Ieri sera verso le 6.30 insieme a nostro fratello eravamo in ospedale attorno al letto di nostra madre ricoverata d'urgenza in mattinata per una brutta emorragia.
Chi ha già avuto esperienze simili sa che in quei momenti si dicono tante cose inutili, mezze bugie, rassicurazioni palesemente false che servono a tranqullizzare più sé stessi che non il paziente.
E in quei momenti si scopre che tutta quella verve polemica che fa parte del nostro carattere improvvisamente scompare e si rimane senza parole. Si è quasi assenti, si delega al fratello il dialogo con la mamma sperando ipocritamente che i minuti passino e arrivi il l'ora di andare...
La mente vaga per la stanza in cerca di alternative alla leggera angoscia che ci prende... Nel letto accanto un'altra signora sta facendo una flebo assistita da una coppia di giovani.
Lui, un tipo assolutamente insignificante con la testa pelata se ne sta in disparte a sfogliare uno di quei giornali da donne tipo "Di più", lei invece, molto graziosa, sui 25, lunghi capelli castani alla vita e due trecce che le scendono ai lati del viso, fasciata da una gonna nera appena sopra il ginocchio e un ampio spacco sul retro, se ne sta seduta sul letto a chiacchierare con quella che potrebbe essere sua madre o sua suocera, non sappiamo.
Improvvisamente, dalla porta aperta sul corridoio, entra Babbo Natale.
Proprio lui, col suo costume rosso con tanto di cappello, fibbia, barbone bianco e scarponi da montagna. Un tipo corpulento, di almeno 1 metro e ottanta seguito da un ragazzetto con una campanella in mano.
Entra e allarga le braccia: "Buon Natale a tutti", dice e si avvicina al letto di mamma cominciando a dire parole di conforto. Alle mani porta un paio di guanti bianchi, di lana, e con quelle prende la mano di mamma e la stringe.
"Signora, come sta? Non si deve spaventare... Sono qui per farLe gli auguri e portarle una buona parola. Lo faccio da tanti anni... e in questi giorni io mi sento meglio se faccio così..."
Ci guarda come a cercare un consenso. Pensiamo a quei guanti bianchi e quante mani hanno toccato quel giorno, quanti germi possono trasportare. Poi ci rendiamo conto che ogni giorno maneggiamo banconote e denari che sono passati in migliaia di mani e mai ci viene in mente che possono portare malattie.
La mamma lo guarda di traverso, un po' perplessa, lei è abituata ai presepi e non ai babbi natale... ma siccome è una donna di spirito gli chiede:
- Da in do elo lu? (di dov'è lei, da dove viene?)
- Da Porto, signora...
- Da Porto... Anca mi sto a Porto...
Poi riprende più decisa: "Alora bisogna che 'l me saluda tanto don Candido... el ghe diga così che mi so sta na so allieva... de le più brave"
E Babbo Natale, che ha capito, risponde rapido: "No la se preòcupa, ghe lo dirò senz'altro".
E immediato il groppo in gola ci prende per la piccola bugia che però ha restituito il sorriso a mamma perché don Candido è morto da parecchi anni e mamma, ogni tanto, non ci sta più con la testa.
Pensiamo, chissà perché, che l'uomo dentro al costume dev'essere un prete... chi altri può avere interesse a comportarsi così se non un prete? chi altrettanto pronto nelle risposte?
Però quando si alza e ci dà la mano e la sentiamo così vigorosa e solida comprendiamo che quella è la mano di un uomo abituato a lavorare con le mani, un operaio, un agricoltore... chissà?
Restiamo lì, imbambolati, a guardarlo mentre si avvicina all'altro letto e anche lì le stesse buone parole di conforto. Poi torna, si avvicina, ci mette una mano sulla spalla e ci dice all'orecchio, a bassa voce: "La gha rasòn so mama... don Candido l'è stà un gran prete e mi so stà uno dei so chiericheti".
Poi se ne va seguito dal ragazzetto e dalla sua campanella. Lo seguiamo fino alla porta e lo vediamo allontanarsi confabulando con un paio di infermiere che, evidentemente, lo conoscono, sanno chi è.
Forse un medico, pensiamo... Forse uno qualunque che anziché andare a sciare e divertirsi ha preferito trascorrere il Natale in un modo diverso regalando fiducia e speranza agli infelici.
E questo è bene.




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