Vongola e Giuliano stanno a fa' 'na caciara!!!!!In Origine Postato da lupo1982
infatti non è lui
ahahahhahaha
![]()


Vongola e Giuliano stanno a fa' 'na caciara!!!!!In Origine Postato da lupo1982
infatti non è lui
ahahahhahaha
![]()


mo so io, giuly è andato in sonno...![]()


In Origine Postato da Musashi
per me Rinascita è un buon giornale, forse l'unico quotidiano che merita di essere comprato, ma tuttavia non mi trova daccordo sulla qustione Russa-cecena!
Voi cosa ne pensate del conflitto russo-ceceno?
Ma rinascita de che?! Ma per favore...
Quando le armi saranno fuorilegge, solo i fuorilegge avranno le armi
sono daccordo con I'm hate, però devo dire che le motivazioni di vongola sono molto interessanti!
In funzione antiamericana i russi sono importanti e sono pienamente daccordo ma le rivendicazioni cecene sono fondamentali!!Quello dei finaziamenti per me conta poco pensando che molti soldi di cui usufruisce hamas vengono dallo stato arabo saudita corroto. Su questa questione sono confuso(putin a momenti sembra filo-iraniano e in altri momenti filo-sionista) con le poche info di cui disponiamo è difficile avere una posizione chiara.
Anche perchè quando vedo le lotte estreme dei ceceni affamati per avere una loro indipendenza rimango colpito e va detto che Bush ha dato il via libera ai russi nel massacrare i ceceni!!!


i ceceni? sono sti cosi?raus!!![]()
ROMA - La più grande dimostrazione di forza dei terroristi ceceni durò quattro giorni e mostrò al mondo che Mosca era vulnerabile. Incominciò un mercoledì sera nel teatro Dubrovka del centro della capitale russa con un commando di 32 kamikaze che rapì i 700 spettatori presenti. Finì il sabato della stessa settimana con un blitz delle squadre speciali russe che ancora oggi si porta dietro uno strascico di dubbi e misteri. I terroristi furono uccisi e 117 ostaggi morirono a causa dei gas usati nell'attacco delle teste di cuoio. Era il 26 ottobre 2002.
Quel blitz fu il punto più alto della strategia del terrore cecena per una serie di motivi che tornano anche nell'azione di oggi nella scuola in Ossezia. Non è un caso che il commando abbia chiesto di avviare una trattativa anche con il medico e attivista dei diritti umani Leonid Roshal il quale aveva già partecipato ai colloqui con il gruppo terroristico del teatro Dubrovka.
Quell'attentato a Mosca innanzitutto sancì che ormai e definitivamente la guerriglia cecena era jihadizzata e adottava le bombe umane. Anzi, bombe umane di specie nuova: nel commando c'erano cinque donne, un altro messaggio al mondo che diceva che ormai la figura del martire non era più esclusiva maschile. Le immagini dei loro cadaveri, come "addormentati" nel teatro, fecero il giro del mondo e diventarono il simbolo di quella tragedia.
Ma soprattutto quel blitz indicò il Cremlino agli occhi del mondo e il fallimento della la sua politica cecena. Putin non solo non aveva domato la situazione della repubblica ribelle dopo due guerre (la prima voluta Eltsin nel '94), ma aveva causato un'escalation della potenza della guerriglia a livelli altissimi. I terroristi erano entrati nel teatro Dubrovkna e avevano costretto le autorità russe a parlare con loro, a cercare la mediazione e portarono in tv la tensione e l'imbarazzo del Cremlino. Esattamente quello che Putin era riuscito a evitare nel caso della sua campagna in Cecenia totalmente oscurata dal punto di vista mediatico.
La tattica che i terroristi seguirono ricalca quella in corso in queste ore nella scuola in Ossezia. Prima il blitz e le persone tenute in ostaggio. Subito dopo la richiesta. Nel caso del teatro di Mosca la fine della politica di aggressione russa in Cecenia. Poi a Mosca furono liberati tutti i musulmani. Quindi i bambini e le donne. Il commando non può tenere a bada un numero troppo alto di persone e deve ridurre il numero degli ostaggi.
Ma tutto questo avviene nel giro di ore preziose per i terroristi. Ore in cui il paese sta con il fiato sospeso. Ore centellinate tra una richiesta del commando e una mediazione delle autorità. E tutto questo passa nelle tv del mondo intero lanciando l'azione terroristica al centro della scena.
Al teatro Dubrovka l'epilogo della vicenda avvenne un'ora prima che scadesse l'ultimatum dei kamikaze che avevano minacciato di incominciare a uccidere gli ostaggi. Le teste di cuoio inondarono il teatro di un gas paralizzante ed entrarono. Ci furono, appunto, oltre cento morti. I superstiti accusarono malori sospetti dopo la liberazione e li imputarono agli effetti collaterali del gas. Mosca negò tutto. Della vicenda non si seppe più nulla. Oggi il rimosso torna a galla.
(1 settembre 2004)
andreas


Sulla questione cecena il qui scrivente ha realizzato un intervento per il forum di Diorama, mesi fa.
Ve lo posto tal quale con la relativa replica...


Questione cecena e asse Parigi-Berlino-Mosca
Egregio prof. Tarchi,
supponendo che non pochi, tra i lettori abituali di Diorama, siano rimasti particolarmente colpiti dall' articolo di Alain de Benoist in apertura dell' ultimo numero (mi riferisco a "Parigi-Berlino-Mosca: l' asse che fa tremare Washington") e dalla recensione - comparsa su "Diorama" di luglio-agosto a firma di Alessandro Sansoni, e ripresa da "Area" di settembre - del "caso editoriale" degli ultimi mesi ("Parigi, Berlino, Mosca. Geopolitica dell' indipendenza europea" del francese Henry de Groussevre), ho deciso di sottoporle alcune riflessioni in merito.
Il progetto di "un' altra Europa possibile", edificabile a partire dall' asse franco-russo-tedesco ed in alternativa ad un' "unione" mercantilistica e politicamente priva di personalità com'è quella di Bruxelles, è sostenuto convintamente dai "non conformisti" transalpini: ne hanno parlato, con uguale fervore e a più riprese, sia Charles Charpentier (si veda l' articolo "Viva l' Europa libera", peraltro pubblicato in periodo "pre-11settembre") che Alain de Benoist.
Da parte del movimento delle Nuove Sintesi italiano, invece, non sembra che tale eventualità abbia suscitato il medesimo interesse e - soprattutto - lo stesso entusiasmo. Il che mi induce a domandarmi (e domandarle) se questa maggiore "freddezza" sia dovuta alla sua personale visione dello scenario politico internazionale (che mi pare tendenzialmente più distaccata e disillusa rispetto a quella di de Benoist), o sia invece indicativa di uno scetticismo più profondo.
Il dubbio mi è sorto soprattutto in seguito ad un suo recente intervento sulla newsletter, dove paragonava la repressione russa in Cecenia a quella israeliana in Palestina e statunitense in Iraq: se da un punto di vista assolutamente "oggettivo" bisogna riconoscere che la Cecenia - paese di cultura, lingua e religione molto differenti rispetto alla Russia e all' Europa in generale - ha più di una ragione per reclamare l' indipendenza (o quantomeno una larga autonomia), non crede che, politicamente, abbiano visto giusto quanti affermano che il conflitto russo-ceceno è un' arma nelle mani dei più irriducibili nemici di un' Europa indipendente dal giogo atlantico?
A sostegno di questa tesi vi è più di una prova, non ultima la condanna, da parte dei governi "occidentali", del blitz ordinato da Putin contro i separatisti asserragliati nella scuola osseta. A tal proposito, c' è da ricordare che più fonti hanno accusato il Pakistan di Musharraf (principale alleato degli americani nell' area asiatica) di aver ospitato, addestrato e finanziato i vari nuclei della guerriglia antirussa, incluso quello responsabile della strage di Beslan. Vera o falsa che sia questa notizia, è certo che i governi di Londra e Washington appoggiano ormai da diversi anni la "causa cecena", offrendo asilo politico ai leader separatisti e cercando di mantenere accesi i riflettori su quella che è ormai la più vasta area di crisi riguardante una nazione europea.
Un illuminante esempio dell' uso strumentale e propagandistico del conflitto è dato dalla costituzione del comitato "Peace in Chechnya" ( www.peaceinchechnya.org ), tra i cui membri figurano alcuni dei "neocons" più influenti nell' attuale amministrazione americana: Elliott Abrams, Robert Kagan, William Kristol, Norman Podhoretz, l' immancabile "eminenza grigia" Richard Perle e il "guru" intellettuale Zbigniew Brzezinski. Proprio a Brzezinski, all' epoca consigliere di Carter, si deve l' elaborazione di un "piano di destabilizzazione dell' Unione Sovietica nell' area caucasica" del quale la polveriera cecena, a ben vedere, può rappresentare la naturale traduzione nella prassi. Ciò che resta da chiedersi è se l' eventuale perdita della Cecenia indebolirebbe la Russia (peraltro nuovamente impegnata in un braccio di ferro con gli Usa sulla ratifica del trattato di Kyoto) al punto da compromettere irrimediabilmente l' asse franco-russo-tedesco e, di conseguenza, l' autonomia del continente.
In caso contrario, è praticabile l' ipotesi di una nuova e più forte "federazione di stati" che, partendo proprio dal patto tra Francia, Germania e Russia/Est europeo, si integri con l' area mediterranea (Italia e Spagna) e i piccoli paesi (Benelux, Portogallo, Grecia) per "tagliare fuori" dalle vicende politiche continentali sia l' Inghilterra che la Turchia?
Cordialmente,
AC
L'intervento può sembrare datato, risalendo ad ottobre (mi scuso del ritardo nella risposta, dovuto alla pressione degli impegni professionali), ma merita tuttora una replica, seppur necessariamente rapida. Procedo sinteticamente:
1. Ho voluto presentare su Diorama le tesi di Alain de Benoist sull'asse russo-franco-tedesco perché le considero un significativo spunto di riflessione. E' vero che il mio sguardo sull'attuale contesto internazionale è fortemente segnato dal disincanto, ma non ho mai predicato l'appiattimento sui dati della realtà esistente. Quanto all'entusiasmo, con il tempo le riserve che se ne ha tendono ad esaurirsi; restano la passione e la volontà. Non sempre sufficienti a cambiare lo stato delle cose. Volendo scorazzare sui terreni dell'utopia, molte ipotesi di "altre Europe" migliori dell'attuale sono possibili. Tenendo i piedi sulla terra, credo si possa e si debba ragionevolmente partire dall'ipotesi di veder evolvere l'Unione Europea verso direzioni più apprezzabili dal nostro punto di vista. E su questo aspetto, la constatazione delle enormi differenze di interessi e di mentalità esistenti fra i contraenti del presunto patto euroatlantico mi pare la premessa fondamentale (tantopiù che persino fra i redattori di Diorama c'è chi apertamente ne dubita). Poiché quel che può fare un piccolo e isolato movimento di idee è dar corso a punti di vista capaci di trovare radicamento nella mentalità collettiva, a me pare che il più praticabile condotto di ingresso nel modo di pensare delle "classi colte" - le uniche che possono oggi fungere da traino di un progetto metapolitico di influenza sull'immaginario collettivo - sia questo. Perciò ci insisto molto. Ma si può e si deve riflettere su molto altro, inclusa l'ipotesi Parigi-Berlino-Mosca, che pure al momento mi pare destinata a rimanere nel limbo delle scelte geopolitiche degli attori che contano nel mondo.
2. Sulla questione cecena si possono avere, sulla base dei dati di fatto, due punti di vista. Uno che parte dalla coerenza delle premesse ideali del progetto a cui Diorama è legato e sottolinea il diritto di TUTTI i popoli all'espressione della propria autonomia culturale. Non vi è dubbio che, ponendosi in questa prospettiva, l'opposizione alla politica russa di repressione anti-cecena non può che essere drastica. Un secondo punto di vista punta, strumentalmente, a non indebolire un possibile partner di un'Europa indipendente dai voleri degli Usa, e accetta la suddetta repressione come un male inevitabile. Mutando lo scenario, questo è il punto di vista di quanti, a destra, hanno per decenni sostenuto tutti i governi di Israele, quali che fossero le loro politiche, di fronte ai palestinesi, perché costituivano un "baluardo dell'Occidente". Francamente, io sono realista nelle analisi ma idealista nelle ispirazioni, e rifiuto di piegare all'opportunità e alle contingenze i principi alla cui realizzazione affido la speranza di un mondo migliore. E sapere di essere in poco simpatiche compagnie nel difendere cause nelle quali mi riconosco non mi ha mai preoccupato. Non temo contaminazioni, e credo che nessun sincero non conformista dovrebbe temerne.


ma allora scusate... voi appoggiate l'indipendenza dei popoli come principio universale o solo quando questo è in funzione antiamericana ?In Origine Postato da vongola
Sono GC
La Cecenia, sta alla Russia,
come il Kosovo alla Serbia.
L'Uck e i Ceceni sono armati e finanziati dagli Usa, per mettere una spina nel fianco alla Serbia e alla Russia.
Anche se islamici (guarda caso in questo caso sono bravi e buoni!) sono amici degli interessi atlantici, guarda caso, nel Kosovo e in Cecenia passano oliodotti e gasdotti americani (così come in Afghanistan, nel Kurdistan iracheno e in Turchia... oggi tutti alleati degli Usa o controllati dai loro soldati!).
Aiutare i Ceceni significa indebbolire la Russia, oggi come ieri, principale preoccupazione di chi vuole controllare il mondo.
La Russia, oggi come ieri, fa paura!![]()


E' un problema più complicato di quello che sembra in apparenza: da un lato c' è il realismo politico "a fin di bene" (cioè l' Europa indipendente), dall' altro il principio irrinunciabile dell' autodeterminazione dei popoli.In Origine Postato da Esmor
ma allora scusate... voi appoggiate l'indipendenza dei popoli come principio universale o solo quando questo è in funzione antiamericana ?![]()
Io, in linea di massima, riconosco a Putin un ruolo importante nell' asse anti-americanista, ma che Grozny sia ridotta ad un cumulo di macerie è sotto gli occhi di tutti.
Il parallelo con la situazione israelo-palestinese avanzato da Tarchi nella replica al mio intervento, comunque, mi ha fatto riflettere.
Se non ci fosse la guerra, forse non saprei nemmeno dell'esistenza del Daghestan e della Cecenia.
Chi Ha Letto Questa Discussione negli Ultimi 365 Giorni: 0