In un libricino di dieci anni fa, intitolato “Siamo pazzi di libertà”, edito dai Club Pannella e curato da Angiolo Bandinelli ed Enzo Cucco, ho trovato un articolo di Pasolini scritto per il Corriere della Sera del 18/07/1975.
<<[…] L’Italia di oggi – concludeva Pasolini – è distrutta esattamente come l’Italia del 1945. Anzi, certamente la distruzione è ancora più grave, perché non ci troviamo tra macerie, sia pur strazianti, di case e monumenti, ma tra “macerie di valori”: “valori” umanistici e, quel che più importa, popolari.[…] ciò che, oggi, conta individuare e vivere è una “obbedienza a leggi future e migliori”[…] e la conseguente volontà di “ricostruzione”. Fondare la possibilità di una simile “obbedienza” e di una simile “volontà di ricostruzione” è il vero grande ruolo storico del PCI. Ma anche tuo (Marco Pannella ndr): dei radicali, anche di ogni singolo intellettuale, di ogni uomo solo e mite.>>
La cultura ufficiale non ha perdonato Pannella ed i radicali di essere stati i veri vincitori del referendum sul divorzio del 1974, quindi trascura il rapporto tra l’intellettuale friulano e il movimento dei diritti civili degli anni ’70.
Ma anche i radicali e Pannella sembrano aver dimenticato il consiglio pasoliniano di impegnarsi innanzi tutto nella ricostruzione di nuovi valori e di nuove “obbedienze a leggi future e migliori”. Sì, “nuove obbedienze” e non più semplice “disobbedienza”, come azione politica degli uomini inermi che non vogliono rimanere inerti.
La finta furbizia di lottare per l’alternativa, passando per la tappa dell’alternanza al fine di avere qualche “nominato” nel prossimo Parlamento, contraddice l’impegno, di cui al consiglio pasoliniano, seguito per quasi cinquant’anni.
Beppi Lamedica – attivista liberale




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