Ghedini: «Straordin(e)rioche la Procura arrivi a una conclusione proprio a pochi giorni dalla campagna elettorale»
E già: occorre prima chiedere il permesso a SuaEccellenza!![]()


Ghedini: «Straordin(e)rioche la Procura arrivi a una conclusione proprio a pochi giorni dalla campagna elettorale»
E già: occorre prima chiedere il permesso a SuaEccellenza!![]()


Con lo sputo e la pazienza..l'elefante inculò una mosca.Originariamente Scritto da MrBojangles
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Non è carino sfottere Ferrara solo perchè è grasso ...Originariamente Scritto da T34
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Mills: «Così ho evitato guai a Mister B.»
L'avvocato inglese ex consulente Fininvest nel 2004 fa parziali ammissioni su denaro ricevuto dal Cavaliere.
Poi ritratta
MILANO - Quei 600 mila dollari? Li ho avuti nel 1997 dallo scomparso Carlo Bernasconi (dirigente Fininvest e cugino di Silvio Berlusconi, ndr). Per cosa? Un «gift», un regalo. A compenso di tutti quei rischi e costi. Perché le persone di Mister B. conoscono come stanno le cose: sanno che, con le mie deposizioni in Tribunale, io l’ho tenuto fuori dal mare di guai in cui l’avrei buttato se avessi detto tutta la verità a mia conoscenza. In che modo? Facendo, di fronte ai giudici, delle "tricky corners", espressione idiomatica difficilmente traducibile, forse accostabile a "gimkane" o "curve pericolose".
Il 2 febbraio 2004 scrive proprio così l’avvocato David Mills (già consulente Fininvest e 15 anni prima ideatore del comparto riservato estero del Biscione) ai suoi commercialisti dello studio «Rawlinson&Hunter», alle prese con il fisco inglese che a Mills chiede conto di 600 mila dollari non denunciati nel 1997 come parcella professionale. Scrive così, Mills. Senza immaginare, però, che i commercialisti avrebbero consegnato la lettera agli inquirenti inglesi (che ancora sabato scorso gli hanno perquisito la casa), e che questi l’avrebbero trasmessa per rogatoria ai magistrati italiani.
Il 18 luglio 2004, interrogato sulla lettera dai pm, Mills conferma il tenore del testo, pur insistendo a rimarcare di non aver davvero mentito nei due processi milanesi, ma di essersi solo barcamenato senza dire tutta la verità. E’ vero, spiega, ho comunque cercato di proteggere Silvio Berlusconi sugli affari che avevo fatto per lui negli anni: e un giorno Carlo Bernasconi mi disse che, per ringraziarmi, il dottor Berlusconi aveva deciso di darmi del denaro.
Poi, però, pochi mesi dopo, nel novembre 2004, Mills ritratta questa versione e in un memoriale ai pm ne offre un’altra. Ora che il fisco inglese mi ha comunque fatto pagare le tasse su quei 600 mila dollari, dice, tanto vale che dica la verità. E la nuova verità, stavolta, è che i soldi non venivano da Berlusconi-Bernasconi, ma avevano a che fare con i rapporti tra l’avvocato Mills e tre suoi clienti. Anche se i tre (interrogati) danno una versione diversa, la difesa di Mills ora si attesta qui: «Mills ha dato in modo estremamente preciso e circostanziato contezza della situazione - spiega l’avvocato Federico Cecconi -: in nessun modo i 600 mila dollari riguardano Silvio Berlusconi o soggetti riconducibili in qualche modo al gruppo di Berlusconi».
Fatto sta che, se dunque esistono almeno tre Mills (Mills1 quello della lettera, Mills2 quello dell’interrogatorio che la conferma, Mills3 quello della memoria che la ripudia), è solo sulla scorta del Mills1 e del Mills2 che la Procura di Milano è riuscita a ritrovare parzialmente il filo dei 600mila dollari di Mills in mezzo mondo: i soldi, infatti, partono dalle Bahamas, nel 1998 vengono usati dalla sua società offshore Struie Ltd per comprare quote dell’hedge fund Giano Capital, e nel 1999 sono reinvestiti nell’altro fondo Torrey Global.
Luigi Ferrarella
lferrarella@corriere.it
17 febbraio 2006
http://www.corriere.it/Primo_Piano/C...17/mills.shtml


Strano,seguendo i TG, di questa notizia non c' e' ombra,leggendo i giornali odierni noto che gli avvocati del CAPO dicono che e' "TUTTA UNA MANOVRA ELETTORALE",STRANO SOLO CHE QUESTO POST E' DATATO 29/12/2005.Originariamente Scritto da Alex De Santi
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Sono così prevedibili, questi bananas.Originariamente Scritto da mike51
Diventa quasi noioso prevederne le mosse e le dichiarazioni.


22 Febbraio 2006Originariamente Scritto da MrBojangles
Mediaset: i 600.000 dollari a Mills erano forse solo un acconto
Dalla girandola di conti e di flussi finanziari l’ipotesi della procura di Milano: il prezzo per la corruzione dell’avvocato era più alto
di Susanna Ripamonti / Milano
IL RAPPORTO DI KPMG
David Mills, l’architetto della finanza parallela di Fininvest, è addirittura barocco quando si tratta di nascondere i suoi quattrini e i consulenti della Kpmg, incaricati dalla procura di Milano di analizzare i movimenti finanziari hanno faticato non poco per trovare riscontri alle contraddittorie versioni fornite dall’avvocato inglese.
Prima, in una lettera inviata il 2 febbraio del 2004 ai suoi suoi commercialisti, spiega di aver ricevuto, nel 1999 un regalo di 600 mila dollari da Mr. B, alias Silvio Berlusconi. Un ringraziamento «per averlo tolto da un mare di guai».
Quando questa lettera finisce nelle mani della procura di Milano confessa: un regalo di Berlusconi «per riconoscenza per il modo in cui ero riuscito a proteggerlo nel corso delle indagini giudiziari e dei processi a suo carico» non rivelando tutto quello che sapeva e dunque, testimoniando il falso. Poi ritratta e dice che quella era solo una giustificazione per sfuggire al fisco inglese. In effetti i soldi provenivano dal altri clienti e cita l’armatore inquisito e arrestato Diego Attanasio, l’imprenditore Paolo Marcucci e Flavio Briatore. Ma non solo gli interessati smentiscono. Anche Kpmg verifica che questa nuova versione dei fatti non sta in piedi.
L’incarico ricevuto dalla società di consulenza finanziaria è quello di analizzare i flussi finanziari sul conto bancario 600478 intestato alla società Struie holding Ltd presso la Cim Banque di Ginevra, i conti 700807 e 701573 presso la stessa banca e il conto 25712/200.000.840 intestato alla società International Subsea Services presso Handelfinanz - CCf Ginevra.
Kpmg prende atto delle dichiarazioni di Mills, confermate dai suoi fiscalisti e delle successive ritrattazioni. E comincia a vagliare la versione numero due fornita da Mills: «Nell’ottobre del 2000 ho ricevuto sul mio conto corrente bancario a Londra un totale di 659.908 dollari dal Torrey Global Offshore Fund provenienti dalla vendita di un investimento fatta nel 1999, da una società denominata Struie Holding Ltd». Questi quattrini sostiene Mills facevano parte di una somma più consistente, di 2.050.000 dollari provenienti dalla banca Mees Pierson, Bahamas, luglio 1997.
Il mandante, sostiene Mills era Attanasio. Ma, considera Kpmg «con riguardo alla provenienza di 2.050.000 dollari provenienti da Mees Pierson, le analisi effettuate non consentono di identificare il soggetto ordinante di tale operazione».
Il fatto che provengano da Attanasio dunque, non è dimostrato oltre che essere smentito dallo stesso. Sembrano invece ricollegabili a Paolo Marcucci, all’epoca cliente di Mills per via di un riferimento: Turrif. Ma si tratta di un conto chiuso e anche lì, la ricostruzione dei flussi finanziari dimostra che non c’è nessuna relazione che fornisca una provenienza alternativa ai dollari di Berlusconi.
Marcucci, interrogato, dice: «si tratta di una cifra certamente significativa e se l’operazione fosse stata chiesta da me o da qualcuno della mia famiglia me ne ricorderei».
E infatti non è neppure da Marcucci che provengono quei soldi. Kpmg rileva che il pagamento famosi 600 mila dollari, che nella prima versione fornita da Mills provenivano da Berlusconi, «è stato effettuato utilizzando una parte dei 2.050.000 dollari accreditata sul conto 700807 presso Cim Banque.
Da lì, come illustrato nel grafico, prendono varie direzioni: 440 mila dollari finiscono su un conto di Mills presso la stessa Cim Banque, altri 1616.780 vanno alla Royal Bank of scotland a favore di Marrache & co. Altro passaggio e la stessa cifra rimbalza su un conto riferibile a una fiduciaria di Briatore e alla fine su Struie.
Benjamin Marrache dichiara che Mills gli disse che quei soldi provenivano da Attanasio, ma lui stesso afferma: «non mi risulta che ci fosse alcun collegamento tra Attanasio e Maria De Fusco (fiduciaria di Briatore). La girandola finanziaria fittizia si giustifica con la necessità di nascondere e dissimulare provenienza, destinazione e motivazione dei movimenti finanziari.
Le giustificazioni date da Mills, contrastano con l’analisi dei flussi finanziari sui suoi conti, ma è singolare la sequenza. I 600 mila dollari arrivano nel 1999, prima che Mills abbia completato le sue testimonianze nei processi a carico di Berlusconi.
Fanno parte di una cifra più consistente (ciò che gli resta, a conti fatti, sono 1050 mila dollari). Ma lui li incassa solo nel 2000. Un’operazione che suffraga l’ipotesi dell’accusa che quei quattrini fossero, prima la promessa e poi il saldo di un accordo corruttivo. La posta in gioco era la falsa testimonianza di Mills ai processi a carico di Berlusconi. Per ora esiste la confessione di Mills, le dichiarazioni dei suoi fiscalisti, le smentite dei personaggi tirati in ballo per occultare la provenienza di quei quattrini. Ma le indagini nel complicato labirinto finanziario creato dall’avvocato inglese non sono finite. La procura attende altri riscontri e il fatto che abbia utilizzato una formiula limitativa indicando l’importo della corruzione in «almeno 600 mila dollari» fa supporre che a conti fatti questa cifra potrebbe anche salire.


Mills-Berlusconi, il racconto del superteste
A Milano le trascrizioni della rogatoria di Londra a porte chiuse sul Cavaliere.
Parla il fiscalista Drennan
[...]
Al punto da correre a denunciare tutto all’antiriciclaggio inglese:
«Insieme abbiamo deciso che verso la legge inglese avevamo un obbligo di denuncia di transazione sospetta».
La difesa di Berlusconi rintuzza: «Mills nella riunione stava enfatizzando in effetti che il denaro non aveva niente a che fare con la deposizione, no?».
Drennan : «Beh, direi che volesse questo, non l'ha ammesso proprio così chiaramente... ».
Difesa: «Ma è quello che intendeva fare, per quanto lei ha capito lei?».
Drennan: «Sì».
Ghedini: «Questa risposta per me è sufficiente, signor giudice».
E il nome dell’armatore Diego Attanasio, che Mills indicherà poi come origine dei soldi quando ritratterà la lettera su Berlusconi? «Mai sentito questo nome da Mills», testimonia Drennan.
Luigi Ferrarella
29 dicembre 2007
(sul Corriere)

