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Discussione: Sul revisionismo

  1. #1
    Melkitzedeq
    Ospite

    Predefinito Sul revisionismo

    Qui: http://www.isses.it/irving.htm

    ho trovato questo documento molto interessante:


    Quando noi sentiamo i giornali e le televisioni parlare di 6.000.000
    di Ebrei uccisi nei campi di sterminio non ci viene mai indicata la
    fonte di questa cifra. Ebbene la fonte é solo una ed é
    l'Enciclopedia Ebraica dove il totale e di 5.820.960. Adesso, io
    sicuramente non sono uno storico, ma mi hanno sempre insegnato che
    bisogna diffidare delle cifre che vengono fornite da una delle due
    parti coinvolte, e che per lo meno più di una fonte deve essere
    citata. La cifra di 6.000.000 dopo essere stata ripetuta per milioni
    di volte nei giornali, televisioni e film di Hollywood é diventata
    ufficiale. Questo nonostante, gia alla fine della guerra, si fosse
    in possesso di statistiche accurate sul numero degli Ebrei prima e
    dopo la guerra, e dei loro movimenti migratori fuori dall'Europa,
    verso l'America la Palestina e la Russia. Secondo l'Appendice N°
    VII, "Statistiche sull'Affiliazione Religiosa", del libro del Senato
    Americano "A Report of the Committee on the Judiciary of the United
    States Senate" del 1950, il numero di Ebrei nel mondo in quell'anno
    era di 15.713.638. La stessa fonte nel 1940 riporta il numero di
    Ebrei nel mondo a 15.319.359. Se lo studio statistico del governo
    Americano é corretto la popolazione Ebraica non diminuì durante la
    guerra, ma subì un piccolo incremento. Se in 3/4 anni i tedeschi
    avessero fatto sparire 6 milioni di ebrei, si potrebbe concludere
    che c'è stato un olocausto. Ma da dove proviene la cifra di 6
    milioni? Questa cifra ci viene presentata come derivante da studi
    scientifici. In realtà è stata introdotta per la prima volta al
    Tribunale di Norimberga, da Höttl, che non aveva veste di testimone,
    presentata in una sua deposizione scritta, ma non davanti ai
    giudici. Höttl racconta che Eichmann avrebbe detto d'essere saltato
    di gioia apprendendo che 6 milioni di ebrei erano stati liquidati.
    Attenzione: il Tribunale ha rifiutato la deposizione di Höttl! Nel
    1983 un ricercatore, che si firma Walter Sanning, ha prodotto uno
    studio statistico - "The dissolution of Eastern European Jewry" (La
    dissoluzione dell'ebraismo est europeo) - sui trasferimenti delle
    popolazioni ebraiche dell'Europa Orientale, ove precisa che una
    parte cospicua è emigrata, durante la guerra e dopo, in Palestina,
    altri negli USA, in Cina, in Sud America. Ad altri ebrei, fra quelli
    trasferiti all'est dai tedeschi, i sovietici non consentirono di
    ritornare all'ovest. In conclusione, afferma Sanning, gli ebrei che
    avrebbero potuto essere sterminati dai nazionalsocialisti erano
    3/400.000. Tutti gli altri ebrei si sa che non sono morti, ma
    sopravvissuti alla guerra. Di fronte alla serietà dello studio di
    Sanning, gli storici ebrei sono costretti ad ammettere che non c'è
    stato sterminio, ma che vi sono comunque stati massacri qua e là.
    Gli storici ebrei sanno che 6 milioni di morti è una cifra, in quel
    contesto, impossibile (ciò è quanto sono costretti ad ammettere
    nelle loro pubblicazioni che hanno diffusione ristretta, mentre al
    grande pubblico le lobbies giornalistiche e televisive seguitano a
    propinare la leggenda dei 6 milioni). Non mancano oltretutto
    testimonianze di fonte ebraica che contraddicono la tesi ufficiale
    sull'argomento. Per esempio. 1938: L'Annuario Mondiale ("World
    Almanac") censisce 15.688.259 ebrei, in tutto il mondo. Questo dato
    è fornito al "World Almanac" dall' "American Jewish Committee"
    (Comitato Ebreo Americano) e, altresì, dal "Jewish Statistical
    Bureau of the Synagogues of America 1948: Secondo un articolo
    apparso nel "New York Times" del 22 febbraio 1948, firmato dal Mr.
    Hanson W. Baldwin, esperto di questioni demografiche del
    giornale,gli ebrei esistenti in tutto il mondo sono valutati tra i
    15.600.000 e i 18.700.000. Va detto che oltretutto il direttore e
    proprietario del giornale è l'ebreo Arthur Sulzberger, noto come
    sostenitore incondizionato del Sionismo. Accogliendo dunque la
    valutazione superiore di Mr. Baldwin,cioè di 18.700.000 ebrei,
    risulterebbe che, nei dieci anni intercorsi dal 1938 al 1948 -
    periodo che include gli anni del conflitto 1939-1945 e durante i
    quali si pretende che Hitler abbia fatto ammazzare sei milioni di
    ebrei, la popolazione mondiale ebraica sarebbe nondimeno aumentata
    di oltre tre milioni di unità. Ma se, agli effetti della
    comparazione, ammettiamo per vero l'ipotetico sterminio hitleriano
    di sei milioni di ebrei, ci troviamo a concludere che l'incremento
    demografico reale dovrebbe essere di oltre nove milioni di unità.
    Giacché l'incremento di tre milioni è solo apparente: occorrono
    altri sei milioni di sterminati, ergo l'incremento reale è
    (sarebbe ... ) di nove milioni... E questo incremento ad opera dei
    nove milioni di superstiti, dato che sei milioni, dei 15 milioni da
    cui abbiam preso le mosse, sono mancanti all'appello... Allora è
    giocoforza ammettere che in quei dieci anni la popolazione ebraica
    sia semplicemente... raddoppiata! Affermazione un pò forte perchè
    intale popolazione vanno compresi classi età differenti con solo una
    frazione atta alla procreazione.Senza contare il fatto che il
    periodo di guerra e persecuzione avrebbe limitato la natalità.
    Nulla di sorprendente allora che lo stesso ebreo Allen Lesser si
    trovasse costretto a concedere, in un articolo dal titolo Isteria
    antidiffamatoria, apparso nell'edizione primaverile del 1946 della
    rivista "Menorah Journal", che "secondo quanto divulgato, durante
    gli anni dell'immediato dopoguerra, dalle agenzie di stampa
    giudaiche, il numero di ebrei morti in Europa supera di svariati
    milioni quello di cui i nazisti non sospettarono mai l'esistenza".

  2. #2
    Melkitzedeq
    Ospite

    Predefinito

    Ho trovato anche questo articolo di Mattogno sui recenti fatti:


    "Come gli storici delegano alla giustizia il compito di far tacere i revisionisti"

    di Carlo Mattogno

    Il recente arresto di David Irving in Austria ha oscurato le vicissitudini di altre vittime, meno
    conosciute, della repressione poliziesca contro la libera ricerca storica e la libertà di opinione e di
    espressione.
    René-Louis Berclaz, fondatore della dissolta associazione "Vérité & Justice", il 4 novembre ha
    finito di scontare in Svizzera 344 giorni di carcere per "discriminazione razziale", cioè per aver
    diffuso volantini revisionistici.
    Ernst Zündel, nato in Germania, risiedeva da molti anni in Canada, dove aveva fondato una casa
    editrice che diffondeva materiale revisionistico a livello mondiale. Nel 1985 fu processato e
    condannato per "pubblicazione di false notizie", ossia per aver ripubblicato il libretto "Did Six
    Million Really Die". Tre anni dopo, nel processo di appello, per il quale fece preparare il ben noto
    "rapporto Leuchter", Zündel fu condannato a nove mesi di carcere, ma nel 1992 la Corte Suprema
    del Canada dichiarò la vecchia legge sulle "false notizie" contraria alla carta dei diritti. Nel 2000
    Zündel si trasferì negli Stati Uniti, dove sposò Ingrid Rimland, che curava il sito
    www.zundelsite.org.
    Il 5 febbraio 2003 egli fu arrestato col pretesto di aver violato le leggi sull'immigrazione e due
    settimane dopo fu estradato in Canada. A Toronto fu tenuto in carcere dalla metà di febbraio al 1°
    marzo 2005 perché, secondo i giudici, costituiva una pericolosa minaccia per la sicurezza
    nazionale! Il 1° marzo Zündel è stato estradato in Germania e rinchiuso nel carcere di Mannheim,
    dove si trova tutt'ora. L'accusa contro di lui, formalizzata il 29 giugno 2005, è l'incitamento all'odio
    razziale, vale a dire la negazione della realtà storica dell'Olocausto. Il processo è iniziato l'8
    novembre.
    Siegfried Verbeke è un revisionista belga, promotore nel 1983 della Fondazione per la libera
    ricerca storica (VHO) ed editore di libri revisionistici, tra cui Auschwitz: Nackte Fakten, una
    confutazione collettiva del secondo libro di Jean-Claude Pressac. Dopo vari incontri ravvicinati con
    la polizia belga, Verbeke è stato arrestato in Belgio il 27 novembre 2004 e di nuovo, ad Amsterdam,
    il 3 agosto 2005 e in novembre è stato estradato in Germania in base a un mandato di arresto
    internazionale emesso dalla magistratura tedesca per negazione dell'Olocausto. Attualmente è
    detenuto in carcere a Heidelberg.
    Germar Rudolf è stato la colonna portante dell'editoria e della storiografia revisionstica dell'ultimo
    decennio, editore delle due riviste revisionistiche più imporanti a livello mondiale, "The
    Revisionist" e "Vierteljahreshefte für freie Geschichtsforschung", che hanno pubblicato molti
    articoli di alto livello, editore e autore di numerosi studi scientifici sia in inglese sia in tedesco.
    Menziono per tutti due classici come "Dissecting the Holocaust" (612 pagine) e "Lectures on the
    Holocaust" (566 pagine), vere e proprie enciclopedie del revisionismo.
    Tra l'altro, grazie a lui sono potuti apparire in tedesco e in inglese tre libri, su Majdanek, Stutthof e
    Treblinka, che ho scritto in collaborazione con Jürgen Graf, sei miei studi su Auschwitz e uno su
    Belzec.
    Le disavventure giudiziarie di Germar Rudolf sono cominciate in Germania, dove risiedeva, negli
    anni 1994-1995, con una sua condanna a 14 mesi di carcere per aver redatto tra il 1991 e il 1993
    una perizia sugli aspetti chimici e tecnici delle presunte camere a gas di Auschwitz che gli era stata
    richiesta dai difensori del maggiore a riposo Ersnt Otto Remer. Nel 1994 apparve l'opera collettiva
    "Grundlagen zur Zeitgeschichte", curata da Germar Rudolf con lo pseudonimo di Ernst Gauss. La
    magistratura tedesca fece confiscare e distruggere tutte le copie del libro, sebbene due noti storici ne
    avessero attestato il valore scientifico. Germar Rudolf riparò in Inghilterra poco prima dell'inizio
    del processo. Lì fondò la casa editrice Castle Hill Publishers. Nel 1999 le pressioni esercitate dalla
    Germania lo costrinsero a lasciare il paese e a rifugiarsi negli Stati Uniti, dove chiese asilo politico.
    Ma l'Ufficio di immigrazione e naturalizzazione statunitense considerò la sua richiesta "frivola",
    perché la Germania non può (= non deve) essere un paese che attua persecuzioni politiche, e voleva
    estradarlo nel suo paese; egli però si appellò alla Corte Federale e rimase negli Stati Uniti in attesa
    della sua decisione. Nel frattempo in Germania subì una lunga serie di azioni legali contro i suoi
    "crimini di pensiero", culminate all'inizio del 2004 nel sequestro del suo patrimonio. Lo stesso anno
    si è sposato con una cittadina statunitense e nel febbraio 2005 ha avuto un figlio. Il 19 ottobre 2005
    Germar Rudolf e sua moglie sono stati convocati dall'Ufficio immigrazione e naturalizzazione di
    Chicago, indi egli è stato arrestato. Il 14 novembre è stato estradato senza clamore in Germania
    dove sarà condannato - a quanto pare - ad una pena di almeno cinque anni di carcere. Al momento
    Germar Rudolf è imprigionato a Mannheim.
    Vari intellettuali, anche "impegnati", hanno giustamente condannato l'arresto di David Irving come
    un attentato alla libertà di pensiero e di espressione, pur considerando aberrante il suo pensiero
    (semi)revisionistico. Ma se il revisionismo storico è aberrante, che bisogno c'è di ricorrere ai
    tribunali per sgominarlo?
    Perché vari paesi civili e democratici, come la Francia, la Germania, la Svizzera e l'Austria
    impongono per legge una interpretazione storica - la credenza olocaustica - e condannano chiunque
    storicamente la contesti?
    La risposta a questa domanda fu data in modo chiaro e inequivocabile dallo storico e romanziere
    francese Jacques Baynac, non certo sospetto di simpatie revisionistiche, in due articoli apparsi nel
    settembre 1996 su "Le Nouveau Quotidien" di Losanna, i cui titoli sono tanto eloquenti da costituire
    già essi stessi una risposta: "Come gli storici delegano alla giustizia il compito di far tacere i
    revisionisti" e "In mancanza di documenti probanti sulle camere a gas, gli storici schivano il
    dibattito" [1].
    Baynac scrisse che la storiografia, in quanto tale, «è revisionista per natura, ossia negazionista» e
    aggiunse che «dal momento in cui si è sul terreno scientifico, è vietato vietare di rivedere o negare.
    Farlo significa uscire dal campo scientifico». E, volendo contraddire i revisionisti sul piano
    scientifico, «li si induce a gridare: "Storici, i vostri documenti" - e bisogna stare zitti in mancanza
    di documenti». In conclusione: «O si abbandona il primato dell'archivio a favore della
    testimonianza e, in questo caso, bisogna squalificare la storia in quanto scienza per riqualificarla
    immediatamente in quanto arte. Oppure si mantiene il primato dell'archivio e, in questo caso,
    bisogna riconoscere che la mancanza di tracce [documentarie] comporta l'incapacità di stabilire
    direttamente la realtà dell'esistenza delle camere a gas omicide».
    In altri termini, le due basi sulle quali la storiografia olocaustica dice di fondarsi - le testimonianze e
    i documenti - sono del tutto inconsistenti, perché le une, dal punto di vista scientifico, non valgono
    nulla, gli altri, i documenti probatori, non esistono. Allora che fare per mantenere in piedi in
    qualche modo la traballante credenza olocaustica? L'unica scappatoia era il ricorso ai tribunali. E'
    noto che la prima legge antirevisionistica, la famigerata Fabius-Gayssot del 13 luglio 1990, è una
    legge ad personam, creata appositamente contro il prof. Robert Faurisson dopo che gli storici
    francesi avevano tentato vanamente di confutare sul piano storico le sue affermazioni.
    Ecco dunque quali sono le motivazioni e lo scopo delle leggi antirevisionistiche. Resta da spiegare
    l'attuale recrudescenza della loro applicazione.
    Negli ultimi dieci anni la storiografia olocaustica è stata travolta da una serie di studi scientifici
    revisionistici che ne hanno messo in luce il carattere propagandistico e la metodologia superficiale e
    dilettantesca. La perizia scientifica di Germar Rudolf [2] non è stata minimamente scalfita dalle
    fisime contestatorie di qualche accanito oppositore, puntualmente da lui confutato e riconfutato [3].
    Per avere un'idea di quanto la storiografia revisionistica surclassi quella olocaustica sulla questione
    delle presunte camere a gas omicide, basti considerare che nell'opus magnum del Museo di
    Auschwitz in cinque volumi (Auschwitz 1940-1945), pubblicato in polacco nel 1995 e poi tradotto
    in inglese e in tedesco, le fasi preparatorie delle presunte gasazioni in massa ad Auschwitz (prima
    gasazione, gasazioni nel crematorio I e gasazioni nei "Bunker" di Birkenau) sono esposte
    dall'esperto mondiale Franciszek Piper in poco più di 24 pagine. Su queste stesse fasi Germar
    Rudolf ha pubblicato tre mie monografie che ammontano complessivamente a circa 600 pagine [4].
    Per non infierire troppo, aggiungo soltanto che sulla presunta equivalenza tra il termine
    "Sonderbehandlung" (trattamento speciale) e gasazione omicida ad Auschwitz, uno dei cardini della
    storiografia olocaustica cui gli storici più valenti hanno dedicato cinque o sei righe, Germar Rudolf
    ha pubblicato un mio studio specifico di oltre 140 pagine [5]. Infine, anche su un altro aspetto
    essenziale della storia di Auschwitz, le presunte fosse di cremazione nel 1944, - che Franciszek
    Piper ha trattato in ben tre righe! - Germar Rudolf ha pubblicato un mio studio di oltre 130 pagine
    [6]. Per non parlare del mio studio in due volumi sui forni crematori di Auschwitz, che sarà
    finalmente pubblicato nei prossimi mesi, i cui risultati, già anticipati da Germar Rudolf [7], hanno
    sconvolto gli storici olocaustici inducendo qualcuno ad una reazione tanto rabbiosa quanto
    insignificante, con immancabile fuga ingloriosa finale. Qualcun’altro (Fritjof Meyer), invece, li ha
    addirittura assunti a base delle sue ricerche.
    Che cosa possono opporre gli storici olocaustici alla documentazione e al rigore scientifico degli
    storici revisionistici se non i tribunali?
    Le leggi antirevisionistiche che hanno colpito David Irving, René-Louis Berclaz, Ernst Zündel,
    Siegfried Verbeke, Germar Rudolf e molti altri non ledono soltanto la libertà di pensiero e di
    espressione, non sono soltanto uno strumento di repressione di un pensiero eterodosso, ma sono
    soprattutto lo strumento con il quale gli storici, incapaci di confutare il revisionismo, delegano il
    loro compito ai tribunali.
    La repressione legale del revisionismo è la prova tangibile dell'impotenza della storiografia
    olocaustica e della sua ignominiosa capitolazione.
    E agli ottusi che plaudono all'arresto di David Irving voglio solo ricordare la risposta dello scrittore
    ebreo D. D. Guttenplan alle dichiarazioni del direttore della Wiener Library, che invocava la
    repressione della libertà di parola per lo storico britannico e per tutti gli storici revisionisti:
    «Le sue osservazioni mi sono sembrate più pericolose di qualsiasi cosa David Irving abbia mai
    detto o scritto».

    Carlo Mattogno




    1 Vedi al riguardo il mio studio L'"irritante questione" delle camere a gas ovvero da Cappuccetto Rosso ad Auschwitz.
    Risposta a Valentina Pisanty. Graphos, Genova 1998, pp. 15-19.
    2 The Rudolf Report. Expert Report on Chemical and Technical Aspects of the ‘Gas Chambers’ of Auschwitz. Theses &
    Dissertations Press, Chicago, 2003.
    3 Vedi Auschwitz-Lies. Legends, Lies and Prejudices of Media and Scholars on the Holocaust. Theses &
    Dissertations Press, Chicago, 2005, che tra l'altro contiene anche la mia confutazione delle fantasie storiche e tecniche
    di J. C. Zimmerman.
    4 Auschwitz: The First Gassing. Rumor and Reality. Theses & Dissertations Press, Chicago, 2005.
    Auschwitz: Crematorium I and the Alleged Homicidal Gassing. Theses & Dissertations Press, Chicago, 2005.
    The Bunkers of Auschwitz. Black Propaganda versus History. Theses & Dissertations Press, Chicago, 2004.
    5 Special Treatment in Auschwitz. Origin and Meaning of a Term. Theses & Dissertations Press, Chicago, 2004.
    6 Auschwitz: Open Air Incinerations. Theses & Dissertations Press, Chicago, 2005.
    7 The Crematoria Ovens of Auschwitz and Birkenau, in: Dissecting the Holocaust. The Growing Critique of “Truth”
    and “Memory”. Edited by Ernst Gauss. Theses & Dissertations Press, Chicago, 2003, pp. 373-412.

  3. #3
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    Senti ma tu di che nazione sei?

  4. #4
    Melkitzedeq
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    Citazione Originariamente Scritto da enea08
    Senti ma tu di che nazione sei?
    Perche'?

  5. #5
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    Perchè scrivi come un italiano, mi sembra di aver letto qualche tuo "noi" riferito agli italiani ma poi a Massimiliano hai risposto come se fossi rumeno!

  6. #6
    Melkitzedeq
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    Sono di cittadinanza italiana e di madre romena (ma naturalizzata italiana). Perche' qualche problema?

  7. #7
    Guido Keller
    Ospite

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    Citazione Originariamente Scritto da Melkitzedeq
    Sono di cittadinanza italiana e di madre romena (ma naturalizzata italiana). Perche' qualche problema?
    mamma romena di religione?

  8. #8
    Melkitzedeq
    Ospite

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    ORTODOSSA, come me

  9. #9
    Guido Keller
    Ospite

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da Melkitzedeq
    ORTODOSSA, come me
    allora perchè ti sei scelto il nopme del padre spirituale di un certo abramo

  10. #10
    Melkitzedeq
    Ospite

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    Ho risposto altrove

 

 

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