come si vede dall’Europa: l’abitudine alla improvvisazione ed alla irresponsabilità nella vita pubblica, diffusesi recentemente, porta alla confusione sociale per via dei numerosi insuccessi. E in una vita sociale confusa, tutto puo’ avvenire. Succede persino che un evento negativo puo’ essere attribuito alla confusione che regna, anziché alla propria colpa o mancanza.

La impossibilità di vedere tutti i proprii diritti realizzati é divenuta recentemente per lui un’abitudine accettata, con rassegnazione balcanica. In compenso la sua furbizia e il suo ottimismo (o faciloneria) gli fanno sperare che i suoi diritti di cittadino potranno realizzarsi con l’intervento risolutore del proprio referente (chi non ne ha uno puo’ essere perduto).

La sua rassegnazione ad una vita sociale degradata é tanta, che egli non si chiede neanche se negli altri Paesi della U.E. la qualità delle vita é migliore e perché. Non si chiede perché l’Italia é l’unico Paese della U.E. inguaiato, né gli interessa sapere perché. Si lamenta pero’ della chiusura della FIAT (e spera che non ce ne siano altre). Forse il maggior contributo al degrado di inizio secolo XXI viene agli Italiani dallo “Stellone”. La tradizione diffusa vuole che le cose scassate verranno aggiustate un giorno. Si dice “Ci penserà lo Stellone”. E’ forse questo il motivo per cui, nella vita sociale, si accetta tutto, anche il peggio ? A furia di non fare correzioni, negli ultimi decenni, rischiamo di tornare indietro. La società va evanescendo, sostituita da clans, cordate, correnti e tribù....Chissa se un giorno qualcuno scoprirà che.... lo Stellone dorme saporitamente.

La realtà, a voler guardarla in faccia, puo’ spiegarsi semplicemente: in un Paese che accetta di vivere alla giornata, si rinunzia a condizionare gli eventi futuri, a differenza della vita sociale degli altri Paesi U.E.. Anzi, ci si lascia condizionare dalle emergenze.

Le abitudini italiane di vita sociale, eccezionali per la U.E., stanno scavando un fossato verso gli altri Paesi della U.E più a Nord. Un fossato simile, molto più pronunciato, esiste da tempo tra Nordamerica e America latina. Un’idea semplicistica delle abitudini che si stanno diffondendo é data nello allegato.

Nel Paese abituato ormai alle emergenze, non si indaga troppo sui perché, ma vivendo all’estero, ci si chiede: “come potrebbe funzionare l’economia di un Paese, ove i comportamenti indicati nell’allegato (sempre attribuibili agli altri e non a se stesso) si sono tanto diffusi ?”

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COMPORTAMENTI, EDUCAZIONE E SOCIETA'

Una caratteristica che distingue gli Italiani, nella U.E., é la propensione per i comportamenti istintivi nella vita sociale.
Questo comportamento non provocherebbe nella vita sociale conseguenze rilevanti, se non entrasse in gioco nel sistema Italia un aspetto perticolare: l' educazione.

Sembra proprio, nell' osservare i comportamenti italiani di inizio secolo, che né la pubblica Istruzione né la famiglia media abbiano prestato attenzione negli ultimi decenni a quanto viene invece insegnato in gran parte dei Paesi della U.E..

Nella gran parte dei Paesi europei si insegna ai cittadini che ogni passo da fare nella vita sociale richiede una preventiva riflessione (la quale diviene poi negli adulti reazione istintiva) relativa al quesito: " l' azione che sto per fare porterà danno al mio prossimo, vicino o lontano ?". Con l' imperativo di avere una risposta negativa.

La mancata attenzione, in Italia, a scuola e in famiglia, a tale aspetto importante dell' educazione, ha le sue conseguenze sociali. Conseguenze sociali negative, diffuse e visibili, le quali sono in linea colla tradizione specificamente italiana che il cittadino e lo stato si ignorano, anzi sono talvolta nemici.

Questa mancata attenzione potremmo definirla "un motivo in più, perché la società italiana abbia tante difficoltà a funzionare" .......


L' Emigrato
Antonio Greco
ANGREMA@wanadoo.fr