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Discussione: Amici Carcerati.....

  1. #1
    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    Amici Carcerati.....

    " ero carcerato e mi avete visitato........" (Gesù)





    Quali le caratteristiche di "VOCI DA GALERA"?

    E' scritto interamente dai detenuti.
    E' stato patrocinato dal Comune di Conegliano (TV), Assessorato alla Cultura per il suo alto valore educativo e di sensibilizzazione.
    Costa solo 5 euro, per dare il vantaggio veramente a tutti di poterlo acquistare per beneficenza.
    Il ricavato della prima edizione, infatti, va interamente ad "AMI.CA." (Associazione Amici dei Carcerati) e a Preston Hughes III, cittadino americano condannato a morte da innocente in Texas.
    E' stato distribuito in tutte le scuole superiori della provincia di Treviso.
    Formato tascabile, 94 pagine.

    E' un titolo dal suono sinistro. Dalla galera, infatti, sembra che possano venir fuori solo voci cattive. Invece questo libro raccoglie voci ricche di umanità. A volte di denuncia, di rabbia per le condizioni disumane, di proclamazione della propria innocenza, ma più spesso di speranza, di voglia di vivere, di ricominciare daccapo. Storie dolorose di degradazione nel male, ma anche di volontà di riscatto.

    http://it.geocities.com/carcerati2004/

    Grazie per quello che potrai fare........
    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

  2. #2
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    Predefinito

    Vi presento un amico.........un amico di e-mail con il quale da alcuni anni ci condividiamo aggiornamenti e notizie

    *********

    Sulla Giustizia e sulla utilità della pena.

    Vincenzo Andraous

    Non mi reputo uno scrittore né un poeta, credo di avere qualcosa da comunicare, senza alcuna presunzione di insegnare nulla a nessuno, o salvare alcuno dal proprio destino. Raccontarci la nostra storia personale può significare la nascita di una amicizia, di un sentimento gratuito, allora anche la mia storia, la mia gran brutta storia può diventare motivo di riflessione per tentare di intravedere il pericolo dei rischi estremi, in quel mito della trasgressione che spesso diviene devianza…e poi risalire dal baratro diventa difficile.

    Sono una persona che disegna con le parole ciò che sente, non sono visivo, ma uditivo nel mio percepire le cose, i fatti, le persone. Ho imparato a scrivere leggendomi e credo sia importante leggere ciò che la mente e il cuore tracciano, perché sono orme e impronte digitali che sovente inducono ad ascoltare note nascoste ben al di sotto del primo strato.



    Vincenzo Andraous è nato a Catania il 28-10-1954, una figlia Yelenia che definisce la sua rivincita più grande, detenuto nel carcere di Pavia, ristretto da ventotto anni e condannato all’ergastolo “FINE PENA MAI”.

    Da sette anni usufruisce di permessi premio e lavoro esterno in art.21, da un anno e mezzo è in regime di semilibertà svolgendo attività di tutor presso la Comunità “Casa Del Giovane “di Pavia.

    Per dieci anni è stato uno degli animatori del Collettivo Verde del carcere di Voghera, impegnato in attività sociali e culturali con le televisioni pubbliche e private, con Enti, Scuole, Parrocchie, Università, Associazioni e Movimenti culturali di tutta la penisola,

    Circa venti le collaborazioni a tesi di laurea in psicologia e sociologia;

    E’ titolare di alcune rubriche mensili su riviste e giornali, laici e cattolici;

    altresì su alcuni periodici on line di informazione e letteratura laica, e su periodici cattolici di vescovadi italiani;

    ha conseguito circa 80 premi letterari;

    ha pubblicato sette libri di poesia, di saggistica sul carcere e la devianza, nonché la propria autobiografia;

    “Non mi inganno” edito da Ibiskos di Empoli

    “Per una Principessa in jeans” edito da Ibiskos di Empoli

    “Samarcanda” edito da Cultura 2000 di Siracusa

    “Avrei voluto sedurre la luna“ edito da Vicolo del Pavone di Piacenza

    “Carcere è società” edito da Vicolo del Pavone di Piacenza

    “Autobiografia di un assassino-dal buio alla rinascita” edito da Liberal di Firenze

    “Oltre il carcere” edito dal Centro Stampa della “Casa del Giovane” di Pavia.

    *************************

    Vi porto i saluti di Vincenzo che mi scrive dalla sua semi libertà...i suoi articoli che con altre persone cerchiamo di divulgare per sensibilizzarci tutti verso questa realtà che è il carecere........nessuna pretesa, solo.....chiedo per lui preghiere.......unione di Preghiera per la sua famiglia....

    QUEL CAPPIO AL COLLO

    Qualche tempo addietro scrissi dei tanti suicidi e dei troppi silenzi che circondano il carcere…Ricordo la risposta indifferente.

    Mi sono chiesto spesso qual’è il volto nascosto dietro le righe di una notizia. Qual’è il volto e la storia dell’ultimo uomo scivolato in "SCACCO MATTO" in un carcere.

    Quanto quest’ennesimo suicidio risarcisce in termini di umanità, al di là della mera notizia?

    Penso a quell’uomo, l’ultimo della serie che s’è impiccato o asfissiato. A quel volto, a quel cappio al collo, e intravedo l’importanza di demolire i ghetti mentali, di per sè espressione di quello spirito umano… spesso incatenato.

    Non conosco il volto strozzato in quel carcere, ma comprendo la difficoltà dell’accettazione del dolore, il che in una parola sottenderebbe assenza di saggezza.

    So bene quant’è difficile agguantarne l’orma, e quanto a volte ciò sembri lontano, sebbene così straordinariamente vicino, al punto da non vederne neppure l’ombra.

    In un carcere è difficile perforare quella superficialità che è corazza a difesa, il "muro di niente" contro cui cozziamo e moriamo.

    E’ davvero difficile raggiungere quella falda profonda a nome interiorità, navigando tra anse e anfratti, scogli e derive per arrivare a quell’essenza che può dirci di cosa siamo capaci, e addirittura svelarci il significato da dare alla vita.

    Nei riguardi del carcere non credo che tutto ciò che vi accade sia arbitrario, illegale, ingiusto, forse è solo il risultato del nulla prodotto, appunto, per mancanza di un preciso interesse collettivo o meglio della sua comprensione sensibile.

    Forse sarebbe il caso di ripensare davvero alla possibilità di un carcere a misura di uomo, anche dell’ultimo degli uomini.

    Perché in carcere, oltre alle ben note etichette, stigmatizzazioni e umiliazioni, va di moda la flessibilità, non quella del lavoro né della pena: umana, dignitosa, condivisa.

    Si tratta di flessibilità nel risolvere i problemi endemici che soffocano l’ Amministrazione Penitenziaria, la quale pare muoversi come la nostra evoluta società, che cresce, si educa, si realizza pari passo con l’imbarbarimento dei sentimenti e dei valori, scambiati per medaglie e successi da conseguire a tutti i costi.

    In galera ci si perde per sempre, perché è un luogo separato davvero, da una società che corre all’impazzata al supermercato delle suggestioni, degli ideali venduti a buon prezzo, della fede che non è amore che libera, ma fatica di pochi momenti.

    In carcere è morto un altro uomo? I mass-media hanno sparato a zero sul sistema, hanno detto che si è suicidato, per l’invivibilità della prigione, per il peso del proprio reato, per la solitudine imposta…..

    Ho l’impressione che occorra quella coerenza che riporta al centro l’essere umano, con partecipazione per chi subisce il dolore dell’offesa tragica, e con l’attenzione sensibile che non è accudente, né giustificante, ma un preciso interesse collettivo, affinché l’uomo possa migliorare e trasformarsi.

    Vincenzo Andraous

    tutor Comunità Casa del Giovane

    27-2-03 Pavia
    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

 

 

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