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Discussione: Parliamo di Eurasia

  1. #1
    Melkitzedeq
    Ospite

    Predefinito Parliamo di Eurasia

    Il giorno 20/11/05 dalle 20:00 in poi, nel canale irc di Eurasia (trovate le informazioni per accedere qui sopra) si terra' un incontro/dibattito sull'idea di Eurasia e sulle modalita' per la sua realizzazione, con Daniele Scalea, giornalista, membro del Coordinamento Progetto Eurasia, e redattore/traduttore di “Eurasia, rivista di studi geopolitici”.
    Siete invititati a partecipare.

    Istruzioni per accedere alla chat:

    Per accedere alla chat #eurasia avete 3 opzioni:


    1) Scaricare la versione di mIRC (sotware) nella sezione download del sito www.mirc.com

    Link Download: http://mirc.extracon.it/mirc616.exe

    -Procedere all'interno del programma con la registrazione: full name, nickname, email (facoltativa).

    -Inserire (in basso) il nome del server: /server irc.azzurra.org

    -Al collegamento si aprirà una finestra in alto, scrivere: eurasia

    Se la finestra non si apre, dove avete scritto il nome del server, digitate:
    /join #eurasia


    2) Utilizzate Javirc sul sito di www.azzurra.org


    3) Scaricate altri software come Kvirc per Unix o Xchat


    In alternativa c'e' il Link diretto per entrare nel canale di Eurasia usando Javirc:

    http://javachat.azzurra.org/index.php?channel=eurasia

  2. #2
    Melkitzedeq
    Ospite

    Predefinito

    non ho avuto repliche...
    Spero di trovare alcuni di voi stasera, pietro magari...

  3. #3
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    OMNIA SUNT COMMUNIA


    Eurasia: un mito da sfatare
    Note critiche sull’Eurasiatismo

    Maurizio Neri

    Da più parti, anche a “sinistra” sentiamo vagheggiare, davanti alla conclamata supremazia americana, suggestioni e richiami per un’Europa “forte” o addirittura tardive riscoperte di concezioni “eurasiatiste” che pensavamo, a torto, ormai superate.

    Occorre essere molto chiari sul punto. L’idea eurasiatica, si basa e si appropria di concezioni geopolitiche che seppur suggestive ad una osservazione superficiale, celano un pericoloso sbandamento verso un nascente imperialismo europeo con annessa ex-Urss che sappia bilanciare lo strapotere degli Usa. Ora che la sinistra alla “frutta” debba addirittura ripiegare su teorie reazionarie di tal specie ci suscita un certo stupore.

    Uno dei massimi esponenti, in chiave politica dell’eurasiatismo contemporaneo, è stato sicuramente il belga Jean Thiriart, che negli ultimi anni della sua vita, alla fine degli anni ottanta, ha riproposto il tema a lui caro sin dagli anni sessanta dell’alleanza dell’Europa e dell’ex Unione Sovietica in chiave antiamericana.

    La sua visione, come quella di molti circoli eurasiatisti, è quella di una pura logica espansiva della “volontà di potenza” di ispirazione nicciana che trova il suo compimento in una missione “spirituale” che il blocco eurasiatico dovrebbe compiere come completamento di un ciclo che porterà all’individuazione di Mosca come della “Terza Roma della tradizione indoeuropea”.

    L’Eurasia è un mito che non tiene affatto in considerazione la divisione tra dominati e dominanti, anzi, esalta il ruolo “dirigista” della classe dominante europea ed in un certo senso aggiunge solo il mito della “volontà di potenza” a quanto sta succedendo oggi nel percorso dell’Unione franco tedesca di avvicinamento alla Russia di Putin.

    Per capire meglio il discorso eurasiatista prendiamo a prestito alcuni passaggi da il sito di Progetto Eurasia che recita testualmente: “A chi si rivolge ”Progetto EurAsia”? L’appello ad aderire ed appoggiare il nostro movimento è rivolto ad ogni europeo, istruito o meno, all’influente e all’ultimo dei diseredati, all’operaio e al dirigente, al bisognoso e al benestante, al conservatore e al modernista, allo studente e al tutore dell’ordine, al soldato e al tessitore, al governatore e al musicista rock”.( http://utenti.lycos.it/progettoeurasia/). Qui si comprende appieno l’indeterminatezza ed il populismo di queste concezioni tese a sostituire agli Usa uno spazio militare ed economico che sappia contrastare la superpotenza statunitense.

    Come vedremo in seguito, però, questa opposizione agli Usa non è almeno in una concezione geopolitica stretta, di tipo politico o economico, ma si alimenta dalla constatazione “scientifica” della necessaria opposizione e conflitto tra gli Usa che fonda la sua supremazia sul dominio dei mari (talassocrazia) e lo spazio geografico continentale denominato dal geopolitico inglese Mackinder “Heartland”.

    E’ chiaro che nell’”eurasiatismo” politico non vi è alcuna traccia di critica socialista della società né tanto meno ci si sofferma su che tipo di modello economico - sociale si vorrebbe al posto del capitalismo, ma si indulge solo sul motivo di un’espansione di potenza economica concorrenziale con gli Usa. Non solo, nella loro critica a tutto campo contro l’Occidente, si possono cogliere accenti di totale condanna della storia europea che non possono non suonare ambigui: “la principale tesi dei primi eurasiatisti (il conte N.S. Trubetskoj, P. Savitskij) suonava così: “L’Occidente contro l’umanità, i popoli del mondo, la fiorente complessità di culture e civiltà contro l’unitario, totalitario modello occidentale, contro il dominio economico, politico e culturale dell’Occidente”( tratto dal manifesto eurasiatista di Alexandr Dughin su http://utenti.lycos.it/progettoeurasia/ ) ed ancora “Patrioti convinti e coerenti, gli eurasisti giunsero ad una conclusione riguardo all’inadeguatezza delle forme tradizionali in cui era stata rivestita l’Idea Nazionale negli ultimi secoli. Il motto dei Romanov – “Ortodossia, Autocrazia, Nazionalità” – era soltanto una facciata conservatrice che celava contenuti ben moderni, fondamentalmente copiati dall’Europa. Il patriottismo sovietico esprimeva l’idea nazionale in termini classisti, che né coglievano l’essenza del problema di civiltà, né riconoscevano precisamente il significato della missione storica della Russia. Il nazionalismo laico dei Romanov era solo formale, ad imitazione dei regimi europei. Il patriottismo sovietico ignorava l’elemento nazionale, spezzava i legami con la tradizione, spazzava via la Fede dei padri”.

    In estrema sintesi un pensiero antioccidentale che mette l’accento sul carattere reazionario del pensiero grande-russo in opposizione al pensiero europeo definito “laico” ed “antitradizionale”, e soprattutto svuotando di significati sociali, che non interessano minimamente a questa corrente di pensiero, la Rivoluzione bolscevica accomunata allo zarismo solo allo scopo di restituire un fil rouge alla storia russa contemporanea che infatti trova nell’autocrazia putiniana una sua veste moderna.

    Un imperialismo concorrente, insomma, per il quale francamente non vediamo come persone che si definiscono di “sinistra” possano nutrire alcuna simpatia.

    L’antiamericanismo non può e non ci deve far dimenticare che possono nascere imperialismi concorrenti egualmente nefasti (europeo, asiatico) ma registrare il dato di fatto che hic et nunc l’unica superpotenza tecnologica, militare sul quale si regge l’intero equilibrio mondiale sono gli Usa.

    La moderna concezione geopolitica dell’Eurasia nasce ad opera di Karl Haushofer (1869-1946), tedesco, che negli anni trenta arriverà a formulare una vera e propria teoria basata sulla teoria dei grandi spazi continentali.

    Haushofer sostiene che : “quanto all’idea eurasiana, essa si suddivide in due correnti: la corrente grand-eurasiana, in cui l’Europa è considerata come una semplice penisola della grande massa territoriale che è l’Eurasia, e la corrente piccolo-eurasiana, nata in Russia, che intende semplicemente distogliere l’attenzione della Russia dall’Occidente e dirigere il flusso di energie russo verso Est. E’ impossibile tracciare una frontiera netta e definitiva tra l’Europa e l’Asia, poiché l’immenso territorio che si estende dalla Manciuria ai Carpazi, strada delle migrazioni, forma una unità indivisibile”. Haushofer si ricollega in qualche modo agli Eurasiani russi (Nicolas S. Timachev e N. de Boubnov), sottolineando con essi che lo spazio ucraino polacco è una zona di transizione e di confronto tra la Russia a base sarmatica e l’Europa a base romano-germanica. L’Eurasia dei teorici “eurasiani” russi corrisponde in ultima istanza allo spazio che McKinder chiamava il “perno centrale della storia”. Gli “Eurasiani” russi, spiega Haushofer, sviluppano un progetto geopolitico russo-sarmatico, ostile alle culture decadenti dell’Europa e dell’Asia, assimilabile al progetto autarchico, autoritario e collegiale dei Bolscevichi, salvo che nel dominio religioso, dove essi prevedono uno zar prescelto e un’adesione obbligatoria alla religione ortodossa. Di fronte a questa volontà dinamica, i Panasiatici cinesi e indiani oppongono un’altra volontà rivoluzionaria e la Paneuropa di Briand e di Coudenhove-Kalergi si rifugia troppo prudentemente nella difesa dello statu quo, sull’esempio della Santa Alleanza di Metternich. Il panislamismo, l'idea grand-araba, le idee panindiane e gran-cinese sono altre idee raggruppatrici che si muovono nello spazio eurasiano. Soluzione per evitare ogni conflitto ritardatore e divisore: conciliare le idee paneuropee, eurasiane e panasiatiche.

    Per Haushofer, la marcia dell’umanità verso delle entità di dimensioni continentali è ineluttabile; una prima tappa potrebbero essere i raggruppamenti “subcontinentali”, teorizzati dal geografo E. Banse nel 1912.

    Questi parlava di 12 aree: Europa, Grande Siberia (Russia compresa), Australia, India, Asia orientale, “Nigrizia”, Mongolia (con accesso ai mari attraverso la Cina centrale, l’Indocina e l’Indonesia), Gran-California, Terre andine (rivolte verso il Pacifico), America (la parte di America del Nord rivolta verso l’Atlantico) e Amazzonia. Questa classificazione permette di pensare un’organizzazione dei popoli su base subcontinentale.

    Proprio questa impostazione che sembra non tenere conto delle differenze politiche, sociali ed economiche esistenti, ma tende a sussumerle nella pura spazialità geografica per ricavarne delle conseguenze ideologiche lasciano molto perplessi .

    E la conferma della necessità di darle una base “mitica” la ritroviamo nelle parole di Alexandr Dughin, altro esponente russo della corrente eurasiatista che ci informa della natura non proprio scientifica della geopolitica : “La geopolitica nella sua forma presente è senza dubbio una scienza di questo mondo, "profana", secolarizzata. Ma forse, tra tutte le scienze moderne, essa conserva in sé la maggiore connessione con la Tradizione e con le scienze tradizionali. René Guénon ha detto che la chimica moderna è l’esito della desacralizzazione di una scienza tradizionale – l’alchimia - come la moderna fisica lo è della magia. Esattamente allo stesso modo uno potrebbe dire che la moderna geopolitica è il prodotto della laicizzazione e della desacralizzazione di un’altra scienza tradizionale - la geografia sacra. Ma poiché la geopolitica sostiene un ruolo speciale tra le scienze moderne, ed è spesso considerata come una “pseudo-scienza”, la sua profanizzazione non è ancora così compiuta e irreversibile, come nel caso della chimica e della fisica. La connessione con la geografia sacra è qui visibile piuttosto distintamente. Perciò è possibile affermare che la geopolitica si trova in una posizione intermedia tra la scienza tradizionale (geografia sacra) e la scienza profana.”

    E qui il cerchio si chiude con il richiamo alla “Tradizione” primordiale si compie un’abile operazione di transfert della geopolitica su un “piano superiore di comprensione” riservata a pochi eletti, ancora una volta in chiave elitaria e misterica ,come in uso presso l’estrema destra europea.

    L’Eurasia è per l’appunto una concezione “mitica” che si ammanta di geopolitica non considerando affatto la realtà: è la realtà ci dice che oggi i Paesi dell’Est sono i primi ad essere inseriti nella Nato, ad ospitare future basi americane e ad aver sposato in pieno l’asse Aznar-Berlusconi-Blair per portare l’Unione Europea su posizioni filoamericane. Lo sanno tanto bene questo a Parigi e Bonn che Chirac e Schroeder che hanno posto degli ultimatum ai paesi dell’est in occasione del famoso documento degli “otto” nel marzo scorso in occasione dell’intervento in Iraq.

    Quel che gli “eurasiatisti” di casa nostra, innamorati della finzione mitologica e non molto attenti alle dinamiche reali, sembrano non comprendere è che la geopolitica oggi è una concezione imperialista che, infatti, viene sfruttata appieno dagli strateghi del Pentagono e che non è una scienza “neutra” bensì si colora a stelle e strisce.

    Ancora una volta vagheggiare un’idea e fare i conti con la realtà appaiono due cose stellarmente distanti, ma non agli esegeti di futuri spazi “grandeuropei”: ad esempio, come coniugano questi signori le loro concezioni con il fatto che in Irak sono presenti attualmente, in qualità di truppe di occupazione, i contingenti di tutti i paesi, tranne la Russia, dei paesi che dovrebbero costituire questa realtà “eurasiatica”?

    Come si può essere coerentemente con la resistenza del popolo iracheno ed “eurasiatisti” quando i fatti dimostrano che questa decantato “blocco” è in realtà in piena sintonia economica e militare con gli Usa?



    E perchè non considerare l’idea invece di unione con i paesi arabi del Mediterraneo?

    A noi questa idea di “Eurasia” ci sembra una stantia riproposizione di vecchie teorie, che sulla base della geopolitica, tendono ad innestare pericolose vocazioni imperiali che nulla hanno a che vedere con un movimento di liberazione popolare dallo strapotere americano.


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    PROVE TECNICHE DI EURASIA?

    In questo numero di «Comunitarismo» i lettori troveranno la recensione all’ultimo libro di Costanzo Preve che tratta da un punto di vista filosofico, ma non solo, l’argomento geopolitica, con un capitolo dedicato all’Eurasia, intendendosi con questa espressione la possibile unione geopolitica tra l’Europa ed il Continente asiatico.

    Abbiamo già espresso su questa Rivista la nostra diffidenza verso certe concezioni eurasiatiche provenienti da ambiti di estrema destra neonazista che cercano di appropriarsi del concetto per inserirvi elementi imperialistici mutuati dall’esperienza nazionalsocialista e di riproporre il concetto di Lebensraum come motore di quest’unione.

    Noi, pur rifiutando a priori queste impostazioni deliranti, ci siamo però chiesti se valesse la pena, invece, analizzare e discutere su alcuni avvenimenti che hanno caratterizzato questi ultimi mesi e che sembrano avvalorare una politica di avvicinamento tra alcuni paesi di questo blocco continentale.

    Il primo avvenimento di portata storica è stato l’annuncio dato nei primi di agosto da parte di tutta la stampa dello svolgimento di manovre militari congiunte russo-cinesi in un’area di confine: la cosa ha destato scalpore perché mai nel corso della Storia dei due paesi ex-nemici si era verificata una cosa del genere.

    I due eserciti hanno svolto manovre congiunte aeronavali e terrestri che, a detta dei portavoce dei rispettivi Governi, avranno un seguito.

    Come infatti ha scritto Giulietto Chiesa «Come svegliandosi da un lungo sonno, i giornali di tutto il mondo “civile” hanno annunciato che Cina e Russia hanno cominciato in agosto le prime, grandi manovre militari congiunte della loro storia. Nemmeno ai tempi di Stalin e di Mao, di Chu Enlai e di Molotov, Russia (allora Unione Sovietica) e Cina si erano spinte a tanto. Certo erano – come si diceva allora – due paesi socialisti, avevano rapporti economici, l'URSS forniva armi alla Cina, ecc. Ma mai le loro truppe si erano messe insieme. C'erano stati momenti, al contrario, in cui le canne dei loro fucili si erano puntate reciprocamente le une contro le altre. Ma è acqua passata da molto tempo».

    Ed, infatti, la seconda puntata di questa storia è che l’8 settembre scorso le agenzie hanno battuto un’altra notizia storica: oltre alle manovre congiunte Mosca venderà ai cinesi aerei militari, sistemi ad alta tecnologia per la difesa aerea, sistemi di puntamento, insomma tutto ciò che Mosca può fornire a Pechino nel campo dell’alta tecnologia militare.

    Sempre Giulietto Chiesa, uno dei pochi giornalisti degni di questo nome, scrive: Il Pentagono pubblica i dati dell'armamento cinese, e rivela un segreto di Pulcinella: la Cina spende in armamenti dieci volte di più di quello che dichiara. Probabilmente le cifre americane sono attendibili, ma che cosa dicono? Dicono che i cinesi si stanno preparando alla stessa, identica cosa cui si stanno preparando gli americani: il momento in cui le risorse non basteranno per tutti e solo la forza deciderà chi potrà accedervi.

    Sarà un momento drammatico e non è molto lontano. Avverrà nel corso del prossimo decennio. Da qui la corsa cinese a comprare tutto il comprabile e anche il non comprabile. Perché quando la maggiore impresa petrolifera cinese, statale, si affaccia a Wall Street con la regolare offerta di comprarsi la Unocal americana, offrendo un miliardo di dollari in più della massima offerta di una multinazionale a stelle e strisce, ecco che scattano tutti gli allarmi.

    E quando Hu Jintao decide di rivalutare lo yuan di un modestissimo 2%, facendosi beffe della richiesta USA di rivalutare fino al 15%, l'occidente dovrebbe capire che Pechino non accetta ordini da nessuno. E procede – come Hu Jintao ha ribadito, con il sorriso sulle labbra e «denti d’acciaio» – secondo i suoi tempi, le sue esigenze, e non secondo le pressioni che vengono dall’esterno.
    Le esercitazioni militari congiunte, Cina-Russia sono solo un segnale, prima della «tempesta perfetta» che si annuncia.

    Ma non basta. Sempre quest’estate arriva un altro annuncio, stavolta dalla Shangai Cooperation Conference, un organismo che riunisce Russia, Cina, Iran e India in cui si invitano gli USA senza mezzi termini a smantellare le basi presenti in Uzbekistan e Turkmenistan, perché dopo l’attacco del 2001 all’Afghanistan si ritiene che il loro utilizzo non sia più necessario.

    È ovvio che dietro la mossa di questi paesi si cela l’obiettivo di non consentire agli americani di utilizzare queste basi per futuri attacchi sia verso l’Iran che verso, in un futuro non troppo lontano, la Cina e soprattutto di arginare la disgregazione dello spazio russo che ha subito duri colpi in questi anni con le cosiddette «rivoluzioni arancioni» finanziate dalla Cia in Georgia e, ultima in ordine di tempo, in Ucraina con l’elezione del pupazzo Yuvschenko.

    Ancora: quest’estate in qualche trafiletto di giornale filtra la notizia che la Cina stia vendendo all’Iran sistemi missilistici antiaerei in caso del paventato attacco Usa/Israele contro le centrali atomiche iraniane e che Cina e Iran stanno allacciando rapporti commerciali e militari sempre più stretti.

    E l’Europa? Sembrerebbe tagliata fuori da questo gioco di risiko planetario che si sta svolgendo quasi in sordina, dove molti Stati stanno correndo verso forme di riarmo «difensivo» nei confronti delle mire della superpotenza a stelle e strisce, ma non è proprio così…

    L’8 settembre esce una notizia di agenzia che riportiamo integralmente per il suo indubbio valore politico: «Il presidente russo Vladimir Putin arriva oggi a Berlino per firmare con il cancelliere Gerhard Schroeder l’accordo per la costruzione di un mega-gasdotto del Baltico, che aggirando l’Ucraina, la Bielorussia e la Polonia, permetterà alla Germania a partire dal 2010 di ricevere 30 miliardi di metri cubi di gas all’anno, che successivamente dovrebbero salire a 55 miliardi di metri cubi. La firma del contratto era prevista inizialmente per il mese di ottobre a Mosca, ma le elezioni tedesche del 18 settembre e la probabile mancata rielezione di Schroeder hanno fatto anticipare la data. Il gasdotto lungo 1200 km, che partirà da Wyborg, nei pressi di San Pietroburgo, e terminerà a Greifswald, sulla costa baltica del Meclemburgo, sarà completamente sottomarino nei fondali del Baltico ed avrà un costo di 5 miliardi di euro. A partecipare al progetto sono l'azienda statale russa Gasprom, che deterrà il 51% della partecipazione, mentre il 49% verrà ripartito tra i due colossi energetici tedeschi Eon e Wintershall. La costruzione del nuovo gasdotto ha provocato parecchia irritazione nei Paesi baltici e soprattutto in Polonia, che adesso si vedono aggirati dalla nuova pipeline. Le reazioni della stampa polacca sono state durissime e anche il capo dello Stato, Aleksander Kwasniewski, ha affermato che il progetto è stato realizzato “sopra la testa della Polonia”. Il settimanale “Wprost”, che ha parlato al riguardo del “Patto Schroeder-Putin”, ha fatto addirittura un parallelo con il Patto Ribbentrop-Molotov del 1939, che decise la spartizione della Polonia tra il Terzo Reich nazista e l'Urss di Stalin. (AGI)».

    Non solo i due partner tagliano fuori paesi legati a «filo doppio» agli USA come la Polonia e l’Ucraina dal progetto, ma Schroeder, da vero statista europeo,si cautela firmando il via libera al progetto prima della scadenza elettorale dove potrebbe – noi ci auguriamo di no – perdere con la filoamericana Merkel.

    Ora non vorremmo giungere a conclusioni affrettate ma questi fatti se messi in una concatenazione logica non possono far tacere la sensazione che le cose sullo scacchiere eurasiatico si stiano muovendo in fretta e che i paesi più accorti si stiano preparando ad allineare i «pezzi» sullo scacchiere mondiale.

    L’asse franco-germanico scalpita in Europa e cerca di coinvolgere la Russia in un progressivo avvicinamento all’Europa, con vertici sempre più frequenti tra Chirac, Schroeder e Putin, che prevedono transazioni commerciali di natura strategica. La Russia, a sua volta, stringe febbrili alleanze militari con la Cina la quale sembra voler «uscire dal guscio» e giocare la partita che prevede l’allargamento della sfera di influenza sull’Asia Centrale e sul Medio Oriente, rinunciando alla politica di «laissez faire» perseguita sinora nei confronti degli Stati Uniti.

    In conclusione, non sappiamo ancora se queste sono prove tecniche di «eurasiatismo» o più semplicemente alleanze tattiche allo scopo di dissuadere gli USA dal perseguire il controllo totale delle risorse e dello spazio geostrategico in quell’area vitale del mondo. Di una cosa, però, siamo certi: sono iniziate le «grandi manovre» per lo scontro prossimo venturo e, come diceva un detto antico, «chi si ferma è perduto»…

    "COMUNITARISMO" OTT-DIC 2005



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  5. #5
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    Bella scoperta.
    Tutto il pianeta dal 1991 in poi si muove sullo stesso piano degli Usa.
    Non ci sarà alcuna guerra in futuro, sia Cina che Usa hanno interesse a non danneggiarsi a vicenda, in un mercato globale non ha senso danneggiare l'altro operatore poichè si perdono mercati, idem per la controparte.
    Le guerre diverranno sempre meno l'arma con cui conquistare posizioni e, già da oggi, strumento nefasto produttore di recessioni.
    L'UE invece si stà dotando di un'esercito unico, sono già presenti azioni esercitative tra unità francesi,tedesche,italiane ed anche russe.
    Non in alternativa alla Nato.

  6. #6
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    In Origine Postato da T. Muntzer
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    Eurasia: un mito da sfatare
    Note critiche sull’Eurasiatismo

    Maurizio Neri

    Da più parti, anche a “sinistra” sentiamo vagheggiare, davanti alla conclamata supremazia americana, suggestioni e richiami per un’Europa “forte” o addirittura tardive riscoperte di concezioni “eurasiatiste” che pensavamo, a torto, ormai superate.

    Occorre essere molto chiari sul punto. L’idea eurasiatica, si basa e si appropria di concezioni geopolitiche che seppur suggestive ad una osservazione superficiale, celano un pericoloso sbandamento verso un nascente imperialismo europeo con annessa ex-Urss che sappia bilanciare lo strapotere degli Usa. Ora che la sinistra alla “frutta” debba addirittura ripiegare su teorie reazionarie di tal specie ci suscita un certo stupore.

    Uno dei massimi esponenti, in chiave politica dell’eurasiatismo contemporaneo, è stato sicuramente il belga Jean Thiriart, che negli ultimi anni della sua vita, alla fine degli anni ottanta, ha riproposto il tema a lui caro sin dagli anni sessanta dell’alleanza dell’Europa e dell’ex Unione Sovietica in chiave antiamericana.

    La sua visione, come quella di molti circoli eurasiatisti, è quella di una pura logica espansiva della “volontà di potenza” di ispirazione nicciana che trova il suo compimento in una missione “spirituale” che il blocco eurasiatico dovrebbe compiere come completamento di un ciclo che porterà all’individuazione di Mosca come della “Terza Roma della tradizione indoeuropea”.

    L’Eurasia è un mito che non tiene affatto in considerazione la divisione tra dominati e dominanti, anzi, esalta il ruolo “dirigista” della classe dominante europea ed in un certo senso aggiunge solo il mito della “volontà di potenza” a quanto sta succedendo oggi nel percorso dell’Unione franco tedesca di avvicinamento alla Russia di Putin.

    Per capire meglio il discorso eurasiatista prendiamo a prestito alcuni passaggi da il sito di Progetto Eurasia che recita testualmente: “A chi si rivolge ”Progetto EurAsia”? L’appello ad aderire ed appoggiare il nostro movimento è rivolto ad ogni europeo, istruito o meno, all’influente e all’ultimo dei diseredati, all’operaio e al dirigente, al bisognoso e al benestante, al conservatore e al modernista, allo studente e al tutore dell’ordine, al soldato e al tessitore, al governatore e al musicista rock”.( http://utenti.lycos.it/progettoeurasia/). Qui si comprende appieno l’indeterminatezza ed il populismo di queste concezioni tese a sostituire agli Usa uno spazio militare ed economico che sappia contrastare la superpotenza statunitense.

    Come vedremo in seguito, però, questa opposizione agli Usa non è almeno in una concezione geopolitica stretta, di tipo politico o economico, ma si alimenta dalla constatazione “scientifica” della necessaria opposizione e conflitto tra gli Usa che fonda la sua supremazia sul dominio dei mari (talassocrazia) e lo spazio geografico continentale denominato dal geopolitico inglese Mackinder “Heartland”.

    E’ chiaro che nell’”eurasiatismo” politico non vi è alcuna traccia di critica socialista della società né tanto meno ci si sofferma su che tipo di modello economico - sociale si vorrebbe al posto del capitalismo, ma si indulge solo sul motivo di un’espansione di potenza economica concorrenziale con gli Usa. Non solo, nella loro critica a tutto campo contro l’Occidente, si possono cogliere accenti di totale condanna della storia europea che non possono non suonare ambigui: “la principale tesi dei primi eurasiatisti (il conte N.S. Trubetskoj, P. Savitskij) suonava così: “L’Occidente contro l’umanità, i popoli del mondo, la fiorente complessità di culture e civiltà contro l’unitario, totalitario modello occidentale, contro il dominio economico, politico e culturale dell’Occidente”( tratto dal manifesto eurasiatista di Alexandr Dughin su http://utenti.lycos.it/progettoeurasia/ ) ed ancora “Patrioti convinti e coerenti, gli eurasisti giunsero ad una conclusione riguardo all’inadeguatezza delle forme tradizionali in cui era stata rivestita l’Idea Nazionale negli ultimi secoli. Il motto dei Romanov – “Ortodossia, Autocrazia, Nazionalità” – era soltanto una facciata conservatrice che celava contenuti ben moderni, fondamentalmente copiati dall’Europa. Il patriottismo sovietico esprimeva l’idea nazionale in termini classisti, che né coglievano l’essenza del problema di civiltà, né riconoscevano precisamente il significato della missione storica della Russia. Il nazionalismo laico dei Romanov era solo formale, ad imitazione dei regimi europei. Il patriottismo sovietico ignorava l’elemento nazionale, spezzava i legami con la tradizione, spazzava via la Fede dei padri”.

    In estrema sintesi un pensiero antioccidentale che mette l’accento sul carattere reazionario del pensiero grande-russo in opposizione al pensiero europeo definito “laico” ed “antitradizionale”, e soprattutto svuotando di significati sociali, che non interessano minimamente a questa corrente di pensiero, la Rivoluzione bolscevica accomunata allo zarismo solo allo scopo di restituire un fil rouge alla storia russa contemporanea che infatti trova nell’autocrazia putiniana una sua veste moderna.

    Un imperialismo concorrente, insomma, per il quale francamente non vediamo come persone che si definiscono di “sinistra” possano nutrire alcuna simpatia.

    L’antiamericanismo non può e non ci deve far dimenticare che possono nascere imperialismi concorrenti egualmente nefasti (europeo, asiatico) ma registrare il dato di fatto che hic et nunc l’unica superpotenza tecnologica, militare sul quale si regge l’intero equilibrio mondiale sono gli Usa.

    La moderna concezione geopolitica dell’Eurasia nasce ad opera di Karl Haushofer (1869-1946), tedesco, che negli anni trenta arriverà a formulare una vera e propria teoria basata sulla teoria dei grandi spazi continentali.

    Haushofer sostiene che : “quanto all’idea eurasiana, essa si suddivide in due correnti: la corrente grand-eurasiana, in cui l’Europa è considerata come una semplice penisola della grande massa territoriale che è l’Eurasia, e la corrente piccolo-eurasiana, nata in Russia, che intende semplicemente distogliere l’attenzione della Russia dall’Occidente e dirigere il flusso di energie russo verso Est. E’ impossibile tracciare una frontiera netta e definitiva tra l’Europa e l’Asia, poiché l’immenso territorio che si estende dalla Manciuria ai Carpazi, strada delle migrazioni, forma una unità indivisibile”. Haushofer si ricollega in qualche modo agli Eurasiani russi (Nicolas S. Timachev e N. de Boubnov), sottolineando con essi che lo spazio ucraino polacco è una zona di transizione e di confronto tra la Russia a base sarmatica e l’Europa a base romano-germanica. L’Eurasia dei teorici “eurasiani” russi corrisponde in ultima istanza allo spazio che McKinder chiamava il “perno centrale della storia”. Gli “Eurasiani” russi, spiega Haushofer, sviluppano un progetto geopolitico russo-sarmatico, ostile alle culture decadenti dell’Europa e dell’Asia, assimilabile al progetto autarchico, autoritario e collegiale dei Bolscevichi, salvo che nel dominio religioso, dove essi prevedono uno zar prescelto e un’adesione obbligatoria alla religione ortodossa. Di fronte a questa volontà dinamica, i Panasiatici cinesi e indiani oppongono un’altra volontà rivoluzionaria e la Paneuropa di Briand e di Coudenhove-Kalergi si rifugia troppo prudentemente nella difesa dello statu quo, sull’esempio della Santa Alleanza di Metternich. Il panislamismo, l'idea grand-araba, le idee panindiane e gran-cinese sono altre idee raggruppatrici che si muovono nello spazio eurasiano. Soluzione per evitare ogni conflitto ritardatore e divisore: conciliare le idee paneuropee, eurasiane e panasiatiche.

    Per Haushofer, la marcia dell’umanità verso delle entità di dimensioni continentali è ineluttabile; una prima tappa potrebbero essere i raggruppamenti “subcontinentali”, teorizzati dal geografo E. Banse nel 1912.

    Questi parlava di 12 aree: Europa, Grande Siberia (Russia compresa), Australia, India, Asia orientale, “Nigrizia”, Mongolia (con accesso ai mari attraverso la Cina centrale, l’Indocina e l’Indonesia), Gran-California, Terre andine (rivolte verso il Pacifico), America (la parte di America del Nord rivolta verso l’Atlantico) e Amazzonia. Questa classificazione permette di pensare un’organizzazione dei popoli su base subcontinentale.

    Proprio questa impostazione che sembra non tenere conto delle differenze politiche, sociali ed economiche esistenti, ma tende a sussumerle nella pura spazialità geografica per ricavarne delle conseguenze ideologiche lasciano molto perplessi .

    E la conferma della necessità di darle una base “mitica” la ritroviamo nelle parole di Alexandr Dughin, altro esponente russo della corrente eurasiatista che ci informa della natura non proprio scientifica della geopolitica : “La geopolitica nella sua forma presente è senza dubbio una scienza di questo mondo, "profana", secolarizzata. Ma forse, tra tutte le scienze moderne, essa conserva in sé la maggiore connessione con la Tradizione e con le scienze tradizionali. René Guénon ha detto che la chimica moderna è l’esito della desacralizzazione di una scienza tradizionale – l’alchimia - come la moderna fisica lo è della magia. Esattamente allo stesso modo uno potrebbe dire che la moderna geopolitica è il prodotto della laicizzazione e della desacralizzazione di un’altra scienza tradizionale - la geografia sacra. Ma poiché la geopolitica sostiene un ruolo speciale tra le scienze moderne, ed è spesso considerata come una “pseudo-scienza”, la sua profanizzazione non è ancora così compiuta e irreversibile, come nel caso della chimica e della fisica. La connessione con la geografia sacra è qui visibile piuttosto distintamente. Perciò è possibile affermare che la geopolitica si trova in una posizione intermedia tra la scienza tradizionale (geografia sacra) e la scienza profana.”

    E qui il cerchio si chiude con il richiamo alla “Tradizione” primordiale si compie un’abile operazione di transfert della geopolitica su un “piano superiore di comprensione” riservata a pochi eletti, ancora una volta in chiave elitaria e misterica ,come in uso presso l’estrema destra europea.

    L’Eurasia è per l’appunto una concezione “mitica” che si ammanta di geopolitica non considerando affatto la realtà: è la realtà ci dice che oggi i Paesi dell’Est sono i primi ad essere inseriti nella Nato, ad ospitare future basi americane e ad aver sposato in pieno l’asse Aznar-Berlusconi-Blair per portare l’Unione Europea su posizioni filoamericane. Lo sanno tanto bene questo a Parigi e Bonn che Chirac e Schroeder che hanno posto degli ultimatum ai paesi dell’est in occasione del famoso documento degli “otto” nel marzo scorso in occasione dell’intervento in Iraq.

    Quel che gli “eurasiatisti” di casa nostra, innamorati della finzione mitologica e non molto attenti alle dinamiche reali, sembrano non comprendere è che la geopolitica oggi è una concezione imperialista che, infatti, viene sfruttata appieno dagli strateghi del Pentagono e che non è una scienza “neutra” bensì si colora a stelle e strisce.

    Ancora una volta vagheggiare un’idea e fare i conti con la realtà appaiono due cose stellarmente distanti, ma non agli esegeti di futuri spazi “grandeuropei”: ad esempio, come coniugano questi signori le loro concezioni con il fatto che in Irak sono presenti attualmente, in qualità di truppe di occupazione, i contingenti di tutti i paesi, tranne la Russia, dei paesi che dovrebbero costituire questa realtà “eurasiatica”?

    Come si può essere coerentemente con la resistenza del popolo iracheno ed “eurasiatisti” quando i fatti dimostrano che questa decantato “blocco” è in realtà in piena sintonia economica e militare con gli Usa?



    E perchè non considerare l’idea invece di unione con i paesi arabi del Mediterraneo?

    A noi questa idea di “Eurasia” ci sembra una stantia riproposizione di vecchie teorie, che sulla base della geopolitica, tendono ad innestare pericolose vocazioni imperiali che nulla hanno a che vedere con un movimento di liberazione popolare dallo strapotere americano.


    TUTTO E' DI TUTTI
    condivido
    l'eurasia è soltanto l'ennesimo sogno(ma io direi incubo) imperialisti, pertanto la posizione di ogni antimperialista di fronte a questa teoria è ovvia e conseguente
    Nè DAVANTI Nè DI DIETRO, MA DI LATO

  7. #7
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    Il concetto, o meglio l'Idea di Imperium è inconciliabile con il cd 'imperialismo', degenerazione del nazionalismo straccione degli stati nazionali eretti dal terzo stato. Se vi ostinate a sovrapporre il pre-giudizio positivista a categorie che rimandano ad 'altro', non vi avvicinerete nemmeno alla realtà.

  8. #8
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    Veramente la realta' ci parla di "imperialismo" non di Imperium..siamo alle solite si scambia la realta' con il mito ....

  9. #9
    Melkitzedeq
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    Predefinito Eurasia si replica

    Per vostra informazione, dato l'inaspettato successo dell'iniziativa, si replica domenica prossima, sempre alla stessa ora.
    Vediamo se stavolta vi verrete a confendere tra noi popolani o preferirete restare seduti sulle vostre cattedre impolverate...

  10. #10
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    Predefinito Re: Eurasia si replica

    In Origine Postato da Melkitzedeq
    Per vostra informazione, dato l'inaspettato successo dell'iniziativa, si replica domenica prossima, sempre alla stessa ora.
    Vediamo se stavolta vi verrete a confendere tra noi popolani o preferirete restare seduti sulle vostre cattedre impolverate...

    OMNIA SUNT COMMUNIA

    Tu sei uno stronzetto, che cazzo ne sai della nostra vita, a voi di eurasia vi conosco tutti e di "popolani" neache l'ombra, non ti viene in mente che uno non ha tempo o non è capace ad usare lo strumento, no, attacchi subito, ti invito a stare tranquillo e se vuoi postare le tue cose e discuterne c'è il forum, ciao.

    TUTTO E' DI TUTTI
    " OMNIA SUNT COMMUNIA "

 

 
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