In guardia dalle nostre attese pagane
La pretesa di dire a Dio come deve venire
Divo Barsotti
In tutti i giorni dell'Avvento la Chiesa ha elevato la sua preghiera al Signore, in un desiderio vivo, in un'attesa piena di speranza; può il Signore deludere la preghiera della sua sposa? Può il Signore deludere la nostra attesa? Una cosa s'impone, evidentemente: che noi non pretendiamo di dire a Dio come Egli deve venire, che per ricevere Dio noi non pretendiamo di trasformarlo a nostra immagine e somiglianza, in tal modo da rispondere alle attese dell'uomo non ancora redento, perché le attese dell'uomo non ancora redento non possono combaciare col pensiero di Dio.
Si tratta per noi di entrare precisamente nel piano di Dio che compie quanto Egli ha promesso; ed è nella misura che noi andremo trasformandoci nel suo pensiero, che noi allora potremo aver la risposta alla nostra preghiera. E l'abbiamo già: Dio è con Noi.
Ebbene, è precisamente questa la cosa più importante di tutte: che noi realizziamo che Dio è con noi, anche se questa presenza di Dio con noi è una presenza di umiltà e silenzio.
Ma vorrei dire di più: è precisamente perché la presenza di Dio è una risposta ed una presenza di umiltà e di silenzio che, lo insegna da tanti secoli san Bonaventura, non vi è per l'uomo, quaggiù sulla terra, una rivelazione più alta e più conforme, veramente più propria della Divinità, che l'umiltà di Dio. E' in questa che Egli si manifesta in un amore che trascende ogni nostro pensiero, ogni nostra attesa. Giustamente, se Egli rispondesse soltanto alle nostre attese, Egli si adatterebbe a noi, ma Egli deve superare le nostra attese, non perché Egli ci dà meno di quello che noi chiediamo ma perché Egli ci dà infinitamente di più, Egli è Dio e ci dà infinitamente di più proprio perché Egli è entrato nella nostra vita. Pensate, è il Dio infinito e vive con noi quando lavoriamo, quando leggiamo la Bibbia, mentre facciamo da mangiare, mentre leviamo le erbacce dal giardino. E' questa la cosa grande! Credo che il paradiso non sia più grande di questo: Dio entra nella nostra vita, la colma e la riempie di Sè in una dolcezza senza fondo, in una umiltà senza misura. Noi possiamo vivere con Lui ed Egli vive con noi senza minimamente disturbarci. Quando si è fatto uomo nessuno se ne accorse. Secondo il "Vangelo di Giacomo", che è un vangelo apocrifo, quando Gesù nacque si arrestarono le acque, il vento si fermò, la creazione sembrò tutta sospesa. Non è vero nulla! Egli vive nella nostra vita e non la disturba. Come dobbiamo scendere nell'umiltà di Dio per incontrarci con Lui! Ma se noi sappiamo entrare in questo abisso di umiltà, quanta dolcezza, quanta pace, quanta intima gioia l'anima non conosce!
E' questo il mistero del Natale e noi dobbiamo saperlo vivere, incontrandoci con Lui, vivendo in comunione con Lui nella nostra povera vita, senza cercare che l'incontro con Dio debba trasformarci donandoci chissà quale gloria, chissà quale ricchezza, chissà quale grandezza. La vera grandezza è l'amore, e l'amore si manifesta in questo: spogliarci di tutto per colui che si ama. Ed Egli si è spogliato di tutta la sua gloria per te che Egli ama e ha voluto mettersi nelle tue braccia, come una mamma porta il bambino nelle sue braccia, con tanta gioia perché è suo figlio. Così Dio si dona a noi! Dobbiamo saperlo, dobbiamo sentirlo; il mistero del Natale è il mistero della rivelazione di Dio in un amore così grande che Dio sembra quasi non essere, talmente si dona tutto per te. Quanta dolcezza intima, quanto profondo trasalimento dell'essere se l'uomo sa ve ramente incontrarsi con il Dio reale, vivo, in questa sua umiltà!
E' questo che noi dobbiamo vivere; e non è un mito. Gesù non è soltanto un simbolo, è la realtà viva di un Dio che si dona, di un Dio che diviene nostro, di un Dio di cui noi possiamo usare perché così una madre veramente possiede e vive nel suo figlio la sua limpida gioia.
Quanta gioia pura, quanta dolcezza intima non ci dona la festa che noi già celebriamo! Viviamola nell'umiltà, nella semplicità, nella purezza di un amore che tutto dimentica per non contemplare più che Lui che si è fatto Figlio. Guardatelo, non fate tante meditazioni, guardatelo, tutto è lì; Egli è presente e reale, Egli è vivo ed è presente ed è tutto per noi, ed è tutto per te.
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24 dicembre 2005




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