Quel che resta dei Lumi
Di Edoardo Castagna
Questa intervista conclude il giro d’orizzonte sul pensiero neoilluminista aperto, lo scorso 7 dicembre, dall’intervista a Giandomenico Mucci, che distinse l’Illuminismo storico dalla mentalità neoilluminista attuale, che rifiuta ogni apertura alla trascendenza. Ieri l’articolo «Neoilluminismo, padri e figli» ha poi ricercato le vere radici del nuovo paradigma, sottolineando i suoi debiti verso i razionalismi etici, il relativismo e il «pensiero debole».
Possenti: «Ma i philosophes
non scadevano in relativismi»
«Non c’è reciproco riconoscimento:si svaluta come
fondamentalismo ogni affermazione di valori stabili»
Dei vecchi Lumi resta proprio poco, nella vulgata neoilluminista oggi dominante. Secondo Vittorio Possenti, docente di Filosofia politica all'università di Venezia, i temi centrali dei philosophes sono stati stravolti, magari salvando un'apparente somiglianza di formule e parole: «Nel Settecento il dibattito ruotava attorno a tre concetti chiave: la fiducia nella ragione e nel progresso, la natura e la libertà».
Oggi invece, professor Possenti?
«Nel nostro tempo non si ha più la la stessa fiducia nel progresso, e il discorso dei neoilluministi si è spostato piuttosto sulla possibile riforma della società all'insegna dei diritti umani e della democrazia. Anche l'idea di natura è cambiata: per gli illuministi non era solo fisica, ma includeva anche l'idea - o il progetto - che la sorreggeva. Nel caso dell'uomo, natura era l'essenza umana. Oggi, in omaggio al pensiero debole e post-metafisico, la natura è stata ridotta dai neoilluministi alla sola sua componente fisica. Il che ha portato a uno stravolgimento delle posizioni sulla legge morale naturale: affermata dagli illuministi, negata dai neoilluministi».
E l'idea di libertà?
«Anche questa è stata profondamente ridisegnata. Nel Settecento i Lumi rivendicavano la libertà individuale nel contesto dell'Ancien regime, dove ciò che chiamiamo i diritti umani erano pressoché inesistenti. Il neoilluminismo ricalibra l'idea di libertà puntando tutto sull'individuo, immaginato come autonomo in senso quasi assoluto. All'uomo si attribuisce completa indipendenza nelle decisioni, che sono considerate presentabili solo se prese "come se Dio non esistesse". Ma anche questa prospettiva è estranea all'Illuminismo storico, che al suo interno contava sia correnti atee e materialiste sia altre religiose. Con Voltaire nel punto di congiunzione».
Non sono veri Lumi quelli che oggi si richiamano con tanta insistenza?
«Sulla grande stampa italiana la prospettiva culturale prevalente è neoilluminista. Ma, a differenza dei Lumi, questa civetta con il relativismo. Nel Settecento l'Illuminismo era moralmente compatto; oggi si abbandona l'idea di trovare una legge morale comune e si interpreta il pluralismo etico - che è un dato di fatto reale - come un relativismo - che è invece una scelta culturale».
È un movimento compatto?
«No, qualche sfumatura di accento c'è. A sinistra domina un'interpretazione estremista del neoilluminismo, che punta tutto sui diritti umani ma che, al tempo stesso, scambia per libertà quei frammenti iperlibertari che assegnano all'uomo un'autonomia assoluta. A destra, invece, si conferma la distinzione tra Stato e Chiesa, insieme a un sano riserbo conservatore verso le novità. Specie in campo biotecnologico».
Qual è l'alternativa ai diktat posti dai mâitres à penser dei nuovi Lumi?
«Il ritorno al pensiero metafisico. Tutto il neoilluminismo esclude la ragione teoretica e inclina piuttosto verso il pensiero debole. Se si priva la natura dei rimandi trascendenti non rimane altro che la natura fisica; nell'uomo, la corporeità. Il discorso etico si riduce alla ricerca di qualche possibile accordo di procedura, tanto per non farsi danno l'un con l'altro. Ma ai neoilluministi e ai loro teoremi libertari si oppongono i personalisti, che difendono la globalità e l'integrità della persona».
C'è dialogo tra i due fronti?
«Poco, perché manca il reciproco riconoscimento. Il neoilluminismo ammette soltanto l'autocomprensione: ciò che non rientra nel suo paradigma, non ha diritto di esistere ed è subito bollato come dogmatismo e fideismo. Invece è delicato - e cruciale - distinguere il fondazionismo dal fondamentalismo. Il fondazionismo è la ricerca razionale di un criterio di verità; il fondamentalismo, al contrario, è una spinta impositiva della volontà. Il neoilluminismo muove una giusta critica al fondamentalismo, ma poi finisce per includerci anche il fondazionismo».
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