Capisco le basi fondanti che sulla base di discorsi quali il diritto storico all'autodeterminazione hanno contribuito alla nascita di Irs(come riportato da Ithokor nelle sue riflessioni) piuttosto che un mero nazionalismo rivendicatorio metro per metro delle proprietà materiali ed intellettuali di un popolo.
Ma mi chiedo comunque:
E' corretto creare un'ulteriore modello indipendentista che, nella fattispecie di tali considerazioni si scontra con una società che ha ancora una visione refrattaria all'indipendentismo?
Orbene, se siamo tutti d'accordo che aldilà delle variabili economico-finanziarie la Sardegna ha diritto alla sua causa, tale modello non si và a scontrare proprio con quelle variabili economico-finanziarie che offuscano la coscienza nazionale sarda?(e quindi dell'elettorato)
La pubblica opinione dà ben altra architettura della sua realtà territoriale, come tutti sappiamo, composta da assistenzialismo, con visione deleteria delle proprie capacità economiche se non sovvenzionate da Roma, etc.
In altri termini, è corretto quindi presentarsi con un volto indipendentista che rischia quindi di assumere dei connotati elitari(come riportato da Ithokor) non in linea con una società per cui l'indipendentismo rappresenta un'ipotesi poco credibile?
Non si ripresenta dunque la necessità di integrarsi ad un meccanismo che fonda queste 2 visioni?
Da un lato è corretto porsi nella posizione più ovvia che è quella appunto del diritto storico maturato dalla Sardegna ad una sua statualità, ma si dovrà pur prendere atto che anche un volto rivendicazionistico (in una società permeata) dal modello italianista, rappresenta 2 facce della stessa medaglia.
Ed anche voi non siete da meno.
Se la necessità di un percorso politico alternativo a Sardigna Natzione, che sia espressione di un'indipendenza reale e di diritto quale Irs rappresenta: nella pratica si continua ad ottemperare come ovvio anche a politiche di tipo rivendicazionistico.
Per fare un'esempio banale: Irs contro le basi.
A meno che non si voglia variare il termine "rivendicazione", non mi pare che Irs sia esente da tale faccia della medaglia.
Ovvio che il diritto storico e di rivendicazione del territorio si muovono sullo stesso piano.
Ne consegue un problema non dissimile da Sardigna Natzione.
Dal momento in cui sia Irs che Sni si espongono pubblicamente nella difesa di questa o quella parte di territorio invasa, si attua un meccanismo di replicazione tra 2 entità che perseguono lo stesso scopo (pur con percorsi politici diversi)
In una società come questa vedere 2 movimenti indipendentisti in competizione per manifestare alla Maddalena, poi a Roma, poi altrove, non unisce:
Divide, annacqua il diritto ultimo della causa, crea una pessima immagine dell'indipendentismo agli occhi di questa società.
Ricordiamoci che agli occhi della società attuale, qualsiasi gruppo e/o movimento che attualmente partecipa e/o sostiene attivamente manifestazioni in chiave di rifiuto del modello globalizzazione viene automaticamente assoggettato dal comune sentire "a sinistra"
Perchè dico questo? Sò bene che Irs si esprime al riguardo in altri termini (vedi Glocal appunto) ma allorchè Irs partecipa a social forum di Firenze(per fare un'esempio) in qualità di movimento promotore di un modello di sostegno ad una globalizzazione più equa tra i popoli: Viene immediatamente percepito dalla ns società attraverso i media come un movimento No global che và ad inserirsi direttamente nell'ottica generalista per cui tali espressioni pubbliche son associate a sinistra (e peggio, alla sinistra massimalista)
Anche se nella realtà il percorso politico adottato ha ben altri contenuti.
Questo secondo me porta alla necessità di rivedere i termini delle battaglie che ad ogni occasione si pongono di fronte, per rivalutare l'impatto REALE che tali manovre avranno sull'opinione pubblica nostrana.
Applicare certamente in chiave sindacalistica anche il numero delle battaglie in essere sul mondo del lavoro, come ovvio.
Irrobustire la lotta nel settore della difesa e della promozione economica del tessuto produttivo isolano (e non mi riferisco agli appoggi assistenzialistici che anche Irs depreca giustamente)
Forme di lotta oggi pressochè assenti nell'immaginario della pubblica opinione nostrana.
O quantomeno seppur presenti, sovrastati dai media che attribuiscono per ragioni esterne al ns indipendentismo più valore ad azioni di lotta (vedi basi Usa ad es.) che hanno ben altri scopi politici.
Insomma, i media riportano solo quello che fà comodo a determinate forze politiche (non certo indipendentiste)
Sè quindi certe pubbliche esposizioni vengono riportate per assecondare una tendenza che oggigiorno rema contro i soliti noti, si rischia di creare più danni alla ns immagine che benefici.
Poichè fuori dal mondo indipendentista (che ha fondati motivi per tali lotte) si viene percepiti come in antitesi a quel processo culturale che è la mondializzazione stessa ed assimilati impropriamente ad altri contesti.
La mia personale valutazione, sulla base della percezione che la ns società può dare dell'indipendentismo (sia di Irs che Sni) non è positivo.
Vedo Irs che data la sua irruente novità sullo scenario politico isolano si attesta in un momento di breve e fisiologica espansione elettorale, che andrà a stabilizzarsi su una determinata fascia di elettorato.
Sni rimarrà in caduta libera e si cristallizzerà su una data percentuale minima degli aventi diritto al voto, il classico brand che incassa il numero minimo di voti di sostentamento, a prescindere dalle azioni politiche svolte.
Spero che almeno Irs (o Sni chissà) ragionino in maniera più approfondita sulla comunicazione e i metodi di lotta da presentare alla società civile, che vive in un altro mondo, lontano da rivendicazioni e diritti reali di affermazione nazionale.
Repubricanu




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