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Discussione: 194: chi vuole....

  1. #1
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    Predefinito 194: chi vuole....

    ....cancellarla?

    Applicazioni e divieti

    Roma. Un’indagine conoscitiva, perché per la Commissione d’inchiesta sulla legge 194 non c’è tempo.
    Luca Volonté, capogruppo dell’Udc alla Camera, ha inviato una lettera alla Commissione affari sociali di Montecitorio “per acquisire notizie e informazioni sull’esperienza della legge 194 in questi anni, al fine di fornire al Parlamento opportuni elementi di valutazione sulla sua corretta applicazione”.
    Per verificare che i consultori non siano soltanto uffici dispensatori di certificati.
    Si attende ora la votazione della Commissione per decidere se procedere o meno e la vicepresidente Anna Maria Leone, dell’Udc, assicura: “Da parte nostra non c’è alcun intento o volontà di toccare la 194”, ma di verificarne la completa applicazione, “fin dal suo primo articolo”, quello sulla prevenzione (l’idea del ministro Storace sul volontariato nei consultori riguarda appunto la prevenzione, e il ministro si è detto d’accordo anche con la proposta dell’Udc).
    Ma l’Unione è contraria, e Livia Turco, che fa parte della Commissione Affari Sociali, ritiene “inutile qualunque inchiesta, perché esiste la relazione annuale del ministero della Salute che dimostra l’efficacia della 194”.
    Barbara Pollastrini, coordinatrice delle donne dei Ds, dice che “è in atto un’offensiva pesante e integralistica contro la libertà e la responsabilità femminili”: chiede le dimissioni di Storace e assicura che lo scopo della discussione sull’aborto sarebbe quello di “mettere in discussione la 194”, considerato che la sottosegretaria al Welfare, Grazia Sestini, vorrebbe presentare un progetto di legge per “vedere garantita la piena applicabilità” dei principi sull’informazione e la prevenzione.
    Il ministro Storace ieri ha presieduto una riunione sull’attuazione della 194, e ha stabilito di preparare una bozza d’intesa da proporre alle Regioni, per il monitoraggio dell’attuazione degli articoli 1 ,2, 3, 4 e 5 della 194, in particolare per il ruolo dei consultori e delle associazioni di volontariato.
    Ha deciso poi di sottoporre al Consiglio superiore di sanità le questioni legate all’importazione della Ru486: si chiederà se è compatibile con la tutela della salute della donna l’applicabilità del decreto ministeriale del 1997 sull’importazione di un farmaco di cui non è stata richiesta la registrazione in Italia.

    Intanto quattro pillole abortive si davano per misteriosamente
    “scomparse” a Pontedera, in Toscana, dove è in corso la sperimentazione, e già si chiedevano ulteriori dimissioni di Storace.
    Le pillole sono arrivate, alla fine: in ritardo per colpa dei corrieri e del weekend.

    Da il Foglio

    saluti

  2. #2
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    Predefinito Polemiche

    Una donna sola vuole un figlio.
    Non vuole creare una famiglia di fatto, non vuole un matrimonio. Vuole un figlio.
    Non pensa di poterlo attendere come conseguenza di un atto d’amore e di desiderio amoroso, lo vuole fabbricare con un seme maschile ottenuto in via artificiale, lo vuole fecondato in vitro e poi immesso nel suo utero.

    Secondo Stefano Rodotà (Repubblica) è una crudeltà ideologica negarle per legge questa possibilità. Il divieto è un insulto alla sua dignità di donna “considerata come un essere pensante, di cui va rispettata l’autonomia di decisione in un ambito che davvero è suo”.
    Questo giudizio, secondo Rodotà, è confermato da un recente parere del Comitato nazionale di bioetica, il quale ha stabilito che a certe condizioni è possibile per una donna sola adottare un embrione abbandonato e dargli la vita.
    Questo parere, che formula un’eccezione per il divieto di legge confermato dal referendum, svela secondo il professore la natura ideologica della norma oscurantista, la sua offesa alla soggettività della donna, la cui anima volitiva è colpita da riprovazione e il cui corpo è considerato un mero veicolo o strumento per la generazione.
    Quella di Rodotà è una ragione fragile, dunque una morale equivoca.
    Il divieto di legge nasce infatti, e notoriamente, da una esigenza negata dai referendari, cioè la tutela bilanciata dei diritti di tutti, compreso il concepito o embrione fecondato.
    Se si dichiari l’adottabilità di quel microscopico “qualcuno”, che se ne sta lì al freddo come scarto di un processo di produzione nato da una volontà, da una soggettività operante e indifferente, ciò dipende da questa sua condizione di titolare di un diritto negato, la vita.
    L’atto di volontà con cui una donna, anche una donna sola, decide l’adozione di quello scarto, è di per sé un atto d’amore che compensa la distrazione tecnica e morale, travestita da desiderio che si fa diritto, di cui quello scarto è il prodotto.
    Questo ambito è “davvero suo”, della donna che adotta, e appartiene alla sua dignità di “essere pensante” che sostiene una decisione di salvezza e compimento di un destino naturale cancellato.
    Quell’embrione da adottare non è un prodotto della volontà, non è un artefatto tecnico su ordinazione, non sta in un catalogo dei desideri da soddisfare sacrificando un certo numero indefinito di scarti del desiderio; è piuttosto una realtà, un progetto umano che trova chi lo faccia essere.
    Come si può considerare veicolo biologico, mero contenitore, il corpo di chi adotta quell’embrione abbandonato?
    Come si può considerare offensivo per la dignità femminile il riconoscimento di quel gesto o dono di sé, anche se compiuto da una donna sola e dunque fuori del canone della famiglia biparentale?
    La donna sola che, nella ipotetica legislazione sostenuta da Rodotà, vuole fabbricare un figlio per esprimere la propria soggettività desiderante nega al nascituro la possibilità di un padre e produce scarti; la donna sola autorizzata ad adottare uno di questi scarti non parte dal desiderio e dalla soggettività, parte dalla realtà, e al morituro del desiderio offre la vita e una madre, senza scarti.
    Nel primo caso il corpo è veicolo e contenitore di una volontà tecnicamente assistita: si può, si vuole, dunque si fa quali ne siano i costi. Nel secondo caso il corpo è il tramite di una realtà, esprime una relazione personale con l’esistenza. E’ così difficile distinguere, e capire la differenza?

    Dove sta l’ideologia. Dove la donna.
    Il professor Rodotà si dichiara molto preoccupato. Dilaga secondo lui “un’inquietante gerarchia dei valori”, fondata sulla
    “controversa affermazione della natura dell’embrione come persona”.
    Si apre la porta così, con “la logica della tutela dell’embrione ad ogni costo”, ai “rappresentanti del Movimento per la vita nei consultori”.
    E chi sono questi alieni?
    Esprimono il generale “scarso rispetto” per la donna, invece che “informazione e dialogo” si impone “la presenza di attivisti, pregiudizialmente ostili alla decisione [abortiva, ndr] che potrebbe essere presa, con un inammissibile effetto di colpevolizzazione”. Tutto questo è “manipolazione”, attacco “alla dignità della persona, un valore davvero inviolabile”.
    Tutte queste frasi altisonanti sono, com’è chiaro, il mondo alla rovescia.
    Chi lavora per un maggior numero di parti è un oscurantista e offende la dignità e la salute della donna.
    Chi tutela l’embrione o il feto vuole tornare all’aborto clandestino attraverso l’insidiosa via della colpevolizzazione.
    Ma noi sappiamo per certo che è vero il contrario.
    L’aborto è libero ed è praticato come un diritto certificato burocraticamente.
    Non la colpevolizzazione ma la coccolata ed esaltata soggettività femminile trionfa nel più assoluto disprezzo per le molte ragioni femminili e perfino femministe, laiche e progressiste, che chiedono un bilancio, un adeguamento, una riflessione senza rinnegare il diritto ad essere liberi dall’aborto clandestino, affermando il diritto in più, negato, di non abortire.
    Che cosa dunque difende con i suoi falsi allarmi il professor Rodotà?
    Un potere, il suo potere culturale. Che si fa scudo della donna.

    Ferrara su il Foglio

    saluti

  3. #3
    motan
    Ospite

    Predefinito Re: 194: chi vuole....

    In Origine Postato da mustang
    ....cancellarla?

    Applicazioni e divieti

    Roma. Un’indagine conoscitiva, perché per la Commissione d’inchiesta sulla legge 194 non c’è tempo.
    Luca Volonté, capogruppo dell’Udc alla Camera, ha inviato una lettera alla Commissione affari sociali di Montecitorio “per acquisire notizie e informazioni sull’esperienza della legge 194 in questi anni, al fine di fornire al Parlamento opportuni elementi di valutazione sulla sua corretta applicazione”.
    Per verificare che i consultori non siano soltanto uffici dispensatori di certificati.
    Si attende ora la votazione della Commissione per decidere se procedere o meno e la vicepresidente Anna Maria Leone, dell’Udc, assicura: “Da parte nostra non c’è alcun intento o volontà di toccare la 194”, ma di verificarne la completa applicazione, “fin dal suo primo articolo”, quello sulla prevenzione (l’idea del ministro Storace sul volontariato nei consultori riguarda appunto la prevenzione, e il ministro si è detto d’accordo anche con la proposta dell’Udc).
    Ma l’Unione è contraria, e Livia Turco, che fa parte della Commissione Affari Sociali, ritiene “inutile qualunque inchiesta, perché esiste la relazione annuale del ministero della Salute che dimostra l’efficacia della 194”.
    Barbara Pollastrini, coordinatrice delle donne dei Ds, dice che “è in atto un’offensiva pesante e integralistica contro la libertà e la responsabilità femminili”: chiede le dimissioni di Storace e assicura che lo scopo della discussione sull’aborto sarebbe quello di “mettere in discussione la 194”, considerato che la sottosegretaria al Welfare, Grazia Sestini, vorrebbe presentare un progetto di legge per “vedere garantita la piena applicabilità” dei principi sull’informazione e la prevenzione.
    Il ministro Storace ieri ha presieduto una riunione sull’attuazione della 194, e ha stabilito di preparare una bozza d’intesa da proporre alle Regioni, per il monitoraggio dell’attuazione degli articoli 1 ,2, 3, 4 e 5 della 194, in particolare per il ruolo dei consultori e delle associazioni di volontariato.
    Ha deciso poi di sottoporre al Consiglio superiore di sanità le questioni legate all’importazione della Ru486: si chiederà se è compatibile con la tutela della salute della donna l’applicabilità del decreto ministeriale del 1997 sull’importazione di un farmaco di cui non è stata richiesta la registrazione in Italia.

    Intanto quattro pillole abortive si davano per misteriosamente
    “scomparse” a Pontedera, in Toscana, dove è in corso la sperimentazione, e già si chiedevano ulteriori dimissioni di Storace.
    Le pillole sono arrivate, alla fine: in ritardo per colpa dei corrieri e del weekend.

    Da il Foglio

    saluti
    Fare una commissione d'inchiesta adesso che scade la legislatura?
    Non potevano svegliarsi prima?
    Mi sa tanto di spot elettorale dell'UDC per attirare i voti dei cattolici.

  4. #4
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    Già cogliona ed oggi anche "indegna di essere italiana"!!!
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    Ho notato che quando si parla di aborto, pillola del giorno dopo o contraccezione, sono sempre gli uomini a urlare "Aboliamo questo abominio!" e simili. Le donne, che sono quelle che una gravidanza, voluta o meno, se la subiscono sulla loro persona per 9 mesi, sono evidentemente ritenute incapaci di comprendere o non meritevoli di parlare.....

  5. #5
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    Purtroppo in Italia, per cultura e per storia, le donne spesso sono costrette a tacere, ma altrettanto spesso non hanno nulla da dire oppure dicono fesserie incredibili come gran parte di quelle che stanno in Parlamento...

    Per i maschi vale l'esatto opposto...

    E' un grosso gap culturale che ci trasciniamo da sempre... speriamo in futuro possa cambiare, ed almeno su questo io sono fiducioso!

    Per il tema della discussione: se lo Stato Italiano considera per legge un embrione di poche ore un essere umano fatto e finito allora l'aborto è un assassinio (feticidio?) che deve essere punito come tale, e non regolamentato. Chi sostiene cose diverse (come tanti politici che hanno votato allo scorso referendum vantandosene e dicendo poi "la 194 non si tocca") è un paraculo, oppure un ignorante. Oppure entrambi.

    Saluti.

  6. #6
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    In Origine Postato da Elettra_R.
    Ho notato che quando si parla di aborto, pillola del giorno dopo o contraccezione, sono sempre gli uomini a urlare "Aboliamo questo abominio!" e simili. Le donne, che sono quelle che una gravidanza, voluta o meno, se la subiscono sulla loro persona per 9 mesi, sono evidentemente ritenute incapaci di comprendere o non meritevoli di parlare.....
    Hai mai provato a chiederti quale sia la percentuale di DONNE volontarie nel Movimento per la Vita?

    Sei poco informata. O semplicemente ragioni per stereotipi.

    Tanto più che, è vero, la donna per nove mesi porta in grembo un FIGLIO, ma per il resto della vita è DOVERE anche del padre di provvedere al suo mantenimento.

  7. #7
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    Predefinito

    sarà......

    ma mater semper certa est pater nunquam

  8. #8
    Assatanata, cogliona & indegna
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    Già cogliona ed oggi anche "indegna di essere italiana"!!!
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    Predefinito

    Io farei notare che però a sparare a zero su aborto, contraccettivi, pillola abortiva, pillola del giorno dopo, pillole contraccettive, profilattici, sesso pre- post- e peri- matrimoniale sono sempre politici di sesso maschile...
    I casi sono 2: o Storace in realtà è una donna, magari in dolce attesa, o sarebbe il caso di coinvolgere tutte le (poche) donne elette in Parlamento in una discussione seria e sensata... Le donne non sono cretine e capaci giusto di arricicarsi i capelli e preparare lasagne al marito... ma volte credo che molti maschietti abbiano delle donne paura. O rancore. O tutt'e due le cose.

 

 

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