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Discussione: L'appeso

  1. #21
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    Fabrizio de André


    La ballata del Michè


    Quando hanno aperto la cella
    era già tardi perché
    con una corda al collo
    freddo pendeva Michè.

    Tutte le volte che un gallo
    sento cantar penserò
    a quella notte in prigione
    quando Michè s'impiccò

    Stanotte Michè
    s'è impiccato a un chiodo perché
    non voleva restare vent'anni in prigione
    lontano da te

    Nel buio Michè
    se n'è andato sapendo che a te
    non poteva mai dire che aveva ammazzato
    soltanto per te.

    Io so che Michè
    ha voluto morire perché
    ti restasse il ricordo del bene profondo
    che aveva per te.

    Vent'anni gli avevano dato
    la corte decise così
    perché un giorno aveva ammazzato
    chi voleva rubargli Marì.

    L'avevan perciò condannato
    vent'anni in prigione a marcir
    però adesso che lui s'è impiccato
    la porta gli devono aprir.

    Se pure Michè
    non ti ha scritto spiegando perché
    se n'è andato dal mondo tu sai che l' ha fatto
    soltanto per te.

    Domani alle tre
    nella fossa comune sarà
    senza il prete e la messa perché d'un suicida
    non hanno pietà.

    Domani Michè
    nella terra bagnata sarà
    e qualcuno una croce col nome la data
    su lui pianterà.

    E qualcuno una croce col nome e la data
    su lui pianterà.

  2. #22
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    "Il tuo orecchio non mi percepisce, ma in cuore ti rimbombo; in forma varia esercito crudele potere" Goethe, Faust, parte prima.
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    “…So che restai appeso ad un albero sferzato dal vento

    per nove notti intere,

    ferito da una lancia e consacrato ad Odino,

    offerto da me stesso a me stesso;

    I piu’ sapienti non sanno da dove nascono

    Le radici di quell’albero antico.

    Non mi confortarono con il pane,

    ne’ mi porsero il corno per bere;

    Guardai verso il basso,

    afferrai le Rune,

    gridando le afferrai;

    caddi dall’albero.

    Appresi nove canti di potere

    Dal figlio famoso di Bolthor,

    padre di bestla,

    ed ebbi un sorso del prezioso idromele

    misto con magico Odrerir.

    Poi diventai dotto, sapiente,

    crebbi e prosperai:

    parola da parola mi diedero parole;

    azione da azione mi diedero azioni…”

    (Havamal)

    IL VIAGGIO SCIAMANICO DI ODINO

    Quello precedentemente descritto rappresenterebbe una parte di un antico poema , il Havamal , che narra appunto il mistico viaggio di Odino, padre degli Asi , alla ricerca della antica sapienza.

    Nel racconto il Padre degli dei rimase appeso per 9 giorni e nove notti ad un mitico albero , il frassino universale Yggdrasil. In queste condizioni nella visione del dio l’albero si tramuto’ in un cavallo bianco ad 8 zampe che lo porto’ tra i vari universi conosciuti , alla ricerca della antica sapienza , fino a giungere dal gigante Mimir dal quale , appunto , apprese l’arte della magia e la Conoscenza.

    Andiamo con ordine…

    So che restai appeso ad un albero sferzato dal vento

    per nove notti intere,

    ferito da una lancia e consacrato ad Odino,

    offerto da me stesso a me stesso;

    I piu’ sapienti non sanno da dove nascono

    Le radici di quell’albero antico.

    Non mi confortarono con il pane,

    ne’ mi porsero il corno per bere.

    Il mitico viaggio di Odino parte da un albero , appunto chiamato Yggdrasil , e’ l’albero universale , l’asse dei mondi conosciuti e sconosciuti. L’albero e’ , un po’ in ogni cultura , un elemento magico e misterioso , una specie di collegamento tra la terra (le radici) e il Cielo (i rami) e spesso associato direttamente o indirettamente alle divinita’ , basti pensare all’albero che cresce sulla tomba di Osiride o a quello sacro ad Dioniso.Nella mitologia nordica , come detto precedentemente , questo mistico albero si chiama Yggdrasil, parola che sembrerebbe provenire da Ygg che significa “lo Spaventoso” , uno dei vari nomi con i quali era conosciuto Odino, e da Drasill che invece significa Cavallo. Ecco cosi’ che l’albero universale diventa “il cavallo di odino” , il mezzo grazie al quale il dio puo’ effettuare il suo viaggio alla ricerca della antica Sapienza!

    Lo stesso poema narra che dopo 9 giorni e 9 notti l’albero si tramuta in un cavallo bianco dalle 8 ampe, chiamato Sleipnir e che appunto trasportera’ Odino nel suo viaggio.

    …So che restai appeso ad un albero sferzato dal vento

    per nove notti intere…

    Il numero nove diventa un numero ricorrente in tutta la narrazione , del resto , Lug , il dio celtico per molti aspetti assimilabile a Odino fu costretto ad affrontare 9 terribili tempeste.

    Il nove e’ cosi’ numero della conoscenza , in egiziano e’ Pestch , che significa proprio “ricominciare” , cioe’ dopo aver ottenuto la conoscenza , numericamente dopo aver raggiunto l’8 , l’uomo si avvia ad una nuova vita , “pestch heb enti pestch” sarebbe in egitto , appunto , la Festa della Luna Nuova , significato che ben si sposa con il mistico viaggio del dio scandinavo!

    Torniamo all’albero e alla suas mutazione: da mezzo di trasporto metafisico esso si trasforma in un mezzo di trasporto materiale , un mitico cavallo. Durante il viaggio , che ha la stessa durata del soggiorno di Odino sull’ albero, Slepnir trasporta la divinita’ tra i luoghi piu’ aspri ed impervi , fino a raggiungere il ponte Gjoll , il ponte dell’ “arcobaleno” soglia dei mondi della conoscenza.

    Ma cosa sono questi mondi e come era strutturato l’universo nella mitologia nordica.

    Come nel caso di Osiride , imponente divinita’ egizia e padre degli altri dei , cosi’ anche Odino non e’ la divinita’ primordiale , infatti come in Egitto esiste un dio , Ra , “di cui non si conosce il nome” , cosi’ Odino , padre degli dei , non ha reato l’universo conosciuto , plasmato da un dio primordiale , il “padre di Tutto”.

    Attorno cosi’ all’albero cosmico si va a sviluppare un complesso universo costituito da tanti e diversissimi mondi. Il creato era costituito da tre dischi posti uno sopra l’altro, potremmo definirli tre universi differenti , divisi , a loro volta , in nove mondi.

    Il primo disco e’ il mondo superiore , il secondo la “Terra di Mezzo” il mondo degli uomini , e infine il mondo degli inferi , Hel , tramutato , poi, nell’ ”inferno” Cristiano. La terra di Mezzo era circondata da un vasto oceano chiuso dal gigantesco serpente Jormungand , il serpente che “si morde la coda” e collegato al mondo superiore da un ponte di fuoco Bifrost, che si apre alla vista dei mortali in particolari periodi o in particolari stati di coscienza.

    La terra di Mezzo, poi, era suddivisa in altri mondi , quello del popolo fatato , dei nani e degli elfi collegato con quello degli umani attraverso varchi magici e “porte” di cui ancora oggi , in numerose leggende , si sente parlare o descrivere , e che si aprirebbero , anche essi in particolari periodi dell’anno.

    Infine , tra le radici del mitico frassino, eco presente il monde degli inferi , le ci porte si spalancano durante la magica notte di Samhain e alla cui guardia vi e’ una specie di “cerbero” dantesco, un enorme cane Garmr.

    Ritorniamo al viaggio di Odino,in sella a Sleipnir , raggiunge il mondo degli inferi , cavalcando ancora per9 giorni e 9 notti senza incontrare nessuno fino a giungere dal gigante Mimir e alla fonte della saggezza.

    Il viaggio era stato completato.

    Lo scopo di Odino era quello di bere alla fonte della conoscenza il magico Idromele , ma per far questo doveva farsi insegnare dal gigante i “canti di potere”.

    …Appresi nove canti di potere

    Dal figlio famoso di Bolthor,

    padre di Bestla…

    Questi “canti di potere” ricordano da vicino le “parole di Potenza” dei sacerdoti egiziani; anche nella mitologia nordica , quindi , la saggezza e’ racchiusa in canti o parole , nella “vibrazione” che genera energia e il cui dominio e’ il fine ultimo della conoscenza!Non sembra un caso , poi, che questa fonte di conoscenza si trovi proprio tra le radici del mistico albero , infatti la vibrazione , come energia , e’ fortemente associata alla terra e alle sue energie telluriche e quindi il posto dove esse si posson apprendere e’ situato proprio tra le radici, simbolo ctonio dell’ universo stesso!

    Odino non poteva presentarsi al “figlio famoso di Bolthor” , il gigante Mimir come il padre degli dei , ma si presento’ come un ignaro viandante assetato.In realta’ Mimir non possedeva il magico liquido , ma il gigante poteva insegnare ad Odino i canti con i quali si sarebbe potuto abbeverare alla fonte.

    Quello che accade a questo punto del viaggio ben si lega con l’idea di Odino come una divinita’ arborea e legata a riti di smembramento tipici dei rituali agresti-naturali.

    Infatti ecco che come pegno dato al gigante Odino e’ pronto a sacrificare un suo occhio.

    L’occhio di Odino rimarra’ cosi’ nella fonte al posto della testa del gigante che il dio portera’ via con se per farsi rivelare i magici canti , cosi’ come Mimir insegnera’ a “vedere” ad odino , cosi’ l’cchio del dio donera’ la vista al gigante decapitato.

    “…So tutto Odino,

    so dove hai nascosto il tuo occhio

    nelle profondita’ del grande pozzo di Mimir…”

    Queste cruente scene di decapitazione e della perdita dell’occhio da parte di Odino ci riportano , appunto , a rituali di smembramento molto ricorrenti in tutte le culture e nei rituali arborei.

    J.Frazer , nel suo libro “il Ramo d’Oro” , spiega molto bene il legame tra i rituali di smembramento

    E il culto della Dea Madre , o meglio il culto di divinita’ legate ai cicli naturali e i cui rituali si basano ul principio di morte e rinascita. Cosi’ ritroviamo il tema dello smembramento nel mito do Osiride, appunto ucciso e diviso in piu’ pezzi dal malvagio fratello Seth , per poi rinascere a nuova vita. Ancora rituali di questo tipo li ritroviamo in Dioniso , anch’esso fatto a pezzi dai Giganti mandati dall’invidiosa Hera , per poi rinascere dalle sue stesse ceneri. Il discorso dei rituali di smembramento e’ piuttosto complesso e non facilmente risolvibile in poche righe , esso e’ comunque un rituale che ritroviamo spesso in molte divinita’ arboree e legato appunto alla “morte e rinascita”.in quest’ ottica Anche Odino , dopo aver appreso i nove canti e aver bevuto il mitico idromele “muore” per poter “rinascere” a nuova vita , esperienza che , cosi’ , lo lega indissolubilmente a tutte quelle divinita’ naturali cui accennato prima, divinita’ un tempo femminili che poi la societa’ ha trasformato in presenze maschili!

    …Poi diventai dotto, sapiente,

    crebbi e prosperai:

    parola da parola mi diedero parole;

    azione da azione mi diedero azioni…


    BIBLIOGRAFIA

    B.BATES la sapienza di Avalon

    N.VLORA l’ultima notte della fenice

    J.FRAZER il ramo d’oro

    http://www.acam.it/odino.htm

  3. #23
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    Citazione Originariamente Scritto da Alessandra

    Via Italia c'è un vicolo scuro
    porta al ponte dei frati neri
    se ci vai un cadavere incontri
    è la patria deviata la patria...
    ...dei misteri

    ed allora ho chiesto alla polvere
    se davvero questo tempo è assassino
    la risposta è nella tela d'un ragno
    tesa tra i fili di un burattino


    Gang - Via Italia

  4. #24
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    Non si appendono così anche i maiali?



    C'è un convitato di pietra in questo thread di Accademia, che fa pur parte di un Forum politico; ed è l'appeso più controverso della storia d'Italia.
    Ho "pietrificato" la foto perché è uno strazio solo il guardarla, per chi ritiene di essere parte dell'umanità.
    I Romani ce l'avevano quest'abitudine di insultare potenti imperatori e autocratici papi straziandone i corpi, dopo morti; poi, per soprammercato, li buttavano pure nel Tevere.
    Ma sono storie antiche o al massimo medioevali.
    Più difficile credere che in una piazza italiana, solo sessant'anni fa si potesse fare una cosa altrettanto atroce e abominevole, prendendosela con i cadaveri di chi avevano odiato, o forse adorato e osannato, per vent'anni.
    E' successo, invece; e restiamo tutti ancora un po' appesi in quel piazzale, specie quelli che sono disposti a giustificare tutto in nome dell'ideologia.

  5. #25
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    Citazione Originariamente Scritto da pcosta
    Non si appendono così anche i maiali?


    C'è un convitato di pietra in questo thread di Accademia, che fa pur parte di un Forum politico; ed è l'appeso più controverso della storia d'Italia.
    Ho "pietrificato" la foto perché è uno strazio solo il guardarla, per chi ritiene di essere parte dell'umanità.
    I Romani ce l'avevano quest'abitudine di insultare potenti imperatori e autocratici papi straziandone i corpi, dopo morti; poi, per soprammercato, li buttavano pure nel Tevere.
    Ma sono storie antiche o al massimo medioevali.
    Più difficile credere che in una piazza italiana, solo sessant'anni fa si potesse fare una cosa altrettanto atroce e abominevole, prendendosela con i cadaveri di chi avevano odiato, o forse adorato e osannato, per vent'anni.
    E' successo, invece; e restiamo tutti ancora un po' appesi in quel piazzale, specie quelli che sono disposti a giustificare tutto in nome dell'ideologia.
    una foto dei partigiani appesi in piazzale loreto per rappresaglia no?

    Paolo

  6. #26
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    Citazione Originariamente Scritto da Kowalsky
    una foto dei partigiani appesi in piazzale loreto per rappresaglia no?

    Paolo
    Milano, 10 agosto '44. Un giovane miliziano della Muti, con i distintivi e il moschetto bene in vista, monta la guardia ai corpi dei 15 fucilati. Il suo sguardo dice probabilmente più di quanto lui stesso vorrebbe ammettere sull'orrore di quella tragica giornata.

    Da "Storia fotografica della RSI" - Bollati Boringhieri, Torino 2001


    Erano in 15, accomunati dal desiderio di liberare la propria patria dal giogo fascista e nazista, condivideranno non solo lo stesso carcere, San Vittore, ma anche la stessa orribile e ingiusta sorte. La mattina del 10 agosto 1944 vennero svegliati all’alba, ognuno aveva in tasca un bigliettino col proprio nome, era il segno della condanna a morte. Con la loro esecuzione i capi nazisti volevano compiere un gesto di rappresaglia per l’esplosione di una bomba in viale Abruzzi. Furono scelti a caso, stipati su un autocarro, condotti a piazzale Loreto e qui uccisi all’impazzata. Le salme vennero ammucchiate a terra e fu impedito qualsiasi gesto di omaggio da parte della popolazione e dei parenti.

  7. #27
    Diavoletto
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    Dio ti guarda... vèstiti ammodino!
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    Sdrammatizziamo...

    Î Viva la vida muera la Muerte !

  8. #28
    Forumista esperto
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  9. #29
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    Eh beh... c'è poco da sdrammatizzare...




    ... siamo tutti appesi a un filo...

  10. #30
    Alessandra
    Ospite

    Predefinito Attualissimo, in tutti i sensi


    Giuseppe Pellizza da Volpedo
    L'appeso, 1893
    Olio su tela, cm 67 x 50
    Firma e data in basso a destra: Pellizza da Volpedo 1893
    Coll. Rossi
    Inv. n. 1781

 

 
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