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  1. #1
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    Predefinito Le tecniche per diventare "miira"


    La mummia del monaco Tetsuryukai

    Dal libro di Raveri riguardante lo sciamanesimo ('Itinerari nel sacro'), riporto questo passaggio sui miira, esperienza di automummificazione documentata fino a meno di un secolo fa in Giappone. E' impressionante...


    Questa prassi avviene fuori dal contesto istituzionale delle organizzazioni religiose sia shintoiste che buddhiste ed è anzi apertamente osteggiata anche dal potere politico.
    Il miira si oppone al naturale deestino di ogni uomo. L'automummificazione in vita è un rifiuto dei rapporti sociali, dei rapporti religiosi codificati, delle leggi naturali e dei limiti della propria fisicità.
    Se la corruzione della carne è segno dell'azione del tempo, il miira è un corpo incorrotto. se il tempo è il dissolversi della forma, egli è intatto e il suo corpo mummificato non subisce mutamento alcuno. [...] Si tratta dell'esperienza escetica di automummificazione durante la vita. I primi casi in Giappone sono documentati a partire dal secolo XII, gli ultimi accertati sono del primo decennio del 1900.
    Quando l'asceta ha preso la decisione di cercare l'immortalità, si ritira in completa solitudine dentra una grotta in montagna. Continua a praticare le tecniche di meditazione e purificazione comuni a tutte le esperienze mistiche, ma le porta in questo caso fino al limite estremo.
    Inizia infatti un periodo di tre anni di progressiva astinenza dal cibo normale. [...] Superato questo primo periodo, l'asceta entra nella seconda fase del processo di mummificazione che deve durare cinque anni. Egli prende a cibarsi solo dei prodotti di conifere, come pigne, castagne, foglie, radici, cortecce, resine e terra. Anche questa alimentazione è progressivamente ridotta fino ad arrivare al digiuno completo, in cui solo l'acqua è permessa.
    Si fa seppellire quando è ancora vivo. Si pone lui stesso nella bara in posizione eretta di meditazione. La bara viene chiusa e ricoperta di terra e un piccolo tubo di bambù viene inserito per garantire l'areazione.
    Viene riaperta tre anni dopo. Se il corpo è intatto, l'asceta diventa un miira, una mummia. I monaci lo profumano di incenso, lo vestono di ricchi paramenti sacri e lo racchiudono in un tabernacolo. In Cina, dove la tradizione di questa pratica ascetica è documentata, era consuetudine avvolgere il corpo mummificato con stoffa impregnata di lacca colorata per meglio conservarlo intatto. [...] Le immagini del Buddha nei templi sono rivestite di lamine dorate, così il miira è una statua vivente, un'icona regale, oggetto di culto. [...]
    Non si tratta di una lenta morte per fame né di un suicidio rituale. Il miira è un caso emblematico e inquietante perché realizza un'estrema possibilità teorica di reazione culturale al problema della morte. [...] Se il cadavere è il corpo corrotto, il miira, corpo ormai incorruttibile, ne è l'antitesi. Il miira ha fatto della zona di margine tra vita e morte la centralità della sua esperienza. Ha negato sia i limiti dell'una che dell'altra realtà esistenziale, partecipando ad entrambe. Dove la cultura ha posto separazioni, lui ha attuato un'unione. ha potuto farlo perché ha controllato e si è liberato di talune leggi della morte (decomposizione) e ha fermato e reso superflue certe condizioni della vita (nutrimento). [...]
    Il miira è un emarginato in vita e, come asceta, è "morto" socialmente. Rifiutando il cibo si riduce qusi allo stato di scheletro, è considerato come un cadavere e infatti viene seppellito. Ma non muore. Riesumando il corpo, "il suo viso è intatto, le sue ossa tintinnano come l'oro". E' in meditazione, quindi è vivo e si pensa che un giorno potrà risvegliarsi e riaggregarsi al mondo dei vivi per salvarli.
    Presa dal sito: Luigi Pellini
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 21-12-09 alle 03:01

  2. #2
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    Credo sia il caso del cosiddetto Uomo di Ghuen, un monaco vissuto intorno al 1475 e ritrovato, auto-mummificato, qualche anno fa in Tibet. Probabilmente conosceva tecniche di meditazione straordinarie, che gli permettevano di controllare il proprio corpo, rallentando il metabolismo fino a livelli incredibili.

    L'Uomo di Ghuen sarebbe stato seguace di un mistico giapponese di nome Kukai, i cui insegnamenti consistevano nello spingere il corpo fino ai limiti della resistenza attraverso la meditazione. I seguaci, quasi tutti monaci, cominciavano col nutrirsi di noci e bacche per poi cambiare la propria dieta dopo tre anni e cibarsi solamente di cortecce e radici di alcune specie di pino. Dopo poco più di cinque anni, ridotti allo stremo delle forze, smettevano di muoversi e si dedicavano esclusivamente alla meditazione.

    Quando si rendevano conto di essere ormai giunti alla fine, i monaci ingerivano una sostanza liquida estratta da una pianta chiamata urishi che, nel giro di poche ore, li faceva sudare, vomitare e urinare. In questo modo riuscivano ad espellere dal proprio corpo tutti i liquidi, preparandosi alla morte.

    Il corpo è perfettamente conservato: i capelli e i denti sono ancora presenti, la pelle non mostra alcuna spaccatura e uno dei due bulbi oculari è disseccato ma ancora al suo posto. Gli organi interni non sono andati in putrefazione: questo perché il lento digiuno riduceva i grassi e, soprattutto, distruggeva i batteri intestinali.


    Ultima modifica di Silvia; 17-12-09 alle 18:33

  3. #3
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    Predefinito

    Tra le montagne sacre della prefettura di Yamagata, nella zona settentrionale di Honshu (l'isola principale del Giappone), ci sono diversi templi che ospitano corpi mummificati di monaci che hanno praticato l'esperienza dell'auto-conservazione, quasi una forma di autosacrifìcio.

    Il sacerdote Kukai, detto anche Kobo Daishi (774-835), diede vita in Giappone a una delle sette del cosiddetto buddismo esoterico: la disciplina dello Shingon, che letteralmente significa parola vera ed è la traduzione giapponese del termine sanscrito mantra. Era caratterizzata da riti simbolici e diagrammi che i profani, per quanto colti, non erano in grado di comprendere e aveva lo scopo di raggiungere la buddità. Mentre nella maggior parte delle dottrine la si poteva conseguire soltanto dopo la morte (o meglio dopo un gran numero di morti e rinascite successive), nel buddismo esoterico era possibile realizzarla immediatamente. Chi vi aderiva, si sottoponeva a forme prolungate di digiuno così da alterare i parametri corporei. La dieta degli asceti rendeva il corpo estremamente resistente alla decomposizione disidratandolo a poco a poco e consentiva di ottenere una perfetta automummificazione, ovvero di spalancare i cancelli dell'immortalità divenendo Buddha nel proprio corpo. Questo stato, definito Nikushin-Butsu, permetteva di accedere a una nuova forma d'esistenza, eterna e incorruttibile. Poi, una volta morti, i loro corpi venivano collocati nei templi e adorati come statue.

    Lo studioso Iwataro Morimoto è tra i pochi a essersi interessato delle mummie del Giappone. Nel 1961 apprese che erano state scoperte sei mummie di monaci buddisti, custodite in speciali ambienti all'interno di templi dorati, dove erano oggetto di culto (ma solo un piccolo gruppo di fedeli era al corrente della loro esistenza). Storici, antropologi, medici, studiosi di tradizioni popolari e religioni rimasero affascinati da quei ritrovamenti e andarono alla ricerca di altri corpi di questi monaci vissuti per la maggior parte tra il XII e il XIX secolo.



    La mummia del monaco Tetsumonkai, morto a 62 anni, pesa solo 5 kg.
    Il colore nero-bruno della pelle è attribuito alla fuliggine delle candele.


    Alcuni di essi erano seguaci di un'altra forma arcaica di buddismo, che miscelava elementi di culto delle montagne e sciamanesimo: lo Shugen-do. I monaci che dedicavano la propria vita allo Shugen-do si ritiravano dal mondo in un rigido ascetismo: vivevano in cima a ripide montagne, s'immergevano per ore in cascate d'acqua gelida e rimanevano a lungo seduti in ambienti invasi dal fumo del peperoncino bruciato. Man mano che si avvicinavano alla vecchiaia, riflettevano sulla morte: se, attraverso l'autodisciplina, fossero riusciti a convertire la transitorietà della carne in qualcosa d'immutabile ed eterno, avrebbero potuto conquistare la perfezione e diventare dei Buddha. Per questo decidevano di automummificarsi. Morimoto e i suoi colleghi rimasero talmente colpiti da tali racconti che decisero di analizzare a fondo la questione. Visitarono i santuari buddisti ottenendo, non senza difficoltà, il permesso di spogliare e studiare le mummie, arrivando alla conclusione che la storia dell'automummificazione era vera.

    Per automummificarsi i monaci seguivano una dieta molto rigorosa per tre anni, periodo in cui riducevano l'ingestione di liquidi e si astenevano dal mangiare alimenti essenziali: riso, orzo, fagioli di soia, fagioli rossi, semi di sesamo, miglio e sorgo. Si limitavano a sbocconcellare cortecce di pino o semi di torreya e a sorseggiare, di tanto in tanto, ciotole di lacca ricavate da resine d'albero. Quando iniziavano a perdere peso, i monaci ponevano attorno a sé gigantesche candele accese per disseccare ulteriormente il proprio corpo col calore. A poco a poco diventavano pelle e ossa e s'indebolivano fino a patire i tormenti dell'inedia. A questo punto annunciavano di essere pronti a morire e si facevano seppellire vivi in cavità di pietra abbastanza grandi per un uomo seduto nella posizione del loto o in bare di legno, con un piccolo foro per respirare. I monaci tumulati dovevano suonare una campanella a un'ora stabilita e, quando questa non sarebbe più stata udita, anche il piccolo spiraglio veniva occluso. Soltanto dopo mille giorni qualcuno sarebbe tornato a vedere se il corpo si era mummificato cosa che, a dire il vero, non sempre avveniva. Talvolta, pur constatando che i loro maestri erano rimasti immuni dal degrado, i discepoli che aprivano i sepolcri volevano assicurarsi che il processo si completasse. Riponevano allora il corpo in una tomba sotterranea per altri tre anni e lo disseccavano ulteriormente con altri ceri per conservarlo più a lungo.


    Liberamente tratto da Hera n° 65 – giugno 2005
    Ultima modifica di Silvia; 20-12-09 alle 16:51

 

 

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