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  1. #11
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    Ieri al circolo Area di destra sociale io ero presente, è stato un incontro stupendo ed ho avuto anche l'onore di conoscere il camerata Luigi Ciavardini che gli ho stretto per tre volte l'avambraccio e ci ha dato dei consigli dicendoci che il futuro dell'Italia siamo noi giovani.
    LIBERTA' PER IL CAMERATA CIAVARDINI.

  2. #12
    LictoriuS
    Ospite

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    In Origine Postato da Nazionalrivoluz
    (...) che gli ho stretto per tre volte l'avambraccio e ci ha dato dei consigli dicendoci che il futuro dell'Italia siamo noi giovani.
    LIBERTA' PER IL CAMERATA CIAVARDINI.
    ah interessante questo particolare

  3. #13
    Enclave MUSSOLINISTA
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    Sono un uomo che ama il suo Popolo. "Chi fa del male al mio Popolo e' un mio nemico" "Regnum Italicum".
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    In Origine Postato da Alex78
    Effettivamente lo sono, e parecchio.
    Aggiungi il fatto che non sono abituato a stare in mezzo alla gente...quando hai chiesto di me la prima volta era pieno di persone, non me la sono sentita...scusami!
    A proposito del tuo intervento, che è stato chiarissimo e provvidenziale vista la pessima figura fatta dal sindaco che, a momenti, non sapeva neanche che ci fosse stata una strage a Bologna, m'è rimbalzato un pensiero in testa: se non siamo fascisti e, tantomeno, comunisti allora che cosa siamo?
    Ho capito cosa volevi intendere con il tuo intervento, sopratutto quando hai fatto riferimento alle accuse contro di voi, diciassettenni accusati di ricostituzione del partito fascista. Ma da un punti di vista ideale, morale, sociale dove stiamo?


    La realtà è, che al disopra delle tessere, degli statuti, dei regolamenti, dei programmi, al disopra dei simboli e delle parole, al disopra della teoria e della pratica, al disopra dell'ideale e della politica, un cemento formidabile tiene legate le falangi fasciste; un vincolo sacro infrangibile tiene serrati i fedeli del Littorio: il cemento, il vincolo sacro dei nostri Morti. Sono centinaia. Adolescenti, giovinetti, uomini maturi. Nessun partito d'Italia, nessun movimento nella storia recente italiana può essere confrontato al Fascismo; nessun ideale è stato come quello fascista, consacrato dal sangue di tanti giovinetti. Se il Fascismo non fosse una fede, come darebbe lo stoicismo e il coraggio ai suoi gregarî? Solo una fede, che ha raggiunto le altitudini religiose, solo una fede può suggerire alle nostre menti di continuare, Esse sono un documento. Esse sono un testamento. Sono semplici e gravi come un versetto del Vangelo. I fascisti di tutta Italia le raccolgano e le meditino, in silenzio, continuando a camminare, sempre più risoluti, verso la mèta. Nessun ostacolo ci fermerà.



    il «Fascio»: questo sconosciuto…


    Un «Fascio.», in generale, può essere un partito, un movimento, un gruppo politico come tutti gli altri? Può essere la «Destra» (o di «Destra»)? La «Sinistra» (o di «Sinistra»)? Il «Centro» (o di «Centro»)? L’ «estrema-Destra» (o di «estrema-Destra»)? L’ «estrema-Sinistra» (o di «estrema-Sinistra»)? Può rappresentare un pensiero, degli atti, degli interessi e/o delle finalità esclusivamente di «Destra»? Oppure, esclusivamente di «Sinistra»? O ancora, esclusivamente di «Centro»? Ossia, esclusivamente di «estrema-Destra»? Ovvero, esclusivamente di «estrema-Sinistra»?

    Dal latino «fascis, is», la parola «fascio» indica o segnala l’affastellamento di un certo numero di verghe precedentemente separate e distinte che, riunite attorno ad un asse, sono tenute insieme da una medesima stringa. Dal canto loro, invece, i vocaboli «destra» (dal latino, «dexter, dextera, dexterum» o «dexter, dextra, dextrum»), «sinistra» («sinister, sinistra, sinistrum»), «centro» («medium, a, um»), «estrema-destra», «estrema-sinistra», designano o evidenziano ciò «che sta a destra», oppure «a sinistra», o ancora «al centro», ossia all’ «estrema-destra», ovvero all’ «estrema sinistra», di qualcuno o di qualcosa.

    Da un punto di vista politico, dunque, il termine «Fascio» indica o segnala l’aggregazione, il raggruppamento o la coalizione di un certo numero di forze d’origine eterogenea che, riunite attorno ad un minimo comune determinatore (rappresentato quasi sempre da uno scopo o da una finalità da perseguire, raggiungere, attuare, ottenere, conseguire o realizzare), sono tenute insieme da una simile e complementare percezione della realtà e da una paragonabile e sussidiaria intenzione, disponibilità e determinazione a volere mettere in pratica quella loro scelta, quel loro impegno e/o quel loro progetto (esempio tipico, nella Storia del nostro paese, il «Fascio operaio e proletario» di Milano del 1880; i «Fasci Siciliani» o «dei Lavoratori», 1892-1893; i «Fasci Interventisti», 1914-1915; i «Fasci Italiani di Combattimento», 1919-1921). Per quanto le concerne, invece, le locuzioni «Destra», «Sinistra», «Centro», «estrema-Destra» o «estrema-Sinistra», designano o evidenziano semplicemente quelle «fazioni» o quelle «tendenze» (partiti, movimenti, gruppi, ecc.) «che stanno a Destra, oppure a Sinistra, o ancora al Centro, ossia all’estrema-Destra, ovvero all’estrema Sinistra, di un comune sistema». Nel caso particolare: il sistema politico che fu inaugurato il 28 Agosto del 1789, a Versailles, nel corso di una delle prime fasi della «Rivoluzione francese» (1789-1799) e che, tuttora in vigore (in Italia, in Europa ed in diversi paesi del mondo), usiamo inquadrare e definire con il nome di, «Sistema parlamentare rappresentativo».

    In altre parole, un qualunque «Fascio» è «l’unione trasversale di un certo numero di forze politiche eterogenee che decidono d’aggregarsi, raggrupparsi o coalizzarsi per raggiungere un fine comune, in aperta e radicale contrapposizione ed alternativa all’insieme delle forze politiche che invece si riconoscono in un altro, comune e collettivo sistema»; mentre invece, una qualsiasi «Destra», una qualsiasi «Sinistra», un qualsiasi «Centro», una qualsiasi «estrema-Destra» o una qualsiasi «estrema-Sinistra», è esclusivamente «l’unione lineare di un certo numero di forze politiche omogenee (o tendenti ad esserlo) che decidono d’aggregarsi, di riunirsi o di raggrupparsi all’interno di un medesimo organismo, sia per difendere, giustificare o propagandare i comuni punti di vista o le comuni le scelte, sia per valorizzare o mettere in luce i comuni progetti e/o i comuni programmi, sia per aumentare o accrescere i propri consensi o la propria popolarità (e/o, la propria influenza, la propria autorità, il proprio potere, i propri privilegi, ecc.), in accordo e complementarità o in competizione e concorrenza con le altre forze che coesistono, agiscono e/o interagiscono all’interno dello stesso sistema».

    Come precisa il Dizionario Garzanti della Lingua Italiana, la «Destra» è «l’insieme dei partiti conservatori, i cui deputati siedono in Parlamento alla destra del presidente»; la «Sinistra» è «l’insieme dei partiti (innovatori e progressisti), i cui deputati siedono alla sinistra del presidente»; il «Centro» è «la parte centrale dello schieramento parlamentare o la tendenza politica intermedia tra le correnti estreme» (XIXª edizione, Milano, 1980, pag. 515; 1642; 341); «l’estrema-Destra» e «l’estrema-Sinistra», essendo una semplice intensificazione, acutizzazione o esacerbazione dei punti di vista, delle scelte, dei progetti e/o dei programmi ideologici, politici e pratici delle sopraindicate «tendenze» o «fazioni» capofila.

    Ora, se per aggregare, raggruppare o riunire una qualsiasi «tendenza» o «fazione» che coesiste, agisce e/o interagisce all’interno di uno stesso sistema, è sufficiente enunciare delle idee, dei programmi e/o dei progetti particolari, univoci e comuni; per aggregare, raggruppare o coalizzare gli elementi di un qualunque «Fascio» (un organismo che - come abbiamo già verificato - si pone in contrapposizione frontale ed alternativa globale con un intero sistema), lo stesso esercizio diventa, a dire poco - non solo impossibile da realizzare (in quanto «quot homines, tot sententiae»), ma addirittura - contraddittorio, controindicato e controproducente. Tale, cioè, da non permettere, in nessun caso ed in nessuna circostanza, nessun tipo o genere di aggregazione, di raggruppamento o di coalizione.

    Come è facile dedurlo, infatti, l’unità trasversale ed eterogenea che invariabilmente si realizza all’interno di un qualsiasi «Fascio», presuppone o sottintende originalità, specificità, differenziazione, complementarietà, e quindi, di conseguenza, spontaneità, perspicuità, singolarità, inalienabilità di ogni specifica capacità e di ogni distinta potenzialità; mentre l’unità lineare ed omogenea che invece si realizza sistematicamente all’interno di una qualunque «tendenza» o «fazione» partigiana, presuppone o sottintende affinità, generalità, livellamento, uniformità, e quindi, di conseguenza, artificiosità, imperscrutabilità, standardizzazione, alienabilità.

    Ne risulta che, differentemente da un’unità di tipo lineare ed omogeneo (che, come possiamo immaginare, presuppone o sottintende ugualmente, assimilazione, concrezione, ottundimento, mescolanza, e quindi, di conseguenza, alterazione, trasfigurazione, rabberciamento, allotropia della maggior parte delle capacità e potenzialità che originariamente qualificavano o caratterizzavano i singoli elementi costitutivi di quei differenti «assemblaggi», «miscugli» o «amalgami» ideologici, politici e pratici che definiamo i «partiti», i «movimenti», i «gruppi», ecc.), l’unità trasversale ed eterogenea che tende invece a realizzarsi nel contesto di un qualsiasi «Fascio» - più che alle idee, i progetti e/o i programmi specifici a cui i suoi possibili adepti potrebbero, ancora per qualche tempo, fare riferimento - deve piuttosto badare all’essenzialità degli scopi o delle finalità che l’insieme delle componenti si è concordemente e solidariamente prefissato o imposto di perseguire (oppure, di raggiungere, attuare, ottenere, conseguire o realizzare), nonché alla sostanzialità e dinamicità della sua effettiva configurazione (che - come sappiamo - è quella che invariabilmente risulta, sia dalla « somma » delle diverse capacità e potenzialità che in essa sono contenute o raccolte, che dalla « moltiplicazione » delle singole capacità e potenzialità, per quelle che, individualmente e collettivamente, sono espresse o rappresentate da tutte le altre).

    Se vogliamo, quindi, un «Fascio» è la forma allegorica e figurativa che meglio d’ogni altra si addice all’unione ed all’eventuale collaborazione tra tutte le differenze umane (o la maggior parte di esse) che normalmente esistono, agiscono o interagiscono all’interno di una società; mentre «Destra», «Sinistra», «Centro», «estrema-Destra», «estrema-Sinistra» - per antonomasia e definizione - sono delle allegorie che tendono rispettivamente a limitare ed a circoscrivere le possibilità di unione e di collaborazione, all’interno della medesima società, alle sole differenze umane che si percepiscono, si considerano o si riconoscono in quella particolare posizione o specifica collocazione.

    Detto diversamente, un qualunque «Fascio» può sempre facilmente riunire e, contemporaneamente, rappresentare tutte quelle capacità e potenzialità della società che - prese individualmente o collettivamente, ed al di la di ogni schema ideologico, politico e pratico, preconcetto - sono virtualmente simili, parallelamente equidistanti, di qualità o valore più o meno equivalente ed, allo stesso tempo, praticamente uniche, originali, irripetibili e complementari. Per quanto la riguarda, invece, una qualsiasi «Destra», una qualsiasi «Sinistra», un qualsiasi «Centro», una qualsiasi «estrema-Destra» o una qualsiasi «estrema-Sinistra», può unicamente sperare di riunire e di rappresentare quelle capacità e potenzialità della stessa società che - prese individualmente o collettivamente - tendono esclusivamente ad identificarsi o riscontrarsi nei principi, nei valori, negli schemi, nei programmi e/o negli scopi ideologici, politici e pratici della propria «fazione» o «tendenza», nonché ad opporsi a (o a distinguersi da) quei principi, quei valori, quegli schemi, quei programmi e/o quegli scopi ideologici, politici e pratici che sono simultaneamente e rispettivamente espressi o manifestati dalle «individualità», dalle «fazioni» e/o dalle «tendenze» rivali che - da «Destra», da «Sinistra», dal «Centro», dall’ «estrema-Destra» o dall’ «estrema-Sinistra» dello stesso sistema - condividono, ammettono o accettano comuni istituzioni, vi partecipano e vi agiscono dall’interno (o dai suoi margini) e concorrono - direttamente o indirettamente, consciamente o inconsciamente, volontariamente o involontariamente - al loro funzionamento ed alla loro perennità.

    Per essere ancora più precisi e per evitare ulteriori e spiacevoli “qui pro quo” o noiosi ed antipatici fraintendimenti, diciamo che un «Fascio» può costantemente riunire ed invariabilmente rappresentare - al suo interno - delle tendenze ideologiche, politiche e pratiche (che, per facilità di linguaggio, possiamo pure continuare arbitrariamente a definire) di «Destra», di «Sinistra», di «Centro», di «estrema-Destra» e di «estrema-Sinistra»; mentre, una qualunque «Destra» (sia essa, «moderata» o «estrema», «istituzionale» o «antagonista», «nazionale» e/o «sociale», «radicale» o «possibilista», «parlamentare» o «extra-parlamentare»), una qualunque «Sinistra» («moderata» o «estrema», massimalista o riformista, rivoluzionaria o istituzionale, parlamentare o extraparlamentare) o un qualunque «Centro» - oltre a non potere essere in grado, in nessuna maniera e con nessun espediente, di riunire e di rappresentare l’insieme delle tendenze ideologiche, politiche e pratiche che normalmente esistono, agiscono o interagiscono all’interno di una medesima società - può tutt’al più (qualora lo volesse o decidesse di farlo) riunire e rappresentare:

    - nel caso della «Destra», le sole tendenze di «Destra» («moderata» o «estrema», «istituzionale» o «antagonista», «nazionale» e/o «sociale», «radicale» o «possibilista», «parlamentare» o «extra-parlamentare») che potrebbero fare parte o, eventualmente, riferirsi o ispirarsi ad una soggettiva interpretazione, specifica decodificazione o parziale rappresentazione di quel medesimo «Fascio»;

    - nel caso della «Sinistra», le sole tendenze di «Sinistra» («moderata» o «estrema», massimalista o riformista, rivoluzionaria o istituzionale, parlamentare o extraparlamentare) che potrebbero fare parte o, eventualmente, riferirsi o ispirarsi … (omissis);

    - nel caso del «Centro», le sole tendenze di «Centro» che potrebbero fare parte o, eventualmente, riferirsi o ispirarsi ad una soggettiva interpretazione, specifica decodificazione o parziale rappresentazione di quel medesimo «Fascio».

    Contrariamente all’opinione più diffusa, infatti, un «Fascio» - nel momento della sua formazione o costituzione - non è, né può mai essere, un semplice partito, movimento o gruppo politico di «Destra», di «Sinistra», di «Centro», di «estrema-Destra» o di «estrema-Sinistra». A mio giudizio, è qualcosa di più ed, in tutti i casi, qualcosa di totalmente «differente» e/o di completamente «altro».

    Alcune e non esaustive ragioni spiegano questa sua peculiarità (sono tentato di dire, unicità):

    1. un qualunque «Fascio», infatti, non prende mai vita, non si riunisce, né si costituisce mai, come una delle tante «tendenze» o «fazioni» che popolano o animano un qualunque sistema parlamentare; tanto meno, come una «tendenza» o una «fazione» che entra in contesa, competizione o concorrenza con altre «tendenze» o «fazioni» dello stesso sistema, magari per tagliarsi - al suo interno - un qualsiasi spazio d’influenza, d’autorità o di potere; meno ancora, come una «tendenza» o «fazione» che tenta, dall’interno di un sistema, di riformare, modificare o migliorare il sistema stesso;

    2. un qualsiasi «Fascio», in realtà, prende vita, si riunisce o si costituisce (o tende a farlo) solo in particolari momenti della Storia: quelli in cui, ad esempio, le vecchie ed inadeguate categorie politiche di un sistema, non corrispondono più alla percezione della realtà, oppure ai momenti contingenti della storia o alle attese popolari, ed esigono - di conseguenza - una loro qualsiasi ricomposizione e/o ri-classificazione; o ancora, quando è necessario o indispensabile aggiornare o rinnovare gli antichi schieramenti ideologici, politici e pratici, per costituirne dei nuovi, più adatti o conformi alle esigenze del presente o del futuro della società; ossia, quando le diverse «tendenze» o «fazioni» di un qualsiasi sistema sono al servizio di interessi stranieri; ovvero, quando le diverse «tendenze» o «fazioni» di un qualsiasi sistema - non solo non sono più in grado di offrire o di fornire delle risposte plausibili, efficaci o risolutive alle problematiche che esse stesse hanno precedentemente sollevato, ma senza volerlo e senza saperlo e, in certi casi, addirittura senza nemmeno accorgersene - paralizzano il sistema di cui sono l’espressione, con vaniloqui, astrattezze o bloccaggi istituzionali che, di sé per sé, rappresentano il principale ostacolo o il maggiore impedimento a qualsiasi genere di soluzione. In altri termini, quando un qualunque «Fascio» prende vita, si riunisce o si costituisce, lo fa solo ed esclusivamente, come estremo ricorso ad una situazione di estremo rimedio o di effettiva e comprovata emergenza; in tutti i casi, come un qualcosa che - da un punto di vista globale - ha vocazione, inclinazione, volontà ed ambizione a rappresentare il solo ricorso possibile o la sola alternativa avverabile, concretizzabile e credibile al sistema delle «tendenze» o delle «fazioni» inconcludenti, infeconde e distruttive della società che sente il bisogno di combattere, sconfiggere ed eradicare, per edificare o mettere a punto un altro sistema;

    3. un qualsiasi «Fascio», in fine, non tende mai a riunire gli uomini sulla base delle idee o dei progetti che questi ultimi già esprimono o manifestano individualmente o collettivamente, ma - fregandosene altamente delle loro precedenti e specifiche inclinazioni o collocazioni ideologiche, politiche e pratiche - cerca semplicemente di riunirli sull’essenziale: in particolare, lo scopo o la finalità che, in quel momento, è necessario o indispensabile perseguire, raggiungere, attuare, ottenere, conseguire o realizzare; le capacità, le competenze, la responsabilità, la volontà ed il coraggio che ognuno è pronto a sviscerare e mettere in comune per raggiungere quell’obiettivo; l’abnegazione che, per quel fine, è in grado di dedicare o di consacrare; il sacrificio ed i mezzi che è risoluto ad offrire o a destinare, per potere realmente raggiungere e conseguire quell’ambito e comune traguardo.

    In altre parole, un qualunque «Fascio» è simultaneamente e potenzialmente un mezzo ed uno strumento di «disintegro/concrezione» di un sistema immobilizzato ed inoperante. Oppure, se si preferisce, un mezzo ed uno strumento di disgregazione e di ricomposizione su nuove basi di una realtà politica, economica, sociale e culturale che si è totalmente anchilosata o sclerosata, diventando, allo stesso tempo, praticamente incapace di favorire o facilitare una sana e salutare circolazione delle élites, di realizzare le più banali innovazioni societarie ed i più insignificanti mutamenti istituzionali, nonché di dare delle risposte, attendibili, affidabili ed accettabili, agli infiniti perché ed alle insistenti e pressanti attese dell’uomo della strada.

    E’ in questo senso che un «Fascio» è sempre e comunque «rivoluzionario». Rivoluzionario, in quanto non si propone mai di sostituire, al governo di una Nazione, una particolare «tendenza» o «fazione», in alternanza, correzione o variazione a quello di altre «fazioni» o «tendenze» rivali, ma scombinando e disperdendo l’insieme delle «tendenze» o delle «fazioni» che concorrono ad inibire o paralizzare un sistema, tende ad aggregare, raggruppare o coalizzare i soli elementi volitivi, risoluti, energici e dinamici di queste ultime e, con il loro concorso e collaborazione, ad edificare o a strutturare un altro sistema.

    Non per niente, il concetto di «rivoluzione» a cui un «Fascio» fa (o dovrebbe fare) normalmente riferimento, prende etimologicamente origine dal verbo latino «revolvo, is, revolvi, revolutum, revolvere» che significa: «rivoltare» (nel senso di «ribaltare completamente»): una «rivoluzione», cioè, che compie davvero una rerum mutatio o «completa mutazione della situazione»!

    Alberto B. Mariantoni



    1. Da non confondersi con una volgare seditio (dal latino, seditio, seditionis che vuole dire « rivolta », « sedizione »), né una qualsiasi restaurazione; tanto meno, una comune ed inconcludente « rivoluzione» in senso astro-fisico (cioè, che parte da un punto, per ritornare inevitabilmente e ciclicamente allo stesso punto), oppure di stile «gattopardiano» (« cambiare tutto, per non cambiare niente... »), «sessantottino» (come la cosiddetta « rivolta studentesca » del 1968, in Francia o in Italia, che ha emancipato ed elevato la maggior parte degli ex-“rivoluzionari” di allora, a banali o radicali conservatori del medesimo sistema che pretendevano combattere) o «piccolo borghese» (come quelle che ebbero a compiere nei secoli passati e che continuano a realizzare oggi nel mondo, ii “bottegai senza bottega”, gli “avvocati senza clienti”, i “professori senza studenti”, gli “studenti senza voglia di studiare”, i “giornalisti senza giornale”, gli “architetti senza progetti”, ecc.); meno ancora, una classica e monotona «conquista del potere» in senso marxista-leninista che - come tutti sappiamo - annuncia, ogni volta, la solita, inefficiente e corrotta dittatura di una «classe» a danno, detrimento e pregiudizio di un’altra o di tutte le altre!

  4. #14
    Enclave MUSSOLINISTA
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    Sessant’anni di capillare e mirata propaganda avversaria, di stretto e controllato monopolio dell’informazione da parte dell’antifascismo militante e di confusione politica e concettuale intrattenuta ad hoc dai professionisti della “partitocrazia” e del “mal governo”, nonché l’approssimazione, il settarismo ed il disordine mentale coltivati ad usum delphini dai Leader (si eos hoc nomine appellari fas est: se è lecito che essi siano chiamati con questo nome!) e/o dall’insieme degli aspiranti “ladri di marmellata” della cosiddetta “Area”, sono riusciti a cancellare nella coscienza collettiva del nostro popolo, perfino il ricordo di che cosa sia il Fascismo, che cosa sia o possa essere un’ organizzazione Fascista, che cosa possa voler dire o significare essere Fascisti ed in che cosa consista svolgere o attuare una politica di tipo Fascista.

    Per evitare, quindi, che si continui gratuitamente ed impunemente a pronunciare delle parole vuote e senza senso o riferirsi a dei termini che nulla hanno a che fare o a che vedere con il “fascismo, così come l’antifascismo voleva che fosse”, oppure ad ispirarsi infondatamente e mendacemente a certi periodi della nostra storia che sono particolarmente a cuore agli Italiani degni di questo nome; e per evitare ugualmente che si continui - da parte antifascista - ad indurre in errore le giovani generazioni e - da parte di certi ambienti della cosiddetta “destra radicale”, “nazionale”, “sociale” o quant’altro - a rendere i loro adepti inconsciamente vittime di falsi o fuorvianti obiettivi (facendo loro credere che sono autentici o veritieri e, per di più, senza svelare loro le mistificazioni e le manipolazioni che si celano dietro i loro “paraventi”!), ho ritenuto opportuno ristabilire il significato ed il senso delle parole che si riferiscono al Fascismo ed indispensabile fissare – soprattutto per quei giovani che, in tutta buona fede, ancora oggi, sono attirati, affascinati e/o entusiasmati dall’alone di reputazione, di carisma e di prestigio che continua ad emanare dal progetto storico mussoliniano (1919-1945) – un minimo di chiarezza semantica e di precisione politica.

    Ecco, dunque – per coloro che sono interessati ad un possibile ed auspicabile risorgimento dell’ideale italiano per eccellenza – che cosa bisogna sapere e capire, se si vuole avere una qualunque chance di fare di nuovo trionfare le idee di Mussolini e la visione del mondo che ne consegue:

    a. Il Fascismo – innanzitutto – non è affatto un’ideologia (non è, cioè, un semplice punto di vista soggettivo ed arbitrario che fissa un qualunque “schema”, assoluto ed indiscutibile, ed attende che la realtà si adatti automaticamente e supinamente al suo disegno; oppure, dopo averlo fissato, tenta di manipolare e/o di violentare la realtà, per cercare di poterla fare coincidere o “combaciare” con i termini teorici ed astratti della sua preventiva e preconcetta costruzione intellettuale !), ma soprattutto un metodo: è una maniera positiva e dinamica di intervenire o di procedere nel contesto della realtà, nonché una maniera volontaria ed energica di percepire, affrontare e risolvere le problematiche che esistono o tendono a scaturire ed a svilupparsi all’interno di una società; se vogliamo, è essenzialmente l’arte del fare (“quod non est in factis, non est in mundo” : ciò che non è nei fatti, è da reputare inesistente; in altri termini: un vacuo, vuoto e vano “flatus vocis” o se si preferisce, un rumore della voce!); in particolare, fare oggi, ciò che potrebbe essere fatto domani o tra un’ora; farlo bene; farlo nell’interesse generale della società; ed essere liberi di poterlo fare, senza dovere tenere conto di nessun tipo di tabù, di ostacolo o di impedimento concettuale, aprioristico, assoluto ed indiscutibile; in altre parole, è l’espressione naturale della società dell’agire che si oppone con tutte le sue forze alla “società dell’enunciare” o dell’inconcludente “teorizzare”; la manifestazione istintiva della società del realizzare che aborrisce e rifiuta la “società del promettere” o del “dilazionare” ; l’estrinsecazione spontanea della società dell’essere che avversa e schernisce la “società del sembrare” o quella del semplice e bambinesco “apparire”.

    b. Un’organizzazione Fascista – in particolare – non è, né può essere, un “partito” (dal latino, partior, partioris, partitus sum, partiri che vuol dire dividere, separare – da cui pars, partis, partito, fazione) come gli altri, né tanto meno una “setta di uguali” (una camarilla di zombi, cioè, dove chi non la pensa esattamente come il “Capo”, è immediatamente marginalizzato o escluso!), ma semplicemente un Fascio (dal latino fascio, as, fasciatum, fasciare: legare, unire, tenere insieme - da cui fascis, is, fascio; plurale fasces, ium, cioè, i fasci di verghe con scure o fasci littori degli antichi romani: simbolo di unità e di forza, in una società di esseri unici, originali, irripetibili e complementari): un’organizzazione, cioè, che tende ad unire, consociare, coalizzare l’insieme delle forze vive ed operose di una Nazione, per meglio cercare di attuare, concretizzare, realizzare tutto ciò che è considerato utile, conveniente e vantaggioso, per la totalità dei cittadini ed il bene comune della società; un’organizzazione Fascista, inoltre, per antonomasia, non pone mai delle pregiudiziali ideologiche – come lo stesso Mussolini, sin dall’inizio, tenne chiaramente a sottolineare, “per le eterne ostriche della pregiudiziale, apparve come inaudito che i Fasci non avessero pregiudiziali di sorta”… ; e, per meglio precisare quel suo inequivocabile pensiero, ironicamente e pungentemente aggiunse: “Non si vuole capire che il Fascismo cessa di essere tale, non appena si scelga una pregiudiziale. Il Fascismo pregiudiziaiolo diventa un Partito. I Fasci non sono, non vogliono, non possono essere, non possono diventare un partito. I Fasci sono l'organizzazione di tutti coloro che accettano date soluzioni di dati problemi attuali” (le due citazioni sono tratte da un articolo di Benito Mussolini, apparso su “Il Popolo d'Italia”, n. 180, del 3 Luglio 1919); ed ancora: “Il Fascismo non è, non vuole essere, non sarà mai una ridicola, grottesca e sinistra congrega come sono i vecchi partiti e i frammenti dei vecchi partiti; il Fascismo è tale in quanto permette una pragmatica latitudine di atteggiamenti, a seconda delle circostanze di tempo, di luogo, di ambiente” (B. Mussolini, “Il Popolo d’Italia”, 29 Ottobre 1920); un’organizzazione Fascista, in fine, è una formazione politica che accetta, favorisce ed incoraggia l’insieme delle idee che sono espresse o manifestate dai suoi aderenti o dai singoli cittadini (purché, queste ultime, abbiano come finalità, il bene del Popolo o della Nazione); mentre invece, osteggia e combatte qualunque tipo di “fazione politica organizzata” (ivi comprese quelle di eventuali “fascisti dissidenti“ , “frondisti“, “zelanti“ o, semplicemente, “impazienti“!) che sia in opposizione o contraddizione, disaccordo o contrasto, con l’interesse generale del Popolo-Nazione italiano; questo, per la semplice ragione che - per il Fascismo - il più genuino “partito” di ogni popolo, è il Popolo stesso e la più naturale “fazione” di ogni Nazione, è la Nazione medesima !

    c. Essere Fascisti – di conseguenza – non è in nessun caso indossare esclusivamente una camicia nera; oppure, calzare impropriamente degli anfibi militari, raparsi i capelli a zero, suonare/ascoltare l’hard-rock (che centra, poi, il “rock”, con il Fascismo, non l’ho mai capito!); o ancora, sfoggiare simboliche e formali “patacche” d’altri tempi, di cui – tra l’altro – non si conosce né il significato, né la storia; ovvero, agitare freneticamente rachitici e sdolcinati “braccetti a molla” o ostentare degli sgarbati o provocatori saluti romani; ossia, reclutare bande di “zecche di altro colore” o “scalmanati da stadio”, per scatenare gazzarre o fomentare gratuiti e premeditati scontri di piazza, ma tendere principalmente e sistematicamente a raggruppare, organizzare e fare co-operare fra di loro le migliori intelligenze, le più valide professionalità e le più opportune competenze di una Nazione e fare in modo che queste ultime – indipendentemente dalle idee che singolarmente esprimono o dalle predisposizioni e inclinazioni filosofiche e/o politiche che separatamente manifestano – possano meglio impiegare le loro indispensabili ed inestimabili capacità ed energie al servizio dell’interesse generale della società e, quindi, fornire più facilmente all’insieme dei cittadini le soluzioni che essi sognano, sperano e/o attendono, evitando così che i problemi che quotidianamente li angosciano o li assillano, continuino a rendere incerto, insidioso ed insicuro il loro presente ed il loro avvenire; essere Fascisti, inoltre, è sentirsi fieri ed orgogliosi di portare la propria “pietra” al cantiere della società, senza tema di biasimo o di pena, né speranza di ricompensa; essere Fascisti, in fine, è essere tutt’uno (esse, ergo sum, sono in quanto appartengo!) con il Popolo e la Nazione alla quale si appartiene; “Virtù fasciste - affermava Mussolini - sono: la tenacia nel lavoro; la estrema parsimonia del gesto e della parola; il coraggio fisico e morale; la lealtà assoluta nei rapporti della vita; la fermezza nelle decisioni; l’affetto per i camerati; l’odio per i nemici della Rivoluzione e della Patria; la fedeltà senza limiti al giuramento prestato; il rispetto della tradizione; e, nel contempo, l’ansia del domani” (articolo apparso su “Gioventu Fascista”, del 1931, citato da Pietro Caporilli, “Mussolini, pensieri”, I libri del quadrifoglio, Roma, 1971, pag. 45).

    d. Svolgere o attuare una politica di tipo Fascista, non è, né può significare, perseguire una qualunque politica di parte: cioè, il mio interesse, contro il tuo; il tuo, contro il mio; il nostro, contro il loro; il loro, contro il nostro e così via, tutti facenti parte della stessa società; ma vuole innanzitutto dire, riappropriarsi del significato e del senso della parola politica (dal greco politichè): la politica, intesa letteralmente, come l’arte della Polis o della “Città-Stato” e, per estensione, l’arte o la tecnica degli affari pubblici e del governo delle genti; cioè, l’arte del ben vivere all’interno di una società; l’arte di educare i cittadini della società in questione a gestire e migliorare le forme e le strutture di quel loro ben vivere; l’arte di rendere coscienti i membri della società che per perpetuare nel tempo la condizione di quel loro ben vivere, è indispensabile restare uniti ed essere decisi a difendere, contro chiunque e con ogni mezzo, l’interesse generale della loro società nei confronti di (o in rapporto con) altre società; in altre parole, è perseguire l’interesse generale della nostra società, nei confronti, nei riguardi o nell’indifferenza di altre società.

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