...“Noi non chiediamo di limitare la libertà della Chiesa.
Lo potremmo fare in nome del Concordato, che in cambio di privilegi, regolamenta il campo di intervento della Chiesa negli affari interni italiani, ma ciò non corrisponderebbe allo spirito liberale che ci caratterizza. Se la conferenza episcopale italiana, diventa un attore politico, come tanti altri, ciò pone però il problema del superamento del concordato.
Questa non è un'invenzione fantasiosa né da parte dei socialisti né da parte dei radicali.
Scrive un osservatore attento come Sergio Romano, in un suo recente libro dal titolo “Libera Chiesa. Libero Stato?”: “Quando il Cardinale Ruini, presidente della Conferenza Episcopale italiana volle evitare che il numero dei votanti raggiungesse il quorum necessario alla validità della votazione (50% più uno di coloro che hanno diritto al voto) ed esortò gli italiani a disertare le urne, gli uomini politici italiani di destra e di sinistra avrebbero dovuto ricordare che la Chiesa ha certamente il diritto di segnalare le sue preferenze ed esporre le sue ragioni, ma non quello di impartire, come un partito politico istruzioni elettorali. Qualcuno parlò, ma la maggioranza tacque, o addirittura, approvò la linea della Chiesa e si conformò nei suoi desideri. Nulla del genere sta accadendo nelle altre maggiori società europee...




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