AUTOBOMBA A BEIRUT, UCCISO DEPUTATO TUENI

BEIRUT - Una potentissima esplosione, provocata da una o forse due autobomba, e' costata stamani la vita al deputato cristiano antisiriano Gibran Tueni e tre uomini della sua scorta e ha fatto riprecipitare il Libano nelle ore buie che erano gia' seguite all'assassinio dell'ex premier Rafik Hariri nell'attentato di San Valentino.

Il nuovo attentato e' avvenuto intorno alle 9 locali sulle colline a est di Beirut, lungo la strada tra i sobborghi di Mkalles e Mansuriye, che il fuoristrada blindato di Tueni (48 anni, sposato e padre di quattro figlie) stava percorrendo diretto al centro della capitale libanese, dove il deputato cristiano greco-ortodosso intendeva recarsi al suo ufficio nel quotidiano An-Nahr, di cui era direttore ed editore.

La potenza dell'esplosione, che secondo le ultime notizie sarebbe stata provocata da almeno due autobomba piazzate ai bordi della strada, ha catapultato l'auto di Tueni in una scarpata un centinaio di metri piu' in basso.

L'esplosione ha anche danneggiato una vicina abitazione e provocato una dozzina di feriti tra i passanti, mentre il leader druso antisiriano Walid Jumblatt ha subito accusato la Siria e i tre ministri del suo Partito socialista progressista (Psp) hanno minacciato di abbandonare entro stasera il governo del premier Fuad Siniora, se non si riunira' immediatamente per chiedere la creazione di un tribunale internazionale chiamato a giudicare ''tutti i crimini siriani in Libano''.

L'attentato costato la vita a Tueni, che era rientrato in Libano solo da qualche settimane, dopo aver trascorsi alcuni mesi a Parigi in seguito a ripetute minacce di morte, e' giunto a poche ore dalla presentazione al Consiglio di sicurezza del del nuovo rapporto di Detlev Mehlis, il capo degli investigatori Onu che indagano sull'assassinio dell'ex premier Hariri.

Nel precedente rapporto, presentato in ottobre, Mehlis aveva apertamente chiamato in causa i servizi segreti siriani e libanesi per l'assassinio di Hariri, a cui sono seguiti numerosi altri attentati, tra cui quello costato la vita in giugno a un altro giornalista antisiriano del quotidiano An-Nahar, Samir Kassir.

Un'altra giornalista antisiriana, la conduttrice televisiva May Chidiac, era invece sfuggita il 25 settembre all'ultimo attentato prima di quello in cui e' stato ucciso stamani Tueni. Nell'esplosione di un ordigno piazzato sotto la sua auto, la giornalista aveva pero' perso il braccio e la gamba sinistri.

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Come al solito le accuse alla Siria arriveranno puntuali, come del resto arriverà puntuale domani il secondo dossier sull'omicidio Hariri.
Certa gente (leggi Mossad e Cia) ci vuole far credere che Assad è così idiota da tirarsi un'altra zappa sui piedi.
Il cambio di regime a Damsco è vicino, vicinissimo.