da www.noreporter.org
Giù dai tappeti volanti!
Perché sono andato controcorrente sull’Iran. Del tercerismo, del post/tercerismo, dell’Eurasia o dell’Eurosiberia e soprattutto del soggetto mancante: noi.
Da quando il leader iraniano Ahmadinejad ha preso ad attirare su di sé i riflettori grazie a uscite guascone di stampo anti/israeliano ho fatto notare che la cosa quantomeno non è limpida. La mia non era una presa di posizione anti-iraniana, bensì l’invito a non lasciarsi coinvolgere emotivamente in schemi disegnati a tavolino. Schemi dualistici, teologici e astratti che, solitamente, servono solo a rafforzare l’oligarchia dominante. Sia qua che là.
Non tornerò a fare l’elenco di tutti gli elementi che attestano il cinico realismo iraniano e la sostanziale conduzione “sovietica” delle relazioni con i vari “Grande Satana”: sarebbe superfluo.
Ho inteso sottolineare il fatto che l’Iran, come più o meno tutti i soggetti che vorremmo antagonisti alla Superpotenza (dalla Cina alla Russia) si occupa di farsi i fatti suoi e che la sua classe dirigente non mi pare tanto diversa dalle nostre. Certo, ragionando da tifosi la cosa appare sotto un’altra luce. Un leader che dice che Israele non deve esistere e che l’Olocausto forse è un’invenzione può sembrare, a chi abiti qui, un cavaliere che ha lanciato una sfida coraggiosa al politically correct. Peccato che da quelle parti le cose stiano all’inverso che da noi. Dire quel che ha detto Ahmadinejad significa lisciare il pelo dell’opinione pubblica della sua zona d’influenza: se avesse fatto affermazioni finiane si sarebbe messo fuori gioco da solo. Non so se – a parti invertite – un Ahmadinejad europeo si sarebbe messo a esaltare Israele, sono però certo che tutti i Fini, i Prodi, gli Zapatero, i Blair iraniani e arabi avrebbero usato, colà, le parole di Ahmadinejad perché, almeno nel breve, sono paganti.
Vieppiù quando l’Iran deve farsi perdonare dal mondo arabo il ruolo sanguinario svolto nell’imposizione in Iraq del governo-fantoccio di Jalal Talabani in perfetto accordo (quantomeno oggettivo) con Londra, Washington e Tel Aviv.
Non è, questa, un’affermazione anti-iraniana ma anti-autoipnotica: il che è cosa ben diversa.
Tant’è che affermavo, e continuo ad affermare, che qualora l’Iran si trovasse davvero minacciato dal partito atlantico andrebbe sostenuto; a prescindere dalle sue ambiguità, dalle sue evidenti mancanze e dal fatto che il suo sistema ci piaccia o no. E a me non piace.
Superare l’autoipnosi era il nocciolo del mio discorso. Un’autoipnosi tanto forte che non si è voluto vedere (o ci si affretta a negare, malgrado le affermazioni ufficiali di Jalal Talabani e dello stesso Ahmadinejad) il ruolo imperialista e oggettivamente pro-occidentalista svolto dall’Iran in Iraq. L’Italia di Berlusconi e la Spagna di Aznar sono state molto meno attive nello smembramento iracheno eppure vengono crocefisse dalle stesse minoranze “antagoniste” che “non vedono” o comunque “giustificano” l’operato repressivo iraniano.
“Io non vedo, io non sento, io non parlo”: questo il messaggio delle tre scimmiette che poi altro non sono se non i deboli e fanatizzati zeloti di qualsiasi Sinedrio; e sottolineo qualsiasi.
Con questa filosofia non si va da nessuna parte e soprattutto non ci si colloca in alcun luogo se non nel virtuale privo di consistenza.
Terza Posizione e il quadro internazionale
Le primogeniture valgono poco. Tant’è che il mondialismo è stato scoperto dalle destre rivoluzionarie fin dal 1944, è stato denunciato in modo documentato dalla destra radicale a partire dagli anni Ottanta ma poi è stata la sinistra ad appropriarsi dell’etichetta no global. Il che comprova che le cose si muovono e che la dinamica prevale sui copy right.
Ciononostante le anticipazioni esplicite di certi temi attestano e comprovano uno spirito e una mentalità ed è bene rammentarle.
Terza Posizione fu originale ma non inventò niente. Nel suo immaginario quadro rivoluzionario internazionale riprese e adattò anticipazioni di Jean Thiriart, di Lotta di Popolo e del Grece francese (la Nouvelle Droite) che, a loro volta, provenivano dal progetto delle Waffen SS e in una certa misura di Alessandro Pavolini e di Filippo Anfuso. Non inventò niente ma diede uno strappo, fece epoca e aprì un’era.
Probabilmente fu il primissimo movimento a prendere posizione a fianco della rivoluzione iraniana fin dagli albori. E lo fece sostenendo, al contempo, la sinistra nazionale latino/americana (i Sandinisti, i Montoneros) e tutti i movimenti indipendentisti in giro per il mondo.
C’era, in quel quadro come in tutti quelli che si costruiscono a tavolino, una buona dose d’irrealismo e d’idealismo. Ci sfuggiva, ad esempio, del tutto il rapporto mafioso che lega più o meno tutti i gruppi indipendentisti armati al traffico di droga e al partito delle multinazionali. Il che rende irrealizzabile qualsiasi convergenza politica oggettiva non finalizzata a interessi inconfessabili; pertanto il nostro sogno non poteva assolutamente avverarsi
Il nostro ideale utopico aveva però dalla sua almeno tre fondamenti importantissimi.
Il primo: anticipava i tempi definendo l’unità sostanziale del sistema con la complicità oggettiva che legava tra loro i vari soggetti rivali (Urss e Usa innanzitutto).
Il secondo: insisteva sulla virtualità e l’inconsistenza del fronte anti-imperialista se non si fosse nel frattempo realizzata una centralità europea sulla quale avrebbe fatto necessariamente leva.
Il terzo: lo schema non si fondava sulla presunta alleanza fra classi dirigenti di regimi sedimentati ma sulla sinergia di movimenti sociali e rivoluzionari in possesso di volontà di potenza. Era, quindi, un’utopia vitalistica ed energica, una sorta di Che Guevarismo su larga scala.
Con la sconfitta della nostra generazione, quelle anticipazioni “terceriste” si sono andate ingessando in cristalli ideologici e hanno smarrito in buona parte, se non del tutto, i fondamenti positivi che le caratterizzavano, e in special modo la loro energia vitale e il loro entusiasmo.
Il post/tercerismo
Non andrò qui a fare una carrellata delle motivazioni psicoanalitiche quali la fuga dal fascismo e dal marchio del cattivo o il desiderio di essere “accettati”, pulsioni queste che hanno caratterizzato la cristallizzazione ideologica del post/tercerismo.
Voglio rammentare che, causa le prevenzioni ideologiche, a furia di anti/occidentalizzare, i post/terceristi hanno iniziato a diventare antieuropei e a vergognarsi di parlare d’Europa. Quanto meno di Europa tout court. E hanno preso per oro colato ogni forma di “antagonismo” vero o apparente che si svolge negli scenari di Matrix fra Big Brother e i vari soggetti minori.
Tant’è che c’è pure chi si sente filo-integralista islamico credendo magari nell’esistenza di Osama Bin Laden; c’è persino chi accetta (sia pur rovesciandolo; ma è la stessissima cosa) lo scontro di civiltà, ignorando (o meglio non volendo vedere) che gran parte dell’Islam è al fianco degli Stati Uniti.
C’è infine chi se non altro sogna e delinea così un fronte antagonista che, in nome della geopolitica dovrebbe collegare tutte le potenze in pericolo (Cina, India, Iran, Russia, mondo arabo).
Per far tornare i conti, allora, non si guarda al fatto che, tanto per rifarci al pretesto iniziale di questo scritto, l’Iran è alleato oggettivo del Big Brother in Iraq. Non si sottolinea che, Germania e Francia, ovvero le due potenze regionali che dovrebbero assicurare la nascita dell’asse Parigi-Berlino-Mosca, dal 2001 ad oggi non hanno fatto che remare in senso contrario. Non si nota che la Russia, sotto assedio costante, ha finito col comporre in vari settori strategici sia con gli Usa che con Israele.
Quando della realtà si possiede una visione “ideologizzata” non è concesso guardarla criticamente; ma se non la si guarda criticamente si è condannati a restare sempre cornuti e mazziati.
E questo è il primo messaggio che ho inteso far circolare. Nel quale messaggio sta anche la chiave di lettura che spiega il mio cambio totale d’apprezzamento di una rivoluzione, quella iraniana, che nel 1979 era in fieri, che da1986 ha iniziato a mostrare un eccesso di cinismo (a mio avviso costantemente confermato) e che nella sua attuazione a me pare aver prodotto un regime più utilitaristico, moralistico e reazionario che non rivoluzionario.
Gli altri messaggi inviati
Il secondo messaggio che ho inteso inviare è che non vi è alcuna certezza che la situazione attuale si modifichi in meglio. È plausibile (ma non certo) che la gestione politica del sistema capitalistico multinazionale del Crimine Organizzato non riesca a mantenere un vettore unipolare (gli Usa). Il che può significare sia l’avvento di un nuovo bi-polarismo (Usa-Cina) i cui effetti sarebbero devastanti, sia una distribuzione multipolare della gestione di qualcosa che, in ogni caso, difficilmente modificherebbe forma e anima.
In una simile prospettiva (che solo la “convergenza delle catastrofi” tende a negare) ci si deve attrezzare per attraversare il deserto. Ragion per cui ho esposto nel mio “Quel domani che ci appartenne” quali, a mio avviso, debbano essere i mezzi e i campi d’intervento per agire. Non sto predicando la rassegnazione: tutt’altro; sto predicando la fuga dalle illusioni che creano disillusione e scoramento.
Il terzo messaggio è infine “aiutati che il ciel ti aiuta”. Recuperiamo, almeno da parte nostra che siamo europei, una visone eurocentrica. Diveniamo noi stessi soggetti; a ogni livello: nel quartiere, nella città, nel paese, nel continente. Dei soggetti, ovvero delle persone che agiscono, creano, realizzano e nel modo stesso in cui creano e concretizzano si distinguono nella e per la qualità.
Il che spiace al castrante sentenziare delle zitelle ideologizzate che sputano veleno in lungo e in largo predicando, nel nome della corrispondenza a sistemi astratti e “perfetti”, la totale inerzia e l’impotenza assoluta. Esse, difatti, non agiscono ma calunniano perché tutto vorrebbero impedire al di fuori delle proprie conversazioni acide a circuito chiuso. Come assomigliano a coloro che Nietzsche definì tarantole!
Ebbene, non lasciamoci irretire dal loro meschino e inefficace veleno e costruiamo i ponti dell’avvenire.
Solo dei soggetti possono relazionarsi con altri soggetti: chi non è soggetto è assoggettato.
Questo vale nella vita come nella politica ad ogni scala, sia nazionale che internazionale.
Narra Plutarco che gli Spartiati a un Ateniese che si dichiarava filo-lacedemone rispondessero: meglio faresti a essere filo-patriota!
Eurasia o Eurosibaria e altro
Avevo promesso, la scorsa settimana, che avrei apportato questi ulteriori chiarimenti.
Erano d’obbligo. Così come ho scritto nel mio ultimo libro non ce l’ho con le nuove vetero avanguardie che parlano di Eurasia (o di Eurosiberia ipotesi che mi sembra più realistica); le ho anzi indicate – e lo confermo - fra le poche cose buone che si vedono in giro tra quelle che posseggono un’etichetta e una visibilità di superficie; perché il sommerso, grazie ai cieli, è assai ricco e promettente.
Se parte di quelle nuove vetero avanguardie si sono sentite toccate in prima persona da questo mio veemente andare contro corrente, sbagliano. Hanno però ragione di ritenersi piccati tutti coloro che si sono costruiti un prisma ideologico “antagonistico” perché è con tutti quei prismi che precisamente ce l’ho ed è, la mia, un’esortazione a tutti di abbandonare certezze precostituite mediante figurative idealizzazioni esotiche. (Parola cui, a scanso di equivoci, il Garzanti dà la seguente definizione “che proviene da paesi lontani, specialmente da quelli non europei”).
Intendo dire che non c’è alcuna ragione di nobilitare l’Iran a costo di chiudere gli occhi su questa e quella sua “sbavatura” per difenderlo se e nella misura in cui si trovi ad essere vittima della grande macina; così come non c’è bisogno di stare dalla parte della grande macina per poter constatare la nudità non troppo splendida della teocrazia di quelle parti.
Ciò è invece indispensabile (in ambo i casi; perché lo schema, una volta rovesciato, rimane lo stesso) a coloro che non pensano innanzitutto a camminare con le proprie gambe.
Iran o no, la questione dell’ipotesi europea o eurosiberiana (quella eurasiatica mi sembra davvero fantastica) non viene qui messa in questione. Sono anni che ripeto che fra i modelli aggreganti e mobilizzatori proprio questo ha una funzione indispensabile. Ma come ogni progetto esso è secondo rispetto al soggetto.
Se voglio divenire questa o quella cosa devo innanzitutto esistere. E questo è il nocciolo della questione. Si è cessato di esistere, e quando si desideri farlo si ha la disdicevole tendenza a immaginarsi come riflesso telematico di un soggetto lontano.
Essere soggetto, qui ed ora, hic et nunc, è invece la conditio sine qua non.
Su questo insisto e per questo – perché il soggetto ha occhi d’aquila e cuor di leone – ribadisco che è doveroso e persino bello vedere dietro il velo quanta schifezza si nasconde dietro idoli costituiti a distanza. Non per “delegittimarli”, ché possono persino esser considerati “alleati” (e si noti che manca ancora di chi: ovvero noi).
Se insisto è per stimolare a che si acquisisca indipendenza di giudizio per essere tutt’altro che dei tifosi del “processo del lunedì”. Il che, ovviamente, spiacerà a molti che si sono costruiti un’esistenza “antagonistica” facendo i critici calcistici, ma tant’è: scendiamo in campo e prendiamoli a pallonate!
Gabriele Adinolfi




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