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Discussione: La Serbia a pezzi

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    Post La Serbia a pezzi

    | Lunedi 5 Dicembre 2005 - 14:04 | Giovanni Lanza |

    Dallo smembramento della Jugoslavia nei primi anni novanta allo smembramendo della Serbia-Montenegro dei nostri giorni. I Balcani sono una „pentola a pressione” sempre accesa.
    In questa regione d’Europa che sembra non trovare mai una stabilitá politica ed una pace duratura, siamo in procinto di assistere ad altri cambiamenti geopolitici e probabilmente ad altre migrazioni piú o meno forzate. Ieri erano la Slovenia, la Croazia, la Bosnia e la Macedonia a richiedere l’indipendenza, sollecitate, in progressione, anche con vergognose guerre non dichiarate, da Germania e Vaticano e poi dalla Nato e dall’Occidente. Oggi la richiedono il Montenegro e gli occupanti albanesi del Kosovo. Pogdorica ha giá fissato per l’aprile del 2006 la data per il referendum che dovrebbe sancire la separazione dalla Serbia e ha fatto sapere che rinvierá al massimo di due o tre mesi la formalizzazione di tale indipendenza.
    L’accelerazione é stata voluta dal discusso Primo ministro montenegrino Djukanovic, principale figura del secessionismo montenegrino, che sottolinea come questo processo avverrá seguendo i criteri impartiti dall’Unione Europea. L’Unione Europea ha invitato il Montenegro alla cautela proprio perché giá da tempo nella zona si sono riaperti dei contenziosi abbastanza pericolosi. Ma a differenza del Kosovo Metohija, che all’interno della Jugoslavia aveva un semplice status di provincia autonoma della Serbia (era la „culla” della patria comune), il Montenegro – benché nazione culturalmente serba - aveva ottenuto il rango di Repubblica e nella sua storia ha dei precedenti di indipendenza.
    Ma in Montenegro sono in molti a non vedere di buon occhio la separazione dall’etnicamente affine Serbia ed anche all’interno dell’Unione Europea vi é preoccupazione per questa nuova crisi. Il 7 novembre scorso infatti, l’Ue stessa ha giá avviato, con la Repubblica serbo-montenegrina, dei negoziati per l’accordo di stabilizzazione ed associazione (ASA), rinnovandone implicitamente il riconoscimento.
    Allo stesso tempo peró, l’Unione Europea non nega al Montenegro il suo diritto di indire un referendum sull’indipendenza ma ció dovrá avvenire in accordo con i Partiti dell’opposizione, con la Serbia e con la Comunitá internazionale. Ma il Governo montenegrino in carica ha promesso all’elettorato che entro il suo mandato ci sarebbe stato codesto referendum perció sará solo la dichiarazione formale a poter slittare e non la data del voto. Lo stesso referendum dovrá avvenire secondo delle modalitá legali ancora ben lungi dallo’ essere chiarite. Se per Djukamovic sono „cittadini elettori” anche gli emigrati in Occidente, per l’opposizione devono avere diritto al voto anche i montenegrini che vivono in Serbia, e si tratta di centinaia di migliaia di persone. La Commissione europea per la Serbia e Montenegro, che si é riunita a Venezia nel 2001, aveva consigliato peró di far votare solo coloro che erano presenti nelle liste elettorali, e si era espressa a favore della „maggioranza qualificata” come di un risultato ampiamente accettabile da tutti. Nel prossimo dicembre la stessa Commissione si riunirá di nuovo a Venezia e molto probabilmente esprimerá riserve sulla conformitá della normativa referendaria montenegrina. In Europa sui referendum, dalla Grecia alla Svezia, ogni Stato segue una propria normativa.
    Piú lunghi i tempi per l’indipendenza del Kosovo martoriato dalla guerra d’aggressione della Nato e dell’Uck e dalla disoccupazione reale. La Serbia respinge con piú forza tale richiesta d’indipendenza anche se nella regione sono rimasti pochissimi serbi. Quelli che vivevano in questa regione sono dovuti fuggire a causa delle stragi albanesi, non le prime nella storia e nella regione. Sono almeno duecentomila i profughi serbi dal Kosovo che vivono nelle periferie di Belògrado e Novi Sad, e molti altri sono espatriati ricongiungendosi alle famiglie emigrate da tempo in Australia, Canada e Usa in particolare.
    Giá durante la Seconda Guerra Mondiale, gli albanesi approfittarono della sconfitta jugoslava per occupare sempre di piú quella regione, con ogni mezzo possibile e di fronte a numerosi soldati italiani testimoni oculari delle stragi e dei mezzi barbari utilizzati (stupri, distruzioni di case, una storia ripetuta dal 1999 ad oggi sotto gli occhi assenti della „forza di pace” Onu.).
    Ma non sono solo i serbi del Kosovo a fuggire. A Presevo, cittá appartenente ancora alla Repubblica serbo montenegrina e situata al confine con il Kosovo, si assiste giá da tempo ad una migrazione. Gli albanesi sono la maggioranza schiacciante e detengono il potere amministrativo e commerciale, scalpitano per unirsi ai fratelli dello „stesso Stato” ma che in realtá appartengono giá ad un Paese diverso.
    Oggi ci sono 34.000 albanesi e 3200 serbi; 11.500 serbi hanno abbandonato queste zone a partire dagli anni ’50 e dei 2000 negozi appartenenti ai serbi in centro cittá ne sono rimasti solo 20. Gli albanesi riescono a comprare i terreni da 700 a 1000 E al metro quadro e con i serbi non c’é dialogo né commercio. Anche se qui non ci sono stati episodi di violenza i serbi sono tagliati fuori dai centri di potere e vivono ammassati nei pressi della stazione ferroviaria.
    La vecchia economia, ed il vecchio sistema socialista, avevano garantito per anni un posto di lavoro sicuro per tutti; ora le gente é costretta ad emigrare nella capitale Belgrado.
    Il futuro é molto incerto ma le rapine del Kosovo e quella del Montenegro, che chiamano „indipendenza”, sembrano un processo inarrestabile. Che cosa accadrá ai montengrini di Serbia che hanno un lavoro ed una famiglia al di lá dell’eventuale futuro confine? Ed ai serbi del Montenegro, del Kosovo e delle regioni meridionali della Serbia? Avranno uno status di stranieri e perderanno i propri diritti civili e nazionali. Questo è un altro anello di quell’ „export di democrazia” che sta destabilizzando il mondo, nel nome dell’ „apertura” alle pratiche del libero mercato.
    Da potenza regionale dell’Europa, che aveva legato a sé gli slavi del Sud costituendo un Paese per molti anni preso a modello, c’è chi vuole ridurre la Serbia a un miniStato sempre piú povero e sempre meno sovrano, alla mercé delle potenze straniere e dei raid della grande finanza internazionale.

    Giovanni Lanza

  2. #2
    Totila
    Ospite

    Predefinito

    Mah, che la Croazia e la Slovenia avessero diritto a secedere, mi pare cosa giusta e ovvia. Tutti i guai cominciano con la Bosnia e il Kosovo.
    E' in queste due regioni che scatta la trappola "occidentale" anti-serba a favore dei musulmani. E' qui che le forze della sovversione mondialista hanno atteso le mosse di Belgrado per poi fargli la guerra.

 

 

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