
Originariamente Scritto da
Malik
Lacrime e No
C’è stata una bella staffetta sadomaso, alla convention Ds. D’Alema ha parlato; Fassino ha pianto; D’Alema gli ha fatto pat-pat; Fassino era commosso; D’Alema ha poi dichiarato «c’è stata una grande passione e io sono molto contento. Ma senza lacrime...». Forse gli è venuta così: forse il palleggio riflette le tensioni tra presidente e segretario su ruoli di governo e potere nel partito in caso di vittoria. Forse Fassino si lascia andare a piangere perché i suoi consulenti gli han detto che così appare più umano (però piange dal congresso di Pesaro, e aveva meno consulenti). Forse D’Alema in fondo è buono (è possibile) e però quando gli viene una battuta non si tiene (è possibilissimo). Però magari i due sono più avanti di quel che si crede; tipi maschili appena lanciati dagli analisti americani di tendenze. Uno è un ubersexual, l’altro è un emo boy. O qualcosa del genere. Vale a dire:
- Secondo l’Urban Dictionary (
www.urbandictionary.com) un ubersexual è «un maschio simile al metrosexual ma che mostra qualità tradizionali maschili, come forza e sicurezza di sé», e fin qui ci siamo: Max D’Alema, notoriamente curato (anni fa criticò un cane che mordicchiava le sue scarpe fatte a mano) ha un’identità maschile forte, nervoso-sardonica-velistica, con rigidità rivendicate. A ragione, direbbe l’inventrice del termine, la pubblicitaria Marion Salzman: nel suo libro The Future of Men sostiene che gli uomini «attaccati agli aspetti positivi della mascolinità» creano identificazione «in un segmento demografico significativo», i maschi giovani o quasi. Dissociarsi dalle altrui lacrime avrebbe quindi un suo perché;
- Ma anche l’emo boy ha un suo perché. Lo spiega una ricerca della University of Michigan, secondo cui le donne preferiscono affidarsi a maschi «comprensivi, disponibili, capaci di piangere». In più (Urban Dictionary) gli emo boys sono «generalmente alti e sottili», come Piero Fassino, e sempre aggiornati (Fassino è attento alle mode culturali, da poco si sa che è privatamente credente). Quindi può funzionare in lacrime, l’elettorato femminile può darsi che apprezzi;
- Ovvio: l’uno-due neanche concordato tra l’uber e l’emo è solo una sotto-trama del reality show dell’Unione. C’è un candidato (Prodi) che poveruomo non è neanche metrosexual, e due riserve di complessa definizione: Walter Veltroni (l’emo boy più furbo di tutti, non ha bisogno neanche di mostrarsi pio, ma volendo è attivissimo e cattivissimo come certi santi) e Francesco Rutelli (ubersexual teocon esibito ma con nascoste fragilità-lieti narcisismi da emo boy). Come cast è gustoso; certo funzionerebbe meglio con qualche personaggio femminile - anche non ubersexy - in più, ma questa al solito è un’altra storia.
Maria Laura Rodotà