Troppo poco la Chiesa parla rispetto alle urgenze

Un esame di coscienza? Che difficile per i politici


Gianni Manghetti

Perché fa scandalo che i politici italiani, soprattutto se di sinistra - è questa l'opinione di Rossana Rossanda espressa su "Il Manifesto" - corrano ad ossequiare la Chiesa, a dispetto del fatto che essa interverrebbe sempre più nelle "diatribe" interne al nostro Paese?

A dispetto, in altre parole, del fatto che essa ricordi loro doveri e principi da osservare anche nell'arena politica... Naturalmente, il nostro punto di vista è esattamente l'opposto.

Non vi è dubbio, infatti, che sarebbe di scandalo alla coscienza dei credenti se la Chiesa con i suoi pastori se ne stesse in silenzio ogni volta che le sue pecore rischiano di essere condotte al di fuori della strada evangelica o, peggio, di essere sbranate dai lupi al potere. Del resto, le eroiche testimonianze di Romero e di tanti vescovi di altri continenti sono qui a ricordare a tutti, credenti o meno, come la Chiesa sia sempre accanto ai più deboli, soprattutto quando la maggioranza dei politici non ha il coraggio di mettere in gioco se stessa schierandosi a difesa della gente contro i faraoni di turno.


Certo, l'Italia - ringraziando Iddio e gli uomini che hanno nel passato concorso a costruirlo - è un Paese democratico. Nessuno va in prigione per le proprie idee politiche. Tuttavia, occorre pur chiedersi se i comportamenti della classe politica nel suo insieme, al di là delle distinte responsabilità caso per caso, siano divenuti anche nel nostro Paese fonte di generale preoccupazione. Negli anni recenti come è apparsa la politica davanti alla gente? Di quali contenuti si è riempita?

Non si esagera troppo nel dire: di un continuo litigio tra i poli e tra i partiti, nonché di un'instancabile corsa a difendere, in Parlamento e fuori, i rispettivi interessi, perfino quelli personali di questo o quell'uomo politico. Nella massa di leggi e leggine approvate è difficile ritrovare una progettualità sorretta da una visione generale, se non da tutti almeno da molti condivisa, tale è la frantumazione delle iniziative a favore di singole esigenze, lobby, parti e, ovviamente, partiti.

I ceti deboli non potevano che moltiplicarsi. Pensionati con pochi euro in tasca, malati nelle regioni più povere in attesa di una chiamata per un letto disponibile, impiegati prevaricati nei loro diritti da parvenu imposti dai politici, giovani senza certezze contrattuali, famiglie scardinate nelle loro tradizionali sicurezze, piccoli imprenditori espulsi dal mercato o preoccupati di esserlo, uomini, tutti, in carne ed ossa che non hanno avuto finora da chicchessia né risposte adeguate ad attenuare i rispettivi affanni né tanto meno hanno potuto contare su progetti generali capaci, per la loro autorevolezza, di dar loro almeno una speranza per un migliore futuro.

Meraviglia, allora, che in questo vuoto la Chiesa richiami i valori della solidarietà e della giustizia?

Anzi, fin troppi sono i motivi per farlo più spesso. Come può far scandalo che a fronte di un dominante egoismo, che non ha permesso, ad esempio, all'epoca del referendum di distinguere almeno politicamente tra ciò che è prioritario per le persone e ciò che non lo è, come può far scandalo, si ripete, che la Chiesa rammenti il valore superiore della vita, in ogni suo istante e, quindi, il dovere di tutti di proteggerla dal concepimento alla morte?

Ci saranno momenti nei quali solo una parte politica plaudirà a tali richiami (è accaduto in occasione dell'inseminazione artificiale) e momenti nei quali accadrà l'opposto (così è stato per la legge sulla devolution).

Sarebbe necessario, allora, - e qui il ragionamento della Rossanda rivela una sua interna verità - che i politici anziché cercare di strumentalizzare, di volta in volta, per i propri scopi elettorali, gli interventi della Chiesa, si chiedessero, piuttosto, perché la politica si è svuotata del suo fine ultimo e cercassero di "riconvertirla" e di recuperarne la ineludibile funzione di servizio civile.

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