Catizone sfiduciata dall’Unione: pago scelte private

Il sindaco che disse di voler tenere il figlio poi riconosciuto dal leader della Quercia: quante vendette

COSENZA - L'Unione contro Eva Catizone. Tra il sindaco di Cosenza e i partiti che formano la coalizione non c'è più dialogo. I Democratici di sinistra spingono per la mozione di sfiducia. Sulla stessa linea Verdi, Socialisti Uniti e Repubblicani Europei. Solo la Margherita ha preso tempo. Stasera, infatti, il partito di Rutelli riunirà l'ufficio di presidenza per discutere della situazione e decidere se uscire dalla giunta. Chi non crede alla fine annunciata, tuttavia, è Giacomo Mancini junior (Pse), un tempo il maggior sponsor politico di Evita e oggi tra i più accessi oppositori: «Quello dei Ds è solo un teatrino», dice. E lei, il sindaco sott’accusa, come risponde? «Annunciano d’essere pronti a far cadere la giunta, ma non mi risulta che i loro assessori abbiano presentato le dimissioni... Si vede che, a Cosenza, i Ds sono davvero un partito di lotta e di governo». Eva Catizone prova a diluire con un pizzico d’ironia l’amarezza che, da giorni, le sta appiccicata addosso come un’ombra. Anche perché in questa storia, condita di sentimenti inaciditi e rancori tenaci, la politica c’entra, ma fino a un certo punto. E diventa difficile scorgerne il confine quando, a torto o a ragione, pensi che ad azzopparti sia il padre di tuo figlio, l’uomo che un tempo ti faceva battere il cuore e adesso ti sembra un estraneo. Forse un nemico. Quell’uomo, non è un mistero, ha il volto di Nicola Adamo, segretario regionale della Quercia. Ma Eva Catizone neppure ne pronuncia il nome.
«Lo dissi un anno fa: pagherò questo outing a caro prezzo. E i fatti, purtroppo, mi hanno dato ragione - spiega -. A differenza di altri, non ho mai mischiato le vicende private con l’azione di governo. Anzi, ho voluto dimostrare che una donna sola può allevare un figlio senza rinunciare alla propria vita. Io sono diventata madre e ho continuato a fare il sindaco, nonostante le violenze patite in questi mesi. La mafia liquida i nemici con le pistole, mentre la politica maschile usa armi più raffinate, ma certamente non meno letali per la dignità delle persone. Parlo di beghe, pettegolezzi, insinuazioni, vendette... Mi hanno sfruttata politicamente e personalmente. E questa violenza sottile, distillata giorno dopo giorno, è peggiore d’uno stupro. Non mi pento di nulla, sia chiaro, perché la trasparenza è il sale della politica, anche quando di mezzo ci sono i sentimenti più intimi. Gli uomini, quando sono tali soltanto dal punto di vista biologico, mal sopportano il coraggio delle donne. E cercano in ogni modo di liberarsene. Ieri è toccato ad Ersilia Salvato, costretta alle dimissioni dai Ds di Castellammare di Stabia. Oggi tocca a me: basta mettere in giro la voce che sei inaffidabile, afflitta da smania di protagonismo e un po’ matta... Semplice, no?».
A leggere i comunicati del centrosinistra cosentino, il ritratto di Eva Catizone non è poi così lontano da questo profilo. La accusano di amministrare la città con una strana, quanto improduttiva, miscela di decisionismo e approssimazione.
«L’establishment locale dei Democratici di sinistra non ha digerito il mio legame politico con Prodi. Purtroppo qui non abbiamo dirigenti del calibro di Fassino, D’Alema e Minniti: prevalgono gli interessi di bottega - replica -. Certo, io sono una decisionista e lo rivendico con orgoglio: cos’altro dovrebbe fare un sindaco, per di più eletto direttamente dai cittadini, se non scegliere? Dovrebbe forse traccheggiare piegandosi alla logica del meno peggio? Questo è un modo maschile di far politica, non mi appartiene. Ecco perché non mi dimetto. Anzi sappiano che, se riusciranno a farmi fuori, tornerò a candidarmi. Le donne sono ostinate...».

http://www.corriere.it/edicola/index...MMENTI&doc=CAT