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Discussione: Invito

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    Predefinito Invito

    Occasionalmente mi sono imbattuto in un libro, che confesso non ho avuto lo stomaco per leggerlo sino in fondo; il suo titolo è: I GIORNI DELL'IRI.
    Con questo post vorrei invitare tutti coloro che hanno intenzione di votare Prodi, di leggerselo.
    Nel contempo però bisognerebbe spargere un bel po di calci nel culo a tutti quelli che hanno vinto le ultime elezioni, per due motivi: Uno è perchè non si meritano altro; l'altro quale acconto per il futuro.
    Tonino
    Tonino 44

  2. #2
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    Predefinito Re: Invito

    In Origine Postato da Tonino44
    Occasionalmente mi sono imbattuto in un libro, che confesso non ho avuto lo stomaco per leggerlo sino in fondo; il suo titolo è: I GIORNI DELL'IRI.
    Con questo post vorrei invitare tutti coloro che hanno intenzione di votare Prodi, di leggerselo.
    Nel contempo però bisognerebbe spargere un bel po di calci nel culo a tutti quelli che hanno vinto le ultime elezioni, per due motivi: Uno è perchè non si meritano altro; l'altro quale acconto per il futuro.
    Tonino
    L'autore ( quando si consiglia un libro bisognerebbe sempre citarlo ) e' una garanzia!

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    Massimo Pini, il craxiano che non diventò azzurro
    Da: da Il Corriere della Sera
    Data: 13/05/2003

    Massimo Pini, il craxiano che non diventò azzurro

    E’ tra i pochissimi ex socialisti che non sono approdati a Forza Italia ma ad Alleanza Nazionale. Forse per questo il suo ritorno sulle scene è stato tanto rinviato. Memorabili i suoi scontri con Prodi all’Iri. E oggi...


    Era uno dei grandi ritorni più attesi, dopo la vittoria elettorale di Silvio Berlusconi. Ma per un motivo o per l’altro la rentrée di Massimo Pini era stata sempre rimandata. Il suo nuovo partito, Alleanza nazionale, l’aveva candidato in Lombardia alle elezioni politiche del 2001, ma il suo avversario del centrosinistra aveva prevalso. Come risarcimento della sconfitta sembrava quindi destinato alla prestigiosa, quanto decorativa, presidenza dell’Enel. Ma anche in quella corsa era stato superato dal presidente del comitato di liquidazione dell’Iri, Piero Gnudi. Alla fine, però, una poltrona l’ha avuta. E anche se non è come quello di presidente dell’Enel, il posto nel consiglio di amministrazione della Finmeccanica, su designazione del ministro dell’Economia Giulio Tremonti, non è certo da buttare via. La storia di Massimo Pini è simile a quella di tanti altri socialisti che dopo la diaspora del 1993 hanno cercato con ostinazione di tornare a galla. Ma nella sua vicenda non manca un pizzico di originalità, elemento che del resto ha sempre fatto parte del suo carattere. E’ infatti uno dei pochissimi socialisti di fede craxiana che invece di scegliere la strada di Forza Italia, ha imboccato senza esitazioni quella di Alleanza nazionale. E chissà se anche per questo motivo il suo ritorno sulla grande scena non sia stato tanto a lungo rinviato. Su un piccolo palcoscenico locale, quello della Provincia di Roma era salito già nel 1999. Esattamente da quando il presidente Silvano Moffa, esponente di An, lo nominò suo consigliere insieme a don Pierino Gelmini, all’ex direttore degli istituti di pena ed ex avvocato di Craxi, Niccolò Amato, e all’ex ministro dell’Agricoltura Walter Lucchetti. Una funzione che Pini ricopre ancora oggi. Originario di Udine, 66 anni, è stato uno degli uomini più potenti e controversi dell’epoca di Bettino Craxi. Fondatore delle casa editrice SugarCo, sposò Margherita Boniver, socialista come lui, che dopo la fine del Psi ha aderito al partito di Berlusconi ed ora è sottosegretario agli Esteri. Nel 1981 Pini fu nominato nel consiglio di amministrazione della Rai. E nel 1986 venne catapultato nel comitato di presidenza dell’Iri, per sei anni ruggenti. Arrivò subito dopo che la cessione della Sme alla Buitoni di Carlo De Benedetti era appena sfumata, per volontà di Craxi. Ma i miasmi di quella vicenda aleggiavano ancora nel palazzo di via Veneto. E non fu certamente per caso che proprio in quel momento nel comitato di presidenza della grande holding pubblica il segretario socialista avesse spedito una persona di assoluta fiducia. Da allora Pini fu per il presidente dell’Iri Romano Prodi un’autentica spina nel fianco. Molto di più di quanto non si fosse dimostrato in quel ruolo il suo predecessore Mario Schiavone. «E’ il mio principale avversario», commentò Prodi in pubblico più volte. L’avventura dell’Iri si esaurì con la trasformazione in società per azioni degli enti pubblici, in quel torrido 1992, che spazzò via il comitato di presidenza. Tuttavia Pini non uscì completamente di scena. Venne infatti nominato consigliere per le privatizzazioni del presidente del Consiglio Giuliano Amato. Incarico piuttosto singolare, visto che il rappresentante socialista nel consiglio dell’Iri non si era mai mostrato un acceso sostenitore delle cessioni ai privati delle aziende di Stato. Poi tutto cambiò, d’improvviso. Il governo Amato cadde. Craxi fu travolto dalle inchieste giudiziarie. Alla fine del 1993 Pini decise di vendere la SugarCo. E come accadde in quegli anni a molti esponenti del partito socialista, finì anche lui nei guai giudiziari. Il 23 settembre del 1994, durante il primo governo di Silvio Berlusconi, Pini finì per qualche giorno agli arresti domiciliari nell’ambito di una inchiesta sulla corruzione della Guardia di Finanza, in quanto azionista di maggioranza della casa editrice Cosmopoli, i cui responsabili avrebbero versato 20 milioni di lire alle Fiamme Gialle in occasione di una verifica fiscale risalente al 1990. Nell’occasione il presidente della commissione Cultura della Camera, Vittorio Sgarbi, lo difese a spada tratta: «La realtà dell’editore è nell’immagine. Possono esserci mille ragioni per inquisirlo, ma quando l’arrestano ne distruggono l’immagine. E’ un comportamento, perciò, profondamente anticulturale». Quella storia non ha lasciato tracce apparenti. Come il passaggio ad Alleanza nazionale non ha compromesso i rapporti di Pini con gli ex compagni di partito. Né con gli imprenditori che sono sempre stati considerati vicini a Craxi. Per esempio, Salvatore Ligresti: il 29 aprile l’assemblea della compagnia assicurativa Fondiaria-Sai, controllata dalla famiglia Ligresti, lo ha nominato vicepresidente. Nemmeno, a causa della sua scelta politica, si sono raffreddati i rapporti con Craxi. Anzi. Legatissimo all’ex segretario del Psi, era un assiduo frequentatore della sua casa di Hammamet, in Tunisia. Quando Craxi è morto era fra i fedelissimi che hanno composto il feretro. Pini è rimasto legato anche alla famiglia dell’ex segretario del Psi e soprattutto al figlio Vittorio Craxi, detto Bobo. Con il quale ha anche vissuto, quattro anni fa, una coincidenza a dir poco inquietante: nello spazio di due giorni le loro automobili vennero incendiate da ignoti. E la fiducia che Craxi padre aveva in Pini si è trasferita, immutata, anche in Craxi figlio. Come dimostra un episodio apparentemente insignificante. Nel 1998 Pini è stato incaricato di liquidare la Campiglia srl, una società agricola controllata all’84% da Bobo Craxi e di cui l’ex sindaco di Milano Giampaolo Pillitteri, cognato di Craxi, e suo figlio Stefano detenevano il 16%.

    Sergio Rizzo


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  3. #3
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    Predefinito Re: Re: Invito

    In Origine Postato da furbo
    L'autore ( quando si consiglia un libro bisognerebbe sempre citarlo ) e' una garanzia!

    Socialisti Punto Net
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    Caro furbo,
    penso che i casi possano essere solo due.
    O non ne conoscevo il nome, o non lo volevo citare.
    Ho letto il libro, lo possiedo, forse conoscevo il nome dell'autore.
    Scartata quindi la prima ipotesi, rimane la seconda, ma allora perchè mai non l'ho voluto citare?
    Che non abbia stima dei socialisti? Vecchi o nuovi.
    Che al socialismo, che assieme a comunisti e democristiani, io imputi gran parte dei danni fatti all'Italia, di allora e che si ripercuotono oggi?
    Che possa non stimare uno che in parlamento ha gettato il sasso e poi ha ritratto la mano?
    Posso mai disgiungere personaggi di grande rango nell'ambito di quel partito, dal suo capo?
    Io non credo che in ambito di tutta la politica vecchia e nuova si possano trovare elementi cui portare dei buoni sentimenti; confesso comunque che nel mio personale grafico dei valori, tutti sotto la linea dello "zero", non so esattamente chi mettere più sotto.
    Fermo restando che i dati di quel libro sono quantomeno sconvolgenti, e altrettanto fermo restando che, questi, per me hanno il sapore della vendetta, una domanda: Vista la sua "potenza" non ho memoria di una grossa campagna "sputtanatrice", come mai?
    Vuoi vedere che alla fine ho colto nel segno?
    Tonino


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    Massimo Pini, il craxiano che non diventò azzurro
    Da: da Il Corriere della Sera
    Data: 13/05/2003

    Massimo Pini, il craxiano che non diventò azzurro

    E’ tra i pochissimi ex socialisti che non sono approdati a Forza Italia ma ad Alleanza Nazionale. Forse per questo il suo ritorno sulle scene è stato tanto rinviato. Memorabili i suoi scontri con Prodi all’Iri. E oggi...


    Era uno dei grandi ritorni più attesi, dopo la vittoria elettorale di Silvio Berlusconi. Ma per un motivo o per l’altro la rentrée di Massimo Pini era stata sempre rimandata. Il suo nuovo partito, Alleanza nazionale, l’aveva candidato in Lombardia alle elezioni politiche del 2001, ma il suo avversario del centrosinistra aveva prevalso. Come risarcimento della sconfitta sembrava quindi destinato alla prestigiosa, quanto decorativa, presidenza dell’Enel. Ma anche in quella corsa era stato superato dal presidente del comitato di liquidazione dell’Iri, Piero Gnudi. Alla fine, però, una poltrona l’ha avuta. E anche se non è come quello di presidente dell’Enel, il posto nel consiglio di amministrazione della Finmeccanica, su designazione del ministro dell’Economia Giulio Tremonti, non è certo da buttare via. La storia di Massimo Pini è simile a quella di tanti altri socialisti che dopo la diaspora del 1993 hanno cercato con ostinazione di tornare a galla. Ma nella sua vicenda non manca un pizzico di originalità, elemento che del resto ha sempre fatto parte del suo carattere. E’ infatti uno dei pochissimi socialisti di fede craxiana che invece di scegliere la strada di Forza Italia, ha imboccato senza esitazioni quella di Alleanza nazionale. E chissà se anche per questo motivo il suo ritorno sulla grande scena non sia stato tanto a lungo rinviato. Su un piccolo palcoscenico locale, quello della Provincia di Roma era salito già nel 1999. Esattamente da quando il presidente Silvano Moffa, esponente di An, lo nominò suo consigliere insieme a don Pierino Gelmini, all’ex direttore degli istituti di pena ed ex avvocato di Craxi, Niccolò Amato, e all’ex ministro dell’Agricoltura Walter Lucchetti. Una funzione che Pini ricopre ancora oggi. Originario di Udine, 66 anni, è stato uno degli uomini più potenti e controversi dell’epoca di Bettino Craxi. Fondatore delle casa editrice SugarCo, sposò Margherita Boniver, socialista come lui, che dopo la fine del Psi ha aderito al partito di Berlusconi ed ora è sottosegretario agli Esteri. Nel 1981 Pini fu nominato nel consiglio di amministrazione della Rai. E nel 1986 venne catapultato nel comitato di presidenza dell’Iri, per sei anni ruggenti. Arrivò subito dopo che la cessione della Sme alla Buitoni di Carlo De Benedetti era appena sfumata, per volontà di Craxi. Ma i miasmi di quella vicenda aleggiavano ancora nel palazzo di via Veneto. E non fu certamente per caso che proprio in quel momento nel comitato di presidenza della grande holding pubblica il segretario socialista avesse spedito una persona di assoluta fiducia. Da allora Pini fu per il presidente dell’Iri Romano Prodi un’autentica spina nel fianco. Molto di più di quanto non si fosse dimostrato in quel ruolo il suo predecessore Mario Schiavone. «E’ il mio principale avversario», commentò Prodi in pubblico più volte. L’avventura dell’Iri si esaurì con la trasformazione in società per azioni degli enti pubblici, in quel torrido 1992, che spazzò via il comitato di presidenza. Tuttavia Pini non uscì completamente di scena. Venne infatti nominato consigliere per le privatizzazioni del presidente del Consiglio Giuliano Amato. Incarico piuttosto singolare, visto che il rappresentante socialista nel consiglio dell’Iri non si era mai mostrato un acceso sostenitore delle cessioni ai privati delle aziende di Stato. Poi tutto cambiò, d’improvviso. Il governo Amato cadde. Craxi fu travolto dalle inchieste giudiziarie. Alla fine del 1993 Pini decise di vendere la SugarCo. E come accadde in quegli anni a molti esponenti del partito socialista, finì anche lui nei guai giudiziari. Il 23 settembre del 1994, durante il primo governo di Silvio Berlusconi, Pini finì per qualche giorno agli arresti domiciliari nell’ambito di una inchiesta sulla corruzione della Guardia di Finanza, in quanto azionista di maggioranza della casa editrice Cosmopoli, i cui responsabili avrebbero versato 20 milioni di lire alle Fiamme Gialle in occasione di una verifica fiscale risalente al 1990. Nell’occasione il presidente della commissione Cultura della Camera, Vittorio Sgarbi, lo difese a spada tratta: «La realtà dell’editore è nell’immagine. Possono esserci mille ragioni per inquisirlo, ma quando l’arrestano ne distruggono l’immagine. E’ un comportamento, perciò, profondamente anticulturale». Quella storia non ha lasciato tracce apparenti. Come il passaggio ad Alleanza nazionale non ha compromesso i rapporti di Pini con gli ex compagni di partito. Né con gli imprenditori che sono sempre stati considerati vicini a Craxi. Per esempio, Salvatore Ligresti: il 29 aprile l’assemblea della compagnia assicurativa Fondiaria-Sai, controllata dalla famiglia Ligresti, lo ha nominato vicepresidente. Nemmeno, a causa della sua scelta politica, si sono raffreddati i rapporti con Craxi. Anzi. Legatissimo all’ex segretario del Psi, era un assiduo frequentatore della sua casa di Hammamet, in Tunisia. Quando Craxi è morto era fra i fedelissimi che hanno composto il feretro. Pini è rimasto legato anche alla famiglia dell’ex segretario del Psi e soprattutto al figlio Vittorio Craxi, detto Bobo. Con il quale ha anche vissuto, quattro anni fa, una coincidenza a dir poco inquietante: nello spazio di due giorni le loro automobili vennero incendiate da ignoti. E la fiducia che Craxi padre aveva in Pini si è trasferita, immutata, anche in Craxi figlio. Come dimostra un episodio apparentemente insignificante. Nel 1998 Pini è stato incaricato di liquidare la Campiglia srl, una società agricola controllata all’84% da Bobo Craxi e di cui l’ex sindaco di Milano Giampaolo Pillitteri, cognato di Craxi, e suo figlio Stefano detenevano il 16%.

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    Predefinito Re: Invito

    In Origine Postato da Tonino44
    Occasionalmente mi sono imbattuto in un libro, che confesso non ho avuto lo stomaco per leggerlo sino in fondo; il suo titolo è: I GIORNI DELL'IRI.
    Con questo post vorrei invitare tutti coloro che hanno intenzione di votare Prodi, di leggerselo.
    Nel contempo però bisognerebbe spargere un bel po di calci nel culo a tutti quelli che hanno vinto le ultime elezioni, per due motivi: Uno è perchè non si meritano altro; l'altro quale acconto per il futuro.
    Tonino
    Insomma I gorni dell IRI di massimo Pini giusto???ma si trova con facilita??io nn l'ho mai sentito dire....e perche nn ce ne riassumi i punti salienti cosi nn stiamo a comprarlo???!io ne ho gia due da leggere....
    Ora mi hai messo la curiosita!!!dammi qualche indizio per convincermi a comprarlo....

  5. #5
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    Predefinito Re: Re: Invito

    In Origine Postato da kingzorc
    Insomma I gorni dell IRI di massimo Pini giusto???ma si trova con facilita??io nn l'ho mai sentito dire....e perche nn ce ne riassumi i punti salienti cosi nn stiamo a comprarlo???!io ne ho gia due da leggere....
    Ora mi hai messo la curiosita!!!dammi qualche indizio per convincermi a comprarlo....
    Si, caro king, il libo è quello.
    Per non beccarmi una querela ti dico solo che, in quel libro, che sa più di un documento che di un saggio, sono indicate con dovizia di particolari gli interventi e le spese astronomiche (denaro pubblico naturalmente) che ha fatto Prodi nell'ambito delle sue gestioni.
    Non sono riuscito a finirlo: I conati di vomito erano troppo forti.
    Tonino
    Tonino 44

 

 

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