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Discussione: Proletariato e Nazione

  1. #11
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    Citazione Originariamente Scritto da guardia arrubia
    ti pareva...da chi poteva partire una critica del genere ("come fa il proletariato a difendere un popolo, una nazione, invece che tutte le nazioni e tutti i popoli") se non da un "comunistantistalinista"?..l'antistalinismo è sempre l'anticamera dell'anticomunismo...sui consigli operai posso darti ragione, sarebbe stata la completa e totale realizzazione della democrazia diretta socialista, ma il periodo staliniano nonostante vari errori di percorso non ha realizzato la distruzione di un bel niente, anzi ha portato alla costruzione della prima società socialista in base alle teorie di Marx, Engels e Lenin.
    Un comunista non puo essere stalinista. Doverlo ripetere nel 2005 mi pare assolutamente incredibile. Il stalinismo fu un capitalismo di Stato, dove invece del padrone borghese, avevi un membro del partito. I membri del partito formavano una classe dominante.
    Inoltre tutto - è proprio un evidenza schiacciante - mostra come lo stalinismo aveva conservato del capitalismo il dominio del valore e la mistica del lavoro. È proprio questo il punto decisivo, sul quale ti invito a riflettere. Oggi per far saltare l'impostazione ideologica occidentalista, si deve prima di tutto criticare il dogma della produzione, e dunque proprio quel valore astratto che la planificazione stalinista voleva realizzare a grande scala. Non si avra un fronte mondiale dei popoli (se non si vuole sentire parlare di proletariato) se prima non si ha ben chiaro che l'avenire dell'umanità è inconciliabile con quello che si chiama mediaticamente "sviluppo economico".

  2. #12
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    Trovo molto interessante questo 3D e i post in esso contenuti.
    Non voglio riprendere le tesi di Preve già scandagliate a sufficienza in questo Forum, ma la questione posta da Orkonner mi fa venire in mente domande e dubbi che ho avuto anche io qualche tempo fa. L'internazionalismo è condizione sine qua non per un comunismo a misura dei popoli e delle diverse culture? Dando uno sguardo sull'attualità politica mi sembra che l'internazionalismo di facciata abbia favorito soltanto ed unicamente una globalizzazione. E non dei diritti. E non della ricchezza (non solo economica). E non della qualità della vita. Al contrario l'idea "internazionalista" ha fatto da cavallo di troia ad un iper-liberismo che ha sì internazionalizzato. Cosa?
    Ingiustizia, povertà, forti ed inaccettabili disuguaglianze economiche. Ma quello che è più grave ha inaridito i rapporti sociali abbassando la qualità della vita ANCHE PER I PIU' ABBIENTI. Questo il paradosso.
    Quindi qui non si tratta più di differenziarsi tra i sostenitori di destra e di sinistra, categorie oramai inadatte a fornire risposte soddisfacenti dal punto di vista politico e culturale. Si tratta di differenziarsi tra global e no-global. Ma non è finita perchè questa differenza deve essere ancora meglio identificata. E può essere tra comunitaristi e individualisti. Non per nulla i più ferventi sostenitori di una globalizzazione iper-liberista totale sono il movimento dei libertarian. Che in USA hanno le loro radici e loro più famosi teorici (Milton Friedman il più conosciuto). Liberali, libertari e fortemente individualisti.
    Il capitalismo senza regole il loro obiettivo primario.
    Ibrahim

  3. #13
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    Citazione Originariamente Scritto da orkonner
    Un comunista non puo essere stalinista. Doverlo ripetere nel 2005 mi pare assolutamente incredibile. Il stalinismo fu un capitalismo di Stato, dove invece del padrone borghese, avevi un membro del partito. I membri del partito formavano una classe dominante.
    Inoltre tutto - è proprio un evidenza schiacciante - mostra come lo stalinismo aveva conservato del capitalismo il dominio del valore e la mistica del lavoro. È proprio questo il punto decisivo, sul quale ti invito a riflettere. Oggi per far saltare l'impostazione ideologica occidentalista, si deve prima di tutto criticare il dogma della produzione, e dunque proprio quel valore astratto che la planificazione stalinista voleva realizzare a grande scala. Non si avra un fronte mondiale dei popoli (se non si vuole sentire parlare di proletariato) se prima non si ha ben chiaro che l'avenire dell'umanità è inconciliabile con quello che si chiama mediaticamente "sviluppo economico".
    Un comunista può essere stalinista come può non esserlo. Ma non può non essere antistalinista, non è serio, va oltre qualunque legittima (e necessaria) costruttiva critica a una esperienza che comunque ha significato il primo tentativo di edificazione di una società socialista.
    Nell'Urss staliniana c'era un "capitalismo di stato" dici tu. Ma il socialismo in quanto fase di transizione tra capitalismo e comunismo questo è. Lo stato assume la proprietà dei mezzi di produzione e svolge la funzione di un grande capitalista.
    Poi la generazione burocratica che come dici portò alla formazione di una nuova classe dominante certo ci fu, ma io la vedo più a partire dal periodo krusceviano, con il suo apice in quello brezneviano.
    Non concordo quando dici che l'avvenire dell'umanità è inconciliabile con lo sviluppo economico. Il progresso dell'umanità, in tutti i campi, è un processo naturale e incontrovertibile. Poi bisogna vedere a chi vanno i frutti di questo sviluppo.

    Per quanto riguarda il discorso sulle comunità (termine che io intercambio con nazione), la difesa e la salvaguardia di queste da parte dei popoli è il principale deterrente da contrapporre alla feroce e selvaggia globalizzazione e al disumano cosmopolitismo.
    SOTZIALISMU! INDIPENDENTZIA!

  4. #14
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    Guarda caso infatti i piu' grandi alfieri della globalizzazione e dell'iperliberismo di oggi sono tutti ex-trotzkisti..un caso?

  5. #15
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    OMNIA SUNT COMMUNIA


    A breve uscirà un libro di Costanzo Preve dove troverete molte risposte alle domande sul Comunitarismo.


    TUTTO E' DI TUTTI
    " OMNIA SUNT COMMUNIA "

  6. #16
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    Citazione Originariamente Scritto da Ibrahim
    Trovo molto interessante questo 3D e i post in esso contenuti.
    Non voglio riprendere le tesi di Preve già scandagliate a sufficienza in questo Forum, ma la questione posta da Orkonner mi fa venire in mente domande e dubbi che ho avuto anche io qualche tempo fa. L'internazionalismo è condizione sine qua non per un comunismo a misura dei popoli e delle diverse culture? Dando uno sguardo sull'attualità politica mi sembra che l'internazionalismo di facciata abbia favorito soltanto ed unicamente una globalizzazione. E non dei diritti. E non della ricchezza (non solo economica). E non della qualità della vita. Al contrario l'idea "internazionalista" ha fatto da cavallo di troia ad un iper-liberismo che ha sì internazionalizzato. Cosa?
    Ingiustizia, povertà, forti ed inaccettabili disuguaglianze economiche. Ma quello che è più grave ha inaridito i rapporti sociali abbassando la qualità della vita ANCHE PER I PIU' ABBIENTI. Questo il paradosso.
    Quindi qui non si tratta più di differenziarsi tra i sostenitori di destra e di sinistra, categorie oramai inadatte a fornire risposte soddisfacenti dal punto di vista politico e culturale. Si tratta di differenziarsi tra global e no-global. Ma non è finita perchè questa differenza deve essere ancora meglio identificata. E può essere tra comunitaristi e individualisti. Non per nulla i più ferventi sostenitori di una globalizzazione iper-liberista totale sono il movimento dei libertarian. Che in USA hanno le loro radici e loro più famosi teorici (Milton Friedman il più conosciuto). Liberali, libertari e fortemente individualisti.
    Il capitalismo senza regole il loro obiettivo primario.
    È innegabile che l'internazionalismo "di sinistra" è diventato il cavallo di Troia della globalizzazione. Basta pensare al discorso morale che accompagna ormai tutte le guerre americane. Ma bisogna capire che questi internazionalisti sono coerenti visto che la pensano come il Guardia Arruba: bisogna sviluppare l'economia, con le buone o con le cattive. E cosa sta faccendo la classe capitalista internazionale? Appunto sta portando lo sviluppo! Non perché questo consegue a non so quale "evoluzione umana", ma semplicemente perché è nel loro interesse farlo! Trovo assolutamente I N C R E D I B I L E sentire parlare su questo forum di "progresso naturale e incontrovertibile", come se questa non fosse pura ideologia borghese!!! Mi pare avere davanti la caricatura del marxismo più volgare al mondo, quello del feticismo del lavoro, della produzione, del Progresso!

    Il comunismo non è altro che distruzione del valore astratto, frutto del'alienazione umana. Quel che si chiama "Progresso" è in realtà la capitalizzazione infinita del valore. Ma visto che la creazione del valore significa l'alienazione dell'uomo, la sua separazione dalla comunita, e dunque la distruzione del suo essere sociale, è giusto dire di una società che pìù è progredita, più è anti-umana.

    Il comunismo di Guardia Arruba, in ultima analisi, si riduce ad una più equa distribuzione dei frutti del lavoro. E se c'è più lavoro, tanto meglio visto che cosi si avrà da distribuire di più. Questo lo chiamo comunismo volgare, ed lo considero l'anticamera della ricuperazione borghese visto che la classe borghese ha dimostrato storicamente di saper condurre meglio che i burocratici l'accumulazione del capitale.

    Poi questa concezzione volgare porta in se il pericolo imperialista, visto che il signor Guardia Arruba, il Buon Distributore, avra voglia logicamente di mettere al lavoro tutti i popoli della terra. Maledetti i popoli che ancora non lavoranno dalla matina alla sera, eh?

    Lo stesso Buon Distributore non vede che il lavoro, cioè il capitale in processo, è giustamente il peggior nemico delle comunità. Di cosa devono difendersi i popoli, se non dal capitale, e dalla sua ideologia da progresso? Per creare un lavoratore si deve prima abolire tutti i suoi rapporti sociali non mediati dalla merce, cosi da renderlo dipendente dalla vendita della sua forza di lavoro. Il Progresso di qui parla il Buon Guarda Arrubia è dunque il progresso dello sradicamento, della distruzione dei popoli.

    Il mio internazionalismo deve capirsi non come la creazione di una struttura-partito (sono contro tutte le strutture, che non fanno che riprodurre la separazione capitalista), ma di un area informale, unificata dalla teoria. L'elaborazione della teoria comunista, anti-democratico-borghese, anti-progressista et anti-produttivista, si confonde dopo con la pratica della teoria, che è la guerra sociale e la realizzazione della comunità umana.

  7. #17
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    Citazione Originariamente Scritto da pietro
    Guarda caso infatti i piu' grandi alfieri della globalizzazione e dell'iperliberismo di oggi sono tutti ex-trotzkisti..un caso?
    No, non un caso, ma una cosa logica visto che trotzkisti, staliniani e liberali condividono lo stesso dogma : il progresso è lavoro; la globalizzazione è il divenire universale del Capitale, di qui il lavoro è un momento.

    Si deve domandare al signore Guardia Arrubia per quale motivo si puo essere contro la globalizzazione, visto che questa si confonde storicamente con il famoso "Progresso" che giudica "naturale e incontrovertibile".

    Quando si parla di globalizzazione, di deve capire che cosa esattamente "globalizza". La merce, il lavoro e il denaro hanno invaso il pianeta Terra, e il compito del comunismo-movimento informale internazionale è di distruggere l'invasore.
    È questa, secondo me, la condizione necessaria per poter realizzare la vostra comunità umana, le vostre comunità umane. Se non si distrugge il capitale, non vedo proprio cosa si puo costruire di buono. Oppure la comunità di qui parlate non altro è che quelle pagliacciate hippie nelle quali i drogati figli di papa si mettono in scena.

  8. #18
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    Citazione Originariamente Scritto da orkonner
    Per creare un lavoratore si deve prima abolire tutti i suoi rapporti sociali non mediati dalla merce, cosi da renderlo dipendente dalla vendita della sua forza di lavoro.
    questa tua frase basta e avanza per confermare che, allo stato attuale, la contrapposizione destra/sinistra è aleatoria e senza un reale significato politico. e parlo dell'oggi.
    di un oggi dove la merce media tutti i rapporti inter-umani, dove lo stesso lavoro,usato in passato per ottenere delle merci, è diventato merce anch'esso in uno scambio dove il soggetto (l'uomo) si è tramutato in oggetto (merce). in questo graduale ma ineluttabile ribaltamento si sta pericolosamente arrivando ad un mutamento antropologico che può essere foriero esclusivamente di una dis-umanità che, non a caso, i gruppi libertari più estremisti già chiamano con un termine che la dice lunga sul nostro possibile futuro: trans-umani...
    Ibrahim

  9. #19
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    Ma che bel lavoro orkonner, un dettagliato resoconto del "comunismo del buon signor guardia arrubia, il buon distributore". E questo tutto da una frase in cui ritengo, da marxista, il progresso dell'umanità come un fatto naturale e incontrovertibile.

    Lo sai cosa vuol dire sviluppo o progresso?
    Il tuo obiettivo è quello di ritornare a una società precapitalista?
    "Una società più è progredita più è anti-umana"? Questa poi...Lenin direbbe che il tuo è "romanticismo economico", vedi omonima opera in cui analizza l'errato punto di vista di chi, criticando il capitalismo, indica il male di questo nello sviluppo della macchina e delle forze produttive.

    Per me ciò che va distrutto non sono le forze produttive, il cui sviluppo è (senti senti) sempre positivo per il progresso dell'umanità, a cui non posso che auspicare, ma gli attuali rapporti di produzione capitalisti.

    "Parlare di progresso naturale e incontrovertibile, come se questa non fosse pura ideologia borghese"!? Questo è il fulcro del pensiero marxiano, altro che mio "comunismo volgare".

    "Poi questa concezzione volgare porta in se il pericolo imperialista, visto che il signor Guardia Arruba, il Buon Distributore, avra voglia logicamente di mettere al lavoro tutti i popoli della terra. Maledetti i popoli che ancora non lavoranno dalla matina alla sera, eh?"
    Qua deliri...ma che cazzo dici? tu sei pazzo...
    SOTZIALISMU! INDIPENDENTZIA!

  10. #20
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    Citazione Originariamente Scritto da Ibrahim
    questa tua frase basta e avanza per confermare che, allo stato attuale, la contrapposizione destra/sinistra è aleatoria e senza un reale significato politico. e parlo dell'oggi.
    di un oggi dove la merce media tutti i rapporti inter-umani, dove lo stesso lavoro,usato in passato per ottenere delle merci, è diventato merce anch'esso in uno scambio dove il soggetto (l'uomo) si è tramutato in oggetto (merce). in questo graduale ma ineluttabile ribaltamento si sta pericolosamente arrivando ad un mutamento antropologico che può essere foriero esclusivamente di una dis-umanità che, non a caso, i gruppi libertari più estremisti già chiamano con un termine che la dice lunga sul nostro possibile futuro: trans-umani...
    La contrapposizione destra/sinistra è la messa in scena della democrazia borghese. Si produce a traverso quest'ultima l'apparenza spettacolare di un conflitto tra diversi pensieri che in realtà rimandano ad una unica origine, che è il capitalismo. La vera contrapposizione - anticapitalista - non ha e non puo avere un esistenza spettacolare, appunto perché è costituita tra l'altro dal rifiuto del spettacolo. Un anticapitalista radicale e coerente non puo "rapprensentare" nessuno, perché la rappresentanza democratica significa forzatamente che il rappresentato non è vissuto come un essere immediatamente politico. Ora la realizzazione della comunità umana - opposta alla comunità del capitale antropomorfizzato - signfica che l'uomo comunitario realizza il suo essere politico.

    Riguardo al trans-umano, si puo dire che tutte le tecniche di coaching per sedurre la compagna, il datore di lavoro, gli amici, fanno già parte di questo divenire anti-umano. Concretamente, la tendenza meta-storica alla quale assistiamo è l'estensione della Forma-Capitale a tutte le forme di vite. Cosi l'essere-umano tende a diventare una unità-Capitale autonoma, il quale obiettivo è come sempre per il capitale di aumentare il suo valore. La chirurgia estetica partecipa della stessa tendenza: si ci fa rifare il viso per aumentare il proprio valore di scambio sul mercato affezionale e matrimoniale.

    Saluti

 

 
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