............................................
1. IN MEMORIA DI MYRIAM
«Non so che cosa accadde, perché prese la decisione
forse una rabbia antica, generazioni senza nome
che urlarono vendetta, gli accecarono il cuore
dimenticò pietà, scordò la sua bontà,
la bomba sua la macchina a vapore
la bomba sua la macchina a vapore
la bomba sua la macchina a vapore».
Si chamava Muriel. Myriam dopo la sua conversione all’Islam. Nazionalita’ belga. Famiglia proletaria della zona mineraria di Charleroi. Aveva 39 anni. Lei e suo marito avevano deciso di andare in Iraq. Ora appiamo a far cosa. Non con qualche ONG a distribuire le elemosine ai poveracci. Erano andati per combattere, assieme ai partigiani iracheni, le truppe d’occupazione. Suo marito viene ucciso dai marines. Non e’ chiaro se durante un conflitto a fuoco o dopo la cattura. Ma Lei non torna indietro, con quest’Europa adagiata sul niente sente di non aver piu’ nulla a che fare. La sua nuova famiglia e’ quella della Resistenza irachena. Il 9 novembre scorso, imbottita di tritolo, vicino a Bakuba, si schianta contro un convoglio americano. Va in mille pezzi, assieme ad un paio di mercenari a stelle e striscie. I giornali di mezzo mondo si precipitano su di Lei. Iniziano a sbranare la sua immagine: non trovava un lavoro fisso... Aveva subito una denuncia per furto in un supermercato quando era cassiera.. Era divorziata... Si era fatta indottrinare dal marito ed era diventata una fanatica. Una persona instabile, una svitata, una disgraziata. Sappiamo bene qual’e’ il modello a cui la donna qui in Occidente deve sottostare: se proprio non vuole essere l’angelo del focolare, che competa coi maschietti nel risico dell’ascesa sociale. Col loro cuore di pietra e l’intelligenza flippata, questi giornalisti prezzolati si sono messi quindi a cannibalizzare la sua vita. Questi cinici, certi di interpretare l’opinione pubblica, non capiscono cosa mai possa spingere un occidentale ad andare a mischiarsi coi <tagliatori di teste>, coi <terroristi>. olo un matto, secondo loro, può abbandonare la sua vita di piccolo-borghese più o meno perfetto per andare a far fuori gli americani in Iraq. Se solo provassero, empaticamente, a capire le sue ragioni, scoprirebbero che Myriam ha scelto di dare la sua vita per un ideale, per la causa della liberazione di un popolo aggredito e stuprato. A noi, dunque, si e’ stretto il cuore, ed e’ venuto un senso di nausea smisurata per questo sciacallaggio postumo, direttamente proporzionale al rispetto che ci viene per questa donna e la sua scelta estrema di combattimento. Quando gli occupanti torneranno a casa e gli iracheni riacquisteranno la loro autodeterminazione, ne siamo sicuri, qualcuno si ricordera’, assieme ai tanti martiri della guerra di liberazione, anche di Lei, tributandogli l’onore e il rispetto che merita. Addio Myriam.
Ps.
Secondo una certa retorica umanitaristica noi dovremmo, al contempo, piangere anche i carabinieri italiani morti a Nassirya o i soldati americani che lasciano le loro penne ogni giorno sui campi di battaglia. Eh no! Non e’ vero che tutte le vite umane hanno medesimo valore. Poiche’ il valore suggerisce una scala etica e morale, e non il fatto puramente biologico. La vita umana di cui qui si parla non e’ il mero ammasso di carne e o ossa che costituisce biochimicamente un uomo. Qui parliamo di un Essere umano, ovvero della sua coscienza, del suo spirito, dei valori e dei fini a disposizione dei quali la sua vita mette a disposizione. Non ha lo stesso valore, quindi, la vita di un boia di Abu Ghraib e quella della sua vittima, quella di chi lancia su Falluja bombe al fosforo bianco e il ribelle iracheno che per questo muore tra inenarrabili sofferenze. I marines o i carabinieri che vanno in Iraq non hanno altro scopo se non quello di raccattare un po’ di grano per tornarsene nella loro casa dorata e vivere tranquilli. I loro soldi sono sporchi di merda non meno di quelli dei loro colleghi ideologicamente più determinati, che pensano che gli Usa abbiano sempre ragione e che la guerra imperialista sia igienica e salvifica. Vi pare che il guerrigliero iracheno battendosi per la dignita’ del suo popolo e l’indipendenza della sua nazione contro un nemico mille volte piu’ potente possa essere messo sullo stesso piano? E tornando sulla vicenda di Myriam: perche’ mai, mentre e’ considerato giusto osannare Garibaldi come <eroe dei due mondi>, l’inglese Lord Byron che conobbe la morte per la liberta’ dei greci, o l’internazionalista Guevara, sarebbe illecito farlo con Lei? L’11 settembre ha forse cambiato la storia, non può cambiare, come pretende Bush, da che parte sta il giusto e lo sbagliato.
Mod: Io non sono pro america, però questo non significa inneggiare ai kamikaze, perchè non è in questo modo che si vince una battaglia, così si fa solo peggio, quindi per favore evita post del genere, la prossima volta verranno cancellati.


Rispondi Citando


