Nota introduttiva
Per la redazione di alcune schede ci siamo avvalsi, in particolare, delle elaborazioni congressuali di Sinistra Ecologista.
L’insieme delle schede non esaurisce, ovviamente, il tema della modernizzazione ecologica della nostra economia. E’ solo un primo e provvisorio elenco delle priorità di un programma di governo che abbia al centro l’idea di uno sviluppo sostenibile.
Gli obiettivi, gli strumenti e le azioni indicate nelle schede convergono su un punto fondamentale: l’incremento della produttività delle risorse (umane, ambientali, organizzative) è il fattore decisivo di un’economia più dinamica e competitiva, capace di generare investimenti, lavoro e reddito.
Questo assunto è assai chiaro nei cruciali settori dell’energia e dei servizi a rete. Quando, ad esempio, parliamo di risparmio energetico, non intendiamo soltanto che bisogna usare meno energia, ma usarla in modo più efficiente – cioè produrre più lavoro, più beni e più ricchezza per ogni chilowattora consumato.
In termini più generali, il risparmio – ovvero la riduzione degli sprechi e delle rendite – non è tanto una questione di moralità e di etica, quanto una condizione indispensabile per rilanciare la crescita e innalzare il livello del benessere collettivo in un contesto che non può fare a meno della dimensione europea: è questo il messaggio principale che si può evincere dalle schede.
L’attuazione del Protocollo di Kyoto, in questa prospettiva, è per l’Italia non semplicemente un vincolo impegnativo, ma una opportunità di innovazione del sistema produttivo, associata alla valorizzazione del patrimonio culturale e naturale del Paese, delle sue città e dei suoi territori.
L’idea dello sviluppo sostenibile, infine, poggia su due gambe, a cui le schede rivolgono una significativa attenzione.
La prima è quella della fiscalità ecologica. La fiscalità è beninteso una, e quella ecologica non è aggiuntiva. La fiscalità è ecologica o meno in relazione alle tariffe dell’energia e dei trasporti pubblici, al prezzo dell’acqua, alle accise sui carburanti, al pricing dei parcheggi, al regime dell’Ici, e così via. In altre parole, non si tratta di introdurre qualche altro capitolo nel carico fiscale, ma di riarticolarlo incentivando gli investimenti nella qualità ambientale e nelle tecnologie pulite.
La seconda gamba è costituita da una coraggiosa riorganizzazione istituzionale che attribuisca alla mano pubblica una reale capacità di programmazione strategica (a partire dalla questione dell’energia), ponendo fine alla confusione di ruoli, interessi, linguaggi oggi esistente nelle diverse responsabilità di governo.




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