IL FATTO
L’orizzonte di una ricerca a tutto campo senza chiudere le porte al trascendente è stato al centro del messaggio rivolto ieri dal Papa all’apertura dell’anno accademico dell’istituzione culturale voluta da padre Gemelli
«Scienza amica della verità: avventura entusiasmante»
Benedetto XVI all'Università Cattolica: «Razionale non può essere solo ciò che è dimostrabile attraverso l'esperimento. Altrimenti questioni fondamentali come il vivere o il morire finiscono nella sfera della soggettività»
Da Roma Salvatore Mazza
Eccellenza «per qualità della ricerca e dell'insegnamento». Ma, insieme, «per la fedeltà al Vangelo e al magistero della Chiesa». Senza sudditanze psicologiche, perché «il fatto di essere "cattolica" non mortifica in nulla l'Università, ma piuttosto la valorizza al massimo». E consapevoli che l'Università è «un grande laboratorio in cui, secondo le diverse discipline, si elaborano sempre nuovi percorsi di ricerca in un confronto stimolante tra fede e ragione». Così ieri mattina Benedetto XVI, aprendo a Roma l'Anno Accademico dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, ha incoraggiato la "famiglia" dell'Ucsc a perseguire «la missione originaria e sempre attuale» dell'ateneo, «quella cioè di fare ricerca scientifica e attività didattica secondo un coerente progetto culturale e formativo, al servizio delle nuove generazioni e dello sviluppo umano e cristiano della società». Ricevuto il saluto del Rettore della Cattolica, Lorenzo Ornaghi, e del cardinale Dionigi Tettamanzi, presidente della Fondazione Toniolo, davanti ai rappresenti di docenti, studenti e impiegati dell'Università Papa Ratzinger ha innanzitutto ricordato lo «speciale legame» dell'istituzione fondata da padre Agostino Gemelli con i suoi predecessori «a cominciare da Benedetto XV fino a Giovanni Paolo II». Un legame, ha aggiunto, che fa parte dell'«impostazione originaria» dell'ateneo, «sempre confermata dai miei Predecessori» e che «assicura in modo collegiale un saldo ancoraggio dell'Università alla Cattedra di Pietro e al patrimonio di valori lasciato in eredità dai fondatori». E oggi che l'Ucsc «conta circa 40mila studenti iscritti», è «spontaneo pensare: quale responsabilità! Migliaia e migliaia di giovani - ha detto il Pontefice - passano dalle aule della "Cattolica". Come ne escono? Quale cultura hanno incontrato, assimilato, elaborato? Ecco la grande sfida, che riguarda in primo luogo il gruppo dirigente dell'Ateneo, il Corpo docente, e quindi gli stessi studenti: dar vita ad un'autentica Università cattolica». Citando a questo proposito la Costituzione Apostolica di Papa Wojtyla Ex corde Ecclesiae, del 1990, Benedetto XVI ha osservato come «il fatto di essere "cattolica" non mortifica in nulla l'Università, ma piuttosto la valorizza al massimo. Infatti - ha spiegato - se missione fondamentale di ogni Università è la continua indagine della verità mediante la ricerca, la conservazione e la comunicazione del sapere per il bene della società, una comunità accademica cattolica si distingue per la fedeltà al messaggio cristiano così come è presentato dalla Chiesa e per l'impegno istituzionale al servizio del popolo di Dio». Per questo allora l'Ucsc è «un grande laboratorio in cui, secondo le diverse discipline, si elaborano sempre nuovi percorsi di ricerca in un confronto stimolante tra fede e ragione che mira a ricuperare la sintesi armonica raggiunta da Tommaso d'Aquino e dagli altri grandi del pensiero cristiano». Sintesi, ha rilevato il Papa, «contestata purtroppo da correnti importanti della filosofia moderna», la cui conseguenza «è stata che come criterio di razionalità è venuto affermandosi in modo sempre più esclusivo quello della dimostrabilità mediante l'esperimento». Al punto che «le questioni fondamentali dell'uomo - come vivere e come morire - appaiono così escluse dall'ambito della razionalità e sono lasciate alla sfera della soggettività. Di conseguenza scompare, alla fine, la questione che ha dato origine all'università - la questione del vero e del bene - per essere sostituita dalla questione della fattibilità». Missione delle Università cattoliche è dunque «fare scienza - ha affermato Papa Ratzinger - nell'orizzonte di una razionalità diversa da quella oggi ampiamente dominante, secondo una ragione aperta al trascendente, a Dio». Ciò è possibile «proprio alla luce della rivelazione di Cristo, che ha unito in sé Dio e uomo, eternità e tempo, spirito e materia... alla luce di questa capitale verità di fede e al tempo stesso di ragione - ha proseguito - è nuovamente possibile, nel 2000, coniugare fede e scienza». «Non è - ha dunque chiesto Benedetto XVI - un'avventura entusiasmante? Sì, lo è perché, muovendosi all'interno di questo orizzonte di senso, si scopre l'intrinseca unità che collega i diversi rami del sapere: la teologia, la filosofia, la medicina, l'economia, ogni disciplina, fino alle tecnologie più specializzate, perché tutto è collegato».
Avvenire - 26 novembre 2005




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