Come ci ha insegnato il buon Federico "diffidate sempre dei sistematici..."


Come ci ha insegnato il buon Federico "diffidate sempre dei sistematici..."
Forse perché sono "di parte", ma ho sempre pensato l'opposto.Originariamente Scritto da Léon Degrelle
Anche Stirner è un bel "trip"...![]()


Giovanni Gentile, e penso sappiate chi era, era un idealista hegeliano. Lo stato fascista era esattamente lo "stato etico" teorizzato da Hegel (Gentile utilizza proprio questo termine per definire il fascismo). Marx, sebbene ne abbia ribaltato il punto di vista, era anche lui un hegeliano (o meglio, un hegeliano rovesciato: non parte dall'idea assoluta per arrivare alla materia oggettiva ma fa il percorso inverso, dalla materia risale alle idee). E' stato il padre di tutte le teorie politiche che mirano a una società organicistica.Originariamente Scritto da Emiliano
Poi ovviamente il suo pensiero non si esaurisce in questo, ma comunque secondo me è molto interessante analizzare il suo contributo nella formulazione dei totalitarismi del '900.
Vero, com'è - altrettanto - vero che il fascismo non fu soltanto il regime e che Gentile non fu "il" fascismo. Non è da buttare il pensiero hegeliano, ma rischia di "catechizzare" eccessivamente l'individuo: il ché, se è legittimo per contrastare la diffusa ignoranza, dall'altro lato esclude l'iniziativa individuale (anche in senso spirituale), che non deve prescindere dalla tradizione, ma neppure trasformarsi in dogma.Originariamente Scritto da Platto
Insomma, c'è un po' di Hegel in tutti gli idealisti - di "destra", come di "sinistra" - e non c'è di ché stupirsi, dal momento che il termine "idealista" è stato assunto a luogo comune per un sognatore, come per un fervente politico. Sottoscrivo però le parole del mio "vecchio" Prof. di filosofia, però, quando sosteneva che la nostra civiltà è ferma ad Hegel, quando dovrebbe guardare a Nietzsche (inteso come coscienza collettiva).


La sua dialettica uniforma le differenze e le rende asservite al dominio.
Va rigettata la sua morale subalterna alla sovranità.


Io credo che bisogni distinguere le sue posizioni ideologiche da quelle strettamente filosofiche. Era pur sempre un luterano e, sia pure molto a modo suo, un liberale. Si riconosceva nell'Illuminismo e nella Rivoluzione, diciamo nella modernità in genere, anche se ha cercato di superarle e ne ha criticato l'unilateralità.
Però il suo modello, sia sul piano della teoria della storia che, ancora di più, dell'interpretazione della totalità del reale, a me pare insuperato e non ne ho mai trovato uno migliore capace di confutarlo o di invalidarlo.
Sul rapporto con le notre basi ideologiche: c'entra poco col nazionalsocialismo, che è irrazionalista, più etnicista che statalista e, direi, più romantico che idealista. Ma il fascismo italiano, non appena ha cercato di darsi dei fondamenti teorici, non ha potuto che fare riferimento a Hegel, attraverso la mediazione della scuola napoletana, che, attraverso Vera e Spaventa culmina, secondo i liberali in Croce, ma forse, più obiettivamente, nella geniale sintesi di Giovanni Gentile. Dunque a mio modesto parere chi è fascista non può non dirsi, magari con delle riserve o dei distinguo, gentiliano e chi è gentiliano è inevitabilmente un po' hegeliano.
Ciò che preferisco di Hegel piuttosto che di Marx è la concezione spirituale e antimaterialistica del processo filosofico umano. Oltre che lo statalismo come forma di liberazione ed emancipazione reale della civiltà. Infondo Marx era contro lo Stato, ritenuto la causa dell'antagonismo tra le classi (gran cazzata).


di marx ci sarebbe da apprezzare ciò che lo accomunava a weininger. non posso aggiungere altro, purtroppo.Originariamente Scritto da Emiliano
Di marx si apprezza il fatto di aver dato coscienza di classe ai lavoratori, ma non è certo il comunismo il loro liberatore....
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