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Citazione:
Originariamente Scritto da Flora
Non esiste dittatura dove ci sia il diritto alla difesa.
Esempio pratico e banale se vogliamo: se io ti do del ladro, se per questa mia affermazione tu perdessi il posto di lavoro, con il nostro sistema potresti sporgere denuncia ed io dovrei provare che quanto ho affermato corrisponde al vero. Sta a me l'onere della prova ed il tribunale giudicherà sulla base delle prove portate da entrambi i contendenti.
Chi ti risarcirebbe in caso di abolizione delle leggi che ti consentono di ottenere giustizia e senza un tribunale?
non credo Ronnie abbia bisogno di un interprete,ma temo che nè io nè lui desideriamo l'abolizione delle leggi e la scomparsa dei tibunali...di queste leggi e di questi tribunali che oggi ci rovinano le vite si.
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Citazione:
Originariamente Scritto da Flora
Non esiste dittatura dove ci sia il diritto alla difesa.
Esempio pratico e banale se vogliamo: se io ti do del ladro, se per questa mia affermazione tu perdessi il posto di lavoro, con il nostro sistema potresti sporgere denuncia ed io dovrei provare che quanto ho affermato corrisponde al vero. Sta a me l'onere della prova ed il tribunale giudicherà sulla base delle prove portate da entrambi i contendenti.
Chi ti risarcirebbe in caso di abolizione delle leggi che ti consentono di ottenere giustizia e senza un tribunale?
PER RISARCIRE DEVE ESSERCI DANNO, IL DANNO COME TI HO GIA' SPIEGATO IN QUESTO CASO NON C'E'.
Citazione:
se una informazione, vera o creduta tale, può determinare l'assegnazione a te di un posto di lavoro e qualcuno la fornisce a chi in questo momento deve decidere se dartelo, e tu, presumibilmente in forza di essa, non lo ottieni, tu secondo la tua visione avresti subito un danno
... MA se quella informazione (mettiamo un curriculum più nutrito del tuo) fosse fornita da un altro a quel datore riguardo a SE STESSO, non a te, tu non subiresti lo stesso identico "danno"? chiaramente sì.
evidentemente la tua teoria non regge, poichè messa alla prova dei fatti da soluzioni assurde in base alle quali semplicemente nessuno potrebbe trovare lavoro senza essere un criminale (cioè chiunque arrechi danno alla libertà).
come si risolve il problema? comprendendo che NON ESSENDO TUA PROPRIETA' l'opinione che altri hanno di te tu non hai il diritto di impedire a terzi di contribuire a formarla nel modo che credono, perchè tale contributo non è "danno" ma semplice opinione!
è una sovrastruttura mentale figlia del socialismo l'immaginare che esista un "diritto al lavoro" e che il licenziare (l'interrompere un contratto) sia un danno.
Poichè il contratto è un ACCORDO LIBERO E LEGITTIMO TRA DUE PARTI (ove esse sono giuridicamente equivalenti e non esiste che una non abbia i tuoi stessi diritti di recedere dall'accordo!)
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Citazione:
Originariamente Scritto da Ronnie
PER RISARCIRE DEVE ESSERCI DANNO, IL DANNO COME TI HO GIA' SPIEGATO IN QUESTO CASO NON C'E'.
Nel mio esempio il danno è la perdita del posto di lavoro e di conseguenza del mio mezzo di sussistenza, e se vogliamo tutta una serie di danni collaterali. Stai negando l'evidenza.
Nell'esempio di Previti il danno che può derivarne è la perdita di credibilità di un'istituzione, con tutto ciò che ne consegue. Fermo restando che non è stato condannato sulla base di un sentito dire o di un'opinione ma su prove certe.
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Citazione:
Originariamente Scritto da Ronnie
non c'entra proprio niente il diritto di difesa, non c'entra nulla.
è inutile potersi difendere se lo stato decide cos'è la verità e cosa non lo è.
La magistratura nel nostro paese non decide sul nulla, ma sulla base di prove e controprove.
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Originariamente Scritto da Flora
Nel mio esempio il danno è la perdita del posto di lavoro e di conseguenza del mio mezzo di sussistenza, e se vogliamo tutta una serie di danni collaterali. Stai negando l'evidenza.
Nell'esempio di Previti il danno che può derivarne è la perdita di credibilità di un'istituzione, con tutto ciò che ne consegue. Fermo restando che non è stato condannato sulla base di un sentito dire o di un'opinione ma su prove certe.
la sussistenza non è un diritto naturale.
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Originariamente Scritto da Ronnie
è una sovrastruttura mentale figlia del socialismo l'immaginare che esista un "diritto al lavoro" e che il licenziare (l'interrompere un contratto) sia un danno.
Questo è un discorso che con il mio esempio non c'entra nulla, la perdita del posto di lavoro è dovuta ad un'informazione scorretta e falsa, non ad un licenziamento per incapacità.
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Originariamente Scritto da Flora
La magistratura nel nostro paese non decide sul nulla, ma sulla base di prove e controprove.
decide su quello che lei ritiene prove valide e non ha resposnabilità in caso di errore, il giudice che sbaglia è praticamente inamovibile. nonostante un ferendum, ti stai arrampicando sugli specchi.
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Originariamente Scritto da Flora
Questo è un discorso che con il mio esempio non c'entra nulla, la perdita del posto di lavoro è dovuta ad un'informazione scorretta e falsa, non ad un licenziamento per incapacità.
se una informazione, vera o creduta tale, può determinare l'assegnazione a te di un posto di lavoro e qualcuno la fornisce a chi in questo momento deve decidere se dartelo, e tu, presumibilmente in forza di essa, non lo ottieni, tu secondo la tua visione avresti subito un danno
... MA se quella informazione (mettiamo un curriculum più nutrito del tuo) fosse fornita da un altro a quel datore riguardo a SE STESSO, non a te, tu non subiresti lo stesso identico "danno"? chiaramente sì.
evidentemente la tua teoria non regge, poichè messa alla prova dei fatti da soluzioni assurde in base alle quali semplicemente nessuno potrebbe trovare lavoro senza essere un criminale (cioè chiunque arrechi danno alla libertà).
come si risolve il problema? comprendendo che NON ESSENDO TUA PROPRIETA' l'opinione che altri hanno di te tu non hai il diritto di impedire a terzi di contribuire a formarla nel modo che credono, perchè tale contributo non è "danno" ma semplice opinione!
Ma prendiamo pure per buona la tua idea... diciamo che ciò valga solo nel caso in cui l'informazione sia corretta (cioè non falsa).. chi definisce cosa è corretto e cosa no? l'unico che può definirlo è lo stato.
E se tu magari volessi criticare lo stato? Posto che la tua idea sia praticabile è evidente che non si potrebbe criticare lo stato, dato che esso stesso decide cosa è corretto e cosa no, ossia cosa è vero e cosa non lo è.
Complimenti: hai creato una dittatura, come vogliamo battezzarla?
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Nell'esempio di Previti il danno che può derivarne è la perdita di credibilità di un'istituzione, con tutto ciò che ne consegue. Fermo restando che non è stato condannato sulla base di un sentito dire o di un'opinione ma su prove certe.
non importa che sia stato condannato, lui ha diritto naturale a criticare insultare e attaccare chi crede. Con ciò egli non provoca alcun danno, poichè danno è ledere un diritto altrui o l'altrui proprietà, e come ti ho già dimostrato la "reputazione" non è una proprietà nè un diritto.
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Originariamente Scritto da Flora
Questo è un discorso che con il mio esempio non c'entra nulla, la perdita del posto di lavoro è dovuta ad un'informazione scorretta e falsa, non ad un licenziamento per incapacità.
la "perdita del posto di lavoro" non è un danno, ma una scelta libera del datore di lavoro.
è sbagliato già in termini di diritto considerare il lavoro come tale, ma non solo, anche in termini pratici farlo porterebbe ad esiti economici assurdi.