Roma. C’è anche un verde tra i coordinatori dei tavoli dell’Unione che da ieri, a San Martino in Campo, hanno iniziato a illustrare le tesi dei gruppi di lavoro per il programma del centrosinistra. Non sono stati solo tecnici di area (come l’economista Paolo Onofri) o esponenti di partito (come Linda Lanzillotta per la Margherita), infatti, a spiegare i risultati delle commissioni.
Anche un dirigente del movimento presieduto da Alfonso Pecoraro Scanio ha avuto il compito di guidare un comitato, non secondario, come quello che si occupa di infrastrutture ed energia.
Si chiama Fabrizio Fabbri, capo del dipartimento politiche ambientali dei Verdi. Un segno evidente, si sottolinea da piazza Santi Apostoli, quartier generale dei prodiani, dell’attenzione che il candidato premier dell’Unione riserva ai temi che sono a cuore al movimento ecologista.
In questi giorni, il Professore sta entusiasmando gli ambientalisti con dichiarazioni che sembrano uscite dalla bocca di un militante del Sole che ride. In primis quelle sul Ponte sullo stretto di Messina (“ci sono tante cose da fare prima, facciamo le strade, poi vediamo”), e sul nucleare (“ne riparliamo tra 20 o 25 anni”). Dice Fabbri al Foglio: “Abbiamo apprezzato le parole di Prodi. Ma devo anche sottolineare che sul 98 per cento delle questioni dibattute al tavolo che ho coordinato c’è stata identità di vedute sui principi che devono ispirare il centrosinistra. Il Ponte, ad esempio, non è una priorità.
Una decisione che potrebbe non costare alcunché allo Stato, anche se si è svolta la gara per il general contractor”. Al momento le penali che la società pubblica Stretto di Messina dovrà pagare se si decidesse di interrompere i lavori del Ponte sono del 10 per cento sulla parte non realizzata
dell’opera. La penale minima si aggirerebbe intorno ai 400 milioni di euro. Dall’Unione si sottolinea, però, che per lo Stato non ci sarebbe alcun onere se il blocco dell’iter avvenisse prima dell’approvazione del progetto definitivo da parte del Cipe, tappa che non è stata ancora superata.
Il tavolo del centrosinistra sulle Infrastrutture ha trovato l’accordo non solo sul no al Ponte, ma anche su una “radicale revisione” della legge obiettivo: “Innanzitutto occorrerà verificare le reali risorse a disposizione, di sicuro inferiori rispetto alle opere indicate nella legge Lunardi – spiega Fabbri – poi saranno eliminate le storture che ha introdotto la norma, dall’esclusione di fatto degli enti locali dal processo di decisione, all’attenuazione della valutazione d’impatto ambientale, fino al ruolo troppo pervasivo dei general contractor”. Sull’energia sono due i cardini della politica unionista: risparmio ed efficienza. E sull’abbandono progressivo del petrolio a favore del gas, voluto dalla Margherita? ‘“Per noi il gas rappresenta solo la transizione. Perché le stelle polari restano la riduzione dell’uso dei combustibili fossili e delle emissioni di anidride carbonica e dei gas serra.
Quindi occorre puntare su solare ed eolico”. Direzione di marcia indicata da Prodi.
Niente ritorno al nucleare dunque? Su questo le discussioni all’interno dell’Unione sono ancora in corso. Il punto di mediazione nel centrosinistra, al momento, è rappresentato dalla scheda numero 8 del gruppo di lavoro sulle Politiche di sviluppo coordinato dall’economista diessino Ferdinando Targetti: “Circa l’energia nucleare, della quale ci riforniamo dalla Francia, l’impegno per la riduzione del rischio deve produrre azioni di messa in sicurezza del combustibile e delle scorie esistenti in Italia e di coinvolgimento con la ricerca europea di centrali più sicure”.
Ma è sul progetto Tav (Treno ad alta velocità) che tra Prodi e Verdi non c’è concordia: il leader dell’Unione ha detto che l’alta velocità “è necessaria, anche se bisogna ascoltare le ragioni della protesta”.
Il Sole, per una volta, non ha riso.

Da il Foglio

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