Espressioni fumose ed evasive alla conferenza stampa sugli argomenti trattati nel Consiglio dei ministri
Sito di palazzo Chigi, va in onda la conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri. C'è un ordine del giorno, ma ci sono soprattutto le attese per un argomento che è entrato di prepotenza nel dibattito politico e sociale: nuove norme per i siti internet e per il diritto di manifestazione dopo l'aggressione di Piazza del Duomo a Silvio Berlusconi.
Dietro il medaglione governativo, nella tribuna, c'è il ministro Matteoli. Ma il tema della riforma sui siti che inneggiano alla violenza o commettano apologia di reato, il tema dell'applicazione della normativa dlla sicurezza degli stadi applicato alle manifestazioni di altra natura non merita nemmeno una parola.
Ne parla, il rappresentante governativo, solo su esplicita domanda. Risponde veloce, guarda spesso l'orologio, si capisce che ha fretta.
Dalle sue risposte si aprende, in sintesi, che: il decreto legge, come anticipato nella marcia indeitro fatta già ieri dal minsitro dell'Interno, è diventato un disegno di legge e che quindi affronterà la via parlamentare. Cosa ci sia dentro quel disegno di legge in via ufficiale non è dato sapere, oggi. Nonostante la continua ripetizione dello stesso titolare del Viminale che da tre giorni annuncia le novità.
La domanda di una giornalista nella sala: "Si può capire qualche cosa di più di questo provvedimento?" non riceve risposta, perchè il ministro, appunto, ha fretta.
L'esecutivo ne ha parlato e ha discusso, il ministro Maroni ha annunciato questo disegno di legge e l'unico distinguo che esce dalla bocca di Matteoli ha una tinta personalistica. Lui che è un politico di lungo corso spiega che la materia è "delicata" perché riguarda la libertà die spressione. "Perm carità - afferma - non vogliamo cancellare la libertà di espressione". Piuttosto fissare il limite di guardia. C'è differenza, spiega il minsitro, fra chi fischia e chi disturba in maniera diversa una manifestazione politica. Come è avvenuto, dice, con gli incidenti dei giorni scorsi. Quindi? Quindi nulla. Risposte evasive.
Il corso del dibattuito è stato chiaro nelle ultime ore: dal petto in fuori di Maroni, alla sua informativa in Parlamento dove annunciava "misure e strumenti più efficaci" per contrastare questo fenomeno e garantire maggiore sicurezza a chi partecipa alle manifestazioni pubbliche. «Stiamo valutando misure più adeguate che intendo proporre giovedì» al Consiglio dei Ministri, ribadiva il giorno dopo, il 15 dicembre. E citava, sposandola in pieno, la proposta avanzata dal ministro della Difesa, Ignazio La Russa, di inasprire le misure anti-contestazione alle manifestazioni, ed estenderle anche ai periodi che non riguardano la campagna elettorale. Se il 15 ancora parlava di decreto legge, procedura d'urgenza quindi, il giorno dopo smorzava e frenava. Il decreto diventava un disegno di legge, mentre da più parti - e significative - arrivavano dichiarazioni di stop a interventi di carattere censorio. Dal Pd a Fini, dalla Cgil al destro Secolo d'Italia fino ad arrivare alla salita al Colle di fronte al Presidente della Repubblica.
Il quotidiano romano Il Messaggero oggi riportava i dettagli della proposta. Ma quei dettagli di una bozza che è stata posata e illustrata nel Consiglio non hanno meritato spiegazione o approfondimento in sede formale.
Restano le immagini e le parole, la tensione degli atteggiamenti dimostrati da gran parte del governo e da elementi di spicco della maggioranza nelle ore successive all'aggressione milanese del Presidente del consiglio. Quella percezione vale mille risposte evasive dettate dall'ordine di ritirata che si è dispiegato nell'arco di 48 ore.
Angelo Miotto
PeaceReporter - Annuncio disatteso




Rispondi Citando
