Ringraziamo Gianfranco 'zerbino' Fini per quest'ennesimo capolavoro diplomatico che ci fa fare un'altra gran bella figura davanti tutto il mondo:
Rinviata la pubblicazione del documento di censura su Gerusalemme Est
che parla di "annessione di fatto". Fini smentisce e poi si corregge
Ue, critiche a Israele
ma l'Italia blocca il rapporto
di VINCENZO NIGRO
ROMA - L'Italia ha chiesto il rinvio della pubblicazione di un rapporto in cui la Ue condanna il governo di Israele per la politica di "annessione di fatto" di Gerusalemme Est. La rivelazione è stata fatta da alcuni giornali americani e inglesi, e il testo del rapporto è stato fatto circolare da una Ong israeliana che difende i diritti umani dei palestinesi.
Ieri mattina, quando a Gianfranco Fini è stato chiesto se sapeva di un rapporto di condanna di Israele, il ministro degli Esteri ha risposto con quella che è apparsa una mezza gaffe. Dopo alcune verifiche forse è meglio definire la posizione italiana un "mezzo veto". "Non c'è stato e non c'è un rapporto dell'Unione europea che accusi Israele", aveva detto Fini al mattino durante una conferenza stampa con il suo collega tedesco Steinmeier.
E aggiungeva una frase che va sottolineata, per essere analizzata più avanti: "La Ue ha la necessità di monitorare quello che accade in Medio Oriente con grande attenzione, partendo dal presupposto che la Road Map è l'unica strada possibile per arrivare all'obiettivo di "due popoli-due stati" indicato dalla comunità internazionale".
Una fonte della Farnesina spiega la posizione italiana: "Non è un veto, non siamo al braccio di ferro, ma soltanto nella fase di elaborazione di un documento. Il testo era in lavorazione, ma prima del Consiglio Affari Esteri di lunedì abbiamo fatto notare ai nostri partner che nelle ore in cui la Ue assumeva il controllo del Valico di Rafah sarebbe stato semplicemente autolesionistico attaccare Israele. Solana stesso ci ha dato ragione, uscire lunedì col rapporto era inopportuno per la credibilità della Ue nei confronti degli israeliani: questo non vuol dire che quel documento non vada discusso, e infatti è stato messo in calendario per la riunione dei ministri del 12 dicembre. Vedremo.".
Ieri mattina il Guardian di Londra e il New York Times hanno pubblicato anticipazioni di questo testo, molto duro con il governo Sharon: la relazione è stata preparata dalla presidenza britannica della Ue, che ha lavorato con i consoli europei presenti a Gerusalemme Est (sono di fatto gli ambasciatori presso l'Anp). La relazione analizza la politica dei fatti compiuti che Israele sta mettendo in atto a Gerusalemme Est per "impedire che Gerusalemme diventi la capitale palestinese".
La storia è nota, ed è stata denunciata molte volte dai governi più vicini ai palestinesi e da molte organizzazioni per la tutela dei loro diritti: l'espansione degli insediamenti ebraici punta a collegare Gerusalemme con l'insediamento di Màale Adumim in Cisgiordania. Il rapporto sostiene che questa politica "minaccia di completare l'accerchiamento della città palestinese da parte delle colonie ebraiche, dividendo la Cisgiordania in due aree geografiche separate: le attività israeliane sono in violazione degli obblighi della Road Map e del diritto internazionale".
E qui c'è il collegamento alle parole adoperate da Fini ieri mattina: il riferimento alla Road Map è quello che Sharon gli fa di continuo per dire che prima di ogni trattativa bisogna bloccare il terrorismo. "Ma la Road Map dice anche che gli israeliani non devono precostituire azioni che siano un ostacolo al futuro negoziato", dice un diplomatico italiano, "e questo dovremo ricordarlo ai nostri amici israeliani. Ma dovremo scegliere i modi e i toni giusti per farlo".
Nella valutazione della Farnesina sull'opportunità del rapporto c'è un altro elemento: "Israele va verso le elezioni, e se va censurata la politica di annessione di fatto, bisogna non danneggiare quelle parti che proseguiranno il dialogo con i palestinesi", ovvero Ariel Sharon.
Ieri il governo di Israele ha iniziato a reagire con nervosismo agli annunci che arrivavano da Bruxelles: "Speriamo che l'Europa non ritorni a una politica tutta filo-palestinese", ha detto il portavoce del ministero degli Esteri Marc Regev.
Il problema è che i palestinesi da tempo protestano inascoltati per la politica di annessione strisciante. Dice Saeb Erekat, il capo-negoziatore palestinese: "Il mondo assiste alla politica dei fatti compiuti che Israele mette in atto, bisogna fermare questo comportamento per far ripartire il negoziato".
Marc Otte, l'inviato speciale della Ue per il Medio Oriente, ieri ha provato a spegnere l'incendio che sta per divampare: "Il rapporto non è ancora sul tavolo dei ministri, e non è che i ministri europei non dormano la notte in attesa di questa relazione". Il problema è che quel testo, anche se in forma di articoli di giornale, ormai esiste ed è sulle scrivanie di tutti i ministri della Ue. Entro il 12 dicembre la Ue dovrà decidere cosa dire, e con quali parole, a Israele.
(26 novembre 2005)
http://www.repubblica.it/2005/k/sezi...gro/nigro.html


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