Inviata oggi al Piccolo:
Welfare e lavoro: però per tutti
In linea di massima concordo con le conclusioni dell' articolo di Roberto Bertinetti, apparso sul Piccolo di oggi, 14 novembre 2005, in special modo con la frase "Il mercato, per sua stessa natura, non può occuparsi di politiche per l' integrazione e di welfare. E' compito dei governi.".
D' altra parte, se si ha comprensione per gli immigrati di terza generazione in situazioni disagiate, bisogna anche chiedersi se le politiche di integrazione dei governi finora siano state corrette. Io penso di no. Quarant'anni fa c'era bisogno di mano d' opera ed, invece di sole mani, sono arrivati esseri umani. Soprattutto per quelli provenienti da Paesi con religioni e valori molto distanti da quelli europei, non si è pensato, almeno sicuramente non in Francia, ad incoraggiare, magari con mano un po' pesante - à la guerre comme à la guerre -, l' integrazione culturale e civica vera e propria. E' stato loro permesso, e spesso imposto, di auto-ghettizzarsi, di chiudersi ermeticamente nei loro circoli, di costruirsi in Francia una "piccola Patria", spesso distante anche dai cambiamenti sociali in atto nei loro Paesi d' origine. I loro valori di riferimento sono rimasti quelli della, diciamo, Algeria degli anni 60 e l' integrazione è avvenuta con gli strati più bassi della popolazione locale, che in nessun Paese brillano per senso dello Stato e della legalità.
Il loro collante era la rivoluzione culturale del '68, il "tutto e subito", la vita riconquistata "con il fiore e con il mitra" come proprio oggi ripropone Toni Negri.
Non porta a nulla, altro che a generare inutile razzismo ed invidia, migliorare il welfare e le possibilità di lavoro solo per gli immigrati. Devono essere migliorati per tutti, nelle periferie degradate non ci sono solo algerini e marocchini, ma anche tutto un sottoproletariato europeissimo, che si rivolterebbe con sfoghi xenofobi o anarcoidi, il giorno in cui si vedesse escluso da aiuti pubblici in quanto colpevole solo di essere comunitario. Credo sia molto importante rendersi conto che chiunque, indipendentemente dal passaporto e dal colore della pelle, un giorno si può trovare vittima del Mercato, disoccupato, su una strada. I governi hanno l' obbligo morale di aiutarli tutti, gli immigrati regolari come i propri cittadini e quelli di Paesi comunitari.
Spero vivamente che la Giunta Regionale e quella Provinciale riescano ad attuare concretamente i progetti in tale senso, come l' agevolazione al reinserimento nel mondo del lavoro ed il "reddito minimo di cittadinanza". Ci tengo a precisare che l' Italia continua ad essere uno degli unici due Paesi dell' UE in cui un disoccupato dopo sei mesi viene lasciato cinicamente morire di fame o mandato a Montuzza. I politici distribuiscono altrove la "jota". A livello nazionale, nè la destra nè la sinistra hanno mai fatto proposte in questo senso, preferendo discutere su problemi magari più cerebrali, come la "Salva-Previti", l' ICI sugli immobili della Chiesa, Fazio, maggioritario o proporzionale e via dicendo, ma mille miglia più lontani dalle necessità di chi un giorno potrebbe incendiare la Magliana perchè ha fame, comunitario o extracomunitario che sia.




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