Consiglio a tutti visione del film "The interpreter" (2005 - Pollack), thriller ambientato alle Nazioni Unite circa un presunto tentativo di assassinare un controverso presidente africano di un paese in guerra civile. Storia totalmente inventata.
Potrebbero esserci tutti gli elementi per il solito polpettone amerikano e invece no, la trama ha una sua logica neppure troppo scontata. Tutto ciò che potrebbe sfociare nel qualunquismo politico (terrorismo, realpolitik varia) o nella retorica è appena lanciato e abbandonato, superato immediatamente dalla vicenda dei personaggi.
Inatteso lo spessore umano, oltre che civile, dei personaggi, il dramma delle loro convinzioni, delle loro storie e delle loro speranze. Quella oscura macchina, a volte vigliacca ma sempre impressionante che è la giustizia e la convivenza degli uomini, viene vista dagli occhi di un agente dei servizi segreti e da una interprete all'Assemblea Generale dell'Onu (....e infine anche del vecchio presidente che - forse - fu idealista e ora ridottosi in spietato dittatore). La originalità di questo film è veramente in questo sguardo introspettivo.
Un montaggio niente male anche sul genere thriller, alcune scene particolarmente azzeccate su New York, interessante l'ambientazione (è il primo film girato dentro il Palazzo di vetro) e notevole la parte della (bellissima) Nikole Kidman e dell'agente Sean Penn.
Un voto direi 8... (sicuramente influenzato dal mio pensiero/stato d'animo attuale)
Ultime considerazioni
....a tratti commovente (...). Ebbene si mi commuove più questo che l'eterno ritorno agli anni '70 (o al 77-bolognese del "lavorare con lentezza" vivalavvvariabbileindipppendente).
Mi commuove il fatto che a difendere queste poco più che speranze, spesso travolte dal cinismo, ci sia una forza (armi e transenne, scranni, aule e palazzi, manifestanti, diplomatici e poliziotti) per risolvere i conflitti attraverso quel diritto, che in ultima analisi è la nostra responsabilità, quel sentimento di giustizia in nome della convivenza e della felicità pacifica di tutti.
E' qualcosa di incredibilmente fragile e grandioso ("di vetro...!") questo tentativo folle e irrinunciabile degli uomini (e delle donne) di costruire Istituzioni così complesse..... proprio perché sono vissute con così tanta sofferenza.
Se c'è un futuro per questi "quattro soldi di civiltà" è questa la strada che ci aspetta, tra le (tante) sale di vetro e i cuori delle persone.
Un film soprattutto di umanità.




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