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Discussione: Movimento Zero

  1. #1
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    Predefinito Movimento Zero

    Dopo decenni di denunce, nei miei libri e in centinaia, forse migliaia, di articoli, di un modello di sviluppo paranoico che ci fa star male tutti, in Occidente come nei Paesi in cui lo abbiamo esportato o pretendiamo di esportarlo, anche con la violenza, e di una democrazia rappresentativa che non ci rappresenta perché è un sistema di minoranze organizzate, di oligarchie, politiche ed economiche, che schiacciano l’individuo singolo, l’uomo libero che non accetta umilianti infeudamenti, ho pensato che fosse venuto il momento di passare all’azione diretta.

    Con Eduardo Fiorillo, il regista e produttore del censurato Cyrano televisivo e di quello che abbiamo poi portato, con molto successo, a teatro, abbiamo deciso di creare un movimento culturale e politico, chiamandolo MOVIMENTO ZERO, le cui linee di fondo sono indicate nel Manifesto qui a fianco.

    Per chi mi conosce personalmente o per quello che ho scritto e scrivo, comprenderà che per me questo è un passaggio estremamente delicato e difficile. Dopo una vita tutta ‘contro’, entro, in qualche modo, in quelle Istituzioni democratiche o pseudo democratiche e in quei meccanismi che ho sempre contestato, che contesto e che continuerò a contestare. Mi sono deciso a questo passo per le seguenti ragioni:

    1 Dare uno sbocco concreto al mio pensiero che raggiunge sempre più persone, soprattutto i giovani ma non solo, che non si accontentano della denuncia e vogliono fare.

    2 Per dare a questo pensiero, con la forza fornita da un’organizzazione culturale e politica, una maggiore visibilità, oggi negata dalla censura e dal silenzio sistematici.

    3 Perché, come la ‘pulcetta anarchica’ di Trilussa, intendiamo inserirci negli ingranaggi del sistema e delle Istituzioni per cercare di ingripparli.

    Ho la presunzione di pensare che il mio passato di uomo libero, che non si è mai compromesso con alcuno, che ha lottato con una mano legata dietro la schiena contro chi non solo le usa tutte e due ma ricorre anche al randello, oltre che all’inganno e all’intrigo, garantisca per me presso coloro che vorranno seguirci in questa avventura.

    Chi condivide in tutto o in parte lo spirito del Manifesto lo firmi. Chi vuole collaborare anche all’azione politica, nei modi che preferisce e gli sono più congeniali, sarà l’arcibenvenuto. Abbiamo bisogno di forze fresche, vogliose, determinate, di uomini e donne stufi di vivere male nel ‘migliore dei mondi possibili’ e di farsi prendere in giro.

    Forza ragazzi: si passa all’azione.

    MASSIMO FINI

    www.movimentozero.it
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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  2. #2
    Totila
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    Che nasca un movimento anti-modernista, non può farci che piacere...

  3. #3
    Ridendo castigo mores
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    Citazione Originariamente Scritto da Totila
    Che nasca un movimento anti-modernista, non può farci che piacere...
    si ma deve essere un movimento politico-culturale fortemente identitario e radicato nella gente VERA

    altrimenti e' solo l' enessimo velleitarismo politico-qualunquista che serve solo ad istillare l' antipolitica nella gente (tipo " mani pulite" o giu di li ...)

    tutta che roba che alla fine fa solo il gioco del sistema di potere VERO.
    "dammi i soldi, e al diavolo tutto il resto "
    Marx


    (graucho..:-))

  4. #4
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    sono molto scettico su movimento zero a Milano mi hanno detto che appoggia Dario Fo per rifondazione e non dimentichiamo che M Fini fa da testimonial a di pietro - x essere rivoluzionari bisogna andare oltre la destra e la sinistra
    WaLd

  5. #5
    Fieramente Leghista
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    Citazione Originariamente Scritto da waldgaenger76
    sono molto scettico su movimento zero a Milano mi hanno detto che appoggia Dario Fo per rifondazione e non dimentichiamo che M Fini fa da testimonial a di pietro - x essere rivoluzionari bisogna andare oltre la destra e la sinistra
    perlomeno bisogna evitare di appoggiare gentaglia come il patetico guitto immigrazionista dario fo, tanto per cominciare.
    Massimo Fini: bocciato senza appello agli esami. Voto: zero in movimentologia antimodernista.

  6. #6
    Totila
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    Citazione Originariamente Scritto da larth
    si ma deve essere un movimento politico-culturale fortemente identitario e radicato nella gente VERA

    altrimenti e' solo l' enessimo velleitarismo politico-qualunquista che serve solo ad istillare l' antipolitica nella gente (tipo " mani pulite" o giu di li ...)

    tutta che roba che alla fine fa solo il gioco del sistema di potere VERO.
    Be', fino a qualche tempo fa, non so se a cambiato opinione in queste ore, MF ha sempre sostenuto la necessità dell'identitarismo come antemurale del mondialismo.

  7. #7
    Totila
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    GLOBALIZZAZIONE CAPOLINEA DELL'OCCIDENTE

    Intervista a Massimo Fini

    DI ANDREA ACCORSI

    Fini, gli ultimi immigrati clandestini scampati a un
    naufragio in Sicilia hanno detto di inseguire il
    "sogno italiano" dopo aver visto i nostri programmi
    alla televisione. Possibile che si imbarchino in una
    impresa così rischiosa solo per averci visto in tv,
    come fecero gli albanesi più di dieci anni fa?

    "Bisogna fare una distinzione tra la prima invasione
    albanese all'inizio degli anni Novanta e quello che
    succede ora. Indubbiamente i primi albanesi furono
    attratti dai programmi televisivi italiani che
    vedevano, e dal fatto che era finito un regime
    dittatoriale e quindi per la prima volta avevano la
    libertà di muoversi. Erano persone che non avevano
    stretta necessità di emigrare: erano contadini o
    pastori, ben nutriti, o normalmente "nutriti", che
    inseguivano effettivamente il sogno occidentale che la
    nostra televisione gli prospettava, senza sapere di
    che lacrime e di che sangue grondi questo sogno.
    Invece escluderei che l'attuale immigrazione - a parte
    quella politica, come i curdi provenienti dalla
    Turchia, che fuggono da una repressione infame -
    avvenga perché sono attratti dalla televisione: non si
    affrontano viaggi mortali a quella maniera per un
    motivo simile, ma perché nel proprio Paese non è più
    possibile vivere.

    Questo mi pare il senso dell'immigrazione attuale: non
    si viene qui per la Carrà di oggi, per la Ventura, si
    viene perché le condizioni del proprio Paese sono tali
    per cui non ci puoi più stare.
    L'immigrazione centroafricana è emblematica: si tratta
    di Paesi dove l'economia, la socialità, le tradizioni,
    il loro mondo insomma è stato completamente distrutto,
    o quasi, dall'ingresso invasivo e pervasivo
    dell'economia occidentale. Da una parte quindi c'è una
    perdita di identità e di punti di riferimento,
    dall'altra c'è la fame vera e propria. Quanto sia
    disastroso confondere la libertà politica con la
    libertà di mercato lo dimostra proprio l'esempio, a
    noi vicino, dell'Albania: un tempo questo era un
    popolo più che dignitoso e oggi è un popolo di
    delinquenti, sia nelle alte sfere che nella stragrande
    maggioranza della popolazione".

    Ma in che misura il nostro Paese può soddisfare tutte
    queste aspettative?

    "Se ci riferiamo all'immigrazione di oggi, poco
    importa a chi è spinto dalla disperazione se il Paese
    in cui va a incistarsi almeno in un primo momento è
    adatto ad accoglierlo. Se tu sei alla fame, vai da
    qualunque parte: andresti anche al Polo Nord, se
    pensassi che là c'è qualcosa da mangiare". Però
    passano tutti dall'Italia, anche se diretti altrove...
    "Passano tutti di qua per ragioni tecniche. L'Italia
    ha uno sviluppo di quattromila chilometri di coste, ed
    è ovvio che sia un passaggio facile e nello stesso
    tempo obbligato".

    C'è, o c'è stato, un ruolo della Chiesa nel favorire
    il flusso di immigrati dal Terzo Mondo nel nostro
    Paese?

    "Non so quale sia il ruolo della Chiesa. Certamente
    farei una inchiesta su che cosa fa effettivamente la
    Caritas. E poi la Caritas mi pare viva di sovvenzioni
    statali: è un problema di dettaglio, ma è un problema
    anche quello. Che poi la Chiesa l'abbia in qualche
    modo spinta o no, l'immigrazione è un fenomeno assai
    più profondo, provocato dall'invasione del mondo
    occidentale e non di altri, oltre che dalla
    devastazione e dalle fame. C'è poi anche una questione
    teorica. Se si postula che il capitale possa andare
    nei luoghi dove ritiene di essere meglio remunerato,
    lo stesso diritto devono averlo gli uomini. Non è
    immaginabile che il denaro abbia più diritti degli
    uomini: anche questi devono poter esportarsi là dove
    ritengono di essere meglio remunerati. Questa è la
    globalizzazione. Una globalizzazione a senso unico,
    nella quale possiamo portare i nostri capitali
    ovunque, devastando tra l'altro i Paesi in cui
    andiamo, e poi quelli non possano neanche muoversi, è
    una violenza che forse nemmeno Hitler aveva
    immaginato".

    Alcuni, e fra questi la Lega, hanno sempre sostenuto
    che bisogna aiutare queste popolazioni a casa loro,
    sia per migliorarne le condizioni che per scoraggiarne
    l'emigrazione. È una strada percorribile?

    "Purtroppo gli aiuti, anche quando dati con le
    migliori intenzioni, il che è raro, non fanno che
    peggiorare la situazione, perché in realtà sono intesi
    a integrare meglio questi Paesi nella globalizzazione,
    ma in questo modo li ostacolano ulteriormente. Credo
    che la cosa che veramente aiuterebbe, poniamo,
    l'Africa sarebbe lasciarla in pace, cioè ritirarsi da
    quel continente e lasciare che la sua gente si
    sviluppi o non si sviluppi secondo le proprie
    vocazioni. Ma naturalmente questo è impossibile,
    perché l'Occidente ha sempre bisogno di creare nuovi
    mercati, per poveri che siano".

    Quindi siamo di fronte a un processo irreversibile?

    "Sì, finché va avanti la globalizzazione. La quale
    procede in modo trionfante, che tra l'altro si
    riflette non solo sul Terzo Mondo ma anche sul Primo
    Mondo. Tant'è vero che prima di noi ha aggredito Paesi
    che non possono essere considerati del Terzo Mondo,
    come l'Argentina, il Venezuela e il Messico, e adesso
    comincia ad aggredire anche Paesi pienamente
    industrializzati, come l'Italia. Del resto la
    globalizzazione è, nella sua estrema sintesi, una
    competizione spietata fra tutti gli Stati del mondo,
    ed è ovvio che da essa usciranno quattro o cinque
    Paesi o aree fortissime circondate da un mare di
    miseria. Ed è questo che è estremamente insidioso,
    anche per l'Occidente che non guarda al di là del
    proprio naso: quattro-cinque Paesi, per quanto
    fortissimi, armatissimi, potentissimi, e peraltro con
    all'interno sperequazioni violentissime come gli Stati
    Unti d'America - dove esistono 35 milioni di poveri,
    poveri non in senso relativo, cioè americano, ma in
    senso assoluto - circondati da un mare di miseria,
    alla fine vengono sommersi dal mare di miseria".

    In questo scenario dove si colloca l'Italia?

    "Una delle poche ragioni dell'aggancio all'Europa è
    che forse così, in qualche modo ci si può salvare. Ma
    da sola, l'Italia non sarebbe certo fra quei quattro o
    cinque. Ci si può salvare, ma a prezzi inauditi, sulla
    nostra pelle: bisognerà smantellare il Welfare, visto
    che gli americani non ce l'hanno; bisognerà diminuire
    stipendi e salari, visto che dalle altre parti non
    pagano niente; bisognerà lavorare di più, e infatti
    altri Paesi si regolano in questo modo: in Germania,
    alcune grandi aziende hanno aumentato l'orario di
    lavoro e diminuito gli stipendi. Questa è la
    globalizzazione: poi mi devono spiegare quali sono i
    vantaggi...".

    Dunque ci aspetta un livellamento verso il basso?

    "Sì. Un livellamento verso il basso per la maggioranza
    della gente d'ogni parte del mondo, con la creazione
    di ricchezze impressionanti che oltretutto non hanno
    nessun senso, perché a un certo punto anche Bill Gates
    si è accorto che avere fantastilioni di dollari è
    inutile, perché non hai il tempo e il modo di
    spenderli".

    Ma c'è qualcosa che possiamo fare: voglio dire, come
    dobbiamo rapportarci in maniera positiva di fronte a
    questa realtà che scivola verso scenari assai poco
    ottimistici?

    "Oggi un singolo Paese è praticamente impotente. È un
    po', elevato all'ennesima potenza, come un sindaco che
    si trovi in presenza del problema del traffico urbano:
    come fa a risolverlo dal momento che per cinquant'anni
    tutto è stato impostato sul traffico privato e
    sull'automobile? Potrà mettere in campo qualche
    palliativo, ma non può certo risolvere né quello, né
    il problema dell'inquinamento. Globalizzandosi tutto,
    è chiaro che le possibilità di intervento di un Paese
    sono minime. Cosa fai: respingi a cannonate gli
    immigrati? Questo creerà un'ulteriore esasperazione
    dall'altra parte, e regalerai truppe al terrorismo.
    Sono problemi di fondo che sono andati talmente
    avanti... Di tornare indietro, non ci pensa nessuno;
    le forze che spingono per la globalizzazione sono
    forze enormi; il localismo si riduce a folklore, se
    siamo tutti battezzati in un mare di Coca-Cola, se
    usiamo gli stessi prodotti, se vestiamo allo stesso
    modo e vediamo le stesse cose: si riduce al recupero
    del dialetto e alla difesa di un formaggio locale, ma
    non è questo il punto.
    Il recupero delle identità in un mondo globalizzato è
    praticamente impossibile, perché la globalizzazione è
    innanzitutto standardizzazione: è proprio il processo
    economico che vuole questo, chi vuole vendere vuole
    standardizzare al massimo. Sono gli esiti di un
    processo cominciato con la Rivoluzione Industriale a
    metà del Settecento e su cui bisognerebbe riflettere a
    fondo. Invece ci si affida a questa macchina che
    comincia a stritolare tutti, compresi gli apprendisti
    stregoni che pensano di guidarla. Le stesse guerre
    americane sono quasi necessitate, perché in un mondo
    del genere devi controllare tutte le fonti di energia,
    devi controllare tutto. E naturalmente questo comporta
    una risposta altrettanto violenta.
    Segnali d'allarme su che cosa significava un modello
    industriale portato avanti senza pensare alle
    conseguenze, ce n'erano già stati in passato. La crisi
    dell'idea di progresso, a parte alcuni casi
    anticipatori come Nietzsche, inizia con la prima
    guerra mondiale quando ci si rende conto che la
    tecnologia è un'arma bivalente, anzi in realtà è
    un'arma che ci si ritorce costantemente contro, non
    solo in guerra ma nel suo uso quotidiano: se non altro
    perché ti isola e ti distanzia dagli altri come da te
    stesso".

    Anche stavolta sei riuscito a togliere il sonno a me
    e, immagino, a molti lettori.

    "Purtroppo mi piacerebbe dire cose diverse, ma io la
    vedo così e mi sembrerebbe di ingannare il mio
    interlocutore se spargessi un ottimismo che non ha
    ragion d'essere. Lasciamo perdere i politici, i quali
    hanno il problema del "qui e ora" e quindi - a parte
    che non vedono al di là del proprio naso - devono
    affrontare questioni molto concrete e cogenti. Ma non
    c'è un pensiero in Occidente che pensi se stesso, alla
    modernità, che orienti la politica. C'è un meccanismo
    che va per conto suo, questa è la verità, ed è un
    meccanismo che oltre a provocare i disastri di oggi,
    tutti sanno, compresi i padroni del vapore, che
    comunque andrà a sbattere: arriverà il momento di un
    collasso generale, perché le crescite esponenziali
    esistono in matematica ma non in natura. Per cui a un
    certo punto, nel momento in cui il modello non potrà
    più espandersi, collasserà. I governanti di oggi se ne
    fregano, nel senso del "dopo di me il diluvio" di
    Luigi XV; oppure, se avessero la cultura, potrebbero
    rispondere come Oscar Wilde, dicendo sarcasticamente
    "che cosa hanno fatto i posteri per noi?". Purtroppo
    stiamo andando a una velocità tale che rischiamo di
    diventare noi i posteri di noi stessi.
    Queste riflessioni non le vedo fare in giro. Può darsi
    anche che siano esagerate o sbagliate; però è indubbio
    che meriterebbero se non altro una certa attenzione,
    un calcolo dei costi e dei ricavi fatto razionalmente.
    Io non sono Guénon, o Evola o De Maistre. Argomento, e
    mi si potrebbe confutare con altri argomenti. Ma non
    vedo niente di questo. Vedo un affidarsi cieco ad un
    meccanismo altrettanto cieco, che si autoriproduce e
    si alimenta da solo".

    Un'ultima domanda che esula dal discorso fatto fin
    qui: giovedì sera sei tornato in tv, al "Senso della
    vita" di Bonolis, ma subito dopo hai detto che la tua
    presenza in quella sede non avrà un seguito. Che cosa
    è successo?

    "Ho accettato quella proposta perché mi era stato
    garantito uno spazio in cui si parlava del senso della
    vita, com'è il titolo della trasmissione, e in cui si
    sarebbero affrontati i temi che mi sono cari. Ma avevo
    già firmato per la mia presenza solo a una puntata,
    perché il programma di Bonolis è molto incentrato
    sulla sua chiave di divertissement, e non so quanto
    questi discorsi vi si possano inserire in modo
    armonico".

    Andrea Accorsi
    Fonte: www.lapadania.com
    27/11/2005

  8. #8
    Totila
    Ospite

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    In questa intervista, MF pare indicare il processo mondialistico come irreversibile e con esso tutto l'indotto, immigrazione compresa.

  9. #9
    Ridendo castigo mores
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    Citazione Originariamente Scritto da Totila
    In questa intervista, MF pare indicare il processo mondialistico come irreversibile e con esso tutto l'indotto, immigrazione compresa.
    certo finche' la " macchina" non deraglia andra' nella stessa direzione...

    magari con qulache correttivo di facciata ( alla cofferati..) loddove l' irritazione e lo spavento del popolo bue non puo' essere controllata con il solito bla-bla dei loro media ...

    la questione della " resistenza etnica" quindi si riduce a cercare di evitare danni irreversibili prima di quel disastro ..e' chiaro che chi allora avra' in casa piu del 20 % di coloni afroislamici e' fottuto per sempre
    "dammi i soldi, e al diavolo tutto il resto "
    Marx


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  10. #10
    Ridendo castigo mores
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    Citazione Originariamente Scritto da Totila
    Be', fino a qualche tempo fa, non so se a cambiato opinione in queste ore, MF ha sempre sostenuto la necessità dell'identitarismo come antemurale del mondialismo.
    non hai capito . Non e' un problema di " opinioni" ma di coerenza politica ( pur tra gli inevitabili compromessi ) .. altrimenti si finisce per fare la fine della magli che pretende di scrivere contro la turkia in europa sul giornale del principale sponsor di questa vaccata...

    e dico questo perche' non mi sono scordato il fini " girotondino"...Quello che piu temo e ' infatti che alla fine tanto " protestismo" finisca per stimolare solo l' antipolitica ( alla funari per esemplificare ) mentre noi per resistere alla pressione dei " filantropi " abbiamo solo bisogno di forti contenitori politici di massa indipendenti dal potere finanziario .
    "dammi i soldi, e al diavolo tutto il resto "
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