4/11/2005
Italiani "poveri" ma spendaccioni
Un Paese contraddittorio per l'Istat
Gli italiani si sentono sempre più poveri. Ma allo stesso tempo non riescono a rinunciare alle comodità e ai "vizi" della tecnologia come il telefonino super accessoriato. Nell'ultimo rapporto Istat uno su due dichiara "di non essere per nulla o poco soddisfatto dalla propria situazione finanziaria", e si lamenta perché non riesce a "tirare" fino alla fine mese. Ma poi si coccola con una casa più hi-tech, dotata di condizionatore e lavastoviglie.
Insomma l'Italia che emerge dall'ultimo rapporto dell'Istituto di statistica appare piena di contraddizioni.
CONSUMI: BOOM PER I CELLULARI
Il vero amore si conferma il cellulare: la passione per la chiacchierata in famiglia o tra amici ha spinto nel 2004 il 72,9% delle famiglie a possederne uno, in aumento rispetto al 71,7% del 2003. La voglia di comunicare batte dunque ogni altro oggetto tecnologico, anche il computer, la cui diffusione risulta in aumento, ma ancora lontana dai livelli del telefonino. Il pc si trovava infatti lo scorso anno nel 40,2% delle case italiane, contro il 37,4% del 2003.
Un vero boom e' stato inoltre quello dei condizionatori. Complice l'afa delle ultime estati, la percentuale delle famiglie che ne possiede uno e' salita dal 16,5% del 2003 al 20,9% dello scorso anno. Alla ricerca di un po' di refrigerio la percentuale e' salita al 22,9% nel Nord, al 21,3% nel Mezzogiorno e al 15,2 nel Centro. Sempre piu' diffusa e' infine anche la lavastoviglie, che al Centro e al Nord si trova in quasi la meta' delle case. In media in Italia ce n'e' piu' di una ogni tre famiglie (37,3% nel 2004 contro il 34,9% del 2003), ma la percentuale sale nelle regioni settentrionali (43,8%) e in quelle centrali (44,6%). L'abitudine di lavare i piatti a mano predomina ancora invece al Sud: la lavastoviglie e' infatti utilizzata dal 23,2% delle famiglie, la meta' rispetto al Centro-Nord.
GLI ITALIANI SI SENTONO PIU' POVERI
Eppure nonostante questi "lussi", gli italiani si sentono sempre piu' poveri. Il 47,8% si dichiara "per niente o poco soddisfatto" della propria situazione finanziaria. Un dato in caduta libera rispetto al 44,2% del 2003 e al 40,4% del 2002. In pratica, nel giro di tre anni la fetta di chi giudica deludente la propria situazione e' cresciuta di 7 punti percentuali. Il giudizio e' peggiorato soprattutto al Centro e al Sud.
Nel confronto con il 2003 proposto nell'annuario 2005 dell'istituto di statistica, gli italiani insoddisfatti che abitano nelle regioni del Centro sono passati dal 41,3% al 45,1%. Ma e' in particolare nel Mezzogiorno che la percentuale sale, ben oltre la meta' della popolazione: dal 52,3% del 2003 al 57,9% di quest'anno. La crescita e' invece piu' contenuta al Nord, dove, nonostante l'aumento degli insoddisfatti, prevale ancora tra la maggioranza degli abitanti una percezione sostanzialmente ottimistica della propria situazione economica: dal 39,4% del 2003 si e' infatti saliti al 41,3%, 15 punti in meno rispetto al Sud.
Il quadro non cambia se dalla percezione dei singoli si passa a quella famigliare: tra il 2003 e il 2005, sottolinea l'Istat, e' infatti peggiorato il giudizio espresso dalle famiglie sulla disponibilita' di risorse economiche. Rispetto al 2003 la quota di famiglie che le considerano scarse o insufficienti e' passata dal 39,9% al 41,6%, mentre e' diminuita dal 58,8% al 56,4% la percentuale di quelle che le giudicano ottime o adeguate. La punta negativa si registra anche in questo caso nel Mezzogiorno, dove le famiglie soddisfatte delle risorse a loro disposizione sono quasi il 10% in meno rispetto alla media nazionale, cioe' il 48,6% del totale.
Oltre alle disponibilita' economiche, a scontentare una consistente fetta degli italiani e' anche l'occupazione svolta. In base ai dati di quest'anno, un lavoratore su 5 si ritiene infatti insoddisfatto del lavoro svolto. Ad essere gratificato e' invece il 76,3%, in calo rispetto al 77,5% del 2003. A livello territoriale e' evidente il differenziale Nord-Sud: gli occupati soddisfatti sono infatti il 79% nel Nord e il 72,6% nel Mezzogiorno.
LAVORO: CRESCE L'OCCUPAZIONE, MA A RITMO PIU' LENTO
Anche se gli italiani non si sentono pienamente soddisfatti per il tipo di lavoro, c'è da dire che nel Belpaese ci sono sempre meno disoccupati. Si tratta nel nono anno consecutivo di progresso occupazionale. Il 2004, quindi, conferma la tendenza, in atto dal 2002, di un rallentamento della crescita dell'occupazione, che si trasforma in leggera flessione nel Nord-Est e nel Sud, mentre è sempre il terziario ad assorbire la maggior parte dei nuovi posti di lavoro.
Il tasso di disoccupazione è calato dall'8,4% del 2003 all'8,0% dello scorso anno, quando gli occupati sono aumentati dello 0,7%. Il numero delle persone in cerca di occupazione è sceso di 88.000 unità rispetto al 2003.
Questi dati apparentemente positivi, avverte l'Istat, si spiegano essenzialmente con una minore partecipazione al mercato del lavoro da parte delle donne e dei giovani, soprattutto nel Mezzogiorno. Ciononostante è sempre la componente femminile a far registrare la maggior crescita nell'occupazione (+1,0% contro il +0,6% dei maschi). A fronte di un tasso di occupazione complessivo che nel 2004 è sceso dal 57,5% al 57,4%, quello femminile è passato al 45,2% nel 2004 (dal 45,1% nel 2003), mentre il maschile è sceso al 69,7% (era il 70% nel 2 003).
Sul piano settoriale la crescita dell'occupazione ha interessato tutti i settori tranne l'industria, che registra un calo dello 0,9% (pari a 44.000 unità). In aumento l'agricoltura del 2,4% e soprattutto il terziario (+0,6%) che ha assorbito più della metà dei posti aggiuntivi creati nel 2004, a conferma del graduale processo di terziarizzazione dell'economia italiana. Sul piano territoriale, c'è stato aumento occupazionale al Centro (+2,5%) e in modo più contenuto al Nord (0,7%), dove però al buon andamento del Nord-ovest (+1,2%) fa riscontro la flessione del Nord-est (-0,1%). Nel Sud, dopo quattro anni di crescita, si registra invece una battuta d'arr esto (-0,4%).
SI RISPARMIA DI PIU', AUMENTANO I DEPOSITI BANCARI
Gli italiani più formiche che cicale. Anche se faticano ad arrivare a fine mese, e spendono in beni di lusso, la maggior parte degli italiani riesce anche a mettere un po' di soldi da parte. Nel 2004 infatti sono cresciuti i depositi bancari. L'anno si chiude a quota 644.483 milioni di euro, con un incremento di 32.173 milioni pari al 5,3% nei confronti dell'anno precedente. Di 644.483 milioni di depositi bancari, si legge nell'annuario statistico dell'Istat, il 70,4% appartiene a famiglie e istituzioni sociali private, il 19,6% a societa' non finanziarie, il 3,5% ad amministrazioni pubbliche e il 6,6% la societa' finanziarie
Poveri italiani....l'altra sera al pub ascoltavo delle mie amiche,(qui a firenze sono tutti di sinistra purtroppo...)che si lamentavano del berlusca,dicendo che ha mandato l'italia in malora e che la gente nn arriva a fine mese......io ovviamente le ho lasciate parlare,quando poi ho chiesto loro:"ma conoscete personalmente qualcuno che nn arriva a fine mese??"un silenzio di tomba ha pervaso i loro poveri volti....e quando ho chiesto alla piu'fogata dell 3:"ma se in italia siamo cosi'poveri mi spieghi come mai ti puoi permettere di fare l'universita'pagata dai tuoi genitori,e ti puoi permettere vestiti alla moda,ti puoi permettere di andare a ballare 2 volte a settimana,andare a mangiare fuori 5-6 volte al mese,e farti 3 settimane di ferie,ripeto 3 settimane di ferie l'anno in gracia,mar rosso ecc ecc...??"ovviamente l'imbarazzo delle 3 e'stato interrotto da una che asserisce che nn parlavano di loro personalmente ma di chi nn arrivava a fine mese...Chiedo nuovamente se conoscevano qualcuno che arrivava con difficolta'a fine mese,o qualcuno che nn facesse un tenore di vita simile al loro...ovviamente il silenzio torna sovrano...HiHihi...e'cosi'divertente smontare le assurdita'dei sinistri!!!!
la poverta'e'questa![]()
nn questa![]()
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