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  1. #11
    Napoléon I
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    Sono il segretario della Fondazione Cajetanus.

    LA Fondazione non è però tradizionalista, ma in comunione con la Chiesa, con il Papa, e fedele all'insegnamento del Concilio Vaticano II.
    Detto ciò, la Fondazione segue un certo rigore dottrinale e teologico, che la porta ad essere nemica del progressismo.

    Non fa questioni sul tipo di rito della Messa.

  2. #12
    Ut unum sint!
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    Originally posted by Napoléon I
    Sono il segretario della Fondazione Cajetanus.

    LA Fondazione non è però tradizionalista, ma in comunione con la Chiesa, con il Papa, e fedele all'insegnamento del Concilio Vaticano II.
    Detto ciò, la Fondazione segue un certo rigore dottrinale e teologico, che la porta ad essere nemica del progressismo.

    Non fa questioni sul tipo di rito della Messa.
    Ti posso domandare una cosa... perche' dici "nemica" del prograssismo? Non sarebbe meglio aiutare a crescere quel progressismo corretto e maturo che il concilio auspicava. Perche' si pensa che i progressisti debbano per forza compiere errori teologici ed abusi liturgici?
    Il progressismo nasce per raccontare al mondo di oggi le verita' antiche con un linguaggio nuovo e piu' accessibile. Il resto e' solo degenerazione. Oggi in Italia la Chiesa Cattolica Romana di rito latino sembra essere divisa in 2 tronconi che si disconoscono e questo non va bene se si vuole una chiesa veramente "Cattolica". La mia personale esperienza mi ha portato a cercare di conoscere e dialogare con entrambe le realta', per questo ho scelto di non frequentare solo un movimento ma sempre 2, uno "conservatore" ed uno "progressista" (attualmente CL e fuci). Mi farebbe piacere se, contrariamente ai beoti di 2 piani sotto, l'ambiente conservatore cattolico parlasse con i prograssisti e viceversa per riuscire a capire insieme la ragione dei "dettami" del magistero che potrebbero sembrare insulsi.
    Ho il dono di spiegarmi male ed in fretta ma tant'e'
    UT UNUM SINT!

  3. #13
    Napoléon I
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    Il progressismo (nella fattispecie teologico), tende a politicizzare il messaggio cristiano, facendolo diventare strumento di rivendicazioni sociali. La società è divinizzata, coi suoi problemi e le sue caratteristiche, e la religione deve adeguarsi ad essa, evolvendo (progredendo), al pari dei progressi (supposti) sociali, quali ad esempio libertà sessuali portate all'indecenza, distruzione della famiglia, aborto, eutanasia, rivendicazioni dei lavoratori in senso socialista, ecc. La Chiesa come custode del diritto naturale-divino, perde la sua funzione, e secondo costoro deve adattarsi. Dio deve adattarsi al volere dell'uomo, assecondandolo nelle sue volontà, anche se sbagliate. Questa ideologia, pertanto, mina i sani rapporti tra religione e società, e tra fede e politica, facendo prevalere la ragione politica sociale su quella religiosa. E' una ideologia eversiva sia nei confronti della politica, che evidentemente se così condotta sarà a svantaggio dell'uomo (dato che stravolge il piano che Dio ha riservato per lui), sia della religione, che svuotata di significato, diventerà inutile paravento della concezioni relativiste di ognuno. Nel progressismo è Dio che si inginocchia all'Uomo, servendolo, anzichè il contrario. Dio deve accettare le novità che l'uomo gli mostra, Dio è un servo dell'uomo.
    Quanta differenza (e che stravolgimento antitetico) dal concetto di syncatabasis, o divina condiscendenza, di un Dio cioè, che vedendo una umanità desolata, ed incapace di rialzarsi, si comunica a loro col loro linguaggio imperfetto, e arriva addirittura a diventare uno di loro (mistero della Rivelazione-Incarnazione).
    Nel progressismo, il concetto di Uomo è ribaltato. Egli è il vero Dio, capace cioè di compiere unicamente progressi verso il bene, cui tuti (chiesa compresa) devono prestare adorazione.
    Questo è uno stravolgimento satanico, e i risultati sono sotto gli occhi di tutti.

    Come tale, il progressismo è una eresia, non può essere conciliata con la fede.

    Se col termine progressismo, giacchè la confusione tra i termini è imperante, si intende l'impegno dei cattolici nel sociale, è un altra cosa. Don Bosco, don Orione, e altri esempi, sono cattolici impegnati nella società, ma non "progressisti".

    Se invece col termine "progressismo" si designa l'attività pastorale della Chiesa, ossia l'adattarsi ai tempi dei metodi che la chiesa usa, per diffondere il messaggio cristiano che è invece immutabile, ebbene, non serve essere progressisti. Il concilio Vaticano II, aggiorna il modo di comunicare (non i dogmi o la MORALE) la verità al secolo XX, come il concilio di Trento lo fece al secolo XVI, ecc. E' la pastorale attività ordinarie della chiesa, e non una corrente. Essa fa parte dello spirito di tutti i cristiani.

    Coi progressisti (potremmo anche chiamrli "modernisti", "protestanti liberali", e in vari altri modi...salve poche accezioni differenti, il risultato è lo stesso) invece, non è possibile alcun dialogo. Essi stessi, essendo relativisti, escludono possa esservi una verità oggettiva su cui fondare il dialogo, per cui il loro dialogare è solo dibattito, il nostro sarebbe recupero. Non si può aiutare un'eresia che facendola cessare.

    Dunque, siamo apertissimi alle istanze del concilio Vaticano II, che promuoviamo, siamo apertissimi alla diffusione del messaggio cristiano nella modernità, secondo l'insegnamento del Concilio (e non secondo gli stravolgimenti e le libere interpretazioni di alcuni teologi di sinistra, i vari Boff, Franzoni, Kung, Congar, Schillebeckx, Bettazzi, ecc. che rappresentano solo se stessi e la loro ignoranza), siamo apertissimi ad aiutare quelle realtà cattoliche di promozione sociale. Non facciamo compromessi dottrinali.

  4. #14
    torquemada
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    Originally posted by Napoléon I
    Dunque, siamo apertissimi alle istanze del concilio Vaticano II, che promuoviamo, siamo apertissimi alla diffusione del messaggio cristiano nella modernità, secondo l'insegnamento del Concilio (e non secondo gli stravolgimenti e le libere interpretazioni di alcuni teologi di sinistra, i vari Boff, Franzoni, Kung, Congar, Schillebeckx, Bettazzi, ecc. che rappresentano solo se stessi e la loro ignoranza), siamo apertissimi ad aiutare quelle realtà cattoliche di promozione sociale. Non facciamo compromessi dottrinali.
    Parole sante

  5. #15
    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    Ringraziando Napoleon per avermi fatto meditare su alcuni aspetti......ripensavo a Giovanni Paolo II per mezzo del quale siamo stati graziati:
    prima di questo Papa eravamo stati privati del Catechismo, privati della dottrina sociale della Chiesa, disorientati dai teologi e dai sacerdoti che, invece di elargire nozioni chiare, regalavano in giro i propri dubbi, infettavano il cristianesimo con le ideologie e stravolgevano la liturgia:
    l'autodemolizione della Chiesa, secondo la nota espressione di Paolo VI, veniva fermata dalla misericordia di Dio, attraverso il carisma e il magistero di Giovanni Paolo II.

    A chi lo accusava di essere un "conservatore", Giovanni Paolo II rispondeva: " Io non me ne sento offeso. Il papa non è papa per cambiare, ma per conservare ciò che ha ricevuto" .

    Come pericolo maggiore da temere egli indicava:

    " Tutto ciò che non viene da Dio e che ha la parvenza di progresso"
    ( CFR André Frossard, Conversando
    con Giovanni Paolo II, Rusconi 1989, p. 94 ).

    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

  6. #16
    spirito libero
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    Quoto

    "Coi progressisti (potremmo anche chiamrli "modernisti", "protestanti liberali", e in vari altri modi...salve poche accezioni differenti, il risultato è lo stesso) invece, non è possibile alcun dialogo. Essi stessi, essendo relativisti, escludono possa esservi una verità oggettiva su cui fondare il dialogo, per cui il loro dialogare è solo dibattito, il nostro sarebbe recupero. Non si può aiutare un'eresia che facendola cessare."

    Da ciò ne consegue che bisogna abbattere la democrazia e ritornare al Papa-Re e convertire le masse sulla punta delle baionette
    non sarà mai possibile con la ragione pervenire a qualche verità assoluta

  7. #17
    torquemada
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    Penso che i buoni cattolici possano meditare in maniera feconda sulle figure dei Cardinali Giuseppe Siri e Alfredo Ottaviani, entrambi presenti in Concilio.

    I diari del primo sono ampiamente citati nella biografia di Benny Lai, quelli del secondo in quella di Emilio Cavaterra.

  8. #18
    Napoléon I
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    Originally posted by simplicio
    Quoto

    "Coi progressisti (potremmo anche chiamrli "modernisti", "protestanti liberali", e in vari altri modi...salve poche accezioni differenti, il risultato è lo stesso) invece, non è possibile alcun dialogo. Essi stessi, essendo relativisti, escludono possa esservi una verità oggettiva su cui fondare il dialogo, per cui il loro dialogare è solo dibattito, il nostro sarebbe recupero. Non si può aiutare un'eresia che facendola cessare."

    Da ciò ne consegue che bisogna abbattere la democrazia e ritornare al Papa-Re e convertire le masse sulla punta delle baionette
    Le baionette sono poco efficaci. Meglio sparare.

  9. #19
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    wow napoleon... beh hai ragione su tutta la linea ( a parte le baionette ) quoto e sottoscrivo...
    «Beato chi, in mezzo alla confusione dei princìpi contraddittori, libero da ogni ricerca di popolarità, discepolo fin nelle minime cose di questa Chiesa a cui appartiene l'avvenire del tempo e quello della eternità, avrà saputo attraversare una così terribile crisi senza aver sacrificato sulla via la sia pur minima parte di verità».

    Dom Prosper Guéranger

  10. #20
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    Originally posted by Napoléon I
    Il progressismo (nella fattispecie teologico), tende a politicizzare il messaggio cristiano, facendolo diventare strumento di rivendicazioni sociali. La società è divinizzata, coi suoi problemi e le sue caratteristiche, e la religione deve adeguarsi ad essa, evolvendo (progredendo), al pari dei progressi (supposti) sociali, quali ad esempio libertà sessuali portate all'indecenza, distruzione della famiglia, aborto, eutanasia, rivendicazioni dei lavoratori in senso socialista, ecc. La Chiesa come custode del diritto naturale-divino, perde la sua funzione, e secondo costoro deve adattarsi. Dio deve adattarsi al volere dell'uomo, assecondandolo nelle sue volontà, anche se sbagliate. Questa ideologia, pertanto, mina i sani rapporti tra religione e società, e tra fede e politica, facendo prevalere la ragione politica sociale su quella religiosa. E' una ideologia eversiva sia nei confronti della politica, che evidentemente se così condotta sarà a svantaggio dell'uomo (dato che stravolge il piano che Dio ha riservato per lui), sia della religione, che svuotata di significato, diventerà inutile paravento della concezioni relativiste di ognuno. Nel progressismo è Dio che si inginocchia all'Uomo, servendolo, anzichè il contrario. Dio deve accettare le novità che l'uomo gli mostra, Dio è un servo dell'uomo.
    Quanta differenza (e che stravolgimento antitetico) dal concetto di syncatabasis, o divina condiscendenza, di un Dio cioè, che vedendo una umanità desolata, ed incapace di rialzarsi, si comunica a loro col loro linguaggio imperfetto, e arriva addirittura a diventare uno di loro (mistero della Rivelazione-Incarnazione).
    Nel progressismo, il concetto di Uomo è ribaltato. Egli è il vero Dio, capace cioè di compiere unicamente progressi verso il bene, cui tuti (chiesa compresa) devono prestare adorazione.
    Questo è uno stravolgimento satanico, e i risultati sono sotto gli occhi di tutti.

    Come tale, il progressismo è una eresia, non può essere conciliata con la fede.

    Se col termine progressismo, giacchè la confusione tra i termini è imperante, si intende l'impegno dei cattolici nel sociale, è un altra cosa. Don Bosco, don Orione, e altri esempi, sono cattolici impegnati nella società, ma non "progressisti".

    Se invece col termine "progressismo" si designa l'attività pastorale della Chiesa, ossia l'adattarsi ai tempi dei metodi che la chiesa usa, per diffondere il messaggio cristiano che è invece immutabile, ebbene, non serve essere progressisti. Il concilio Vaticano II, aggiorna il modo di comunicare (non i dogmi o la MORALE) la verità al secolo XX, come il concilio di Trento lo fece al secolo XVI, ecc. E' la pastorale attività ordinarie della chiesa, e non una corrente. Essa fa parte dello spirito di tutti i cristiani.

    Coi progressisti (potremmo anche chiamrli "modernisti", "protestanti liberali", e in vari altri modi...salve poche accezioni differenti, il risultato è lo stesso) invece, non è possibile alcun dialogo. Essi stessi, essendo relativisti, escludono possa esservi una verità oggettiva su cui fondare il dialogo, per cui il loro dialogare è solo dibattito, il nostro sarebbe recupero. Non si può aiutare un'eresia che facendola cessare.

    Dunque, siamo apertissimi alle istanze del concilio Vaticano II, che promuoviamo, siamo apertissimi alla diffusione del messaggio cristiano nella modernità, secondo l'insegnamento del Concilio (e non secondo gli stravolgimenti e le libere interpretazioni di alcuni teologi di sinistra, i vari Boff, Franzoni, Kung, Congar, Schillebeckx, Bettazzi, ecc. che rappresentano solo se stessi e la loro ignoranza), siamo apertissimi ad aiutare quelle realtà cattoliche di promozione sociale. Non facciamo compromessi dottrinali.

    Condivido in toto l'intervento di Napoléon I.
    Mi preme sottolineare tuttavia che, più l'ideologia è raffinata, più i suoi cardini contraddittori (divinazzazione della società, negazione della trascendenza), sono impliciti e velati. Spesso essi, acconciati un po' in stile "cattolico", sono spacciati per l'insegnamento della Chiesa, con una esplicitazione progressiva, che porta poi l'adepto progressista a comprendere chiaramente la teoria, senza scandalizzarsi.
    Una vera tecnica diabolica, non dissimile da quella che usano molti tradizionalisti. Anche in questo le due ideologie si rivelano simili.

 

 
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